16 dicembre 2011

Ma ci sentite da lì?

Un bel calice raccoglie gocce intense di rubino, la lotta impari sfinisce, lenisce i dolori la parola, anche quando le librerie si stancano e negano la visuale, fragile, cartilagine, e quelle verdure biologiche, non dovrei bere se poi le parole scivolano, lenzuola, cuscini, tra due mesi dovrò cambiare, almeno, il ferro da stiro e la lavatrice, grondano, rimbombano, suadenti, accecanti, le parole, il bisogno delle parole, come se fosse, il vino ritempra, sento il calore, tale, quale, calci, calcio, vinco, pensieri e parole, solfeggio, fraseggio, memorie più grandi, la foto, quella del mio ultimo anno, la foto di gruppo, un gruppo nutrito, due, bevo e iatale, ferale, letale, il parassita morde, non demorde, concorde, litanie, nostalgie, come dire, invertire, un lampo, un fuoco e poi la notte scende, il sonno, la ragione e i mostri, come poter dire, come poter fare, scatole, pentole, due uova al tegamino, meglio un branzino, la pasta al sugo, ecco, di quattro cose imparate e la mia cena solitaria, di mille sensazioni, la macchina lontana, camminare, volteggiare, roteare, il pulsante a destra e la testa nel forno, di farine, di cereali, integrali, manuali, grido, il più bello spettacolo prima del week-end, ho voglia di abbracciare mio figlio, il mio nipotino, il desiderio di quei soli legami, e quei miei amici, due o tre, parole spese, e quei gesti che non si vorrebbe dimenticare, e l'esigenza di dire, confermare, dimostrare, nel frattempo i bambini dormono, i calici si vuotano, tiro le mie pietre e sembra immenso quel deserto, passa lento, freddo, alle ossa, alle mani, segni, spazzatura, plastica, e ancora lavatrice, e gli italiani d'argentina, ma ci sentite da lì?

15 dicembre 2011

Viaggi nella mente...

Alejandro, racconti e favole, apologhi... tutti belli diritti i piatti si fanno compagnia tra le carte e il buio di una grande scatola, forchette e coltelli si alternano e vigilano silenziosi... volute di fumo per l'ultima volta al soffitto rosso che già di un colore più vivido e lucente, è ancora lì la casa del mio amico, per qualche giorno ancora, e il ricordo del pesce fritto inaugurale e delle risa e dei pianti e dei soliti cinque minuti e non di più di chicche regalate a noi profani, forse davvero poche cose contano nella vita... qualche litigio, a volte, ma le risate liberatorie e i pasti consumati insieme ai calici di vino non si dimenticano, si vacilla ma non si cede. Inception era il titolo che mi mancava, accidenti alla memoria, più o meno la trama era quella, il viaggio nella mente...

14 dicembre 2011

Stasera si recita a soggetto

Il solito mal di testa, i postumi da solfiti tra i bicchieri avvolti sempre nelle stesse notizie e le scatole che arrivano quasi al soffitto, "dov'è la casa del mio amico?"... ma è un bel parlare, sono racconti e risa, rivendicazioni e analisi della situazione attuale, ci vorrebbe un mitra, altroché... perchè mai la crema di ricotta si è modificata diventando liquida? Dove sarà l'errore?... il segnale acustico arriva inatteso e sorprende piacevolmente, immagini si sovrappongono lasciando un sorriso... dietro le quinte non ci sono tremori, ci si ripete il copione e si analizzano le parti, mi è toccata in sorte la stessa, conosco le battute a memoria, ma stavolta credo che reciterò a soggetto, andrò un po' a braccio, improvvisando, rispondendo a tono alle battute altrui e cercando, per quanto possibile, di rendere un'ottima interpretazione e non deludere nessuno, intanto le figure si ripetono come le notizie e ci avvolgeremo i piatti, sperando che nessuno vada in frantumi.

13 dicembre 2011

Cuccìa

E' così che va per il momento, il cibo mi lega alle sensazioni, alle emozioni, il vapore che si spande per la cucina, il calore della pentola avvolta nella coperta, il grano tenero gonfio di acqua attende di tuffarsi nella ricotta dolce e i pensieri scivolano, come le luci che piano piano prendono vita nella strada e ci regalano i nostri visi stupefatti, le mani, la voce, l'abbraccio, le lacrime, la disperazione, non saprei come dire, come spiegare, le paure, i timori, non sappiamo nulla, non sapremo nulla, la vita scorre neanche tanto lenta e ci specchiamo nel viso dei bambini ed è tutto irrimediabilmente perduto, senza appelli, senza nuove possibilità, era una sola la vita e ce la siamo giocata, potremmo sperare in tempi supplementari, ma sono un'utopia e verremo comunque gelati dal golden gol, e allora non facciamo che prenderci in giro, piccole manovre destabilizzanti, spandiamo del fumo cercando conferme che poi a volte neanche arrivano, com'è difficile cercare le parole per spiegare qualcosa che non possiamo dire apertamente, per evitare che si fraintenda o che ci si senta coinvolti a torto, giriamo tra le parole, piccoli sotterfugi, escamotage, poi la vita prende il sopravvento e ci lascia senza parole.

11 dicembre 2011

La luce dall'alto

E' la luce dall'alto che cade a pioggia, la mano che cerca di schermare le lacrime che non scendono, il buio e il silenzio, la pioggia che non arriva e il termometro che sale, tira un'aria strana, pervasa di emozioni, rituali mistici, il profumo del pane nero ancora addosso e la mano alla bocca, di che cosa parliamo, la voce irreale, la musica e il cellulare, occhi nel buio, quella profonda tristezza celata che vuole comunicare e non trova le parole, i chiari segni di una condizione, di un'altra vita, scenari si moltiplicano con un unico finale, restiamo ancorati ai sogni, tremori, tepori, ci sarebbe da dire, ci sarebbe da fare, quello che vorrei dire, quello che vorrei fare, le luci si dissolvono lentamente e diventano un ricordo, cammino non voltandomi indietro e rifletto, la ceramica resta avvolta di una patina che non và via, ostinatamente provo a graffiarla ma non cede, consumo il mio pasto leggero e spengo le luci, nessuna parola, pensieri, mi rituffo nelle atmosfere di Baires cercando conforto, lunghi giorni, lunghe notti, attese e poi chissà.

28 novembre 2011

Sensazioni

La radio gracchia a tratti, il segnale si perde e non mi resta che attendere, rivedo il cesto in alto, le righe bianche sul pallone arancio e lui sudatissimo che si affanna con criterio, l'incognita dei pomeriggi perduti nelle mie fantasie, un campetto da tennis, l'erba spelacchiata o le lezioni di pianoforte rinfacciate, se avessi avuto il tempo la sua grafia sarebbe migliorata... solo colpe, distrazioni imperdonabili, dei suoi pianti nascosti e le difficoltà, non esito mai un istante forse per recuperare o perchè non so fare altrimenti, non un perdono tardivo... e torno indietro nel tempo e il giradischi è come la mia radio e lui ha qualche anno più di me lo guardo con stupore quando mi dice che se ho bisogno di ragazze basta chiedere, cazzo ho solo quattordici anni e il latte bagna ancora le mie labbra, che di anni ne sarebbero passati tanti a parte Agnese e le sue false magie... vispe e pimpanti sui tacchi a spillo non assomigliano lontanamente alle ragazzine dei miei tempi, al massimo un cinema pomeridiano e niente social network o iPhone, e il linguaggio scurrile e la poca educazione... ma quando arriva un grazie sentito mi ricredo e sono fuori del palasport di una piccolissima città di provincia e aspetto, o forse sono sugli spalti, o forse anche questa volta sono arrivato in ritardo, la cooperativa, il lavoro, i turni massacranti, volevo esserci, c'ero, ci sarò... avrei voluto, sperato che mi dicessi, mi spiegassi tutto già l'anno scorso papà, ormai... e come sono le donne, come si fa con le donne, io non credo di saperlo ma tu cerca di essere rispettoso...

9 novembre 2011

Dai ricordi degli altri

Certe volte basta un piccolo pretesto, Soriano e i suoi ricordi lo sono, che peccato averlo perduto alla stessa età che avrò io tra cinque mesi... la scrittura tremolante sulla busta ci fa quasi litigare, ma è l'ubicazione che reputo errata... la vedo sempre più piccola, si va rimpicciolendo e non trovo pace, energica è energica, ma ogni giorno un po' meno, dice che cercherà altre lettere e allora mi dimostrerà che ho torto e lo dice con un tono astioso come chi non accetta critiche specialmente quando è convinto di essere nel giusto, del resto sono anch'io così... ma stavolta non ho dubbi, mi chiedo perchè a volte mi ostino, che senso ha? dovrei lasciare perdere, lei non lo merita, forse cerco di autoconvincermi che è sempre la stessa, che mi darà filo da torcere, che dovrò combattere il suo forte carattere... ma sono passati quei tempi, i miei capelli ormai radi lo testimoniano e non sono più quel ragazzo difficile e ribelle... lo sento quando cerca il mio braccio nel cammino, quando quasi si lascia guidare, quando devo quasi urlare per farmi sentire, lo vedo nei suoi occhi dolci che ogni volta mi ringraziano ed è inutile ripeterle che non deve farlo mai, ma lei è così, com'è inutile ripeterle di chiamarmi in qualsiasi momento e per qualsiasi bisogno, so che non lo farà, che è convinta di disturbare, che ognuno ha la sua vita e il diritto di viversela al meglio che può, non posso convincerla che le nostre vite non sono disgiunte e non posso dirle che vivo la mia in costante apprensione e il pensiero sempre rivolto a loro, qualcuno mi ripete che è così che va la vita... sì, è così che vanno le cose ma forse non per tutti... e di certo non con la loro immensa umiltà e l'immarcescibile dignità.

4 novembre 2011

Risvolti gratìn

Carapaci in solanaceae ammiccanti finocchietto, tra gli strati rosso verde e nuvole granose, la quenelle in quiche di tuberi e panzanella, mozzarella, di piccole carrozze e mousse di fichi in granella di crudo, muffin grondanti gorgonzola e melanzane al fillo, cilindretti di frittata in risvolti gratìn tra fusioni di emmental, riduzioni e spume. Pastosi bordi arricciati ripieni di creme melongene e ragù di pescato fresco, basilico e agli trattati in fumetti crepitanti timo e rosmarino, vapori madre e gonfiori, dinoccolati vitelli macerati e salse di zenzero, minuscoli frattali in prugne e uva, oasi goderecce in triti grossolani e fagiolini vaporizzati. Cascate al cardamomo e tuffi al cioccolato d'india, tepori e nebbioli, dolcetti e frutti, di bagne e creme, pistacchi, mandorle, farcie di ricotte al rum, ganache, pause, silenzi.

31 ottobre 2011

Il resto dei giorni

E' strano che nessuno ancora ci abbia pensato, una tessera tipo abbonamento, magari a punti, che ti dia dei benefit, magari per entrare prima, magari in funzione dell'età... niente di tutto questo invece, il pronto soccorso è sempre peggio e ogni volta tocca passarci sempre più ore... il lievitato lievitava alitando aromi, l'informe massa giace sperduta nei meandri forneschi, abbandonata a se stessa, orfana di madre in pasta e senza futuro... resterà il dubbio, aver fatto bene, aver fatto male... la macchinetta dell'ufficio se ne fotte e il tè risulta dimezzato, insapore, incolore, imbevibile alla vita e senza odore, accanto a me Jessica prorompe silicone e tumefazioni, scarpe improponibili e minigonna fuori tempo massimo, cerca l'acqua tra le merendine, la indirizzo all'altra macchinetta, se ne va trionfante con in mano l'unica cosa naturale... "chi si ferma è perduto" motto fascista del cazzo, chi si ferma ha finito la benzina, ha perso l'entusiasmo, ha smarrito l'amore, ma non è mai perduto e riparte sempre. La barba incolta che gli cresce a tempo di record, un affronto per lui che la faceva tutti i giorni, devo impegnarmi di più, essere ancora più presente, più efficiente... affonda le sue fette biscottate nel latte scremato, accenna un sorriso e mi perdo nelle lacrime dei suoi occhi velati, le nocche come nodi di radici e le vene azzurre, la flebile voce che mi ripete: tu mi conosci? Tu mi conosci? Sì papà, io ti conosco, da quando viaggiavamo insieme e attraversavamo le regioni, i valichi e il tempo, quando ti addormentavi e mi lasciavi guidare, quando m'insegnavi l'umiltà e il sottoporsi ad angherie gratuite che alla fine ci donavano il frutto del sudato lavoro, da quando litigavamo parlando di politica, e prima ancora quando nei miei malesseri giovanili ti costringevo a sviscerare la tua vita per trovare il senso del presente e rifugiarmi a piangere sotto le coperte, è l'eterno magone, il senso di impotenza, l'inutilità che accompagnerà il resto dei tuoi e dei miei giorni.

14 ottobre 2011

Ci sono giorni

Il sole caldo al parabrezza e l'auto va, ripenso alla foto di Cinzia, vorrei averla scattata io, le mani ai riccioli vorrei come quando piccolo cercava la mia protezione, ma dividiamo un piccolo viaggio e da tempo non succedeva, avrei pensato ad amici e invece il prescelto sono io, niente caffè che non possiamo e il giallo accecante ci illumina, trascorrono le ore leggere, cibi strani e carrelli strapieni, questo sì, quello no, non esageriamo... esageriamo alla fine, ma era previsto. Il cristallo non regge e la batteria si dimentica la sua funzione, l'ebrezza dell'auto a due metri dal suolo e le curve da autodromo, il sole si spegne sulle strisce di neve che scendono dall'Etna, per i jeans vedremo un'altra volta che si è fatto tardi e si deve rientrare, scivola via il giorno stanco come noi e le piccole noie, era tanto tempo e vorrei scriverne e parlarne, e delle cose perdute e dei momenti andati e del mio silenzio, dei riccioli di Diego e dei suoi e delle mani di mio padre e lo sguardo severo di mia madre e dei calci al pallone e mio fratello con la divisa straripante e il fucile a piombini e il rimbalzo sul piede di mia sorella, e che non basterebbero le parole o i fogli e di questa musica struggente e della vita che scorre e del dolore e del mare negato per tutta l'estate e dell'inutilità, della luce diffusa sulle pagine di un libro e di una canzone nuova.

3 ottobre 2011

Dietro le case...

Lì si aggirano i lupi nella notte ubriachi, colmi di vino eppure vigili, attenti al dettaglio, al minimo segno, non ci meraviglia, non ci stupisce, semmai poveri di idee e nessuna intraprendenza, lasciano però che tutto scorra, a volte ignari inconsapevoli ma quasi sempre perfettamente consci, loro sono così è perfettamente inutile cercare di indurli all'azione sincronizzata, agiscono per istinto e non tornano mai nello stesso luogo.

11 settembre 2011

Finestre chiuse

La luce dei neon incornicia le figure che piano si dissolvono nel vento delle pale al soffitto, frastuono, mille voci che si uniscono, risa, urla, i bambini... c'è una certa tensione nell'aria e si coglie nei volti del maresciallo sempre gentile, si coglie anche nelle parole di Rino, la pancia prominente e la camicia alla coreana, come le gomme che fin qui ci hanno guidato, dicono le monti la mercedes sulle macchine di serie... fa caldo, ma un caldo che io non posso lontanamente immaginare, oltretutto adesso il trend induce alla depilazione, sopracciglia, petto, gambe, poi il barbiere con forbici e macchinetta ti regala, si fa per dire, un taglio ultimo grido, e tutti ad imitarsi e cercare di colpire, fino a coinvolgere anche l'ultimo arrivato, un settantenne incredulo che si guarda intorno smarrito, dice sì, se devo lo farò, è solo grazie a Rino che viene lasciato fuori dal gioco. Quando viene fuori il sangue è più difficile sostenere di non avere visto, la stanza è piccola, le finestre chiuse ma non si può non vedere, devi decidere e in fretta da che parte stare, e comunque sai già che sarà in ogni caso dalla parte sbagliata, allora non c'è scampo e la fiducia guadagnata i mesi trascorsi ti ripiombano sulle spalle, sembra che il tempo non passi mai, arriverà il lavoro, certo, arriveranno i cambi, spegneremo insieme la candelina e sembrerà tutto come prima, ma la vita segue il suo cammino e se ne fotte.

31 agosto 2011

Ed è subito cena

La ricotta si rifugia in un guscio di melanzane prima di tuffarsi nel sugo denso, piccole barchette callose si celano in alluminio grondanti spezie e verdure a tocchetti, la ciotola gelata e la farina di riso non sortiscono l'effetto sperato, tristemente il calamaro fatto a pezzi reclama impanature classiche, scorre lento il vino bianco come il ben più noto placido, il rosso intenso dell'anguria si fa largo tra polveri di cannella e farine di pistacchio ed è subito cena.

23 agosto 2011

Zuava

La cordicella d'un tratto tesa e la voce che va via, un lungo solco rosso alla gola e nevralgie. I calzettoni al ginocchio e gli zuava, cos'era il bastone ingoiato non capivo ma il mio sguardo si soffermava dove ancora a distanza di quarant'anni, e poterne parlare comunque. E più indietro di correzioni forzate e rifiuti, delusioni cocenti di bambino, il passato a volte ti ritrova inaspettatamente rievocando disagi. 

23 luglio 2011

Tanto loro sono sempre lì...

Il sudore gela alla schiena, maciniamo chilometri con il sole che cuoce anche il metallo, il caffè dell'autogrill colora le budella, l'ammiccante insegna gialloblu ci guarda scivolare di fianco, la prossima volta... la luce arrotonda il barocco e un fresco venticello accarezza la stanchezza, vociare e frastuoni, modelli e orpelli, quel brigadiere sembra un generale, è deciso, anche gentile, controlla, ordina, decide, inflessibile e giusto... la luce si diffonde sulle panche e le teste, bambini piangono e giocano, la stradina raccoglie cicche e cartacce, l'antico monastero lo si riconosce soltanto nella facciata, altri usi e abusi, la ragazza del bar ostenta procacità e serve un pessimo caffè, attese, lungaggini burocratiche, scontate... riti, triti, il sonno colpisce inevitabile... immagini si susseguono frenetiche, giudici, avvocati, testimoni, pentiti, accuse, difese, sentenze, sudore, l'ennesima ferita alla lingua, sapore di sangue, archi e colonne, il vento, le carte, odore di cibo, file interminabili, attese... il ventilatore alla schiena rimanda dolori, nessuna pellicola testimonia la realtà, la distinzione si vede nelle calzature, portano tutti scarpe da running indifferentemente al gel o ad aria... di colpo trascinati in un reality involontario si ascolta in silenzio, carpire di sguardi, una parola e un'altra, descrizioni, precisazioni, spiegazioni, tentiamo di capire quale sia l'ingranaggio che sempre oliato ed efficiente consente al meccanismo di non incepparsi mai, una vetrata infranta che riporta alla vita, ma dura troppo poco, si riprende il tran tran quotidiano, tra una caffettiera che stronca le pieghe e un improbabile e improvvisato forno che ridona un sentore di patate, le sigarette e la spesa, la fòrmica modellata taglientissima, l'assurda beffarda richiesta di un satellitare e ancora quella di un condizionatore, le bolle e il caldo, restauro di mobili, la carta vetrata e lo spirito e piastrella, il rito, le merendine o le patatine, l'acqua ghiacciata, il caffè nel thermos, qualcuno aspetta ancora, qualche altro è già andato via, un altro ancora non ha voluto aspettare e ha preferito una corda improvvisata... giorni, mesi, anni, speranze, impareranno a cucinare, la comunicazione che c'è stato un taglio, premio alla bontà... di bambini che nascono, di ragazze che crescono, di errori che si pagano, di una foto mendicata, una lettera mai arrivata, il tavolo di marmo e lo sgabello sagomato in legno, l'ultima goccia di caffè e l'arrivederci, tanto loro sono sempre lì.

20 luglio 2011

Ah Sudamerica

Non c'è niente da spiegare, si palesa come il mal d'Africa o la saudade, si annida nell'afa che ti attanaglia, mentre stai seduto sul bordo di una strada e contempli il cielo improvvisamente buio e assapori il successivo repentino scroscio impetuoso che altrettanto repentinamente sparisce nel nulla lasciandoti grondante a respirare umidità, ti circonda nelle sensazioni di un bagno pubblico che frequenti giornalmente e ti basta oltrepassarne la soglia per ritrovarti oltreoceano, sensazioni, ricordi, e nostalgie, momenti sudamericani, le strade polverose e i deserti di sale, i laghi e i ghiacciai, le cascate e i geyser, i mercati popolari, le facce delle persone... a volte sono odori, altre volte immagini, d'improvviso è il passato, infanzia, adolescenza, non c'è mai niente di risolto, e si vorrebbe ricominciare, tornare indietro, mettere a posto tasselli... perfino alcuni scali nazionali, che in altri momenti eviteresti come la peste, suscitano il ricordo e il piacere del viaggio, non si può spiegare... la turbolenza e la paura, la barriera corallina e gli squali, il cibo creollo, il porcau di Rio e l'empanada di Salta, a volte è copioso sudore, altre volte musiche e brezza marina, gli italiani dimentichi e l'Italia da dimenticare, la lingua mutante, bettole e cementerios, non si può dire, come la bellezza di Bernardo che non è solo quella esteriore, non si può spiegare, è il terrore muto nella miniera e il panico sulla teleferica, è l'odore dei Maya e il suono degli Incas, è l'immagine precolombiana e la catena di Sanborns mexicanos... è la fiesta patria peruviana con i bambini in uniforme e l'apparente silenzio del Perito Moreno, è il mio sole mediterraneo sul viso e il firmamento cileno nel cuore, sono cose che non si possono raccontare, è sangue che scorre, è acqua e sogni, paura e desideri... "E i ballerini aspettano su una gamba l’ultima carità di un’altra rumba…"

13 luglio 2011

Saudade

Mauritius, le isole e il facile e banale accostamento al nome... Claude che avrà avuto trent'anni allora e occupava la stanzetta che era stata del pittore che a volte sbirciavo, lui sapeva che stavo lì a guardarlo, mi lasciava fare... lui non c'è più, mi ricordo un cavallo, l'inchiostro nero veloce e la folta criniera... e le cartoline della città che riproducevano vicoli e strade che Claude non aveva mai visto, voleva che le acquistassi per poterle spedire ai suoi figli... non so che fine abbia fatto, probabilmente sarà tornato al suo paese, alle sue belle isole... ai suoi figli, o forse ai nipoti... Avô, in un filo di voce, Tap, Lisbona, Bahia. Saudade, la vita che scorre, i riccioli di Diego, le manine sulla barba, ansie e paure riemerse dal passato, l'odore del latte in polvere e il bavaglino bagnato, le foto e la prossima volta magari già camminerà...
nessuna risposta e mi toccherà ricorrere al garante, magari prima un sollecito, pensavo fosse più facile reclamare un diritto e sancire un distacco... "gli aerei stanno al cielo, come le navi al mare..." in Italia non è proprio così... tira forte un bel caldo di luglio, il ricordo dei viaggi, le piante che seccano e la pelle brunita, il sudore che scende e il timore che prende...

19 giugno 2011

Baptism...

Il vento sale quando le parole diventano più frammentate e la gente stanca, la camicina aperta sul petto e tutta la fantasia di un olio miracoloso... meglio, molto meglio un buon extravergine... certo, liquidare il tutto affermando di trovarsi di fronte a un mistero è molto facile. Stupisce semmai il ragazzino zelante che rimbrotta la folla preso dal suo ruolo, tornano sempre in mente quelle parole, era un cretino... il vecchio prete che si mangia le parole e sembra la parodia di se stesso incita il pargolo e i genitori a tornare in Brasile... in breve saturi delle cazzate che spara cerchiamo rifugio sotto gli alberi, i cori strazianti di un improbabile improvvisato Ray Charles accompagnato da un'altrettanto improbabile Diana Krall sono la ciliegina sulla torta, ma per fortuna non è lì la festa...
L'ennesimo tentativo di denigrare punzecchiando non sortisce l'effetto, e l'educazione impone ch'io non risponda, tutto termina lì dove nasce, per quanto la vecchia stronza una rispostaccia l'avrebbe meritata... Ma che importa quando gli occhi di Diego sprizzano allegria e vitalità? Il fumo ci avvolge e il cibo ci sovrasta, birra e vino e trionfi caserecci, un pomeriggio in allegria condito da sfavillanti piume e copricapi audaci in perfetto stile da sambodromo, le accattivanti ballerine rischiano di provocare infarti... si ride di gusto e tutto questo Diego non lo sa... gioie e dolori di una festa voluta, inutile adesso ricercare le motivazioni... l'accento va posto al contrario sul riavvicinamento condito in salsa di gamberoni e succolenta picanha. Todo cambia.

2 giugno 2011

Ripetizioni...

Acqua e ponti in vicinanza, solo un ricordo, caldo afoso, ridicolo, di giubbotti e felpe, chilometri, polvere, il ragazzo è peggiorato non vuole contravvenire alle regole, non si fermerà, ma parla tutto il tempo con una tipa strana che sembra una prostituta, non si potrebbe, lei sì l'accompagnerà, probabilmente ha fatto un test... ci tocca scendere prima e cambiare, stronzo, inutile sforzarsi e ostentare una lingua che non gli appartiene, è meridionale come noi anche se ne dice peste e corna... attese, trepidazione, paura, si dissolve, abbraccio, buffetti alle guance, hanno di nuovo sbagliato, è diventata la regola si direbbe... uno scherzo che brucia qualche anno di vita e tra l'altro anche milleuri... la carriera... gliela stroncherei la carriera, meriterebbe che l'aspettassi fuori, se solo ne fossi capace... andiamo giù di spritz e ancora, ridiamo di Rocco e pensiamo al futuro, sveglie dimenticate, gloria all'elettronica, ancora viaggi, Gant sembra più vecchio e rincoglionito, arraffa venti euro in fretta e scappa via nella notte, silenzio e militari, infine il pullman arriva, ancora aerei, ritardi, sudore, attese, la maglia recita I love Rome per la felicità collezionista martinesca, il silenzio perduto, il riposo andato, nuovi volti in attesa e tracimazioni annunciate... c'è un reso da effettuare e i biscotti da infornare, a tratti lei non mi sente, i giorni incidono inevitabilmente, adesso lui indossa le maniche corte e osserva il tempo che si è fermato, un velo inesplicabile, insormontabile, ma lei è tenace e audace. Di festeggiamenti al pane, di birra e miele, tentativi solitari, ricorsi, il gentile maresciallo e Carla Vaquero giace senza vita, "digli che almeno mi parli" agghiacciante e vero. Si ricomincia, ancora, eco lontana di sillabe sconosciute, se non c'è un bisogno immediato tutto tace, le parole incidono il viso, lo incorniciano per sempre, il dolore dell'assenza si cicatrizza in un lampo, la lista si allunga e gli anni diminuiscono, senza tempo, nessuna possibilità, ma non importa, il sacco dell'indifferenziata nello sguardo indifferente, recita la segreteria muta, non si scompone e non osserverà composizioni...

5 maggio 2011

Quei quattro...

Di che sorriso, e il pugnetto stringe, elastico al cuore, occhietti vispi e linguetta audace, che non stia fermo un secondo nella sua bellezza ma tranquillo, docile, di genitori assai più scaltri, e non si smetterebbe di guardarlo, baciarlo, coccolarlo, esagerando magari, ma non si può spiegare, non si possono spiegare analogie e contrasti, tuffo al cuore e nel passato, che sia l'odore accattivante del bimbo o i peti maleodoranti, il gioco della vita dal pannolino al pannolone... incontro di generazioni, uguale sguardo, stesse mani. E' tenerezza e commozione, sono lacrime e parole, attese, desideri, incontri, è svoltare nel cammino, passare le consegne, anche un po' rivalsa o almeno comprensione, del fluire veloce del biberon o del semolino appiccicato sul grembiule, da una logica assistenza ad un'altra ugualmente necessaria, il gioco delle parti, l'alternanza nel tempo, il cucciolo d'uomo scioglie in lacrime la vecchia quercia, si osserva silenziosi, groppo in gola e sguardi d'intesa.

Era un cretino...

E' innegabile, ognuno sentendosi nel giusto difende a spada tratta le proprie opinioni, e ci mancherebbe. Il rispetto viene meno di fronte a posizioni molto estreme, o integraliste... è un boomerang, coloro che pretendono rispetto a volte non ne hanno per nessuno, vale anche per me, non ho rispetto delle religioni, dei credenti, del clero, dei fascisti, dei violenti, degli stupratori, del berlusca e dei suoi accoliti, una lista infinita che alla fine comprende anche cose più stupide e inutili... ma se mi si dice che devo morire perchè devo accollarmi una decisione imposta dall'alto e non ho alternative, e me lo dice uno che si reputa cristiano e cattolico, posso solo annoverarlo tra le schiere dei preti pedofili. Del resto, a quel che leggo, cretino deriva da cristiano (attraverso il francese crétin, da chrétien)...

10 marzo 2011

Di associazioni...

Sarà lecita la lecitina? intanto provo a pensare, schiuma di caffè, o aria che dir si voglia, sul cubo al quadrato di effluvi animali, il cerchio si stringe e stinge al sapore di vino ridotto in caramello, sull'aria volteggia qualcosa che non riconosco, odore e sapore, che sia pepe verde o rosa in sale affumicato e trionfo tonfo di spaghetti di patate fritte senza olio, di associazioni dicevo, di rivisitazioni e sconvolgimenti, gelato al gusto di champignon e bruciatura di sale, confondo tempi, usanze e stravaganze, lancio ipotesi, azzardo incontri, misture, missaggi, assaggi, gorgheggi, fraseggi. Scivolo sul classico, guadagno posizioni, ribalto previsioni, ecco, tutto tace, luci soffuse e musica in sottofondo, poi flash, sussulti e insulti, mugugni e pugni, infine sorrisi, ammiccamenti, pacche e tacche, sia meglio lessare, arrostire o brasare?

8 marzo 2011

La voce flebile e inutile

Di che spiegazioni, motivi, i giorni urlano nel silenzio, forse si dovrebbe provare, forse... società piccola, di miserie e frustrazioni, di abusi e soprusi, raramente scatti d'ira involontari e necessari, forse più a se stessi, scelte decise, fuori dal coro, di quelli che l'italietta non fa per loro, che si debba partecipare al reality infinito dove sta scritto? E' il rifiuto dell'omologazione, ma se rispetti il turno sei un "pinnolone", l'italia dei furbetti prospera, c'è chi per fortuna continua a non accettarlo, constatare comportamenti diversi tra chi è parte della propria vita e anzi deride, fa male e lascia interdetti. E' proprio questione di scelte, si sale sul carro del vincitore e si sfruttano i benefici, dei quali a lungo andare ci si dovrebbe anche vergognare, ma chi è in stretti rapporti lo ritiene cosa naturale, ci si stupisce semmai per quelli a rimorchio... professioni alterate regalano scosse e disastri, qual è la cosa giusta? Ritirarsi a vita privata? Continuare a combattere?... il tempo continua a fluire, inesorabile, quelle levate di scudo sempre più rare e la voce flebile e inutile. 

9 febbraio 2011

Quest'anno la maratona

Le pagine, i risvolti, le parole, il gusto, le sensazioni, e le immagini affiancate alle parole, necessità, bisogno di nutrimento, desideri e ancora ipotetici viaggi, maledetto denaro. Voragini voraci veraci verità, tiepidi sussulti, improbabili schermi luci e colori, versioni sceneggiate, altri anni, prime linee, Konigsberg incontri e sogni, regali discorsi,  made in Dagenham alla faccia degli improponibili titoli inglesi scritti da un italiano... chi è preposto al cambio? chi sarà l'incaricato che secerne nefandezze?
Specchiarsi, sereni, raffreddati, perenni rumori, il frigo piange disperato e il micronde ha smesso di girare, ferma come un vecchio treno in disuso la sig.ra Ken attende il rilancio, neanche manfrotto, o il trucido, tutto tace, venti gelidi e gocce alle scale, i misteri tecnologici di un impianto sconosciuto, ma il tepore è assicurato e l'inverno quasi andato, mitica zolla stupida tolla, il mancino non sa battere eppure guarda che bel fuoricampo... lasciamo andare le gambe e raccogliamo il fiato, il senso di appartenenza, di unico e grande, sì anche qualche dolore cervicale, fa parte del gioco e degli anni, ma proseguiamo sicuri, a tratti risa, a tratti smorfie di stanchezza, quest'anno la maratona.

23 dicembre 2010

Non ricordo...

Criteri, dei desideri, che le cose non sono mai come si vorrebbe fossero, dei deliri che prendono il sopravvento, inutili serpentine tra sensazioni e certezze, ci si agita, di quel senso che si paventa a tratti, deciso, netto, seriamente convincente, come si possa sradicare davvero non si capisce, scorrono le ore, i giorni, gli anni, è un veleno in piccole dosi al quale non ci si abitua, ne moriremo piano, giorno per giorno, sconfitti, delusi e derisi, con convinta partecipazione, senza tema di smentite, a nulla valgono difese protratte nel tempo, nemmeno supportate da prove inconfutabili...

14 dicembre 2010

Quello che...

Del diventare piccoli, odiosamente piccoli e farneticare, intorno il nulla apparente, e mille occhi e mille orecchie, cadono i calcinacci e nessuno se ne preoccupa, cadono come i capelli, l'uomo della strada mi urla come se fosse partecipe e a suo modo lo è, io in verità non saprei cosa dire, intanto divento pedante scrutatore, sospettoso e malpensante. Cieco, sordo, infine tornato in vita, mi volto indietro per un attimo e continuo a calpestare il calpestabile, del cervello cotto e delle membra disfatte, del sonno perduto e la memoria andata, che quel che cerco è ancora lì, la mia mano lo sfiora e il mio cuore se ne appropria. Quella persona spara a zero, alza il tiro, tende a fare molto male, ma non sa, non può sapere, io credo esageri, in cuor mio forse lo spero, intanto i tremori trovano giovamento in un piccolo gesto seppure lasciando perplessi e devastati per lo più nel portafoglio. Piccola inerme, segnata nel corpo e strascicante, occhietti lucidi e tristi, muovi a commozione e impotenti osserviamo gli eventi. La polemica ingrossa, argini ristretti e tracimazione in agguato, fremente attesa della caduta che non verrà e nessuna conseguenza, il tempo, quello che trascorre lento e inesorabile e avvelena e opprime. Piccoli uomini si adattano colpevolmente, è la vita stessa che lo impone, io faccio finta di non capirlo e lotto solo con me stesso, vigliaccamente e inutilmente. le comparse della notte a tratti si annunciano, al risveglio ritorna la normale apparenza. Vorrei soltanto gridare per una volta fino allo stremo quello che sento, quello che vorrei tutti sentissero.

25 novembre 2010

Di quali sacrifici

Il sacrificio... non della teologia, di cose concrete, del gesto teso ad ottenere un fine, come il fine che giustifica i mezzi, come l'ennesima rinuncia e al diavolo il fato. La misura colma tracimante di colpa, mi trascino sui gomiti con i vestiti laceri e la mente a brandelli, del tempo consumato e il traffico lento, le ciocche cadono e si radunano ai miei piedi, lo sguardo attraversa la strada chiusa, immensi blocchi di cemento, cerco di guardare tra le crepe, intanto resta ben poco da tagliare nel mio e adesso anche nel suo sguardo sconsolato, tento un approccio alla viabilità ma mi sconvolge il caos, non sono abituato, immagino sorrisi forzati e strette di mano, presentazioni, telefonate, carte e carteggi, richieste sconsiderate. L'esercizio del potere, prevaricazione e offesa, dileggio e presunzione, mastico amaro, non posso farci niente, anch'io schiacciato, deriso e umiliato, lo leggo negli occhi del sigarino spento mentre mi saluta a stento salendo le scale, forse quell'ammiccare vuol dire davvero qualcosa, mi volto aspettando di sentirlo cadere... sono i primi giorni e altri ne verranno, al massimo raddoppierò il gastroprotettore che di altre soluzioni non mi avvedo, non volevo dirmelo fino alla prova, quella di cui avrei fatto volentieri a meno, ma è troppo tardi e le campane intonano i soliti rintocchi, detestabili da sempre, per il richiamo al rientro, assillante, opprimente, logorante. La voglia di cucinare rotola sotto ai piedi e l'aria calda fonde il ghiaccio sulla schiena, roccia granitica il suo desiderio immarcescibile, dei miei dubbi e ritrosie fatte a pezzi e messe a cuocere in un cratere lavico, ascolto il tenace crepitio in silenzio e mi disperdo tra le ceneri.

Con

Molti concentrano l'attenzione sugli altri, non andrebbe mai fatto, non in questo modo, io non l'ho mai fatto, tranne che non sia stato coinvolto in prima persona. Odioso ascoltare pettegolezzi e dicerie, la gente, a quanto pare, non ha mai di meglio da fare.

24 novembre 2010

Il cuore batte ancora

Pagine, umori, sapori, basterebbe poco per dar vita a un disegno, forse si perderebbe lo stesso nel vuoto, quel vuoto che si apre piano, si espande, mi accoglie, cammino sul crinale e mi guardo intorno, basterebbe davvero poco... è qualcosa che prende, stringe, attanaglia lo stomaco, è il terreno cedevole, la pioggia battente, è guardare verso la finestra e non trovare lo sguardo, è salire in fretta le scale e sedersi nel nulla, è il freddo che mi circonda, le mie parole nel buio, la voglia di andare fuori e la paura di non trovarci niente. E' forse solo un momento, timidi segnali probabilmente, il sapore delle cose perdute, immagini, odori...
Ci si può allenare, innalzare barriere, rinchiudere e dimenticare, ma basta un piccolo gesto, un suono, una parola e ci si ritrova dispersi, cerco di decifrare quel calpestio ora sommesso e via via più energico e vicino, aspetto nascosto dietro il solito angolo, elaborazione del lutto, farneticare, dare di testa e volteggiare, aspetto di sentire la voce, mi volto, mi siedo ancora, osservo la tastiera e il video muto, chiudo gli occhi e ripercorro lentamente all'incontrario, fluiscono repentine immagini e sento di nuovo odori e sapori, ma sono tanto stanco, così stanco che non riesco nemmeno a portare le mani al viso, agli occhi, e intanto il sole si fa largo tra le nubi e il cielo torna a splendere di intenso azzurro. Sono vivo per fortuna e il cuore batte ancora.

14 ottobre 2010

Brasiu

C'eravamo limitati ad osservare, in apparenza con distacco, in realtà con molta apprensione, un dietro le quinte in cui le scene si susseguivano, uguali e diverse ai nostri occhi, a tratti immobili, perenni. l'irregolarità del fango, paglia e fieno, fogne a cielo aperto, pietre su pietre, case su case, persone su persone, neanche il coraggio di una fotografia, infine specchietti per allodole, noi turisti, cibi confezionati ad arte, parvenze, farse, e intanto occhi diversi carpiscono ciò che è reale, ne restituiscono, dove possibile, tutta la drammaticità.
A giorni alterni il piccolo si palesa o recalcitra, attendiamo con estrema cautela e fiducia, venti nuovi, invero timide brezze, eppure nuovi sguardi e ritrovati ardori, ecco che la rappresentazione torna prepotente, gesti simili, oggetti riconosciuti, altri lidi, bersagli e prospettive.
Un nuovo silenzio mentre torna anche la pioggia, pannelli esausti rifioriscono al tatto in attesa di colori e sapori.
La resa è dura, impensabile, accanimento, odio, odore di erba tagliata di fresco, il fango nei tacchetti, il guanto scivola mentre l'occhio segue la traiettoria in fondo al sacco. Inutile sperare, ciò che è stato non torna.

30 agosto 2010

Absenta

Un bel gioco dura poco se poi dura è ingessatura... asfalto, lamiere, la fortuna a volte è qualcosa di tangibile che ti rivela la tua inconsistenza.
Voci concitate, una lingua che non conosco, luoghi mai visti, poi la luce si spegne per sempre, di lì a poco in maniera assolutamente irreversibile, magra consolazione, ciò che lei ha visto resterà nei suoi ricordi, il mare lambisce silenzioso la barceloneta mentre luccica la balena.
Maledetti invasori, lasciate per sempre queste mura, il vostro destino è scritto, caramellati nel nulla.
Scricchiolano tutte le certezze, ad un canale che l'altro è andato, che si stampi con colori accesi e niente sfumature al nero, taccia per sempre l'orrido stridore della scansione. Fiducioso attendo risvolti positivi, magari ci ritrovo dentro qualche briciola perduta, una vite, un'immagine.
Calvario e pellegrinaggio, miraggio, sufraggio, oasi nel deserto, ultimo baluardo, anzi no che a Praga (o era Vienna?) uno ancor più antico.
Avrò di che vestirmi e correre con l'immaginazione, timide ginocchia sussurrano, è finita.
Smonta e rimonta, consiglia, cela e scalcia, odori, fetori e singoli malumori, non se ne viene a capo, cancella, scongela, riponi, rimuovi, accendi e attendi, spera, l'albahaca muore pestata e di morte naturale abbandonata al suo destino, celo tra le magliette sudate e consunte piccoli semi sparsi, non accetteranno mai il trasferimento.
Lui apre sempre lo stesso cassetto caccia fuori qualche moneta, che si tratti di un improbabile venditore o si prefiguri l'ennesimo accattone, non batte ciglio, vien voglia di fare lo stesso, alla fine contribuisco spontaneamente al rimpinguo.
Il militare raccoglie la spontanea dichiarazione apportando di tanto in tanto una rettifica, chiedendo specifiche, ha la faccia di uno che già sa, la faccia stanca di uno che non ha soluzioni.
Mirabili architetture si incrociano in volo, richiami, similitudini, tragici destini.
Niente arcobaleno questa volta, l'absenta rifonde in parte, riconcilia. Anche questa è andata, sì, ma dove sarà finito quel maledetto telo trasparente?

10 agosto 2010

La sottile aria di Newark...

Tratti, contratti, ricalca il già scritto, sprazzi, e tonfi, non incanta nè delude, ma è un passo indietro, è lui, irrinunciabile ma sotto tono, per contratto si direbbe... ma non sfonda, recita a soggetto ma sbaglia l'uscita e rovina il finale, in una parola non c'era bisogno, dopo la lirica, la profondità del ragazzo che fallisce e muore in guerra, davvero no, è la vita, le necessità, conforme alla richiesta e al conto in banca, a volte succede e si resta delusi, fa parte del business, affari si direbbe, ecco, sì, soltanto che vorrei esserne lasciato fuori, ho altro da fare, altro a cui pensare, il fatto è che quando leggo il suo nome stampato con il solito carattere, le copertine, il formato... non riesco a dire no, è la febbre, la frenesia, il volere conoscere, scoprire, essere investito dal suo mondo, tralascio, conservo solo ciò che non è male. Vorrei che lo sapesse.

9 luglio 2010

Polvere sulle scarpe

Bisogni, desideri, necessità, qualcosa di cui non si può fare a meno, qualcosa che non si riesce a replicare. Polvere sulle scarpe da trekking, magliette sudate, sguardi increduli e curiosi di bambini, chilometri, disagi, scoperte, caldo asfissiante, freddo polare, letti improbabili, scosse telluriche, pasti curiosi, luci, suoni, colori, sapori, adrenalina, timori.
Osservare, ascoltare, pullman, musiche, gente, lunghe attese negli aeroporti, passaporti e dogane, sbirri e bagagli, vulcani, villaggi, fiumi, oceani, aerei e scali, chiese e conventi, archeologie e presagi, rovine, vestigia, e foto, silenzi, distanze, pensieri, piogge improvvise, sole accecante, vegetazione, cielo, stelle, sale, mare, mercati, musei, cascate, ghiacciai, metropolitane, spiagge deserte, sushi e pallone, scioperi e pernotti, alchimie, litanie, presidenti e perdenti, laghi, canoe, isole e sentieri, polvere e sudore, spaghetti fetenti, alghe, serpenti, auto a noleggio, foto di generali, cassettoni e imperiali, sciamani, veterani, guru e caimani, truffatori, truffati, soli e disperati, aerei di linea, trabiccoli e cani, biciclette e deserti, traghetti, balene e leoni, pinguini a mare, cormorani ai pali, medici e ideali, malori e stupori, comandanti e comandati, incontri, riscontri, piazze e feste, grandi tempeste, lampi, tuoni, grida e vapori, fatica, stanchezza, singolare certezza, forse non è necessario andare via per sempre, ma non bisognerebbe fermarsi mai.

7 giugno 2010

Los secretos de sus ojos

La barba folta scura e i capelli neri si alternano alla barbetta rada e bianca come bianchi i capelli, nell'alternarsi del tempo e del racconto, struggente malinconico, come la semplice e decisa fotografia, il corpo straziato di una giovane donna rimanda a torto l'immagine dei giovani desaparecidos nei voli della morte, non c'è sentore di tanghi, un timido accenno di calcio per sottolineare una passione. Grandi interpreti in una recitazione perfetta, la palpabile paura d'improvviso chiusi dentro un ascensore, uomini perduti per sempre, amori immarcescibili, prima della tragedia, prima delle madri, l'Argentina, quella lontana dal Moreno, lontana dal culo del mondo, immagini forti da fare venire mal di testa e un groppo in gola, nell'immensa tragedia l'assassino rinchiuso da venticinque anni chiede al suo carceriere che almeno gli parli, inimmaginabile condanna. Buenos Aires nella burocrazia di tutti i paesi, la polvere e i lacci di un archivio, il potere mafioso e l'omicidio, un amore in sottofondo, come il sottofondo di là da venire dei colpi ai vetri, alle saracinesche degli istituti bancari... giovani deviati che perdono altri giovani, allusioni, Peron, Evita... e il sig. Esposito distinto, perbene, e quel suo amore mai dimenticato.

2 giugno 2010

Braccianese

E ancora profumi e quel desiderio che sale, la pioggia bagna le mie scarpe di tela mentre incredulo osservo l'incessante via vai del corso, ancora una volta, di melanzane e anelletti, e sarde e finocchietto, salgono le danze e ritmi, focheggio e sparo, la mia timidezza, e non trovo le parole, il tempo che non si rimette ancora, delle scarpette al trolley e la maglietta tecnica intonsa, la casa d'edera, un "coso" dimenticato, non mi riesce di abbracciare neppure in quel di Bracciano. Lago, cigni e anatre o forse oche, il sole al Caravaggio che di lui si beffa, trentanove anni, sangue e colori, terre, chimica zero, che avesse trovato il modo della fotografia? Hopper, l'America, e diciassette per il momento non sarà autografato, lei mi osserva disgustata, il mio nuovo libro al cacao, le strade, le fila, le festeggiate, la scoperta sorprendente, pizza e Necci, tavolacci goderecci al vino, al chianti, al primitivo, poco zucchero nel tiramisù, niente gelo, così è meglio.
Spritz, eppi auar, di una telefonata non fatta, di messaggi nella notte, di umori distorti, incomprensioni e dissapori, lo scarafaggio sul parquet, l'antinfiammatorio.
Taccuini consegnati, tutina strettina, ancora libri e salto feltrinelli, aifon che sembra quasi quello dell'udito, recriminazioni, dubbi, sentori, desideri infranti, salto la caponata, salto il pollo, il gelato nella traversa di via del corso non è niente male, anche se il mio gli da ancora dei punti, poi tutto tace, mi assopisco all'imbrunire mentre rientrano i carrelli e il comandante annuncia tempo buono e ottima visibilità, cazzo di lost e chi l'ha inventato... mannaggia anche al professore. Lei non è niente distesa e perdo l'ennesima occasione per comprendere, anzi faccio di peggio e lo capisco solo a voce. E' andata così, va sempre così, l'esperienza del resto suggerisce niente aspettative. Avremo ancora tempo, con meno timidezza, qualche parola in più, mi lecco le ferite in silenzio, non c'è tom tom, è rimasto con Paolo, Mariella ci aspetta invano a Piazza Navona, non mangeremo la pizza del Roscioli, non mangeremo la bausbosa araba, in compenso lieviteranno contatti e conti e le richieste di replica, assonnato guardo la mia Nikon e l'accarezzo come fosse un cucciolo, il cucciolo in realtà arriverà a breve, maschio inaspettatamente, il genitore del genitore, avo, vovo, vozinho... recito al caramello mentre la bavarese fugge, dipingerò le stanze e sarà meglio, altro che feng shui, giro in planetaria, distribuisco auguri, mangio, dormo, mi faccio una corsetta, tiepido ricordo del tramonto sulla braccianese, reggo il moccolo a me stesso con dispensa dalle visite, triste solitario y final.

17 maggio 2010

Cinque giornate

E' inevitabile, come l'esigenza di una lettura specifica che si ripete nel tempo, del metereopatico, eppure piove, tira un'aria fredda che mi fa rimpiangere la maglia pesante, ma è lì nel mio cervello che si annida, due anni di fermo biologico cominciano ad essere un po' troppi... e l'orizzonte resta scuro, manovre, manovrine, di avvicinamento, sondo, scruto, e gratto il fondo. Seducenti gesta e depistaggi, ancora una volta, appagamento momentaneo e quando torna il sereno non è mai solo. Tra gingilli ed esperimenti, si accantona, poi scorrono i giorni e si prende di mira qualcos'altro. Roma, meta, niente di giallorosso, ci mancherebbe... vesto il nerazzurro e un copricapo rosanero... negozi, lamantia forse, si festeggerà in ritardo e a nostro piacimento, le cinque giornate di Milano.

5 maggio 2010

Insonnia alimentare

Leggere del pavanese mi da un piacere assurdo, con la luce fioca quella da trenta candele, del suo fiume, un sogno lungo il suono continuo ed ossessivo che fa il Limentra, tra krapfen e boiate, Stefania ha lasciato qualcosa, me lo sparo a panella mentre cresce la pasta, non starò più a cercare parole che non trovo per dirti cose vecchie con il vestito nuovo. Piccola città, bastardo posto, e l'eskimo che conoscevi tu, se io avessi previsto tutto questo, forse farei lo stesso, la tristezza poi ci avvolse come miele, miele e lievito e il volume raddoppia, il forno caldo, il giorno si accende, come un istante deja-vu ombra della gioventù, granella, spennella, sembra di stare in un panificio, stativo, merletto, baffetto, anice e cannella. Che sonno, sparito in un lampo, una speranza nel cielo di Praga...

19 aprile 2010

L'ego soddisfatto...

Di immagini che fermano il tempo, su manfrotti testati e borse a tracolla, manuali, digitali, lo schermo che ruota, i led, il litio, collego, hdmi, movimenti planetari, frullati, impasti, a millecinquecento watt, fruste, ganci, il posto già trovato, e la mezza parete da imbiancare per accogliere il climatizzante specchiante, e fuori le piante mugugnano in attesa dell'intruso, finalmente il ventilato elettrico, statico e i gradi nonostante tutto, lievitati e lievitandi, la madre. E il nuovo che stritola, piccolo, mobile, il vecchio si offenderà, ma lascia con onore dopo una vita sempre in prima linea, si farà in tempo per fuggire, con le rotelle, nere, un pò di roba e via. niente da fare per i suoni amplificati, vedremo la prossima volta, per adesso su tutto un colpo di phon!

30 marzo 2010

Non una parola

Immagino, ascolto i silenzi, osservo le persone, non una parola, tutto tace, volti uguali, sguardi assenti, promesse, speranze, un caso, cinque mesi.
Immagino, prati fioriti, le foglie di quell'albero immenso, la maglietta sotto al cuscino non si riesce più a staccare... altri, altre.
Sorrisi spenti, anniversari, urla strozzate, sperperi, si poteva evitare, che quelle parole dette cadono nel vuoto, esistenze. Promesse, speranze. Visioni, in tre dimensioni, l'innocenza e l'eleganza. Osservo, aspetto, medito.

12 marzo 2010

Adrenalina

Come si può spiegare? E' l'adrenalina all'inizio, poi sono le endorfine, un po' come mangiare cioccolata... all'inizio manca il fiato, via via si riacquista e si vuole andare sempre più forte, sempre più lontano... e aspetti il momento, conti le ore, lo sguardo anche sulla due ruote... e le scarpette nuove, e i chiodi di gomma e tutto si mescola e confonde, la maglia nuova e il verde evidenziatore della ceratina... guanti, cronometro, la fascia per le orecchie, e intanto la pressione delle gomme non è ideale, occhiali, cerchi, sella e pallone.
Desideri e speranze, la maratona ancora, i viaggi. Il seminario con i colori.

3 marzo 2010

Le ginestre raccolte in giugno

E' la frase che hai lasciato e che forse resterà, amavi raccogliere le ginestre in giugno... oggi guardavo le facce delle persone, il dolore sincero, l'incredulità, le lacrime, le parole non le ascoltavo che tanto quelle non servono e semmai riaffermano il mio ateismo.
Soffia un vento leggero e l'aria è tiepida, mi regalavi sempre un sorriso e mi gridavi: amico! Era un gioco ma tanto semplice e gradito, poche volte, purtroppo, abbiamo condiviso un caffè e scambiato quattro chiacchiere in tranquillità, me ne dolgo adesso e la vita non smette di lanciarmi segnali, ti ricorderò sempre, starai con me, con le persone che ci hanno lasciato e che ricordo, conserverò l'immagine col tuo sorriso. Ciao dolce amica.

17 febbraio 2010

Legamenti e legamenti...

E all'improvviso il sole, temperatura mite, quasi caldo... se la parte superiore non tiene non si puo' dire faccia meglio l'inferiore, vestibilità diverse di paesi diversi, l'occhio la fa da padrone in barba agli anni. Di cosa parlerà il vecchio e delle risposte che se ne farà? La linea calda tra Milano e Genova... arroventa, distrae, confonde. Uno sprazzo, ma servivano più zeri per dimenticare lo zero, è pur sempre un segnale e poi non piove più. Appare una grande notizia e ci ricamiamo su, quarantacinque giorni e poi si vedrà, siamo fiduciosi, e in questi casi non è poco. Una ritrovata serenità direi, che non guasta, tutto intorno somiglia al mio legamento crociato anteriore... come sempre non importa, sono altri i legamenti che devono tenere...

26 gennaio 2010

Display

Tumulti, niente di personale, telefonate intrecciano, chilometri azzerati, propositi e ricorrenze, si farà, ci sarò? Sempre in attesa, in ansia, i giorni si ripetono, le squame inaspettate, tutto al cesso.
Cazzo di tempo, quindici gradi e di colpo zero, la gola in fiamme, la tosse, il cortisone scivola, per fortuna possiede un tutore... cinquecentosettantaeuri per continuare a credere di avere vent'anni... con meno di settanta ho riprovato il brivido del campo, puo' bastare, almeno per adesso... immagino voli, non pindarici, neve, gelo, la foto sul display si aggiorna, mostra il mio paesaggio in bianco... cosa avrà da dire quella signora? Di certo non otterrà risposte, ma lo vedremo... per una volta la notizia è alla rovescia, bancomat assalta persona che tenta di prelevare da un conto ampiamente in rosso... già... tende, da tensione o da schermare? stropicciano come occhi al mattino dopo notte insonne, c'è bisogno della terza, quando ancora la seconda è in atto... qualcuno grida, geme, si agita, non sopporta il mio immobilismo e lo manifesta incessantemente, che palle, guardare l'orto del vicino è sempre controproducente, induce a manifestazioni sgradevoli, tira fuori il peggio di noi... fatti i cazzi tuoi, verrebbe da dire, ma la gerarchia regna sovrana, ancora...
Desideri, sempre quelli, il ghiaccio si scioglie, l'acqua evapora, essenze spariscono come esistenze, come pulizie straordinarie, come il vecchio che getta via l'anima e i ricordi conservati per decenni, niente è più lo stesso, niente lo sarà, non una parola che non vale la pena, cambierò con un miscelatore, anch'io, sì.

12 gennaio 2010

Scommetto

Ci scommetto che è lui, è lo scommettitore, tutti avrebbero scommesso, sconnesso, sommesso, come il rumore che rompe il silenzio, come il silenzio che cala sul mio sguardo riflesso negli occhi azzurri e tristi, come il tempo che si restringe e ti fa sentire piccolo, tanto piccolo e inerme. Come un urlo ricacciato dentro, le mani che si agitano, una vita che lotta, come tempeste annunciate, come mani ferme al timone e vento e acqua e pianto. Di arcobaleni romani, come di nebbie o cascate, di sorrisi dimenticati, di tolleranza, comprensione, il desiderio di cose semplici, facili, di un tasto solo.
Che mi guardo intorno e non vedo nessuno, nessun viso conosciuto, e nessuno mi rivolge la parola, solo in lontananza qualcuno punta un dito, e secoli di infamie si rivoltano su di me, e poi la sveglia implacabile e il cielo scuro di pioggia bagnati i vetri al mio forte caffè nero.
Ancora chilometri, vetri appannati, freddo, forse neve, le mie mani ai guanti e un cappellino calato sui pochi capelli, cosa dirò alla signora e come mi giustificherò della mia maleducazione, delle mie dimenticanze, della maglia lasciata sotto al cuscino e dell'offerta mancata e di una partenza improvvisa e inattesa, che non ho mai sopportato il clero e i derivati...
E gli altri intorno di un destino comune, e imparo, anch'io come loro mostro unghie e denti affilati, stringo le mani alle sue e lascio che ripeta con me atavici riti di guerra, che è una guerra e si avanza carponi e intorno i lampi e i fragori, che è una guerra baionetta e coltello tra i denti, mimetica e elmetto, la sigaretta fumata al contrario, o al gelo fuori che dentro è vietato, cosa darei, cosa potrei, Carlo che non vedrò mai più e altri mi aspettano, conoscerò i loro nomi e le storie con le loro vite che non rivedrò mai più. Distesi o in corsa, sole, erba e fiori, canti e grida, due bambini ignari che a tratti litigano o si rincorrono, e poi la vita che si agita, muta, e prende tutta un'altra piega.

29 dicembre 2009

aRoma2

Irriconoscibile, in dicembre Roma sembra un’altra città… il freddo è secco e quasi non si sente, leggero ritardo e bivacco in aeroporto, un pullman che parte e quindi il deserto, vorrei dire ai leghisti nel passaggio del croato o bosniaco che sia, ed eccolo lì, ci osserva muto, imponente e solitario, miraggio, d’alto fusto o piccini, arbusti e bellimbusti, sorrisi spontanei e mani tese, silenzio e libri e scrosci d’acqua in terapie, attese non attese, parole decise, comprensione e sostegno, quanto ci piace non essere a casa...

19 dicembre 2009

aTorino... che non ci azzecca...

Freddo, alle mani, ai piedi… mole sole, quei signori che parlano d’affari, accenti vari, umori tanti, langhe.
Bra, vino, foto.
Che caldo, si scoppia, locali, case, musei.
Blade, e Italia, maschere e gremlins, Egitto, sarcofaghi e mummie.
Ascensore per chissà dove, i fiumi, la collina, le piazze, la gente.
Gelato, pistacchi, eataly e improbabili zuppe.
Manfrine, mansarde, manfrotti, mappine.
Il Cinema, che cinema, monto, rismonto, moviolo, proietto, distendo le membra stanche alla chaise longue… muto, rifletto, ombre, segni, viraggi, missaggi.
Libri del cavolo e gamberi rozzi, pinoli e croccanti.
Un tempo che scorre, un altro che attende, meteore distanti, mine vaganti.
Crudi, salati, dolci, gelati.
Paolo, Mariella, Lucrezia, Emilia, Gabriele e la morosa.
Differenziata, indifferenziata, organico e inorganico, amare o non amare, patire e aspettare.
Lingotto, dolcetto, nocciole, barolo, panelle e cuccìa, Montersini e i bicchieri, il finocchietto sparito e le sarde a mare…
Guanti, berretto, autobus in fiamme e sparuto corteo, le foto di Emilia, iPhone di Lucrezia, iMac iAgus iFriends…
Frecciarossa, Airone, cioccolato e una chance, guanti, sale, quello della vita.
Sparuta, la neve, ritorno al mio scirocco ancestrale, alle maniche corte, alla monnezza, all’ansia d’attesa.

19 novembre 2009

Il verso atteso

Come uno che non c'è, alla domanda il morto non rispose, sprazzi dorati su fondo blu, bocca larga, per fortuna, piccolo spazio di recupero, e il fiume scorre lì vicino eppure sono così in alto, è andata, triti giorni, poi si ricomincia, tutto per il verso atteso, ritento, cerco, provo, ognuno prima o poi ci riprova, a suo modo certo. Inevitabile, già visto, ma non importa.

27 ottobre 2009

Orizzonti e tecnologie...

Attraverso il campo un pò incredulo, la casa è piccola e spoglia, una donna quasi furtivamente tira fuori la mercanzia... la chicha è raccolta in bottiglie di dubbia provenienza, distillata clandestinamente ma dalle proprietà terapeutiche notevoli, almeno così insiste il nostro accompagnatore... scettici nell'assaggio e nell'acquisto, sapore dolciastro, colore scuro, leggero sentore di alcol... distillato di mais, meglio la chicha morada con frutta e niente alcol?... foresta amazzonica, gente che sorride, l'uña de gato, corteccia dalle miracolose capacità, rimedio efficace contro reumatismi e batteri... ne conservo gelosamente dei pezzi che non ho mai osato utilizzare... non voglio chiudermi, ma non riesco ad impedirmelo, gli occhi scrutano, la mente immagina, le mani sondano, la ricarica è quasi completata, riparto... un segnale acustico mi avverte del pieno di ansie, dolori, gioie, spunti di felicità, anche estremi... il ciclo si perpetua, clamori, stupori, ricadute, è la vita bellezza.
Le dita allargano orizzonti, piegano, girano, invertono, la tecnologia... le musiche riconosciute, le mappe repentine, aspetto odori e sapori e mi convertirò...
Nella mia mente è sempre venerdì, a fatica mi faccio largo tra le macerie, lei giace inerme, un piede incastrato, invoca il mio aiuto, io faccio quel che posso, come posso, impacciato, maldestro, prendo il suo viso tra le mani, le lacrime e i suoi occhi, non basta e non trovo un rimedio, annaspo, fatico, non mi si riconosce forse lo sforzo, lentamente mi allontano e la sera si allunga sull'orizzonte.

20 ottobre 2009

aRoma...

Il ricordo veste i contorni di un manufatto in cemento bianco, gli spruzzi alti e il vento freddo, la mente rincorre quei giorni, non ero consapevole, un giardino chiuso a futura memoria, percorso, una foto.
Le catapecchie si ammassano tortuose la quinta di massi bagnati dal Tevere, facce dell'est, pioggia, che lava via le risa della casa d'edera, il fuoco spento, odor di braci, caponate e risotti.
Arcobaleno in un lampo, doppio come la mia birra, ancora pioggia, viaggio a ritroso, non c'è un posto dove sedersi, Paolo e Mariella già ripartiti, iPhone, però un Mac...
Parlo nel mio telefono e mi allontano dalla meta, perdo di vista l'uscita, le voci, sconosciute, l'incontro, emozione e imbarazzo...
E' quello che io penso sia? non dica quella parola!
frenesia, pacchetti, e un pensiero al bimbo, trolley si, trolley no, bagaglio, biglietto, check-in on-line?
Di pensieri, parole, rivolte, dissidi, i giorni passano nell'attesa, non trovo le parole, dimentico anche di ascoltare.
Si è fermato l'orologio alla parete, mi fissa silente, guardo il display del mio telefono, alterna Mirò e Kandinskij, accesso negato, aifon!!
L'infermiera cubana smista il mio sangue, non riesce a capire come noi siciliani non si sia capaci di vivere col turismo... intanto noi non abbiamo nessun CHE da ricordare...
La moglie del cardiologo dice che suo marito non è esoso... ma non riesco a quantificare... attendo, allontano il caffè per prendermi in giro da solo, in realtà avrei bisogno di tornare a correre, macinare chilometri.
Non vorrei mai ci fossero Arciqualcosa in difficoltà, è abbastanza triste, il mio alibi di una casa piccola per fortuna regge, non lo sopporterei, i miei animali silenziosi annuiscono...

4 ottobre 2009

Convinzioni...

La penna scivola veloce sulla carta, le parole si formano e le pagine vengono divorate, è l'istinto quello che fotte, quel maledetto innato istinto, delle parole mancanti, dei giorni perduti, si cerca affannosamente di intrecciare le lettere, manca inevitabilmente qualcosa, a fronte della sincerità assoluta la percezione è di silenzio, al più episodi, segni, mai completi, è nello sguardo, è nella voce, e tace, dissimula, confonde, tralascia, abbaglia, svicola e sparisce.
Percezione, istinto, sesto senso... il dire e non dire, celare, nascondere, mistificare, addurre, posporre, dimenticare, cupi silenzi, assalti, delle due una, anticipare per non soccombere.
Dubbi, perplessità, timori, tremori, il mistero affascinante e la delusione del previsto, menzogne.
Scopi, motivi, il perchè e il per come, dove, quando, date, giorni, lettere, fotografie, ricordi.
La memoria lentamente ci abbandona, la stanchezza prende il sopravvento, seduti.
Sguardi, bisbigli, gesti, l'alternarsi del giorno e della notte, piove non piove, sgomento.