30 marzo 2010

Non una parola

Immagino, ascolto i silenzi, osservo le persone, non una parola, tutto tace, volti uguali, sguardi assenti, promesse, speranze, un caso, cinque mesi.
Immagino, prati fioriti, le foglie di quell'albero immenso, la maglietta sotto al cuscino non si riesce più a staccare... altri, altre.
Sorrisi spenti, anniversari, urla strozzate, sperperi, si poteva evitare, che quelle parole dette cadono nel vuoto, esistenze. Promesse, speranze. Visioni, in tre dimensioni, l'innocenza e l'eleganza. Osservo, aspetto, medito.

12 marzo 2010

Adrenalina

Come si può spiegare? E' l'adrenalina all'inizio, poi sono le endorfine, un po' come mangiare cioccolata... all'inizio manca il fiato, via via si riacquista e si vuole andare sempre più forte, sempre più lontano... e aspetti il momento, conti le ore, lo sguardo anche sulla due ruote... e le scarpette nuove, e i chiodi di gomma e tutto si mescola e confonde, la maglia nuova e il verde evidenziatore della ceratina... guanti, cronometro, la fascia per le orecchie, e intanto la pressione delle gomme non è ideale, occhiali, cerchi, sella e pallone.
Desideri e speranze, la maratona ancora, i viaggi. Il seminario con i colori.

3 marzo 2010

Le ginestre raccolte in giugno

E' la frase che hai lasciato e che forse resterà, amavi raccogliere le ginestre in giugno... oggi guardavo le facce delle persone, il dolore sincero, l'incredulità, le lacrime, le parole non le ascoltavo che tanto quelle non servono e semmai riaffermano il mio ateismo.
Soffia un vento leggero e l'aria è tiepida, mi regalavi sempre un sorriso e mi gridavi: amico! Era un gioco ma tanto semplice e gradito, poche volte, purtroppo, abbiamo condiviso un caffè e scambiato quattro chiacchiere in tranquillità, me ne dolgo adesso e la vita non smette di lanciarmi segnali, ti ricorderò sempre, starai con me, con le persone che ci hanno lasciato e che ricordo, conserverò l'immagine col tuo sorriso. Ciao dolce amica.

17 febbraio 2010

Legamenti e legamenti...

E all'improvviso il sole, temperatura mite, quasi caldo... se la parte superiore non tiene non si puo' dire faccia meglio l'inferiore, vestibilità diverse di paesi diversi, l'occhio la fa da padrone in barba agli anni. Di cosa parlerà il vecchio e delle risposte che se ne farà? La linea calda tra Milano e Genova... arroventa, distrae, confonde. Uno sprazzo, ma servivano più zeri per dimenticare lo zero, è pur sempre un segnale e poi non piove più. Appare una grande notizia e ci ricamiamo su, quarantacinque giorni e poi si vedrà, siamo fiduciosi, e in questi casi non è poco. Una ritrovata serenità direi, che non guasta, tutto intorno somiglia al mio legamento crociato anteriore... come sempre non importa, sono altri i legamenti che devono tenere...

26 gennaio 2010

Display

Tumulti, niente di personale, telefonate intrecciano, chilometri azzerati, propositi e ricorrenze, si farà, ci sarò? Sempre in attesa, in ansia, i giorni si ripetono, le squame inaspettate, tutto al cesso.
Cazzo di tempo, quindici gradi e di colpo zero, la gola in fiamme, la tosse, il cortisone scivola, per fortuna possiede un tutore... cinquecentosettantaeuri per continuare a credere di avere vent'anni... con meno di settanta ho riprovato il brivido del campo, puo' bastare, almeno per adesso... immagino voli, non pindarici, neve, gelo, la foto sul display si aggiorna, mostra il mio paesaggio in bianco... cosa avrà da dire quella signora? Di certo non otterrà risposte, ma lo vedremo... per una volta la notizia è alla rovescia, bancomat assalta persona che tenta di prelevare da un conto ampiamente in rosso... già... tende, da tensione o da schermare? stropicciano come occhi al mattino dopo notte insonne, c'è bisogno della terza, quando ancora la seconda è in atto... qualcuno grida, geme, si agita, non sopporta il mio immobilismo e lo manifesta incessantemente, che palle, guardare l'orto del vicino è sempre controproducente, induce a manifestazioni sgradevoli, tira fuori il peggio di noi... fatti i cazzi tuoi, verrebbe da dire, ma la gerarchia regna sovrana, ancora...
Desideri, sempre quelli, il ghiaccio si scioglie, l'acqua evapora, essenze spariscono come esistenze, come pulizie straordinarie, come il vecchio che getta via l'anima e i ricordi conservati per decenni, niente è più lo stesso, niente lo sarà, non una parola che non vale la pena, cambierò con un miscelatore, anch'io, sì.

12 gennaio 2010

Scommetto

Ci scommetto che è lui, è lo scommettitore, tutti avrebbero scommesso, sconnesso, sommesso, come il rumore che rompe il silenzio, come il silenzio che cala sul mio sguardo riflesso negli occhi azzurri e tristi, come il tempo che si restringe e ti fa sentire piccolo, tanto piccolo e inerme. Come un urlo ricacciato dentro, le mani che si agitano, una vita che lotta, come tempeste annunciate, come mani ferme al timone e vento e acqua e pianto. Di arcobaleni romani, come di nebbie o cascate, di sorrisi dimenticati, di tolleranza, comprensione, il desiderio di cose semplici, facili, di un tasto solo.
Che mi guardo intorno e non vedo nessuno, nessun viso conosciuto, e nessuno mi rivolge la parola, solo in lontananza qualcuno punta un dito, e secoli di infamie si rivoltano su di me, e poi la sveglia implacabile e il cielo scuro di pioggia bagnati i vetri al mio forte caffè nero.
Ancora chilometri, vetri appannati, freddo, forse neve, le mie mani ai guanti e un cappellino calato sui pochi capelli, cosa dirò alla signora e come mi giustificherò della mia maleducazione, delle mie dimenticanze, della maglia lasciata sotto al cuscino e dell'offerta mancata e di una partenza improvvisa e inattesa, che non ho mai sopportato il clero e i derivati...
E gli altri intorno di un destino comune, e imparo, anch'io come loro mostro unghie e denti affilati, stringo le mani alle sue e lascio che ripeta con me atavici riti di guerra, che è una guerra e si avanza carponi e intorno i lampi e i fragori, che è una guerra baionetta e coltello tra i denti, mimetica e elmetto, la sigaretta fumata al contrario, o al gelo fuori che dentro è vietato, cosa darei, cosa potrei, Carlo che non vedrò mai più e altri mi aspettano, conoscerò i loro nomi e le storie con le loro vite che non rivedrò mai più. Distesi o in corsa, sole, erba e fiori, canti e grida, due bambini ignari che a tratti litigano o si rincorrono, e poi la vita che si agita, muta, e prende tutta un'altra piega.

29 dicembre 2009

aRoma2

Irriconoscibile, in dicembre Roma sembra un’altra città… il freddo è secco e quasi non si sente, leggero ritardo e bivacco in aeroporto, un pullman che parte e quindi il deserto, vorrei dire ai leghisti nel passaggio del croato o bosniaco che sia, ed eccolo lì, ci osserva muto, imponente e solitario, miraggio, d’alto fusto o piccini, arbusti e bellimbusti, sorrisi spontanei e mani tese, silenzio e libri e scrosci d’acqua in terapie, attese non attese, parole decise, comprensione e sostegno, quanto ci piace non essere a casa...

19 dicembre 2009

aTorino... che non ci azzecca...

Freddo, alle mani, ai piedi… mole sole, quei signori che parlano d’affari, accenti vari, umori tanti, langhe.
Bra, vino, foto.
Che caldo, si scoppia, locali, case, musei.
Blade, e Italia, maschere e gremlins, Egitto, sarcofaghi e mummie.
Ascensore per chissà dove, i fiumi, la collina, le piazze, la gente.
Gelato, pistacchi, eataly e improbabili zuppe.
Manfrine, mansarde, manfrotti, mappine.
Il Cinema, che cinema, monto, rismonto, moviolo, proietto, distendo le membra stanche alla chaise longue… muto, rifletto, ombre, segni, viraggi, missaggi.
Libri del cavolo e gamberi rozzi, pinoli e croccanti.
Un tempo che scorre, un altro che attende, meteore distanti, mine vaganti.
Crudi, salati, dolci, gelati.
Paolo, Mariella, Lucrezia, Emilia, Gabriele e la morosa.
Differenziata, indifferenziata, organico e inorganico, amare o non amare, patire e aspettare.
Lingotto, dolcetto, nocciole, barolo, panelle e cuccìa, Montersini e i bicchieri, il finocchietto sparito e le sarde a mare…
Guanti, berretto, autobus in fiamme e sparuto corteo, le foto di Emilia, iPhone di Lucrezia, iMac iAgus iFriends…
Frecciarossa, Airone, cioccolato e una chance, guanti, sale, quello della vita.
Sparuta, la neve, ritorno al mio scirocco ancestrale, alle maniche corte, alla monnezza, all’ansia d’attesa.

19 novembre 2009

Il verso atteso

Come uno che non c'è, alla domanda il morto non rispose, sprazzi dorati su fondo blu, bocca larga, per fortuna, piccolo spazio di recupero, e il fiume scorre lì vicino eppure sono così in alto, è andata, triti giorni, poi si ricomincia, tutto per il verso atteso, ritento, cerco, provo, ognuno prima o poi ci riprova, a suo modo certo. Inevitabile, già visto, ma non importa.

27 ottobre 2009

Orizzonti e tecnologie...

Attraverso il campo un pò incredulo, la casa è piccola e spoglia, una donna quasi furtivamente tira fuori la mercanzia... la chicha è raccolta in bottiglie di dubbia provenienza, distillata clandestinamente ma dalle proprietà terapeutiche notevoli, almeno così insiste il nostro accompagnatore... scettici nell'assaggio e nell'acquisto, sapore dolciastro, colore scuro, leggero sentore di alcol... distillato di mais, meglio la chicha morada con frutta e niente alcol?... foresta amazzonica, gente che sorride, l'uña de gato, corteccia dalle miracolose capacità, rimedio efficace contro reumatismi e batteri... ne conservo gelosamente dei pezzi che non ho mai osato utilizzare... non voglio chiudermi, ma non riesco ad impedirmelo, gli occhi scrutano, la mente immagina, le mani sondano, la ricarica è quasi completata, riparto... un segnale acustico mi avverte del pieno di ansie, dolori, gioie, spunti di felicità, anche estremi... il ciclo si perpetua, clamori, stupori, ricadute, è la vita bellezza.
Le dita allargano orizzonti, piegano, girano, invertono, la tecnologia... le musiche riconosciute, le mappe repentine, aspetto odori e sapori e mi convertirò...
Nella mia mente è sempre venerdì, a fatica mi faccio largo tra le macerie, lei giace inerme, un piede incastrato, invoca il mio aiuto, io faccio quel che posso, come posso, impacciato, maldestro, prendo il suo viso tra le mani, le lacrime e i suoi occhi, non basta e non trovo un rimedio, annaspo, fatico, non mi si riconosce forse lo sforzo, lentamente mi allontano e la sera si allunga sull'orizzonte.

20 ottobre 2009

aRoma...

Il ricordo veste i contorni di un manufatto in cemento bianco, gli spruzzi alti e il vento freddo, la mente rincorre quei giorni, non ero consapevole, un giardino chiuso a futura memoria, percorso, una foto.
Le catapecchie si ammassano tortuose la quinta di massi bagnati dal Tevere, facce dell'est, pioggia, che lava via le risa della casa d'edera, il fuoco spento, odor di braci, caponate e risotti.
Arcobaleno in un lampo, doppio come la mia birra, ancora pioggia, viaggio a ritroso, non c'è un posto dove sedersi, Paolo e Mariella già ripartiti, iPhone, però un Mac...
Parlo nel mio telefono e mi allontano dalla meta, perdo di vista l'uscita, le voci, sconosciute, l'incontro, emozione e imbarazzo...
E' quello che io penso sia? non dica quella parola!
frenesia, pacchetti, e un pensiero al bimbo, trolley si, trolley no, bagaglio, biglietto, check-in on-line?
Di pensieri, parole, rivolte, dissidi, i giorni passano nell'attesa, non trovo le parole, dimentico anche di ascoltare.
Si è fermato l'orologio alla parete, mi fissa silente, guardo il display del mio telefono, alterna Mirò e Kandinskij, accesso negato, aifon!!
L'infermiera cubana smista il mio sangue, non riesce a capire come noi siciliani non si sia capaci di vivere col turismo... intanto noi non abbiamo nessun CHE da ricordare...
La moglie del cardiologo dice che suo marito non è esoso... ma non riesco a quantificare... attendo, allontano il caffè per prendermi in giro da solo, in realtà avrei bisogno di tornare a correre, macinare chilometri.
Non vorrei mai ci fossero Arciqualcosa in difficoltà, è abbastanza triste, il mio alibi di una casa piccola per fortuna regge, non lo sopporterei, i miei animali silenziosi annuiscono...

4 ottobre 2009

Convinzioni...

La penna scivola veloce sulla carta, le parole si formano e le pagine vengono divorate, è l'istinto quello che fotte, quel maledetto innato istinto, delle parole mancanti, dei giorni perduti, si cerca affannosamente di intrecciare le lettere, manca inevitabilmente qualcosa, a fronte della sincerità assoluta la percezione è di silenzio, al più episodi, segni, mai completi, è nello sguardo, è nella voce, e tace, dissimula, confonde, tralascia, abbaglia, svicola e sparisce.
Percezione, istinto, sesto senso... il dire e non dire, celare, nascondere, mistificare, addurre, posporre, dimenticare, cupi silenzi, assalti, delle due una, anticipare per non soccombere.
Dubbi, perplessità, timori, tremori, il mistero affascinante e la delusione del previsto, menzogne.
Scopi, motivi, il perchè e il per come, dove, quando, date, giorni, lettere, fotografie, ricordi.
La memoria lentamente ci abbandona, la stanchezza prende il sopravvento, seduti.
Sguardi, bisbigli, gesti, l'alternarsi del giorno e della notte, piove non piove, sgomento.

29 settembre 2009

Scavare...

Freme la pelle, si agita il cuore, sussulti, sussurri, grida, tensioni, ansia, gioco perverso, di ritorno, di rimando, sfumature, ciò che si nasconde agli occhi e trema e trama nel silenzio, buio, notte, interno, contorsioni, acrobazie, fagocita l'ultimo elemento e scompare nel nulla, parodia, aforismi, per interposta persona, similitudini, parossismo, ecco, metafora, sì. "L'amore è il desiderio fattosi saggio".
Nessun obbligo, nessuna prescrizione nè tampoco ci si affanni a cercare di capire, a tratti è solo un gioco, intimistico pensare tradotto in lettere, diario personale, contenitore di parole, pensieri, desideri, qualcuno lascia un segno, altri fuggono via disgustati, nessun bugiardino con controindicazioni o effetti collaterali...
Un dolore si può sentire, accusarlo e non manifestarlo, ci si può girare intorno, prenderlo alla larga, sfiorarlo, non parlarne o accennarne soltanto, ad ogni modo un dolore, quale esso sia, è sempre un fatto personale.
Altra cosa il manifestare, tradurre, interpretare, che sia a colori o in bianco e nero, di lucida fotografia o materia, riempirsi la bocca di parole o adire vie legali, i sentimenti appartengono a tutti, io manifesto in questo l'odio, secerno il mio disprezzo, ma persino ai miei ormai radi capelli di conoscere l'amore è dato, che belle frasi fatte, luoghi comuni della perdizione, ci si guardi attorno e poi senza nessun falso pudore si abbia la compiacenza di tacere.
Chi per caso o indotto da altri abbia a soffermarsi, osservi senza giudicare, senza indagare, non è il caso e comunque nulla capirà di quel che ostinatamente cerca o vuol trovare, si perderà tra le parole, penserà l'impensabile, traviserà, ne ricaverà soltanto dati errati.


28 settembre 2009

Di un leggero fastidio

Lo spettatore muto sul cavallo alato, che sia sommaria la sua giustizia non si avvede, dipana, accusa e ricusa, non sente, legge senza sapere leggere, spocchioso, saccente, distrugge, critica, giudica e trae conclusioni, sentenzia e in un crescendo senza precedenti consiglia, apperò!
Di spazi mal celati ecco l'accusa, si potrebbe scegliere invero, ma io non voglio, gli è dato di osservare senza per questo pontificare, di quel ch'io pensi, favelli, non è cosa tanto strana, di quel che ci vuol leggere sia, rimesto ai miei cassetti, farfuglio, celo, dico solo quel che voglio, penso sempre quel che penso, maledizioni, dolori, frizzi e lazzi, in contagocce, a tratti, spizzichi e morsi, bilancia in grammi, non lo conosco e mai vorrò, le mie mani scrutano più del suo sentire, irriverente e irrispettoso, si taccia adesso.

12 settembre 2009

Folla...

L'acqua gorgoglia e bolle, il titanio abbrustolisce mandorle e pistacchi, la tavola scarna riluce inaspettatamente di bellezza e il basilico si pesta con la menta, timidi pomodorini lasciano da parte la buccia acida e dura, suadenti fettucce inneggiano alla libertà, c'è più gusto se si cucina in due, c'è più gusto se in tavola ci sono due piatti.

7 settembre 2009

Il latte nel "bummolo"...

Quel viaggio a ritroso, Palermo, Napoli e poi ancora Palermo, tre anni, per riprendersi l'amore, poi il 1934, Bengasi, Libia, tagliatore e sarto per l'Unione Militare... il negozio in corso Italia brillava nelle sue cravatte e camicie, i fazzoletti, quelle pochette da taschino... il maglificio fiorentino, Maganza, il cocchiere, le passeggiate al bosco del littorio, Fatma portava le uova, Farace era il fattorino, poi le signorine padovane e la gabbia dei pappagalli, e la barcaccia dal trenino allo stabilimento, la spiaggia alla giuliana, lei ricorda ancora delle gelosie e nonna che va a cercarlo e lo vede al bar tirare tardi... l'ira del ridicolo... comare Fuda da Comiso. 1940 la fuga precipitosa, nonna, mamma, zia, Messina e la nave per Napoli, e prima un'altra nave con minor fortuna e tutti quei bambini morti... sei mesi dopo l'occasione insperata sull'aereo militare, la bottiglietta di veleno pronta ad ogni evenienza... 1942 sfollati, il treno da Palermo in quello che sembra un viaggio interminabile e sono pochi chilometri, Carini contrada ai cappuccini, la chiesa sulla collina, il prof. Collurafici maestro elementare, produttore di olio e vino, e nel 43 un'altra zia, e fratelli di Vincenzo, Giovanni e Carmela, Peppino e Lina, e quello zio prete al Gonzaga... il pastore mungeva le vacche e poi trasportava il latte nel "bummolo", la campagna e i cipollotti mangiati crudi, di fronte il cielo luminava al rosso e si riempiva di bombe, mia madre gridava a suo padre tutta la sua paura, i partigiani, i tedeschi, gli americani, nel fiume che scorreva lento si bagnavano i piedini, la lana comprata dai pecorai che tosavano le pecore, la nonna con le zie lavava nel fiume, i tedeschi scappavano sulla montagna, quella montagna che tra i sentieri giungeva a Trapani, tre case sulla collina, le rane nel fiume in mezzo ai proiettili, la macchina fotografica del nonno venduta per comprare del cibo, la stessa sorte del grammofono a tromba di rame, nelle orecchie le sirene, negli occhi i raid, e il dopoguerra, il mercato nero, la pasta leguminosa tendente al beige, la lana cardata e filata col fuso, le calze con la riga nera comprate dalle navi americane, il pane duro chiesto alla vicina per improbabili polpette senza nessuna carne... intrallazisti e i viaggi a Milano, la fame, rossetti, stoffe, smalti, scarpe... pochi ricordi, la sua grande mano e il pizzica-pizzica, il parmigiano dei miei ricordi di bambino, la grande tenda strappata e le lacrime dei miei zii, disperazione e urla, anche lui massone, col cappello e il cappotto, il tempo se ne è andato, il tempo è volato, quante storie perdute, quanta vita trascorsa, dolori, gioie, ricordi, il gelato da Cofea, la frutta da Giovenco, e tutto tracima, si confonde, corsi, ricorsi, la storia, il tempo e quelli che non ci sono più e sono tanti, di quelli che verranno e mai sapranno, di cieli rossi e crepitar di bombe, di arcobaleni e lacrime, dei giochi di prestigio sulla tavola imbandita, ultimi bagliori di una famiglia unita.

4 settembre 2009

Urla di maiolini...

Mojito, Quater, cerco disperatamente di non pensare, non ce la faccio, io non so starle lontano, cinquant'anni suonati e rincoglionimento pesante, l'amore fa crescere i capelli dice lui, sarà... intanto cerco soluzioni, m'arrabatto, m'inchino, quasi mi prostro, non cambia la direzione del vento, a tratti soffia il maestrale, vieppiù scirocco, grondo copioso di lacrime e sudore, ciao bella che t'agiti nel sonno, quale alieno stanotte? Dolci sorrisi e calde lacrime, tutto si fonde insieme come fosse sottiletta, bleah che schifo, la sottiletta, essere immondo, colui che gode al ricordo son certo e tutto il mio odio, essere immondo che posi le tue mani sul sublime, di parole crude non son bastate, del denigrar di genere e decantar le doti che in realtà sono soltanto beffa e menzogna, eppur caduta sia, che pena, e m'arrovello e pesto e la lama conficcata nell'addome, io stesso la rigiro e il sangue non è sangue, caccio, urla, sputo, sentenze, aborro, odio, cazzo, cazzo, del tempo, concentrati, del tempo, odio e lamento, basta, lascia andare, volare, per non fallire del patimento, orgoglio e nessun sentimento... dimentico e dimenticato, gaudio e sollazzo, mi perdo nei tuoi occhi, non voglio lasciarti, tremo, mi dispero, mi dibatto, sono un uomo solo e perduto, il silenzio della notte, il vuoto, le lenzuola immacolate, le tue mani, stringo le tue mani, orrido come ha potuto? dei pensieri atroci, e quell'altro allora? neanche con un fiore, lo sentivo da bambino, non ci sarebbe neanche bisogno nella natura delle cose, ma la natura dell'uomo altresì è perversa, amore e odio vanno a braccetto e non dovrebbero, che pena anima mia, disillusa, disincanto, e ancor tremori, funesto il di, molesto, non ti avvicinare, lei parla solo con me, son io l'interlocutore, io la controparte, lasciatela ora, lasciatela per sempre, non fatele del male, che già tanto, lei vuole solo me, io voglio solo lei, e il viaggio, e i viaggi, e mai più tornare, maledetti numeri, maledetti anfratti, maiolini, pomodori, patate, andate a farvi fottere, lasciatemi gridare, di rotte, di botte, di lotte e convulsioni, di abbracci e carezze, di stracci e certezze, di dolori, al cuore, di aria condizionata e ventilata, di notti insonni e pasti mal mangiati, di fughe organizzate e rivoluzioni rimandate, di menta e mentitori, ghiaccio e utilizzatori... che vita, evita, evìta, le dita, scondita, gratto il mio parmigiano, o la ricotta salata, melanzane, pomodoro, urla di maiolini, mi avete rotto i coglioni.

27 agosto 2009

Ciao Masino

Rum, mangiare no che non ho voglia, bevo, voglio perdermi per un pò, Massimo era duro, ligneo quando giocavamo al calcio, che quella bara per lui non va bene, lo si vede lontano un miglio, ma è temporanea si, c'ha pure il frigorifero, me ne faceva di gol, ed è quella l'immagine, adesso guardo suo figlio, avrà dieci anni, lui sputato da piccolo, stesso naso e capello ribelle, mi auguro una vita con migliori fortune, che davvero quella di Massimo travagliata è dir poco, di quella telefonata e la disperazione, la lotta e il tir beffardo e lo stridere di gomme, sembrava non essere rimasto niente, ma la tenacia, la forza, e ancora calci al pallone, e poi moglie e figli e un cancro, e ancora lotte, battaglie, disfide, trapianti, il midollo, le staminali, e ancora adesso sembrava farcela, e siamo tutti lì chi con la fede ed io non capisco, e i ricordi, tanti, di Renato, i giochi da ragazzini, le burle, le feste e le risate, lui ricorda ancora io ho smesso da tempo, voglio solo bere, la vita, ghiaccio e carta blanca, odor di chiesa e nausea, Massimo è volato via e c'è davvero troppo caldo oggi, umidità che s'attacca alla mia voglia di vivere, di andare via, nuvole, lei non verrà, è amaro il rum senza zucchero di canna, mangiare no che non ho voglia, e quella bimbetta tanto dolce, scricciolo di quattro anni nei suoi capelli biondi in tutta la sua innocenza si domanda chi guiderà adesso l'auto del suo papà, un brivido corre lungo la schiena, aspetto di sentire la sua inconfondibile voce, mi giro ad aspettare e Roberto è lì ancora una volta, corre e grida Massimo occùpalo, così senza refuso, e dopo tutti insieme ancora a dare calci a quel pallone.
Ciao Masino

24 agosto 2009

A volte si insinua mefitica...

ossessione, dolore e spavento, colpisce lo stomaco, annebbia la vista, si insinua mefitica, subdola, marcisce, attanaglia, coinvolge e distoglie, si fa largo dai recessi, era lì da prima, altezzosa, sfidante, sfibrante, non conosce ragioni, si appiglia, si aggrappa, distrugge, è un lavorio sottile, di fino, cesella, calpesta, ritorce, rinfaccia, ammorba l'aria, devasta, cancella i file della memoria, invade, sopprime, cambia gli umori, rinsalda sospetti, fomenta, accende, divampa, sottile, silente, asfissiante, dopo il deserto, non acqua, non erba, le crepe, siccità, dolore e sgomento, sconforto, smarrimento, sensi di colpa, lamento, ondate, folate, riecheggi, sbandate, bassi, alti, gorgheggi, confronti, accuse, ritorsioni, lacrime e tormenti, paura, il nulla.

21 agosto 2009

Quello che non ho

La camicia azzurra, la cravatta blu, le mani grandi che battono sui tasti, olivetti 22, mitica, e i suoi taccuini con le copertine gialle, tenuti insieme da un elastico, barba fatta di fresco, capello corto, la sua aria decisa, sicura, sono senza fiato percorro i pochi metri che mi separano dal soggiorno, mia madre è lì, le corro incontro e farfugliando parole cerco di spiegarle che l'ho appena visto, d'incanto è tornato a essere lui, è lui, anche lei sembra diversa, è più giovane, dinamica, mi dice che ha visto e non sa spiegarsi, sento l'emozione travolgermi e quando faccio per tornare da lui il sogno si spezza per sempre, lasciando ancora una volta posto alle lacrime, la sua maglietta ormai troppo grande, il sorriso mentre mi guarda appollaiato sulla scala intento a cambiar lampadine, non capisce, mi guarda, il sorriso è ancora il suo e il silenzio mi opprime, maledetti sogni, sembrava così reale, inspiegabile ma benvenuto, mastico amaro, torno ad afliggermi con domande alle quali non so dare una risposta, nessuno sa darla.
Vorrei solo sapere dove comprare quel che serve per me stesso.

15 agosto 2009

Invidia...

"Benvenuta amore mio in questo sereno, di cui ti do la prova, so che vince l'amore, vince la tenerezza, vince un piccolo bacio, vince la timidezza"...
Chissà cosa pensava quel piccolo uomo perso nelle strade del 1999, un amore perduto e tanta malinconia, timidezza e sguardi pacati, nella bellezza semplice di una donna d'altri tempi, silenzio, tanto, gli occhi, i suoi occhi e tanta fantasia, a tratti rabbia per qualcosa di inevitabile nell'aria... qualcosa che quel piccolo uomo macina dentro ancora, nel lacerarsi dell'attesa si sente guarito, vive di attese, di piccoli gesti, di piccoli passi, gioisce incredulo, la voce, la sua voce, di questo vive, arrovellandosi, di tanta bellezza è lui il beneficiario, una bellezza non solo esteriore, che ci mancherebbe, quanto è bella dentro questa donna lui non riesce a raccontarlo, ma sente l'amore che lo invade e lo coglie quasi impreparato, certe volte si è sentito cieco e sordo o era una maniera per difendersi, inspiegabilmente si ritrova a urlare, la notte scende col suo apparente silenzio, che nella notte lui si rifugia e ne ascolta i rumori, ricorda le paure da bambino e il rifugiarsi nel letto delle sorelle, sono passati tantissimi anni e adesso il buio è un suo dolce amico, chiude gli occhi sereno, ancora attese, verrà domani e poi ancora, di quell'intesa degli sguardi, respira profondamente, la vita scorre come sempre, con le sue difficoltà e i suoi sprazzi di bellezza, lui è un uomo che ancora sa apprezzare, invidia.

14 agosto 2009

Silenzio assenso...

Silenzio, assenso, silenzio, assente, ha senso? Angus, songino, valeriana e ciliegino, pistacchio, su tutto quater. Non so più bere se il vino non è un ottimo vino, un euro di gelato, da mercato e l'ufficio indimenticato, soffro nel silenzio, godo al palato, il mio sogno agognato, mi dimeno, lancio invettive, cado, domando, forse mi sarà dato. Meravigliosa creatura che agiti i miei sonni, palpeggio l'aria e il lenzuolo rovente, dove sei mia dolce fanciulla? Te lo devo e allora grido, io ti amo dentro il mio sogno sconclusionato, vivo di te, di te mi nutro, mi alimento, sarebbe da gridare al mondo, ma cosa importa? Trangugio il mio gelato, spento, inanimato, ne vedrò il fondo e non dovrei, misero lapardeo di misura inadeguata, destino infame, cialtrone, ciarpame, lui non capisce è questa la tragedia. Un no ribadito con fermezza in solitaria, silenzio assenso, se solo sapesse guardarsi e domandarsi, spocchia, presunzione, la fanno da padroni, chi è causa del suo mal...
Torpore, livore, il sentimento prevale, mi assale, ancora quater per favore, brindo al mio amore ritrovato, al viaggio dimenticato, all'insulso inanimato, di sorso, di firriato, io ti amo non lo dimenticare, lascialo volteggiare, chi non capisce è un derelitto e nega, l'amico se n'è andato, la mia dolce estate, silenzio assenso, ha senso, un lampo, un gesto, silenzio, orrido lamento è un attimo, non lo sopporto, mi fa male, non capisco perchè, ma passerà, è sempre passata, anche adesso, sei con me, io mi distruggo, mi arrovello e canto, canto per dimenticare, canto per avere la bocca piena di parole e far si ch'io non possa bere, lucido, devo essere lucido, devo ancora urlare, che tutti abbiano a sentire, silenzio assenso, il mio senso, le mie mani nelle tue, io vivo di te, io bevo di te, cancello il passato, canto, e soffro, silente, pensante, grondante, nessuna mai e dico il vero, vorrei tu fossi qui lontano dai miei sogni, le mani nelle mie, i tuoi occhi belli, le lacrime, solo io posso dire cosa leggo nei tuoi occhi neri, quanto dolore, sofferenze, solo io, del piacere che altri ne ricevono dannano la mia anima, io non negherò, mai più, farfalle nello stomaco, brividi e salti al cuore, sei così bella, dolce, amore mio, e adesso piango, perchè le lacrime lavano via tutta l'amarezza, che non mi possa mai svegliare, intento e sordo, perso nel godimento onirico, ciao amore mio disperato, lasciali pure ridere, che importa? Io adesso ho capito.

8 agosto 2009

Giochino dell'estate... dal blog di Paola, Anice & Cannella

Fettucce con crema di zucchine, gamberi, straccetti di salmone fresco, mandorle e pistacchi.

E così partecipo anch'io (alla faccia di qualcuno...)

Ingredienti:
Zucchine genovesi
Gamberi
Trancio di salmone
Mandorle, pistacchi, pomodorini
Olio, sale, pepe, maggiorana, basilico, prezzemolo, cipollotto

In una padella lascio appassire pochissimo cipollotto con acqua e sale, aggiungo olio e una zucchina e mezza tagliate a tocchetti, un ciuffetto di basilico, sfumo con poco vino bianco, aggiusto di sale e pepe e un pizzico di maggiorana, frullo con minipimer e metto da parte.
In un'altra padella lascio tostare farina di mandorle, farina di pistacchi e pane grattato, aggiungo poca acqua unisco dei pomodorini tagliati a metà, capperi, uvetta e olio, lascio appassire.
cuocio dei gamberi al vapore su foglie di alloro e di prezzemolo e ricavo degli straccetti dal trancio di salmone fresco.
Quando la pasta è quasi cotta verso nella padella con le farine e i pomodorini, con due cucchiai della sua acqua, aggiungo gli straccetti di salmone e lascio mantecare per un minuto, aggiungo i gamberi a pezzetti e la crema di zucchine.
Spolvero di pistacchi, mandorle, prezzemolo tritato e pepe, la mezza zucchina cruda tagliata a julienne e un goccio di olio.





7 agosto 2009

Taggaci...

Sondare, motivazioni, attonito, guardare intorno cercando di decifrare, spesso si lanciano messaggi involontari, frutto di istinto, desideri occasionali, in altri casi il fraintendimento gioca un ruolo primario, scorrere la memoria cercando frasi o parole, lo specchio rimanda l'immagine stupita di un volto che recita un no continuo, deciso, inappellabile. Mozioni d'ordine, controtendenza, sovvertire l'ordine naturale delle cose, lamento, sordido, parrebbe.
Involucro tangibile, sofferente, labile, fragile, di questi tempi la tecnologia dovrebbe farla da padrone, cercare elementi resistenti e inattaccabili. Ovvio, spazio nuovo, quello è andato, solo dopo due anni che diamine, cinquecento ciga attendono imperiosi, fame atavica mai sopita, rendezvous, pochi minuti, distacco, addio.
Le misure colme, disconoscere i limiti, pazientare, giochi, lazzi, frizzi, cazzi e mazzi...
Insopportabile mistura, caldo e sudore, polvere e cemento, richiamo e lamento.
I signori dell'assurdo regalano episodi intensi, emozioni palpabili, grida di bandiere al vento colorate, gesta sconsiderate di marmaglie dimenticate, taggaci, taggalo o dimentica per sempre, guardare non è vedere.

4 agosto 2009

Infinito silenzio

Un lampo, gli occhi si illuminano, Stanlio e Ollio! Con voce roca e stentata ripete, vengo travolto dai ricordi, quante volte insieme davanti alla tv le risate a perdifiato, il piacere nel vederlo ridere, dono superiore al mio divertimento, l'immagine della sua infanzia difficile proiettata sul mio benessere, lui ricorda, piccoli flash nel buio e il mio disagio aumenta, è sempre più difficile accettare, inevitabile ma impossibile, mi chiedo come si possa non lasciarsi travolgere, non importa che sia ciò che accade a tutti, le esperienze si vivono in prima persona e quelle degli altri non servono mai.
Lascio che le immagini scorrano, flashback, analessi per me stesso che a volte perdo il filo, riannodo stesure, frasi sconnesse, meditabondo galleggiare, ora assorto perpetuo la chiusura, fuga dalla realtà, nascondersi, infinito dolore che attanaglia e sconquassa, frano miserevolmente sulle mie parole e i pensieri svaniscono, brani annacquati e frasi a brandelli, elargisco presuntuoso e pretestuoso, miserande comparse dell'assurdo, tenebra, silenzio, buio.
L'eroe a cavallo nell'attimo fugace che prelude alla fine volge lo sguardo e chiude gli occhi, la sua vita è il prezzo, le mani protese nella speranza e le grida d'incitamento, polvere ai raggi di sole cocente, l'ennesima battaglia e il suo esito imprevisto, sangue, orrore, tumulto, e poi tutto tace.
Silenzio, infinito silenzio, il deserto e il sale, spazi sconfinati, ghiacci, perenni, il mondo alla fine del mondo, il nulla.

31 luglio 2009

Perduta nel tempo

Zucchine, in crema di linguine e mandorle al profumo di pistacchio. Le acque cristalline rimandano al pesce, mediterraneo, verace, vorace, di facce, di corpi, la punteggiatura asfissiante, pressante, leggi, sottolinea, marca, rimarca, le abili mani scivolano e di colpo si arrestano, manipolano, pressano, tornano indietro, torpore alle ginocchia, alle braccia, la danza continua incessante alle mie spalle, echi di festa, la cena filippina perduta nel tempo dei cibi marinati, latte di cocco e riso, zucchero invertito o miele d'acacia?
Sembrerebbe più un braccialino, giochino, molto meno orologio, monto occhiali nuovi e affronto il sole nella mia stanza in ombra, scartoffie, pratiche in esubero, e la voglia scivola via, crostata al gelo, tabulè, pomodori ripieni, squilli, sobbalzi, che camicie, sudore, dolore di stomaco, il gelato alle mandorle o la malvasia.
Fiondo, rifondo, ricambio, ritorno, le facce, le mie facce, ingorgo ingordo, sottile linea sul crinale, da che lato mi troveranno?
Lascio che gli occhi si chiudano lentamente, soliti rintocchi, diradate grida, le pale del ventilatore, il sudore copioso, le forze svanire.
Il corpo giace immobile, nessun segno di vita, flebili rumori liquidi interni, palpebre serrate e labbra, fontane, cani, bambini, piazze assolate, acqua, gocce, è ancora notte, è ancora giorno.


24 luglio 2009

Di rimpatriate...

le ore scivolano via, caldo sotto gli ombrelloni e il mojito va giù che è un piacere, la hierba buena s'incastra tra i denti, sguardi di sottecchi su astanti pasta fredda e tabulè, non riesco a toccare nulla, più o meno i discorsi sono simili tra i vari gruppetti che si alternano, alcuni visi sono rimasti uguali, altri ti sembrano familiari, se così si può dire di persone che non vedi da più di trent'anni. E così tra una chiacchiera e l'altra scopri che qualcuno ci ha lasciato per sempre, qualcun altro è andato via, e quel ragazzo che ricordavi bellissimo adesso è una bellissima donna, però assente giustificata... ricordi si susseguono tra stupore, divertimento e conferme, matite lanciate, lunghe telefonate, calcio, baseball e softball ed anche Renato che ci aveva instradato scopri con dolore che un infarto se l'è portato via.
Il sorriso che ricordavi sul viso e gli occhi del tuo compagno preferito permane immutato nell'amarezza di non essersi più frequentati, perfetti estranei oggi in questo incontro che ci costringe almeno a salutarci quando nell'incontro casuale ci si era sfuggiti, la vita segue sempre il suo corso, poi spesso capita di storie ed episodi magari sommersi, una lite mai dimenticata, una parola sbagliata che ti segna per sempre... immagini, scene da una scuola, quotidiano, bere, mangiare, condividere, l'avvenente sig.ra Nunzia, così come nei ricordi di qualcuno, regina decaduta della cucina è volata in America col pizzaiolo... nessuno ha saputo più nulla, dubito qualcuno abbia patito la sua assenza, a parte forse cuor di leone.
Ricordi di bambini, ragazzini, adolescenti, ricordi a volte tormentati, a tratti desideri, tu facevi quello, lei faceva questo, la gita, la partita, i primi amori, rossori e tremori, lei non è venuta, i figli, il marito, quell'altra non è stata rintracciata...
Emozioni, saluti, baci affettuosi come se ci si fosse lasciati soltanto da una settimana e non trentasette anni prima, alcuni sono rimasti in contatto, alcuni si rivedono per la prima volta, stupisce semmai quel legame che senti mai interrotto e nascondevi nei meandri del cuore e della mente, sensazioni, pensieri, affinità elettive, cosa sarebbe stato, cosa non è, dove sei stato fino adesso, i cazzeggi del cinquantesimo, le foto e i commenti...
La strada è deserta, i cassonetti della spazzatura traboccano come sempre, diffondono nell'aria i loro effluvi malsani, parliamo ancora un pò, ultimi commenti, impressioni, con l'amico che ha condiviso le tue giornate, corso sotto il sole, calciato e tirato palline con te, guantoni unti e mazze spaccate, l'amico perduto e mai dimenticato poi ritrovato, capelli bianchi alla mia calvizie incipiente, io sono questo e sono uguale, solo impercettibili cambiamenti naturali, lui è questo ed è uguale, ripenso alle parole e ai gesti, il prossimo caffè tra altri trent'anni...
la casa è un forno neanche ventilato, cuocio a fuoco lento, Alice si è persa ancora nel suo paese super tecnologico, dalla Norvegia mai più segnali, la luce fioca di uno schermo, gli occhi che si chiudono e iniziano a rincorrersi sogni e pensieri, gli avvenimenti di ieri, battevo il tempo sui sedili, cantavo e tremavo, autisti, accompagnatrici, bidelle e segretarie, Claude e le sue isole, la pittura di Quadrio, ricordi di ieri ai miei moschettieri, ricordi corrotti e brindo ai manfrotti.

20 luglio 2009

Vietnamita...

Grande piacere regalare qualcosa, sia pure di piccolo e poco costoso, ma che sia gradevole e soprattutto non inutile... il mio gelato alla vaniglia sembrerebbe strepitoso, ma certo nessuna attendibilità può avere un goloso di siffatte proporzioni! Ad altri mi affiderò per il giudizio finale, chiederò ad un improbabile utilizzatore...
Il rimando e il gusto, immagini e commenti, citazioni, approvazioni, consensi, una sola verità, lacune, incolmabili, immense, lacune, anni votati al gioco, all'insulso, al melenso, risultanti oscene, perchè capire in ritardo che la vita è una?
La solita sensazione entrando nel bagno dell'ufficio, sembra uno dei tanti beccati nei viaggi, l'aria stantia e afosa, e puntualmente riaffiora il ricordo e si fa strada il desiderio, di aeroporti, bagagli, camminate e fotografie, sole e mare, acqua e vento, la gente intorno con abitudini diverse dalle tue, il fascino, l'attrazione, gli spostamenti, i letti, i pullman, l'avida ricerca, la fame, la bellezza e la soddisfazione.
Anche stavolta si rimanda, leit motif, questa volta con qualche amarezza in più perchè sarebbe bastato veramente poco, al di là delle scelte opinabili, ma ciascuno di noi è attratto da luoghi diversi, girerò i pollici nell'attesa, regalerò forse un compagno ad iguana, passerò al gelato di pistacchio e di yogurt e mirtilli, tornerà l'autunno, porterà delle novità o forse anche no, una capatina dal vecchio non sarebbe male, devo soltanto cercare una sistemazione diversa in quel di Milano, tanti caffè e aperitivi con amici, e infine vietnamita eccheccavolo.

13 luglio 2009

Manfrotto

Eppure io ancora lo ricordo, il suo agitarsi frenetico prima di partire, gran lavoratore, senza mai disdegnare le parti assegnate, le situazioni più improponibili e complicate, avverse condizioni climatiche, freddo, neve, gelo, o di contro caldo tropicale, afa, scirocco o rovesci temporaleschi e piogge amazzoniche, ma si sa, nessuno è eterno, e un bel giorno, sul più bello come sempre accade, mi ha mollato! Vaghi sentori, sordi lamenti, la mia apparente superfiacialità che remava contro, non feci nulla, ma cosa in effetti avrei potuto? Il tempo non sempre è galantuomo, la vita il suo corso segue, gli amori si alternano, gli amici si indignano, i capelli imbiancano e le mamme invecchiano, lei ancora mi dirà che sto mettendo su un po' di pancetta, se non fosse che nell'amatriciana ci va il guanciale... così non rimane altro da fare, ci si interroga per un po', ci si altera a forza di domande, la qualità, i costi, l'inganno e il tempo scorre inesorabile, ed ecco che vien fuori un po' di mestiere, consigli e ricordi, altalena di emozioni, riprende il viaggio e come non si potrebbe, gli sguardi e i disperati tentativi, ultimo rimedio il solito nastro da imballaggio... pena e sconforto, a tratti tristezza, una carriera spezzata, tentativi inutili di ricambio, sostituzione, solo un diamante è per sempre, ostinazione, pensieri assurdi, tentativi di riciclaggio in improponibili trasformazioni animali, stoico lui osserva, non dice nulla, conscio di avere espletato il suo compito, di avere terminato sì anzitempo, ma senza infamia e poca gloria... devo decidermi all'addio.
Il piccolo si da da fare, arriva dove può, non parla ancora l'italiano e a volte proprio non mi capisce, certe volte a malincuore lo metto da parte e recito a soggetto, però, che forza questi giapponesi!

28 giugno 2009

Sparizioni...

Sconosco l'epoca dei fatti, mi faccio delle domande alle quali non so rispondere, io probabilmente non c'ero, sostiene pereira, è tutta una questione di l'ignoranza, no, non è un errore, vorrei sfogliare antologia di spoon river, ma anche quello come gli altri sparito nel nulla, la realtà si offre così com'è, i miei libri han preso a scomparire, cerco tra i meandri della mente e sotto il letto, capisco che ogni giorno mi accorgerò di un altro ammanco, non era finzione quando dicevo che a volte nutro la sensazione che quello a cui faccio la barba la mattina in realtà non sono io, mi disturba solo farlo gratis... dove porterà costui i miei libri? Si farà forse grande prestandoli a destra e a manca? Spero in verità solo a manca, che quell'antipatia congenita per la destra non debba mai venir meno, sarà per questo che un tempo calciavo di sinistro e quando giocavo a baseball battevo da mancino e ancora che, ma qui è meglio sorvolare...
Iguana attende silenziosa, di sottécchi e di tanto in tanto, almeno così sembra, guarda e aspetta che le finisca le zampe credo... svetta ormai la coda e infine il dubbio, una volta definite le zampette raggiungerà di soppiatto il fine cane volatore? Mi pare ci sia qualcosa tra di loro, fortuna che non possano fare comunella col timido cugino del fenicottero rosa che imponente presidia la stanza imperiale, che di altro imperiale sovviene al ricordo, stipati a volte nella notte in attesa dello sgranchimento finale, di chilometri e scalini, di indumenti e mobilia, di mance insperate nel sudore della sera.

25 giugno 2009

Solleone o so...

Ciambelle... riusciranno col buco? Ahlamerica... dissento per ovvie ragioni, a malincuore non foss'altro per il desiderio del viaggio... stanco di riposare e di aspettare che la cartapesta asciughi, rilassato, certo, ma arranco, faccio cose, vedo gente... aspetto finalmente il dato ultimo, consegnerò esitante e confermerò di essere uno dei tanti, colpito e affondato, non che si possa dire ingiustamente, ma resta il rammarico per lo zelante dipendente che si occupa alla fine soltanto di quelli come me.
Pare che il tempo volga al caldo, timidi scenari marini si affacciano solo alla mia mente e prolungano il dolore del ricordo, cucino, cazzeggio, riduco e infarino, sbollento e rimpasto, do fondo alla liquida riserva, palpeggio, maneggio, soppeso, scarto e riprovo, adduco e conduco, unico divertimento e l'epa ringrazia. Sole, mare, solo, moro, sale, mero.
Parrebbe irrinunciabile allora l'impegno quotidiano, aberrazioni della mente, fagocitato nell'umana condivisione irreparabilmente, muti avvicendatori del risibile, solleone, sollevante, sollecito la fuga unica panacea.

6 giugno 2009

Tutti quei momenti...

Malbec, Terrazas, 2005. Ciliegini e arance, la misticanza sul balcone, prendo le distanze, quasi con rabbia, è che non mi piace essere accomunato ad altri di cui probabilmente non m'importa nulla... dove sta la diferenza allora? Ci si continua, allegramente, a prendere in giro. Le scelte forzate, dettate dalla convenienza, non sono affar mio, non m'interessano. Non tenere conto delle mie idee e forzare la mano lo trovo ingiurioso, un insulto, rispondo a tono, offeso e dimentico dell'amicizia, tornano a suonare i campanelli di un tempo lontanissimo, miseri segnali inverecondi a cui non avevo mai prestato fede, dovrò ricredermi? Credo di essere in Argentina per il solo motivo che il vino è ottimo, ancora l'ultima bavarese addolcirà il mio palato, in solitaria che è molto meglio, oltretutto i paventati palloncini alla fine non sono mai giunti.
Litanie pesanti si susseguono, vorrei non fosse mai accaduto, ginepraio, isola di Pasqua, Galapagos e infine Nicaragua in virtù di questa immane associazione che ci lega indissolubilmente, Oyanka, mentre lui ride ancora una volta, insopportabilmente, ognuno resta fermo sulle proprie decisioni e il proprio sentire, ci mancherebbe, semmai non si capisce l'ostinazione a voler credere qualcosa che non è e non è mai stato, gli unici ricordi positivi si legano, senza tema di smentite, alle immagini. Timide, ora audaci, ma pur sempre immagini.
Niente è per sempre, come nessuno è di nessuno, "e tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia, è tempo di morire."

1 giugno 2009

Vaffanculo!

Scrivo per scrivere, mi son rotto il cazzo, detesto tutto e tutti, non voglio sentir ragioni, qualcuno è morto, altri restano quando sarebbe meglio non ci fossero, recito una parte, attingo da monologhi già scritti, cazzo, voglio essere volgare, sono stanco di questa maschera, ridere per ridere mi ha rotto i coglioni, sono duro, ecco continuate a perseguitarmi, tanto il bischero paga sempre, andate a prenderlo nel culo, vi detesto allegramente, certo, ho bevuto, mi serviva giusto un pò, me ne fotto di quell'ennesima critica, credi sempre di sapere tutto, hai rotto il cazzo anche te, sì, è vero che nessuno venga a disturbare, mordo, e faccio anche molto male, questo volere a tutti i costi far credere di essere una spanna sopra, togliersi il capriccio di decidere, ma vaffanculo, siete penosi, non riuscite davvero a vedere oltre, siete limitati e goffi, un aereo cade, che occasione mancata. Essere alcolizzati non è tanto difficile, per fortuna non è il mio caso, bevo solo in compagnia, di rado da solo come oggi, mi sento solo più disinibito, riesco a scrivere le parolacce, merda! Ho bisogno di qualcosa di dolce, mangio arancia candita e zuccata, pensare che da ragazzino le detestavo, si cambia, sì. Tra un pò scenderò a gettare la spazzatura, merda, il marciapiede sotto casa è invaso, non si riesce nemmeno più ad attraversare, vaffanculo ai politicanti di merda, vaffanculo al sindaco stronzo, vaffanculo a tutti.

31 maggio 2009

Il dubbio

Lei così avida e fornita, tale da dispensare agli altri, rinuncia una sola volta tra i tanti e colpisce chi meno ti aspetti, perchè mi domando, perchè ricordando i luoghi, sostando a quei tavolini dove lui beveva e fumava, sino all'esilio forzato, perchè tra i tanti lui? Abbandonato recita testuale, a fatica mi faccio largo tra le righe, per me il testo è difficile e l'intreccio tortuoso, non dispongo di tali conoscenze e cultura, sono un disperato che arranca, dibatto tra mille pensieri e mi agito, la memoria sempre più corta, dimentico luoghi, date, nomi, possiedo libri che credo non avere mai letto pur avendolo fatto, io sì sarei in qualche modo giustificato, non sono stato educato, non mi sono laureato, ho sempre fatto fatica e mi mancano le basi, le strutture elementari, leggo e piango, mi diverto e rido, e poi dimentico infelice, ma lei no, lei è quella che da i consigli, colei che presiede dall'alto della sua magnificenza, resto incredulo, sospettoso, si insinua in me il dubbio, vedo una crepa, la nota stonata, un segnale, nessuno è infallibile allora, me ne torno alle mie letture con "due soldi di dubbio e tre di coraggio".

26 maggio 2009

Un lento passaggio

Pausa, riflessioni, disagi e fastidi, a volte il tempo scorre inesorabile, altre sembra fermarsi, e quasi sempre quando il tempo sembra fermarsi vorresti invece galoppasse... e viceversa...
Le difficoltà della condivisione riaffermano, laddove ce ne fosse bisogno, il principio immarcescibile dell'autonomia, e ne confermano l'indispensabilità.
Non si tratta di mettere in discussione lo scambio, il gioco, il divertimento, no, gli spazi vitali che si restringono di fronte all'ineluttabile ha un che di invasivo e insopportabile, diviene un elemento devastante. Si parte a volte da un piccolo pretesto, una traccia e ci si pontifica sopra, diversamente parrebbe consigliabile documentarsi... le parole prendono forma, ma il disagio del tempo le rende vuote, inutili, spesso non serve spiegare, la storia si dipana da se, la lavanda germoglia sul mio balcone come le timide erezioni del mattino, avere tutto questo tempo a disposizione e sprecarlo diventa nauseabondo, poi come sempre la mente vaga e cerca una sua giustificazione, l'odore di bruciato mi riporta a considerare i cumuli di spazzatura che invadono il marciapiede sotto casa, l'aria si ammorba e il cavaliere impazza, c'è sicuramente un altro mondo possibile, sostenibile, condivisibile, sto per farmi vincere dalla depressione, non trovo altri argomenti nè motivazioni diverse, malinconia, tristezza, il già vissuto negli odori, nei sapori, il triste calice amaro che perpetua e infonde il disagio, lenta agonia, ennesimo balzello, continuo a sognare l'isola felice.

10 maggio 2009

Di quei capelli ribelli

Di quei capelli ribelli, il sorriso, e lo sguardo che si perde, improvvisamente mi sembra tutto chiaro, così definitivamente chiaro, è un lampo, e ne scrivo, penso e ripenso, aspetto.
Di un bellissimo libro e dei ricordi, tracimati nella pellicola che a piccoli sorsi sgorga dai miei occhi, del tempo e dell'animale morente, dell'ineluttabile che si riflette, senza possibilità di scampo, gli occhi umidi e il cuore accelerato, della morte e dell'amore, dell'amicizia relegata e bistrattata, dello sfogo finale, del martirio e del supplizio, del fondersi e confondersi, delle mie mele sbucciate e il caramello, delle mie mani inerti, di orgoglio e risentimento, della famiglia cancellata, di un dolore troppo a lungo celato, di misteri, falsi inganni, passeggiate nel silenzio della notte e tentativi abortiti, del ripetere affannoso e degli errori, la memoria che tradisce, l'abitudine che fallisce, mi muovo silenziosamente come se in casa ci fosse qualcuno, qualcuno che mi osserva, mi giudica e decide, il mio vissuto, il suo, linee che si intersecano, così vicine e così lontane, un grido di aiuto e di dolore, proseguo il mio cammino, vagante, assente, l'orlo del precipizio e la corda tesa, aspetto.
Il desiderio che fa a pugni con la realtà, inanimate figure agitano ancora i miei pensieri, del vino e del cotto, del pianto, presenzio alla morte, timidi sorrisi celano verità assordanti, mantello, cappello, geriatri e fornelli, folletti, capretti, insulsi reietti, la notte.
Solitudine, brandelli e mareggiate, sferzano il viso roventi gocce, al richiamo sordo, sospiri, traballa la scena tra quinte ondeggianti, muti suggeritori abbandonano il desco, attori, comparse inghiottiti dal nulla, spente le luci, cala il sipario.

22 aprile 2009

E' la solita minestra...

Di chitarre e classici, del virtuosismo e di sonore ronfate... Fisk, si vabbè e Paco Peña? Eppure così recitava il desk, di che pioggia e freddo in questo inverno rigido, ma non si era in primavera? Accuse, strali, Ferran e Bottura e il Blumenthal tacciati di impostura in danno alla salute, claro que sì, sovverte, avverte, minaccia e incalza l'infido Ducasse coi suoi ventisette ristoranti al mondo, giornalismo, con g piccola, molto piccola...
Di quel "primo e ultimo" che mi fa sorridere ancora, e citazioni e aforismi, e l'informazione? Scivola, sbanda, mostra quel che deve mostrare a seconda delle pressioni, passa la voglia anche di ascoltare... e questo è il punto, ci lavorano ai fianchi, instancabili, loro sì, noi si arranca, si perde terreno, ci si accontenta e non si gode, porta quel che porta, finànche il grande mago viene bacchettato... sciacquette, velette, vallette, mezzi busti, bellimbusti, mezze calzette, mezze penne, strascinati, trofie, cacio ai maccheroni, lividi e palloni... più che naufragar l'è un regredir, addetto, ha detto, reietto, nano, psico e nanetto, unico concetto, è l'italietta, stasera s'indigna, domani è già dimenticato, viva il menestrello del brodo riscaldato.

14 aprile 2009

Del progettare e fare...

Che più si va negli anni avanti e più ci si commuove di fronte ad avvenimenti che toccano le corde dei sentimenti, probabilmente è la considerazione dell'avvicinarsi del crepuscolo, è quanto visto in questi ultimi giorni... rimanda ad immagini che credo siano toccate a tutti via via nel corso degli anni, me ne accorgo guardando film anche di non grande levatura, le lacrime scendono sempre più spesso, non che sia cambiata la mia sensibilità, forse la consapevolezza di entrare comunque in una fase discendente, seppur tuttavia con grande animo per le tante cose da fare e progettare, che altrimenti cosa diventerebbe la vita?
Progetto e discerno, di rimpatriate, sortite, viaggi, quadri e sculture, di letture, acquisti, grandi cucinate, Filippo mi svela che il vecchio locale è chiuso da sedici mesi, accidenti, ed il nuovo aprirà a fine maggio... rinvieremo, e quel corso alla città del gusto? Napoli, Roma, eppure ho nostalgia del vecchio e delle sue piazzate e cazzate, Milano, quel polline che riempie la mia giacca, quel caldo asfissiante e il rumore del treno sulla testa, poi non ci sarà più tempo...
di quel librone che mia madre mi cede, era di mio nonno, dovrò restaurarlo, ma quanti ricordi di bambino e più dei disegni che delle parole... ho superato quel limite, c'era un pò d'angoscia, inevitabili i pensieri, zio Antonio e Linda, non saranno mai lievi, ciascuno di noi ricorderà a suo modo.
Anche la pasqua finalmente è andata, di una foto col mio amico abbracciati sul cofano di una grande macchina azzurra, ultimo ricordo di una gita fuori porta... che farei con una planetaria? pacojet, mi sono difeso in tanti anni, arreso di fronte alle meringhe, arriverà il mio piccolo chef da campo, pioggia e devastazione ancora, povere mie piante, derise e defraudate, Modena e Teresa, Torino e Paolo, leggo ancora di Bourdain, ma sono preso da Ferran, della mia zuppa inglese naufragata di una sonora abbuffata, non ce la faccio e non posso farmi carico di quel male, resto in disparte a pensare, del mio orso risvegliato e del favo agognato, delle mie corse in salita, Nobu, il vino, Lorenzo e dei miei nuovi bicchieri appesi, di un volo ormai già pieno, e di orizzonti lontani, degli auguri ricevuti e di quelli dimenticati, di attrazioni paventate e inutili traversate...
E mi confondo ancora e penso, e scivola sul fiume e rotola tra i campi, mangio la cioccolata e i taralli che non sono più quelli dei miei ricordi, e ancora m'indigno e ancora intollerante, vivo i miei giorni in maniera altalenante, che mio fratello me l'ha promesso, che andremo al cine ancora insieme, e ancora scrivo e a tratti canto, timido sole orso anche tu.

7 aprile 2009

Cinquanta e non sentirli...

Se non ci fossero le notizie drammatiche dell'Abruzzo, riuscirei a pensare con più serenità, davvero mi sento stupido a dover scrivere di me, dei miei cinquanta, niente bilanci, non è proprio il caso, qualche giorno di smarrimento, adesso guardo al futuro, titanio, fiamme, pinze, quasi quasi cambio mestiere... sorprese senza sorpresa per il semplice fatto che vivendo solo mi si doveva dire per forza... Massimo di nuovo in solitaria e di sfuggita, Tata mi aspetta sulla bici, Lorenzo inossidabile e ferrea amicizia, Peppe, Totò, Valerio, i punti fermi sono tanti, di chi vorrei e non posso, non ci sono giorni dimenticati e persone da dimenticare, sguardi perduti, parole bruciate, ancora voglia di fare, manifestare, sentire e partire.

30 marzo 2009

Di paventate sparizioni...

Solo non avevo voglia, nè sabato, nè ieri, primavera, anche troppa... scirocco, guardo le mani di mia madre, della fatica e del dolore, e mio padre ancora mi sorride, da tempo non si ricorda più di me, certo, so cos'è ma mi disorienta. Di risvegli lenti e lente metamorfosi, apprendo, mi si aspettava, se lo aspettavano, ma io non c'ero, nè sabato, nè domenica. Che mi si dica, che mi si chieda, che mi si lasci tranquillo, ho le mie idee, il mio da fare, la mia solitudine da coltivare.
Un piccolo tassello, un altro di quelli incomprensibili, mi nutro, attraverso l'oceano, torno indietro, piccole tappe, pause, riprendo a navigare, mi perdo tra effluvi e vapori, profumi e umori, non sono sveglio e lascio che i sogni agitino i miei pensieri.
Bagordi in solitaria, ferali notizie, tempeste annunciate, rilievi, opposizioni, emendamenti, farse.
Ho perso la pachamanca, di risate e prese in giro, fraintendimenti, di una domenica dovuta, di quello che dovrei e non faccio, dei sensi di colpa e dell'impossibilità di un aiuto concreto.
Ancora di ospedali, di notizie più lievi, non ho voglia di andare ma devo, proseguo lento nella riabilitazione, arriverà il sale, affumicato, rosa, nero...
la sconfitta sullo stesso piano, che sublime soddisfazione, i depistaggi, le intercettazioni, le variazioni e il coraggio di stupire e stupirsi, tra poco più di una settimana...

2 marzo 2009

Inverso

Di segno in segno, di parola in parola, di colpo il tempo sembra fermarsi, il vapore sale lento, i vetri si appannano, le ceramiche traslucide e scivolose, telefono, di parola in parola... sottocute come queste iniezioni a cui mi sottopongo tutte le sere, qualcosa ieri è andato storto, un piccolo rigonfiamento, bluastra la pelle, mi trascino stancamente, il divano, il letto, la scrivania, un bel sole ed io chiuso qui a marcire. Lei dice che questo gel farà effetto, dovrei smetterla di trangugiare dolciumi, verdure, si, il cavolfiore cambia colore, intenso, propenso, come i colori che spalmo, rimescolo, stravolgo. Un lavoro è un lavoro, uno svago è ben altro, un rimorso s'incastra, un rimpianto mi schianta, voci, sapori, di un tempo andato che di colpo ritorna, svanisce, s'infiamma, scompare, eco, ecco, secco, il no rimbomba dentro me, applausi e ricomincia il viaggio, è quell'azzurro che non riesco a ripetere, io fermo lì a guardare, non ci riesco, vive nell'unicità, irripetibile, non più emozioni, tace, disegno nell'aria con le mani, gli occhi chiusi, danzo, volteggio, schizzo, abozzo, mescolo e impasto, il sogno, i sogni, il cassetto resterà chiuso per sempre, mi rivedo correre a perdifiato per quel lungo corridoio, urlante e gemente, spaventato, timido ed emozionato, adesso corro all'inverso, le darò quel bacio, stavolta no, non fuggirò.

25 febbraio 2009

Un piccolo omaggio... (Bene, Francesco De Gregori)

Bene, se mi dici che ci trovi anche dei fiori in questa storia, sono tuoi
ma è inutile cercarmi sotto il tavolo,
ormai non ci sto più
ho preso qualche treno, o qualche nave,
o qualche sogno, qualche tempo fa
Ricordo che giocavo coi tuoi occhi nella stanza, e ti chiamavo mia,
ma inoltre la coperta all'uncinetto, c'era il soffio della tua pazzia
e allora la tua faccia vietnamita ricordava tutto quel che ho.
E adesso puoi richiuderti nel bagno a commentare le mie poesie
però stai attenta a tendermi la mano,
perché il braccio non lo voglio più
mia madre è sempre lì che si nasconde dietro i muri
e non si trova mai
e i fiori nella vasca sono tutto quel che resta e quel che manca,
tutto quel che hai
e puoi chiamarmi ancora amore mio
E qualche volta aspettami sul ponte, i miei amici sono tutti là
con lunghe sciarpe nere ed occhi chiari, hanno scelto la semplicità
se Luigi si sporge verso l'acqua sono solo fatti suoi
E ancora mille volte, mille anni, ci scommetto, mi ringrazierai
per quel sorriso ladro e per i giochi, i mille giochi che sapevi già
e ancora mi dirai che non vuoi essere cambiata, che ti piaci come sei
Però non mi confondere con niente e con nessuno, e vedrai...
niente e nessuno ti confonderà
nemmeno l'innocenza nei miei occhi, c'è nè già meno di ieri, ma che male c'è
le navi di Pierino erano carta di giornale, eppure vedi, sono andate via
magari dove tu volevi andare ed io non ti ho portato mai
ma puoi chiamarmi ancora amore mio

16 febbraio 2009

Solo flebili cicatrici

Non è una vera operazione in fondo, manca una settimana, domani Fossati, i capelli molto lunghi e il pizzetto curato, disidrosi, fa freddo, si, è finita la bombola, la stufa langue in un angolo dimenticata, ho chiamato, qualcuno arriverà... i broccoletti cuociono con gli strascinati, olio, niente peperoncino, un goccio di vino, giusto per... il maglioncino sembra adatto per una gita sulla neve, tra un poco non riuscirò nemmeno a digitare, il pargolo in Brasile al sole, bagnato dall'oceano a Praia do Flamengo, il countdown lo facciamo noi adesso... questo profumo riempie la casa, inebria, dormire diventa più facile... mal di testa, non si fa vivo nessuno, detesto queste attese, basterebbe richiamare... a volte gli anni che passano, la maturità, se proprio non ti rendono giustizia, quanto meno riescono a farti capire le cose, a dare la giusta connotazione, episodi inqualificabili del passato, subiti e mai accettati, di colpo divengono chiari, si trovano le motivazioni, le diversità, il senso di non appartenenza, le ideologie, gli studi, tutto diviene facile, chiaro, lapalissiano, e il passato scivola lentamente, rimargina la ferita, ti senti sereno.

11 febbraio 2009

Viaggio goloso e... lemming

A volte capitano dei momenti particolari, nella vita di ognuno di noi, nei quali si è costretti a scegliere qualcosa contro la nostra volontà... non possiamo dire no, anche se vorremmo... bevo il mio Shiarà del 2007, mi godo i filei ancora una volta, rantolo, gesticolo, m'affanno... non serve, ho già detto si, mi auguro solo di non dovermene pentire, ma è un qualcosa che si protrarrà nel tempo, damocle, perenne, quasi, avrei voglia di qualcosa di dolce, una fetta di sacher per esempio, uso l'immaginazione, la fantasia, trasformo, deformo, impasto, pastrocchio... non vivo più, questa è la realtà, la mia stufa adesso respira, almeno così spero, un brivido lungo la schiena, mi preparo la mia fetta sacher, biscottata, marmellata di albicocche e crema al cioccolato, ma prima la marmellata o prima il cioccolato? Nel frattempo ho verificato, il respiro viene dalla stufa... credevo fosse l'inquilino vaneggiato della mattina nella doccia, quello che inesorabilmente spinge il mio capo a picchiare sul muro... altra fetta, la prima è andata... e comunque, prima cioccolato, poi marmellata, accidenti il respiro è consistente, cosa vorrà dire? Ok, mi faccio la terza... ti pareva, la terza deflagra, impatta, imbratta, azz... unto, bisunto, maldestro, belsinistro e i ferri? Presto sanciranno il loro potere, trapano? Acc... dolore, fervore, tormento, lamento, ho già le stampelle, vi lascio, mi lascio, Charlotte mi aspetta ed anche il lemming.

9 febbraio 2009

Di quel segnale chiaro...

Piccoli sorsi, il mio infuso di limone e zenzero, piccoli morsi, lei viaggia tra i miei sogni, è un'eco di urlo disperato, è sirena, lampo, immagini violente e pianto, è la solitudine, lì da solo tra due pali, è guardare gli altri rincorrersi e menarsi, è la vita racchiusa in pochi istanti, lacrime e dolore, risa e rimpianti. Volge al termine un altro giorno, dovrò pensare ancora alla mia cena, quel libro che mi aspetta, una segreteria che lampeggia, il solito chiarore della stufa, il suo profumo, che lento prende a scorrere nelle mie vene, come linfa, nutrimento, panacea, ghigno beffardo, accesso, di tosse, rigurgito, reflusso, il mio corpo manda segnali, continuo a voltarmi da un'altra parte, non voglio guardare, oggi non piove, non è un caso... al tredici si resta al palo, e tutto intorno fluisce, di melodia e di canto, non importa davvero, che sia un minuto o un'ora, due uova al tegamino o trionfo di faraona su vellutata di lamponi e rape, io non immagino il futuro, rileggo quel che è stato, tremo, che mi senta piccolo indifeso e inerme o forte gladiatore, che mi si guardi con malizia o con timore e rispetto, quel che conta è l'amicizia, dubbi o certezze, al viso smunto pallide carezze, è la mia parte, è quello che mi spetta, l'inesistente copione della comparsa, il figurante ad ore, quello che forse attende un'unica occasione.

2 febbraio 2009

Viaggiare contromano...

Sbuffi, ribuffi, di contorsioni pasticciate, alkermes, odori, sapori, pare non ci sia altro, lamerica, quella di Obama, e poi Boston, quella terra non è la mia terra, io osservo, non perdo un battito, le sue ali, lei è così bella, radiohead, e intanto i quotidiani riprendono a macerare, sogno la prossima fuga, l'ennesimo ricordo rubato, volteggiano o no, spalanco le finestre, mi apro al mondo.
Ciambelle, ciambotta, rimbrotto, codardo, cobarde, che nesso ci sarà... intanto io aspetto, come sempre, i miei bicchieri tintinnano, soli, fame atavica, e questo vento così fastidioso, sento freddo, eppure ci saranno almeno diciotto gradi, le mie mani al microonde, la panna montante schizza dappertutto... chissà perchè tutte le cose finiscono in pochi minuti a fronte spesso di ore di lavoro... mousse al limone, lenzuolo alla milanese, tre sono le farine, nessuna del mio sacco, ascolto. Io vorrei soltanto potere parlare, dire semplicemente come stanno le cose, guardare il sole senza paura di bruciarmi.
Sono ancora preda dello sconforto, pochi attimi, poche ore, intanto il tempo passa, i miei capelli sempre più radi, la mia barba sempre più bianca, io sento, tra acufeni e riduzioni, sento ancora, mormorare, a tratti al mio cuore, come dire?
Osservo Charlotte, è così bella, così brava, mi lascia pensare. E ancora una volta è notte, guardo attraverso i vetri, la strada illuminata, lucida di pioggia, unica compagna la fiamma di una stufa quanto me. Vorrei sentire pulsare cuore e muscoli, calpestare la posticcia sintetica, provare ancora il brivido, chi non sa non capisce.
E' nella natura delle cose, la natura degli uomini, io viaggio ancora contromano e attendo sanzioni.

29 gennaio 2009

Cosa può un viaggio onirico...

Parliamo di cibo, di commistioni, di misture... le immagini scorrono e le lacrime scendono, Milk, Senegal e Siria, New York... San Francisco, Castro, di un altro in Cile... i sogni, non sono concessi a tutti i sogni... io bevo in solitudine, della mia follia d'amore non mi è dato di parlare, io sono un fantasma che si agita, il canovaccio, il braccio, umile comparsa del nulla, scamone, balsamico in gelatina al limone, maurigi, io sono colmo, e sono vivo, fior di sale, di quello che non posso e di quello che devo, tremano ancora le mie mani, delle comparse e delle scomparse... trangugio, m'ingozzo, m'abbuffo, manda, manda, mandarino, di quella cioccolata fine carica di odori densa di sapori, di scorza d'arancia e mandorle... e intanto intorno lacrime e lamenti, guerre e tormenti, del cacciatore e del ladro, della violenza sulle donne e dei bambini calpestati, orrore e morte, pianto, non una parola, nè un gesto, lui medita di comprare un'altra villa, io sono stanco.
Faccia, facce, delle vele rivolte verso prora, dell'angoscia che risale a prua, mi torna in mente Ioannina, la capitale dell'Epiro, il lago, il frappè di caffè, immonda porcheria... ma non ditelo... meteore, Delfi, la mia Grecia... faccio un salto nel blu, salto, Salta nord dell'Argentina e d'incanto torno allo scamone, Claudia, Juan Carlos... El Gaucho... Milano, accidenti ai mancati giorni, al vietnamita mai conosciuto... ostracismo, ostriche del Cile, il mio amico dorme, dov'è la casa del mio amico? Bodhi Dharma è partito per l'oriente, sud Corea, lentamente si scioglie la cioccolata, io non sono capace di urlare, voglio soltanto continuare a guardarti negli occhi, tenere le tue mani, lo so, lo so, non dire nulla.

20 gennaio 2009

Delle turbine e altre cose del mio cielo sereno e viaggi e altre stranezze

Le mani come sul piano, le mani imbrattate di colore, recito, la segreta bianco scende, infarino velocemente le malcapitate triglie... olio evo caldo, molto caldo, le giro, ed ecco la miscellanea, improvvisamente la cucina danza con me, le luci accecanti e le melodie narranti, aglio, cipolla, pochissimo pelato e poi pomodorini, cugini di pachino, sale, prezzemolo, sedano, saltano, sfrigolano, una lieve spruzzata di curry e poi la farina di pistacchi, grattugiato d'arancia, menta fresca e qualche foglia di basilico, danzo, col calice in mano mentre Obama giura fedeltà al suo popolo e al mondo, infine un tocco di prezzemolo ancora, non metto volutamente nè pepe nè peperoncino... amo guardarti in casa mia, perso come la tuma che al palato gioisce, fatto e maturo come un cocomero in settembre, disilluso, disingannato, inebriato nei profumi e angosciato al guardare il mondo, pane, miracolo di tutti i miei giorni, pane, il pesto e la pasta, mi pesto e m'impasto, m'impastoio, decanto, urlo, grido e canto, revisioni, motorizzazioni, angoscia... veleno, posto, ridesto, la mia bocca ti cerca avidamente, le mie mani come un cieco al nulla, fluttuano nel vento, mosche, mangio. Assaporo del guazzetto, mini guache, manca di sale, ma va bene così... di colori, odori e sapori, del pachino abbronzato al vino m'innamoro, che gusto sublime, un piccolo capolavoro, non sento le spine, pane, vino, due e poi? Mi fermerò... sono fermo da quattro mesi... narrami ancora delle tue valigie, del tuo calpesticcio e dei tuoi viaggi, dei resoconti e dei taccuini, dei pranzi saltati e delle tue brioche nel latte, del civo e l'olio... rispondimi, guardami, sorridimi ancora, di un cuore malandato e della cecità, bambini dilaniati, del sole lampeggiante, a ore, di sordidi lamenti e poi tormenti, "Or ecco, Ecco io non piango più, venne il dì nostro..." e di quel ragazzo tornato cavaliere e della di lui madre ormai morta... lacrime di un ragazzino perso nei sentimenti, lacrime di un uomo affacciato ai sentimenti. Sono il folle pasticcere del sublime, onore al vero nell'incanto del palato... sogno ad occhi aperti e il vino trasecola e perpetua. Piccoli piaceri mormorano, vorrei gridarlo e non si può, come le ciambelle calde nell'odore di pioggia alla vaniglia, i biscotti trafelati e trafugati di mia nonna nell'incommensurabile segreto di Pulcinella... giacerò soddisfatto, satollo e rinfrancato, solo, meditabondo, errante, e la pioggia ai vetri e al mare, con tutto il sapore, l'odore, e sempre quel gesto timido d'infante.

5 gennaio 2009

Non è mica un blog di cucina...

Si, lo so, un pò è l'invidia, un pò il non esserci, allora cucino... calamari, patate, sfumo nel vino, pelati, peperoncino e prezzemolo.

Sei nel trentesimo caro mio...

Depresso? Tu? I piruocchi ti rannu i tu... Accidenti, e i miei quasi cinquanta allora? Curry al pollo e basmati, letto di melanzane che sguazzano nella "norma"... peperoni e sausizza... financo er dolce comprato dalla sventola, e tua madre chiusa in cucina già da stamattina... non so del vino, immagino... scruto i tuoi occhi, con l'immaginazione certo, "gli farò una proposta che non potrà rifiutare" e "tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia..." vien via bischero costì, che sarai grullo per davvero? Al final ya està, yo solo sè que nada sè, e un biglietto per il Brasile a questo prezzo poi... quando qualcosa ci fa soffrire cerchiamo anche inconsciamente di allontanarlo, ma la realtà regna sovrana, non si sfugge a nulla, pesto e rimesto. Il pulcino è una presenza importante, decisiva, se ne patisce l'assenza... la ruota gira, a volte per lungo tempo sempre nella stessa direzione... però chissà...
Un augurio sincero, per il ventinovesimo, per il duemilanove, per le speranze e le aspettative... Ti voglio bene.