27 agosto 2009

Ciao Masino

Rum, mangiare no che non ho voglia, bevo, voglio perdermi per un pò, Massimo era duro, ligneo quando giocavamo al calcio, che quella bara per lui non va bene, lo si vede lontano un miglio, ma è temporanea si, c'ha pure il frigorifero, me ne faceva di gol, ed è quella l'immagine, adesso guardo suo figlio, avrà dieci anni, lui sputato da piccolo, stesso naso e capello ribelle, mi auguro una vita con migliori fortune, che davvero quella di Massimo travagliata è dir poco, di quella telefonata e la disperazione, la lotta e il tir beffardo e lo stridere di gomme, sembrava non essere rimasto niente, ma la tenacia, la forza, e ancora calci al pallone, e poi moglie e figli e un cancro, e ancora lotte, battaglie, disfide, trapianti, il midollo, le staminali, e ancora adesso sembrava farcela, e siamo tutti lì chi con la fede ed io non capisco, e i ricordi, tanti, di Renato, i giochi da ragazzini, le burle, le feste e le risate, lui ricorda ancora io ho smesso da tempo, voglio solo bere, la vita, ghiaccio e carta blanca, odor di chiesa e nausea, Massimo è volato via e c'è davvero troppo caldo oggi, umidità che s'attacca alla mia voglia di vivere, di andare via, nuvole, lei non verrà, è amaro il rum senza zucchero di canna, mangiare no che non ho voglia, e quella bimbetta tanto dolce, scricciolo di quattro anni nei suoi capelli biondi in tutta la sua innocenza si domanda chi guiderà adesso l'auto del suo papà, un brivido corre lungo la schiena, aspetto di sentire la sua inconfondibile voce, mi giro ad aspettare e Roberto è lì ancora una volta, corre e grida Massimo occùpalo, così senza refuso, e dopo tutti insieme ancora a dare calci a quel pallone.
Ciao Masino

24 agosto 2009

A volte si insinua mefitica...

ossessione, dolore e spavento, colpisce lo stomaco, annebbia la vista, si insinua mefitica, subdola, marcisce, attanaglia, coinvolge e distoglie, si fa largo dai recessi, era lì da prima, altezzosa, sfidante, sfibrante, non conosce ragioni, si appiglia, si aggrappa, distrugge, è un lavorio sottile, di fino, cesella, calpesta, ritorce, rinfaccia, ammorba l'aria, devasta, cancella i file della memoria, invade, sopprime, cambia gli umori, rinsalda sospetti, fomenta, accende, divampa, sottile, silente, asfissiante, dopo il deserto, non acqua, non erba, le crepe, siccità, dolore e sgomento, sconforto, smarrimento, sensi di colpa, lamento, ondate, folate, riecheggi, sbandate, bassi, alti, gorgheggi, confronti, accuse, ritorsioni, lacrime e tormenti, paura, il nulla.

21 agosto 2009

Quello che non ho

La camicia azzurra, la cravatta blu, le mani grandi che battono sui tasti, olivetti 22, mitica, e i suoi taccuini con le copertine gialle, tenuti insieme da un elastico, barba fatta di fresco, capello corto, la sua aria decisa, sicura, sono senza fiato percorro i pochi metri che mi separano dal soggiorno, mia madre è lì, le corro incontro e farfugliando parole cerco di spiegarle che l'ho appena visto, d'incanto è tornato a essere lui, è lui, anche lei sembra diversa, è più giovane, dinamica, mi dice che ha visto e non sa spiegarsi, sento l'emozione travolgermi e quando faccio per tornare da lui il sogno si spezza per sempre, lasciando ancora una volta posto alle lacrime, la sua maglietta ormai troppo grande, il sorriso mentre mi guarda appollaiato sulla scala intento a cambiar lampadine, non capisce, mi guarda, il sorriso è ancora il suo e il silenzio mi opprime, maledetti sogni, sembrava così reale, inspiegabile ma benvenuto, mastico amaro, torno ad afliggermi con domande alle quali non so dare una risposta, nessuno sa darla.
Vorrei solo sapere dove comprare quel che serve per me stesso.

15 agosto 2009

Invidia...

"Benvenuta amore mio in questo sereno, di cui ti do la prova, so che vince l'amore, vince la tenerezza, vince un piccolo bacio, vince la timidezza"...
Chissà cosa pensava quel piccolo uomo perso nelle strade del 1999, un amore perduto e tanta malinconia, timidezza e sguardi pacati, nella bellezza semplice di una donna d'altri tempi, silenzio, tanto, gli occhi, i suoi occhi e tanta fantasia, a tratti rabbia per qualcosa di inevitabile nell'aria... qualcosa che quel piccolo uomo macina dentro ancora, nel lacerarsi dell'attesa si sente guarito, vive di attese, di piccoli gesti, di piccoli passi, gioisce incredulo, la voce, la sua voce, di questo vive, arrovellandosi, di tanta bellezza è lui il beneficiario, una bellezza non solo esteriore, che ci mancherebbe, quanto è bella dentro questa donna lui non riesce a raccontarlo, ma sente l'amore che lo invade e lo coglie quasi impreparato, certe volte si è sentito cieco e sordo o era una maniera per difendersi, inspiegabilmente si ritrova a urlare, la notte scende col suo apparente silenzio, che nella notte lui si rifugia e ne ascolta i rumori, ricorda le paure da bambino e il rifugiarsi nel letto delle sorelle, sono passati tantissimi anni e adesso il buio è un suo dolce amico, chiude gli occhi sereno, ancora attese, verrà domani e poi ancora, di quell'intesa degli sguardi, respira profondamente, la vita scorre come sempre, con le sue difficoltà e i suoi sprazzi di bellezza, lui è un uomo che ancora sa apprezzare, invidia.

14 agosto 2009

Silenzio assenso...

Silenzio, assenso, silenzio, assente, ha senso? Angus, songino, valeriana e ciliegino, pistacchio, su tutto quater. Non so più bere se il vino non è un ottimo vino, un euro di gelato, da mercato e l'ufficio indimenticato, soffro nel silenzio, godo al palato, il mio sogno agognato, mi dimeno, lancio invettive, cado, domando, forse mi sarà dato. Meravigliosa creatura che agiti i miei sonni, palpeggio l'aria e il lenzuolo rovente, dove sei mia dolce fanciulla? Te lo devo e allora grido, io ti amo dentro il mio sogno sconclusionato, vivo di te, di te mi nutro, mi alimento, sarebbe da gridare al mondo, ma cosa importa? Trangugio il mio gelato, spento, inanimato, ne vedrò il fondo e non dovrei, misero lapardeo di misura inadeguata, destino infame, cialtrone, ciarpame, lui non capisce è questa la tragedia. Un no ribadito con fermezza in solitaria, silenzio assenso, se solo sapesse guardarsi e domandarsi, spocchia, presunzione, la fanno da padroni, chi è causa del suo mal...
Torpore, livore, il sentimento prevale, mi assale, ancora quater per favore, brindo al mio amore ritrovato, al viaggio dimenticato, all'insulso inanimato, di sorso, di firriato, io ti amo non lo dimenticare, lascialo volteggiare, chi non capisce è un derelitto e nega, l'amico se n'è andato, la mia dolce estate, silenzio assenso, ha senso, un lampo, un gesto, silenzio, orrido lamento è un attimo, non lo sopporto, mi fa male, non capisco perchè, ma passerà, è sempre passata, anche adesso, sei con me, io mi distruggo, mi arrovello e canto, canto per dimenticare, canto per avere la bocca piena di parole e far si ch'io non possa bere, lucido, devo essere lucido, devo ancora urlare, che tutti abbiano a sentire, silenzio assenso, il mio senso, le mie mani nelle tue, io vivo di te, io bevo di te, cancello il passato, canto, e soffro, silente, pensante, grondante, nessuna mai e dico il vero, vorrei tu fossi qui lontano dai miei sogni, le mani nelle mie, i tuoi occhi belli, le lacrime, solo io posso dire cosa leggo nei tuoi occhi neri, quanto dolore, sofferenze, solo io, del piacere che altri ne ricevono dannano la mia anima, io non negherò, mai più, farfalle nello stomaco, brividi e salti al cuore, sei così bella, dolce, amore mio, e adesso piango, perchè le lacrime lavano via tutta l'amarezza, che non mi possa mai svegliare, intento e sordo, perso nel godimento onirico, ciao amore mio disperato, lasciali pure ridere, che importa? Io adesso ho capito.

8 agosto 2009

Giochino dell'estate... dal blog di Paola, Anice & Cannella

Fettucce con crema di zucchine, gamberi, straccetti di salmone fresco, mandorle e pistacchi.

E così partecipo anch'io (alla faccia di qualcuno...)

Ingredienti:
Zucchine genovesi
Gamberi
Trancio di salmone
Mandorle, pistacchi, pomodorini
Olio, sale, pepe, maggiorana, basilico, prezzemolo, cipollotto

In una padella lascio appassire pochissimo cipollotto con acqua e sale, aggiungo olio e una zucchina e mezza tagliate a tocchetti, un ciuffetto di basilico, sfumo con poco vino bianco, aggiusto di sale e pepe e un pizzico di maggiorana, frullo con minipimer e metto da parte.
In un'altra padella lascio tostare farina di mandorle, farina di pistacchi e pane grattato, aggiungo poca acqua unisco dei pomodorini tagliati a metà, capperi, uvetta e olio, lascio appassire.
cuocio dei gamberi al vapore su foglie di alloro e di prezzemolo e ricavo degli straccetti dal trancio di salmone fresco.
Quando la pasta è quasi cotta verso nella padella con le farine e i pomodorini, con due cucchiai della sua acqua, aggiungo gli straccetti di salmone e lascio mantecare per un minuto, aggiungo i gamberi a pezzetti e la crema di zucchine.
Spolvero di pistacchi, mandorle, prezzemolo tritato e pepe, la mezza zucchina cruda tagliata a julienne e un goccio di olio.





7 agosto 2009

Taggaci...

Sondare, motivazioni, attonito, guardare intorno cercando di decifrare, spesso si lanciano messaggi involontari, frutto di istinto, desideri occasionali, in altri casi il fraintendimento gioca un ruolo primario, scorrere la memoria cercando frasi o parole, lo specchio rimanda l'immagine stupita di un volto che recita un no continuo, deciso, inappellabile. Mozioni d'ordine, controtendenza, sovvertire l'ordine naturale delle cose, lamento, sordido, parrebbe.
Involucro tangibile, sofferente, labile, fragile, di questi tempi la tecnologia dovrebbe farla da padrone, cercare elementi resistenti e inattaccabili. Ovvio, spazio nuovo, quello è andato, solo dopo due anni che diamine, cinquecento ciga attendono imperiosi, fame atavica mai sopita, rendezvous, pochi minuti, distacco, addio.
Le misure colme, disconoscere i limiti, pazientare, giochi, lazzi, frizzi, cazzi e mazzi...
Insopportabile mistura, caldo e sudore, polvere e cemento, richiamo e lamento.
I signori dell'assurdo regalano episodi intensi, emozioni palpabili, grida di bandiere al vento colorate, gesta sconsiderate di marmaglie dimenticate, taggaci, taggalo o dimentica per sempre, guardare non è vedere.

4 agosto 2009

Infinito silenzio

Un lampo, gli occhi si illuminano, Stanlio e Ollio! Con voce roca e stentata ripete, vengo travolto dai ricordi, quante volte insieme davanti alla tv le risate a perdifiato, il piacere nel vederlo ridere, dono superiore al mio divertimento, l'immagine della sua infanzia difficile proiettata sul mio benessere, lui ricorda, piccoli flash nel buio e il mio disagio aumenta, è sempre più difficile accettare, inevitabile ma impossibile, mi chiedo come si possa non lasciarsi travolgere, non importa che sia ciò che accade a tutti, le esperienze si vivono in prima persona e quelle degli altri non servono mai.
Lascio che le immagini scorrano, flashback, analessi per me stesso che a volte perdo il filo, riannodo stesure, frasi sconnesse, meditabondo galleggiare, ora assorto perpetuo la chiusura, fuga dalla realtà, nascondersi, infinito dolore che attanaglia e sconquassa, frano miserevolmente sulle mie parole e i pensieri svaniscono, brani annacquati e frasi a brandelli, elargisco presuntuoso e pretestuoso, miserande comparse dell'assurdo, tenebra, silenzio, buio.
L'eroe a cavallo nell'attimo fugace che prelude alla fine volge lo sguardo e chiude gli occhi, la sua vita è il prezzo, le mani protese nella speranza e le grida d'incitamento, polvere ai raggi di sole cocente, l'ennesima battaglia e il suo esito imprevisto, sangue, orrore, tumulto, e poi tutto tace.
Silenzio, infinito silenzio, il deserto e il sale, spazi sconfinati, ghiacci, perenni, il mondo alla fine del mondo, il nulla.

31 luglio 2009

Perduta nel tempo

Zucchine, in crema di linguine e mandorle al profumo di pistacchio. Le acque cristalline rimandano al pesce, mediterraneo, verace, vorace, di facce, di corpi, la punteggiatura asfissiante, pressante, leggi, sottolinea, marca, rimarca, le abili mani scivolano e di colpo si arrestano, manipolano, pressano, tornano indietro, torpore alle ginocchia, alle braccia, la danza continua incessante alle mie spalle, echi di festa, la cena filippina perduta nel tempo dei cibi marinati, latte di cocco e riso, zucchero invertito o miele d'acacia?
Sembrerebbe più un braccialino, giochino, molto meno orologio, monto occhiali nuovi e affronto il sole nella mia stanza in ombra, scartoffie, pratiche in esubero, e la voglia scivola via, crostata al gelo, tabulè, pomodori ripieni, squilli, sobbalzi, che camicie, sudore, dolore di stomaco, il gelato alle mandorle o la malvasia.
Fiondo, rifondo, ricambio, ritorno, le facce, le mie facce, ingorgo ingordo, sottile linea sul crinale, da che lato mi troveranno?
Lascio che gli occhi si chiudano lentamente, soliti rintocchi, diradate grida, le pale del ventilatore, il sudore copioso, le forze svanire.
Il corpo giace immobile, nessun segno di vita, flebili rumori liquidi interni, palpebre serrate e labbra, fontane, cani, bambini, piazze assolate, acqua, gocce, è ancora notte, è ancora giorno.


24 luglio 2009

Di rimpatriate...

le ore scivolano via, caldo sotto gli ombrelloni e il mojito va giù che è un piacere, la hierba buena s'incastra tra i denti, sguardi di sottecchi su astanti pasta fredda e tabulè, non riesco a toccare nulla, più o meno i discorsi sono simili tra i vari gruppetti che si alternano, alcuni visi sono rimasti uguali, altri ti sembrano familiari, se così si può dire di persone che non vedi da più di trent'anni. E così tra una chiacchiera e l'altra scopri che qualcuno ci ha lasciato per sempre, qualcun altro è andato via, e quel ragazzo che ricordavi bellissimo adesso è una bellissima donna, però assente giustificata... ricordi si susseguono tra stupore, divertimento e conferme, matite lanciate, lunghe telefonate, calcio, baseball e softball ed anche Renato che ci aveva instradato scopri con dolore che un infarto se l'è portato via.
Il sorriso che ricordavi sul viso e gli occhi del tuo compagno preferito permane immutato nell'amarezza di non essersi più frequentati, perfetti estranei oggi in questo incontro che ci costringe almeno a salutarci quando nell'incontro casuale ci si era sfuggiti, la vita segue sempre il suo corso, poi spesso capita di storie ed episodi magari sommersi, una lite mai dimenticata, una parola sbagliata che ti segna per sempre... immagini, scene da una scuola, quotidiano, bere, mangiare, condividere, l'avvenente sig.ra Nunzia, così come nei ricordi di qualcuno, regina decaduta della cucina è volata in America col pizzaiolo... nessuno ha saputo più nulla, dubito qualcuno abbia patito la sua assenza, a parte forse cuor di leone.
Ricordi di bambini, ragazzini, adolescenti, ricordi a volte tormentati, a tratti desideri, tu facevi quello, lei faceva questo, la gita, la partita, i primi amori, rossori e tremori, lei non è venuta, i figli, il marito, quell'altra non è stata rintracciata...
Emozioni, saluti, baci affettuosi come se ci si fosse lasciati soltanto da una settimana e non trentasette anni prima, alcuni sono rimasti in contatto, alcuni si rivedono per la prima volta, stupisce semmai quel legame che senti mai interrotto e nascondevi nei meandri del cuore e della mente, sensazioni, pensieri, affinità elettive, cosa sarebbe stato, cosa non è, dove sei stato fino adesso, i cazzeggi del cinquantesimo, le foto e i commenti...
La strada è deserta, i cassonetti della spazzatura traboccano come sempre, diffondono nell'aria i loro effluvi malsani, parliamo ancora un pò, ultimi commenti, impressioni, con l'amico che ha condiviso le tue giornate, corso sotto il sole, calciato e tirato palline con te, guantoni unti e mazze spaccate, l'amico perduto e mai dimenticato poi ritrovato, capelli bianchi alla mia calvizie incipiente, io sono questo e sono uguale, solo impercettibili cambiamenti naturali, lui è questo ed è uguale, ripenso alle parole e ai gesti, il prossimo caffè tra altri trent'anni...
la casa è un forno neanche ventilato, cuocio a fuoco lento, Alice si è persa ancora nel suo paese super tecnologico, dalla Norvegia mai più segnali, la luce fioca di uno schermo, gli occhi che si chiudono e iniziano a rincorrersi sogni e pensieri, gli avvenimenti di ieri, battevo il tempo sui sedili, cantavo e tremavo, autisti, accompagnatrici, bidelle e segretarie, Claude e le sue isole, la pittura di Quadrio, ricordi di ieri ai miei moschettieri, ricordi corrotti e brindo ai manfrotti.

20 luglio 2009

Vietnamita...

Grande piacere regalare qualcosa, sia pure di piccolo e poco costoso, ma che sia gradevole e soprattutto non inutile... il mio gelato alla vaniglia sembrerebbe strepitoso, ma certo nessuna attendibilità può avere un goloso di siffatte proporzioni! Ad altri mi affiderò per il giudizio finale, chiederò ad un improbabile utilizzatore...
Il rimando e il gusto, immagini e commenti, citazioni, approvazioni, consensi, una sola verità, lacune, incolmabili, immense, lacune, anni votati al gioco, all'insulso, al melenso, risultanti oscene, perchè capire in ritardo che la vita è una?
La solita sensazione entrando nel bagno dell'ufficio, sembra uno dei tanti beccati nei viaggi, l'aria stantia e afosa, e puntualmente riaffiora il ricordo e si fa strada il desiderio, di aeroporti, bagagli, camminate e fotografie, sole e mare, acqua e vento, la gente intorno con abitudini diverse dalle tue, il fascino, l'attrazione, gli spostamenti, i letti, i pullman, l'avida ricerca, la fame, la bellezza e la soddisfazione.
Anche stavolta si rimanda, leit motif, questa volta con qualche amarezza in più perchè sarebbe bastato veramente poco, al di là delle scelte opinabili, ma ciascuno di noi è attratto da luoghi diversi, girerò i pollici nell'attesa, regalerò forse un compagno ad iguana, passerò al gelato di pistacchio e di yogurt e mirtilli, tornerà l'autunno, porterà delle novità o forse anche no, una capatina dal vecchio non sarebbe male, devo soltanto cercare una sistemazione diversa in quel di Milano, tanti caffè e aperitivi con amici, e infine vietnamita eccheccavolo.

13 luglio 2009

Manfrotto

Eppure io ancora lo ricordo, il suo agitarsi frenetico prima di partire, gran lavoratore, senza mai disdegnare le parti assegnate, le situazioni più improponibili e complicate, avverse condizioni climatiche, freddo, neve, gelo, o di contro caldo tropicale, afa, scirocco o rovesci temporaleschi e piogge amazzoniche, ma si sa, nessuno è eterno, e un bel giorno, sul più bello come sempre accade, mi ha mollato! Vaghi sentori, sordi lamenti, la mia apparente superfiacialità che remava contro, non feci nulla, ma cosa in effetti avrei potuto? Il tempo non sempre è galantuomo, la vita il suo corso segue, gli amori si alternano, gli amici si indignano, i capelli imbiancano e le mamme invecchiano, lei ancora mi dirà che sto mettendo su un po' di pancetta, se non fosse che nell'amatriciana ci va il guanciale... così non rimane altro da fare, ci si interroga per un po', ci si altera a forza di domande, la qualità, i costi, l'inganno e il tempo scorre inesorabile, ed ecco che vien fuori un po' di mestiere, consigli e ricordi, altalena di emozioni, riprende il viaggio e come non si potrebbe, gli sguardi e i disperati tentativi, ultimo rimedio il solito nastro da imballaggio... pena e sconforto, a tratti tristezza, una carriera spezzata, tentativi inutili di ricambio, sostituzione, solo un diamante è per sempre, ostinazione, pensieri assurdi, tentativi di riciclaggio in improponibili trasformazioni animali, stoico lui osserva, non dice nulla, conscio di avere espletato il suo compito, di avere terminato sì anzitempo, ma senza infamia e poca gloria... devo decidermi all'addio.
Il piccolo si da da fare, arriva dove può, non parla ancora l'italiano e a volte proprio non mi capisce, certe volte a malincuore lo metto da parte e recito a soggetto, però, che forza questi giapponesi!

28 giugno 2009

Sparizioni...

Sconosco l'epoca dei fatti, mi faccio delle domande alle quali non so rispondere, io probabilmente non c'ero, sostiene pereira, è tutta una questione di l'ignoranza, no, non è un errore, vorrei sfogliare antologia di spoon river, ma anche quello come gli altri sparito nel nulla, la realtà si offre così com'è, i miei libri han preso a scomparire, cerco tra i meandri della mente e sotto il letto, capisco che ogni giorno mi accorgerò di un altro ammanco, non era finzione quando dicevo che a volte nutro la sensazione che quello a cui faccio la barba la mattina in realtà non sono io, mi disturba solo farlo gratis... dove porterà costui i miei libri? Si farà forse grande prestandoli a destra e a manca? Spero in verità solo a manca, che quell'antipatia congenita per la destra non debba mai venir meno, sarà per questo che un tempo calciavo di sinistro e quando giocavo a baseball battevo da mancino e ancora che, ma qui è meglio sorvolare...
Iguana attende silenziosa, di sottécchi e di tanto in tanto, almeno così sembra, guarda e aspetta che le finisca le zampe credo... svetta ormai la coda e infine il dubbio, una volta definite le zampette raggiungerà di soppiatto il fine cane volatore? Mi pare ci sia qualcosa tra di loro, fortuna che non possano fare comunella col timido cugino del fenicottero rosa che imponente presidia la stanza imperiale, che di altro imperiale sovviene al ricordo, stipati a volte nella notte in attesa dello sgranchimento finale, di chilometri e scalini, di indumenti e mobilia, di mance insperate nel sudore della sera.

25 giugno 2009

Solleone o so...

Ciambelle... riusciranno col buco? Ahlamerica... dissento per ovvie ragioni, a malincuore non foss'altro per il desiderio del viaggio... stanco di riposare e di aspettare che la cartapesta asciughi, rilassato, certo, ma arranco, faccio cose, vedo gente... aspetto finalmente il dato ultimo, consegnerò esitante e confermerò di essere uno dei tanti, colpito e affondato, non che si possa dire ingiustamente, ma resta il rammarico per lo zelante dipendente che si occupa alla fine soltanto di quelli come me.
Pare che il tempo volga al caldo, timidi scenari marini si affacciano solo alla mia mente e prolungano il dolore del ricordo, cucino, cazzeggio, riduco e infarino, sbollento e rimpasto, do fondo alla liquida riserva, palpeggio, maneggio, soppeso, scarto e riprovo, adduco e conduco, unico divertimento e l'epa ringrazia. Sole, mare, solo, moro, sale, mero.
Parrebbe irrinunciabile allora l'impegno quotidiano, aberrazioni della mente, fagocitato nell'umana condivisione irreparabilmente, muti avvicendatori del risibile, solleone, sollevante, sollecito la fuga unica panacea.

6 giugno 2009

Tutti quei momenti...

Malbec, Terrazas, 2005. Ciliegini e arance, la misticanza sul balcone, prendo le distanze, quasi con rabbia, è che non mi piace essere accomunato ad altri di cui probabilmente non m'importa nulla... dove sta la diferenza allora? Ci si continua, allegramente, a prendere in giro. Le scelte forzate, dettate dalla convenienza, non sono affar mio, non m'interessano. Non tenere conto delle mie idee e forzare la mano lo trovo ingiurioso, un insulto, rispondo a tono, offeso e dimentico dell'amicizia, tornano a suonare i campanelli di un tempo lontanissimo, miseri segnali inverecondi a cui non avevo mai prestato fede, dovrò ricredermi? Credo di essere in Argentina per il solo motivo che il vino è ottimo, ancora l'ultima bavarese addolcirà il mio palato, in solitaria che è molto meglio, oltretutto i paventati palloncini alla fine non sono mai giunti.
Litanie pesanti si susseguono, vorrei non fosse mai accaduto, ginepraio, isola di Pasqua, Galapagos e infine Nicaragua in virtù di questa immane associazione che ci lega indissolubilmente, Oyanka, mentre lui ride ancora una volta, insopportabilmente, ognuno resta fermo sulle proprie decisioni e il proprio sentire, ci mancherebbe, semmai non si capisce l'ostinazione a voler credere qualcosa che non è e non è mai stato, gli unici ricordi positivi si legano, senza tema di smentite, alle immagini. Timide, ora audaci, ma pur sempre immagini.
Niente è per sempre, come nessuno è di nessuno, "e tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia, è tempo di morire."

1 giugno 2009

Vaffanculo!

Scrivo per scrivere, mi son rotto il cazzo, detesto tutto e tutti, non voglio sentir ragioni, qualcuno è morto, altri restano quando sarebbe meglio non ci fossero, recito una parte, attingo da monologhi già scritti, cazzo, voglio essere volgare, sono stanco di questa maschera, ridere per ridere mi ha rotto i coglioni, sono duro, ecco continuate a perseguitarmi, tanto il bischero paga sempre, andate a prenderlo nel culo, vi detesto allegramente, certo, ho bevuto, mi serviva giusto un pò, me ne fotto di quell'ennesima critica, credi sempre di sapere tutto, hai rotto il cazzo anche te, sì, è vero che nessuno venga a disturbare, mordo, e faccio anche molto male, questo volere a tutti i costi far credere di essere una spanna sopra, togliersi il capriccio di decidere, ma vaffanculo, siete penosi, non riuscite davvero a vedere oltre, siete limitati e goffi, un aereo cade, che occasione mancata. Essere alcolizzati non è tanto difficile, per fortuna non è il mio caso, bevo solo in compagnia, di rado da solo come oggi, mi sento solo più disinibito, riesco a scrivere le parolacce, merda! Ho bisogno di qualcosa di dolce, mangio arancia candita e zuccata, pensare che da ragazzino le detestavo, si cambia, sì. Tra un pò scenderò a gettare la spazzatura, merda, il marciapiede sotto casa è invaso, non si riesce nemmeno più ad attraversare, vaffanculo ai politicanti di merda, vaffanculo al sindaco stronzo, vaffanculo a tutti.

31 maggio 2009

Il dubbio

Lei così avida e fornita, tale da dispensare agli altri, rinuncia una sola volta tra i tanti e colpisce chi meno ti aspetti, perchè mi domando, perchè ricordando i luoghi, sostando a quei tavolini dove lui beveva e fumava, sino all'esilio forzato, perchè tra i tanti lui? Abbandonato recita testuale, a fatica mi faccio largo tra le righe, per me il testo è difficile e l'intreccio tortuoso, non dispongo di tali conoscenze e cultura, sono un disperato che arranca, dibatto tra mille pensieri e mi agito, la memoria sempre più corta, dimentico luoghi, date, nomi, possiedo libri che credo non avere mai letto pur avendolo fatto, io sì sarei in qualche modo giustificato, non sono stato educato, non mi sono laureato, ho sempre fatto fatica e mi mancano le basi, le strutture elementari, leggo e piango, mi diverto e rido, e poi dimentico infelice, ma lei no, lei è quella che da i consigli, colei che presiede dall'alto della sua magnificenza, resto incredulo, sospettoso, si insinua in me il dubbio, vedo una crepa, la nota stonata, un segnale, nessuno è infallibile allora, me ne torno alle mie letture con "due soldi di dubbio e tre di coraggio".

26 maggio 2009

Un lento passaggio

Pausa, riflessioni, disagi e fastidi, a volte il tempo scorre inesorabile, altre sembra fermarsi, e quasi sempre quando il tempo sembra fermarsi vorresti invece galoppasse... e viceversa...
Le difficoltà della condivisione riaffermano, laddove ce ne fosse bisogno, il principio immarcescibile dell'autonomia, e ne confermano l'indispensabilità.
Non si tratta di mettere in discussione lo scambio, il gioco, il divertimento, no, gli spazi vitali che si restringono di fronte all'ineluttabile ha un che di invasivo e insopportabile, diviene un elemento devastante. Si parte a volte da un piccolo pretesto, una traccia e ci si pontifica sopra, diversamente parrebbe consigliabile documentarsi... le parole prendono forma, ma il disagio del tempo le rende vuote, inutili, spesso non serve spiegare, la storia si dipana da se, la lavanda germoglia sul mio balcone come le timide erezioni del mattino, avere tutto questo tempo a disposizione e sprecarlo diventa nauseabondo, poi come sempre la mente vaga e cerca una sua giustificazione, l'odore di bruciato mi riporta a considerare i cumuli di spazzatura che invadono il marciapiede sotto casa, l'aria si ammorba e il cavaliere impazza, c'è sicuramente un altro mondo possibile, sostenibile, condivisibile, sto per farmi vincere dalla depressione, non trovo altri argomenti nè motivazioni diverse, malinconia, tristezza, il già vissuto negli odori, nei sapori, il triste calice amaro che perpetua e infonde il disagio, lenta agonia, ennesimo balzello, continuo a sognare l'isola felice.

10 maggio 2009

Di quei capelli ribelli

Di quei capelli ribelli, il sorriso, e lo sguardo che si perde, improvvisamente mi sembra tutto chiaro, così definitivamente chiaro, è un lampo, e ne scrivo, penso e ripenso, aspetto.
Di un bellissimo libro e dei ricordi, tracimati nella pellicola che a piccoli sorsi sgorga dai miei occhi, del tempo e dell'animale morente, dell'ineluttabile che si riflette, senza possibilità di scampo, gli occhi umidi e il cuore accelerato, della morte e dell'amore, dell'amicizia relegata e bistrattata, dello sfogo finale, del martirio e del supplizio, del fondersi e confondersi, delle mie mele sbucciate e il caramello, delle mie mani inerti, di orgoglio e risentimento, della famiglia cancellata, di un dolore troppo a lungo celato, di misteri, falsi inganni, passeggiate nel silenzio della notte e tentativi abortiti, del ripetere affannoso e degli errori, la memoria che tradisce, l'abitudine che fallisce, mi muovo silenziosamente come se in casa ci fosse qualcuno, qualcuno che mi osserva, mi giudica e decide, il mio vissuto, il suo, linee che si intersecano, così vicine e così lontane, un grido di aiuto e di dolore, proseguo il mio cammino, vagante, assente, l'orlo del precipizio e la corda tesa, aspetto.
Il desiderio che fa a pugni con la realtà, inanimate figure agitano ancora i miei pensieri, del vino e del cotto, del pianto, presenzio alla morte, timidi sorrisi celano verità assordanti, mantello, cappello, geriatri e fornelli, folletti, capretti, insulsi reietti, la notte.
Solitudine, brandelli e mareggiate, sferzano il viso roventi gocce, al richiamo sordo, sospiri, traballa la scena tra quinte ondeggianti, muti suggeritori abbandonano il desco, attori, comparse inghiottiti dal nulla, spente le luci, cala il sipario.

22 aprile 2009

E' la solita minestra...

Di chitarre e classici, del virtuosismo e di sonore ronfate... Fisk, si vabbè e Paco Peña? Eppure così recitava il desk, di che pioggia e freddo in questo inverno rigido, ma non si era in primavera? Accuse, strali, Ferran e Bottura e il Blumenthal tacciati di impostura in danno alla salute, claro que sì, sovverte, avverte, minaccia e incalza l'infido Ducasse coi suoi ventisette ristoranti al mondo, giornalismo, con g piccola, molto piccola...
Di quel "primo e ultimo" che mi fa sorridere ancora, e citazioni e aforismi, e l'informazione? Scivola, sbanda, mostra quel che deve mostrare a seconda delle pressioni, passa la voglia anche di ascoltare... e questo è il punto, ci lavorano ai fianchi, instancabili, loro sì, noi si arranca, si perde terreno, ci si accontenta e non si gode, porta quel che porta, finànche il grande mago viene bacchettato... sciacquette, velette, vallette, mezzi busti, bellimbusti, mezze calzette, mezze penne, strascinati, trofie, cacio ai maccheroni, lividi e palloni... più che naufragar l'è un regredir, addetto, ha detto, reietto, nano, psico e nanetto, unico concetto, è l'italietta, stasera s'indigna, domani è già dimenticato, viva il menestrello del brodo riscaldato.

14 aprile 2009

Del progettare e fare...

Che più si va negli anni avanti e più ci si commuove di fronte ad avvenimenti che toccano le corde dei sentimenti, probabilmente è la considerazione dell'avvicinarsi del crepuscolo, è quanto visto in questi ultimi giorni... rimanda ad immagini che credo siano toccate a tutti via via nel corso degli anni, me ne accorgo guardando film anche di non grande levatura, le lacrime scendono sempre più spesso, non che sia cambiata la mia sensibilità, forse la consapevolezza di entrare comunque in una fase discendente, seppur tuttavia con grande animo per le tante cose da fare e progettare, che altrimenti cosa diventerebbe la vita?
Progetto e discerno, di rimpatriate, sortite, viaggi, quadri e sculture, di letture, acquisti, grandi cucinate, Filippo mi svela che il vecchio locale è chiuso da sedici mesi, accidenti, ed il nuovo aprirà a fine maggio... rinvieremo, e quel corso alla città del gusto? Napoli, Roma, eppure ho nostalgia del vecchio e delle sue piazzate e cazzate, Milano, quel polline che riempie la mia giacca, quel caldo asfissiante e il rumore del treno sulla testa, poi non ci sarà più tempo...
di quel librone che mia madre mi cede, era di mio nonno, dovrò restaurarlo, ma quanti ricordi di bambino e più dei disegni che delle parole... ho superato quel limite, c'era un pò d'angoscia, inevitabili i pensieri, zio Antonio e Linda, non saranno mai lievi, ciascuno di noi ricorderà a suo modo.
Anche la pasqua finalmente è andata, di una foto col mio amico abbracciati sul cofano di una grande macchina azzurra, ultimo ricordo di una gita fuori porta... che farei con una planetaria? pacojet, mi sono difeso in tanti anni, arreso di fronte alle meringhe, arriverà il mio piccolo chef da campo, pioggia e devastazione ancora, povere mie piante, derise e defraudate, Modena e Teresa, Torino e Paolo, leggo ancora di Bourdain, ma sono preso da Ferran, della mia zuppa inglese naufragata di una sonora abbuffata, non ce la faccio e non posso farmi carico di quel male, resto in disparte a pensare, del mio orso risvegliato e del favo agognato, delle mie corse in salita, Nobu, il vino, Lorenzo e dei miei nuovi bicchieri appesi, di un volo ormai già pieno, e di orizzonti lontani, degli auguri ricevuti e di quelli dimenticati, di attrazioni paventate e inutili traversate...
E mi confondo ancora e penso, e scivola sul fiume e rotola tra i campi, mangio la cioccolata e i taralli che non sono più quelli dei miei ricordi, e ancora m'indigno e ancora intollerante, vivo i miei giorni in maniera altalenante, che mio fratello me l'ha promesso, che andremo al cine ancora insieme, e ancora scrivo e a tratti canto, timido sole orso anche tu.

7 aprile 2009

Cinquanta e non sentirli...

Se non ci fossero le notizie drammatiche dell'Abruzzo, riuscirei a pensare con più serenità, davvero mi sento stupido a dover scrivere di me, dei miei cinquanta, niente bilanci, non è proprio il caso, qualche giorno di smarrimento, adesso guardo al futuro, titanio, fiamme, pinze, quasi quasi cambio mestiere... sorprese senza sorpresa per il semplice fatto che vivendo solo mi si doveva dire per forza... Massimo di nuovo in solitaria e di sfuggita, Tata mi aspetta sulla bici, Lorenzo inossidabile e ferrea amicizia, Peppe, Totò, Valerio, i punti fermi sono tanti, di chi vorrei e non posso, non ci sono giorni dimenticati e persone da dimenticare, sguardi perduti, parole bruciate, ancora voglia di fare, manifestare, sentire e partire.

30 marzo 2009

Di paventate sparizioni...

Solo non avevo voglia, nè sabato, nè ieri, primavera, anche troppa... scirocco, guardo le mani di mia madre, della fatica e del dolore, e mio padre ancora mi sorride, da tempo non si ricorda più di me, certo, so cos'è ma mi disorienta. Di risvegli lenti e lente metamorfosi, apprendo, mi si aspettava, se lo aspettavano, ma io non c'ero, nè sabato, nè domenica. Che mi si dica, che mi si chieda, che mi si lasci tranquillo, ho le mie idee, il mio da fare, la mia solitudine da coltivare.
Un piccolo tassello, un altro di quelli incomprensibili, mi nutro, attraverso l'oceano, torno indietro, piccole tappe, pause, riprendo a navigare, mi perdo tra effluvi e vapori, profumi e umori, non sono sveglio e lascio che i sogni agitino i miei pensieri.
Bagordi in solitaria, ferali notizie, tempeste annunciate, rilievi, opposizioni, emendamenti, farse.
Ho perso la pachamanca, di risate e prese in giro, fraintendimenti, di una domenica dovuta, di quello che dovrei e non faccio, dei sensi di colpa e dell'impossibilità di un aiuto concreto.
Ancora di ospedali, di notizie più lievi, non ho voglia di andare ma devo, proseguo lento nella riabilitazione, arriverà il sale, affumicato, rosa, nero...
la sconfitta sullo stesso piano, che sublime soddisfazione, i depistaggi, le intercettazioni, le variazioni e il coraggio di stupire e stupirsi, tra poco più di una settimana...

2 marzo 2009

Inverso

Di segno in segno, di parola in parola, di colpo il tempo sembra fermarsi, il vapore sale lento, i vetri si appannano, le ceramiche traslucide e scivolose, telefono, di parola in parola... sottocute come queste iniezioni a cui mi sottopongo tutte le sere, qualcosa ieri è andato storto, un piccolo rigonfiamento, bluastra la pelle, mi trascino stancamente, il divano, il letto, la scrivania, un bel sole ed io chiuso qui a marcire. Lei dice che questo gel farà effetto, dovrei smetterla di trangugiare dolciumi, verdure, si, il cavolfiore cambia colore, intenso, propenso, come i colori che spalmo, rimescolo, stravolgo. Un lavoro è un lavoro, uno svago è ben altro, un rimorso s'incastra, un rimpianto mi schianta, voci, sapori, di un tempo andato che di colpo ritorna, svanisce, s'infiamma, scompare, eco, ecco, secco, il no rimbomba dentro me, applausi e ricomincia il viaggio, è quell'azzurro che non riesco a ripetere, io fermo lì a guardare, non ci riesco, vive nell'unicità, irripetibile, non più emozioni, tace, disegno nell'aria con le mani, gli occhi chiusi, danzo, volteggio, schizzo, abozzo, mescolo e impasto, il sogno, i sogni, il cassetto resterà chiuso per sempre, mi rivedo correre a perdifiato per quel lungo corridoio, urlante e gemente, spaventato, timido ed emozionato, adesso corro all'inverso, le darò quel bacio, stavolta no, non fuggirò.

25 febbraio 2009

Un piccolo omaggio... (Bene, Francesco De Gregori)

Bene, se mi dici che ci trovi anche dei fiori in questa storia, sono tuoi
ma è inutile cercarmi sotto il tavolo,
ormai non ci sto più
ho preso qualche treno, o qualche nave,
o qualche sogno, qualche tempo fa
Ricordo che giocavo coi tuoi occhi nella stanza, e ti chiamavo mia,
ma inoltre la coperta all'uncinetto, c'era il soffio della tua pazzia
e allora la tua faccia vietnamita ricordava tutto quel che ho.
E adesso puoi richiuderti nel bagno a commentare le mie poesie
però stai attenta a tendermi la mano,
perché il braccio non lo voglio più
mia madre è sempre lì che si nasconde dietro i muri
e non si trova mai
e i fiori nella vasca sono tutto quel che resta e quel che manca,
tutto quel che hai
e puoi chiamarmi ancora amore mio
E qualche volta aspettami sul ponte, i miei amici sono tutti là
con lunghe sciarpe nere ed occhi chiari, hanno scelto la semplicità
se Luigi si sporge verso l'acqua sono solo fatti suoi
E ancora mille volte, mille anni, ci scommetto, mi ringrazierai
per quel sorriso ladro e per i giochi, i mille giochi che sapevi già
e ancora mi dirai che non vuoi essere cambiata, che ti piaci come sei
Però non mi confondere con niente e con nessuno, e vedrai...
niente e nessuno ti confonderà
nemmeno l'innocenza nei miei occhi, c'è nè già meno di ieri, ma che male c'è
le navi di Pierino erano carta di giornale, eppure vedi, sono andate via
magari dove tu volevi andare ed io non ti ho portato mai
ma puoi chiamarmi ancora amore mio

16 febbraio 2009

Solo flebili cicatrici

Non è una vera operazione in fondo, manca una settimana, domani Fossati, i capelli molto lunghi e il pizzetto curato, disidrosi, fa freddo, si, è finita la bombola, la stufa langue in un angolo dimenticata, ho chiamato, qualcuno arriverà... i broccoletti cuociono con gli strascinati, olio, niente peperoncino, un goccio di vino, giusto per... il maglioncino sembra adatto per una gita sulla neve, tra un poco non riuscirò nemmeno a digitare, il pargolo in Brasile al sole, bagnato dall'oceano a Praia do Flamengo, il countdown lo facciamo noi adesso... questo profumo riempie la casa, inebria, dormire diventa più facile... mal di testa, non si fa vivo nessuno, detesto queste attese, basterebbe richiamare... a volte gli anni che passano, la maturità, se proprio non ti rendono giustizia, quanto meno riescono a farti capire le cose, a dare la giusta connotazione, episodi inqualificabili del passato, subiti e mai accettati, di colpo divengono chiari, si trovano le motivazioni, le diversità, il senso di non appartenenza, le ideologie, gli studi, tutto diviene facile, chiaro, lapalissiano, e il passato scivola lentamente, rimargina la ferita, ti senti sereno.

11 febbraio 2009

Viaggio goloso e... lemming

A volte capitano dei momenti particolari, nella vita di ognuno di noi, nei quali si è costretti a scegliere qualcosa contro la nostra volontà... non possiamo dire no, anche se vorremmo... bevo il mio Shiarà del 2007, mi godo i filei ancora una volta, rantolo, gesticolo, m'affanno... non serve, ho già detto si, mi auguro solo di non dovermene pentire, ma è un qualcosa che si protrarrà nel tempo, damocle, perenne, quasi, avrei voglia di qualcosa di dolce, una fetta di sacher per esempio, uso l'immaginazione, la fantasia, trasformo, deformo, impasto, pastrocchio... non vivo più, questa è la realtà, la mia stufa adesso respira, almeno così spero, un brivido lungo la schiena, mi preparo la mia fetta sacher, biscottata, marmellata di albicocche e crema al cioccolato, ma prima la marmellata o prima il cioccolato? Nel frattempo ho verificato, il respiro viene dalla stufa... credevo fosse l'inquilino vaneggiato della mattina nella doccia, quello che inesorabilmente spinge il mio capo a picchiare sul muro... altra fetta, la prima è andata... e comunque, prima cioccolato, poi marmellata, accidenti il respiro è consistente, cosa vorrà dire? Ok, mi faccio la terza... ti pareva, la terza deflagra, impatta, imbratta, azz... unto, bisunto, maldestro, belsinistro e i ferri? Presto sanciranno il loro potere, trapano? Acc... dolore, fervore, tormento, lamento, ho già le stampelle, vi lascio, mi lascio, Charlotte mi aspetta ed anche il lemming.

9 febbraio 2009

Di quel segnale chiaro...

Piccoli sorsi, il mio infuso di limone e zenzero, piccoli morsi, lei viaggia tra i miei sogni, è un'eco di urlo disperato, è sirena, lampo, immagini violente e pianto, è la solitudine, lì da solo tra due pali, è guardare gli altri rincorrersi e menarsi, è la vita racchiusa in pochi istanti, lacrime e dolore, risa e rimpianti. Volge al termine un altro giorno, dovrò pensare ancora alla mia cena, quel libro che mi aspetta, una segreteria che lampeggia, il solito chiarore della stufa, il suo profumo, che lento prende a scorrere nelle mie vene, come linfa, nutrimento, panacea, ghigno beffardo, accesso, di tosse, rigurgito, reflusso, il mio corpo manda segnali, continuo a voltarmi da un'altra parte, non voglio guardare, oggi non piove, non è un caso... al tredici si resta al palo, e tutto intorno fluisce, di melodia e di canto, non importa davvero, che sia un minuto o un'ora, due uova al tegamino o trionfo di faraona su vellutata di lamponi e rape, io non immagino il futuro, rileggo quel che è stato, tremo, che mi senta piccolo indifeso e inerme o forte gladiatore, che mi si guardi con malizia o con timore e rispetto, quel che conta è l'amicizia, dubbi o certezze, al viso smunto pallide carezze, è la mia parte, è quello che mi spetta, l'inesistente copione della comparsa, il figurante ad ore, quello che forse attende un'unica occasione.

2 febbraio 2009

Viaggiare contromano...

Sbuffi, ribuffi, di contorsioni pasticciate, alkermes, odori, sapori, pare non ci sia altro, lamerica, quella di Obama, e poi Boston, quella terra non è la mia terra, io osservo, non perdo un battito, le sue ali, lei è così bella, radiohead, e intanto i quotidiani riprendono a macerare, sogno la prossima fuga, l'ennesimo ricordo rubato, volteggiano o no, spalanco le finestre, mi apro al mondo.
Ciambelle, ciambotta, rimbrotto, codardo, cobarde, che nesso ci sarà... intanto io aspetto, come sempre, i miei bicchieri tintinnano, soli, fame atavica, e questo vento così fastidioso, sento freddo, eppure ci saranno almeno diciotto gradi, le mie mani al microonde, la panna montante schizza dappertutto... chissà perchè tutte le cose finiscono in pochi minuti a fronte spesso di ore di lavoro... mousse al limone, lenzuolo alla milanese, tre sono le farine, nessuna del mio sacco, ascolto. Io vorrei soltanto potere parlare, dire semplicemente come stanno le cose, guardare il sole senza paura di bruciarmi.
Sono ancora preda dello sconforto, pochi attimi, poche ore, intanto il tempo passa, i miei capelli sempre più radi, la mia barba sempre più bianca, io sento, tra acufeni e riduzioni, sento ancora, mormorare, a tratti al mio cuore, come dire?
Osservo Charlotte, è così bella, così brava, mi lascia pensare. E ancora una volta è notte, guardo attraverso i vetri, la strada illuminata, lucida di pioggia, unica compagna la fiamma di una stufa quanto me. Vorrei sentire pulsare cuore e muscoli, calpestare la posticcia sintetica, provare ancora il brivido, chi non sa non capisce.
E' nella natura delle cose, la natura degli uomini, io viaggio ancora contromano e attendo sanzioni.

29 gennaio 2009

Cosa può un viaggio onirico...

Parliamo di cibo, di commistioni, di misture... le immagini scorrono e le lacrime scendono, Milk, Senegal e Siria, New York... San Francisco, Castro, di un altro in Cile... i sogni, non sono concessi a tutti i sogni... io bevo in solitudine, della mia follia d'amore non mi è dato di parlare, io sono un fantasma che si agita, il canovaccio, il braccio, umile comparsa del nulla, scamone, balsamico in gelatina al limone, maurigi, io sono colmo, e sono vivo, fior di sale, di quello che non posso e di quello che devo, tremano ancora le mie mani, delle comparse e delle scomparse... trangugio, m'ingozzo, m'abbuffo, manda, manda, mandarino, di quella cioccolata fine carica di odori densa di sapori, di scorza d'arancia e mandorle... e intanto intorno lacrime e lamenti, guerre e tormenti, del cacciatore e del ladro, della violenza sulle donne e dei bambini calpestati, orrore e morte, pianto, non una parola, nè un gesto, lui medita di comprare un'altra villa, io sono stanco.
Faccia, facce, delle vele rivolte verso prora, dell'angoscia che risale a prua, mi torna in mente Ioannina, la capitale dell'Epiro, il lago, il frappè di caffè, immonda porcheria... ma non ditelo... meteore, Delfi, la mia Grecia... faccio un salto nel blu, salto, Salta nord dell'Argentina e d'incanto torno allo scamone, Claudia, Juan Carlos... El Gaucho... Milano, accidenti ai mancati giorni, al vietnamita mai conosciuto... ostracismo, ostriche del Cile, il mio amico dorme, dov'è la casa del mio amico? Bodhi Dharma è partito per l'oriente, sud Corea, lentamente si scioglie la cioccolata, io non sono capace di urlare, voglio soltanto continuare a guardarti negli occhi, tenere le tue mani, lo so, lo so, non dire nulla.

20 gennaio 2009

Delle turbine e altre cose del mio cielo sereno e viaggi e altre stranezze

Le mani come sul piano, le mani imbrattate di colore, recito, la segreta bianco scende, infarino velocemente le malcapitate triglie... olio evo caldo, molto caldo, le giro, ed ecco la miscellanea, improvvisamente la cucina danza con me, le luci accecanti e le melodie narranti, aglio, cipolla, pochissimo pelato e poi pomodorini, cugini di pachino, sale, prezzemolo, sedano, saltano, sfrigolano, una lieve spruzzata di curry e poi la farina di pistacchi, grattugiato d'arancia, menta fresca e qualche foglia di basilico, danzo, col calice in mano mentre Obama giura fedeltà al suo popolo e al mondo, infine un tocco di prezzemolo ancora, non metto volutamente nè pepe nè peperoncino... amo guardarti in casa mia, perso come la tuma che al palato gioisce, fatto e maturo come un cocomero in settembre, disilluso, disingannato, inebriato nei profumi e angosciato al guardare il mondo, pane, miracolo di tutti i miei giorni, pane, il pesto e la pasta, mi pesto e m'impasto, m'impastoio, decanto, urlo, grido e canto, revisioni, motorizzazioni, angoscia... veleno, posto, ridesto, la mia bocca ti cerca avidamente, le mie mani come un cieco al nulla, fluttuano nel vento, mosche, mangio. Assaporo del guazzetto, mini guache, manca di sale, ma va bene così... di colori, odori e sapori, del pachino abbronzato al vino m'innamoro, che gusto sublime, un piccolo capolavoro, non sento le spine, pane, vino, due e poi? Mi fermerò... sono fermo da quattro mesi... narrami ancora delle tue valigie, del tuo calpesticcio e dei tuoi viaggi, dei resoconti e dei taccuini, dei pranzi saltati e delle tue brioche nel latte, del civo e l'olio... rispondimi, guardami, sorridimi ancora, di un cuore malandato e della cecità, bambini dilaniati, del sole lampeggiante, a ore, di sordidi lamenti e poi tormenti, "Or ecco, Ecco io non piango più, venne il dì nostro..." e di quel ragazzo tornato cavaliere e della di lui madre ormai morta... lacrime di un ragazzino perso nei sentimenti, lacrime di un uomo affacciato ai sentimenti. Sono il folle pasticcere del sublime, onore al vero nell'incanto del palato... sogno ad occhi aperti e il vino trasecola e perpetua. Piccoli piaceri mormorano, vorrei gridarlo e non si può, come le ciambelle calde nell'odore di pioggia alla vaniglia, i biscotti trafelati e trafugati di mia nonna nell'incommensurabile segreto di Pulcinella... giacerò soddisfatto, satollo e rinfrancato, solo, meditabondo, errante, e la pioggia ai vetri e al mare, con tutto il sapore, l'odore, e sempre quel gesto timido d'infante.

5 gennaio 2009

Non è mica un blog di cucina...

Si, lo so, un pò è l'invidia, un pò il non esserci, allora cucino... calamari, patate, sfumo nel vino, pelati, peperoncino e prezzemolo.

Sei nel trentesimo caro mio...

Depresso? Tu? I piruocchi ti rannu i tu... Accidenti, e i miei quasi cinquanta allora? Curry al pollo e basmati, letto di melanzane che sguazzano nella "norma"... peperoni e sausizza... financo er dolce comprato dalla sventola, e tua madre chiusa in cucina già da stamattina... non so del vino, immagino... scruto i tuoi occhi, con l'immaginazione certo, "gli farò una proposta che non potrà rifiutare" e "tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia..." vien via bischero costì, che sarai grullo per davvero? Al final ya està, yo solo sè que nada sè, e un biglietto per il Brasile a questo prezzo poi... quando qualcosa ci fa soffrire cerchiamo anche inconsciamente di allontanarlo, ma la realtà regna sovrana, non si sfugge a nulla, pesto e rimesto. Il pulcino è una presenza importante, decisiva, se ne patisce l'assenza... la ruota gira, a volte per lungo tempo sempre nella stessa direzione... però chissà...
Un augurio sincero, per il ventinovesimo, per il duemilanove, per le speranze e le aspettative... Ti voglio bene.

4 gennaio 2009

Un Capodanno...

La neve ci sfiora, il freddo intenso, secco, non perdo un momento, mio figlio mi guarda, è vero, anche se non volevo dirlo neanche a me stesso. Corazones perversos, por temor que el pasado vuelva... Varela, absurdos... Via Pretoria, Picerno, Brienza, Atena lucana... Potenza.
Non perdo un attimo, no, wep, wap, wireless, router, "benvenuta amore mio in questa musica moderna"... Aglianico del Vulture, barolo del sud, e intanto passano i giorni e recitano litanie e versano lacrime... 2009 e propositi e auguri, aspettative, sempre per sempre, piove, non è freddo in questa parte del mondo, il cuore, le mani, ricordati, e i capelli, e la sua voce, brividi alla pelle, tremore, "il vero amore può nascondersi, confondersi, ma non può perdersi mai"... e surgelati di vere alchimie e trascorsi, e ricorsi, funghi e broccoletti... nero d'avola, trasparenze, ridondanze... ed io qui ad aspettare, tra slanci e Madredeus, Colombia e carnevale, e il mio carnevale celato e la malinconia, passato, quelle musiche dimenticate, non voglio dirlo, non posso dirlo, e lotto con me stesso, aspetto... i giorni scivolano via, inesorabili, è il tempo che passa anima mia, il tempo che vola via, vorrei trovare, vorrei capire, non ho risposte...

21 dicembre 2008

Cercando la meta...

Forse che nella vita non è sempre un fatto di scelte? Ma perchè non contemplare anche l'ipotesi di scelte indotte, al di là della nostra reale volontà... ci sono cose che ci cascano addosso, anche quando non ne siamo consapevoli nè artefici. E ci sono scelte che anche dopo abbracciate ci inducono in perplessità, e ci sono scelte altrui che ci coinvolgono e che a volte comprendiamo e altre un pò meno... il festival delle ovvietà, intanto il cielo è sereno e il freddo più pungente, freddo... attese, eterne attese, "sguardi lampeggianti ad ore".
Tanto meglio aggirarsi per le vie di Puerto Montt, Los Lagos, San Angelmo e il mercato del pesce, con quel nodo alla gola e il desiderio di continuare il viaggio e allo stesso tempo tornare indietro per un amore mai nato. Questa volta partirò da solo, ne sento la necessità, essere artefice delle mie scelte fino in fondo e soprattutto con la certezza che non rinfaccerò mai niente a me stesso.
Chi era la ragazza del mercato di Herrera? Chi era la hostess biondina di Lan Chile, non Pamela De La Fuente, non lei, no.
Il tempo è galantuomo... dicono.

19 dicembre 2008

Ebbro e solo...

Davvero non lo so, vorrei dirlo anch'io, ma è tutto così estremamente labile... al fine decantano origini partenopee... parrebbe di trasformismi, ma un freddo intenso mi fa compagnia, eppure fino a qualche ora fa tutto sembrava tranquillo. E ancora, e un'altra foto, Kados, ma non quello, bensì questo... un the caldo e via. Che mi prende? Ordinary World e Duran duran...la mia bella tazza colorata di Palopò sul lago Atitlan, Guatemala... vorrei come in un sogno volare, "chiamami come vuoi, ma non chiamarmi amore, che non sono degno del tuo amore"... "tu che mi hai letto negli occhi più veloce di uno sparo"... di quel profumo intenso e del mio viaggio dimenticato, i polipetti affogati, per tre almeno... quel leggero limite superato, accidenti al colesterolo e al mio ginocchio malmesso... acqua calda, infusi o decotti, Auster, Grossman, Aria e Allevi, "l'uomo di buona memoria non ricorda niente perchè non dimentica niente". Al fine giacerò pensante colmo di gratitudine, ebbro e solo.

18 dicembre 2008

Nero d'Avola e Pinot nero...

Il canovaccio si ripete uguale nel tempo, improvviso su linee già marcate... il rosso, il grande rosso, il grande Blek, si lui Blek macigno, e Capitan Miki, e adesso Dylan Dog, ma quanta carne al fuoco, e anni, e vita, io aspetto, non so farne a meno, non voglio farne a meno, gli esami sembrano ottimi, l'umore alterno, Salasso e Doppio rum, ma chi se li ricorda? Forse il Comandante Mark, meglio Zagor certo, e chiaro Tex Willer... qualcosa mi è stato rubato, mi sento defraudato, e come sempre, non importa, Daniel, il Corriere della paura, recito a memoria... Alan Ford, numero uno, la cariatide... certo Diabolik, meglio Eva Kant... e tutti quei fumetti un pò così? Wallenstein, Vartan, Kriminal, Zakimort, accidenti, la memoria gioca brutti scherzi... mi prende fame, poi i super eroi... Devil, Fantastici quattro, Nembo Kid, Superman, Flash Gordon, mi domando perchè a volte debbano venir fuori prepotentemente ulteriori fantasmi del passato, i miei giorni passati a leggere, a cercare di dimenticare, i momenti accanto ad un termosifone, unico calore... una pizza con gli amici, sempre gli stessi, e le solite cose, le solite rimostranze, le solite lamentele, le solite aspettative... di colpo sembra che la vita voglia rendermi in qualche modo giustizia... mai dire mai... mi preparo al mio spezzatino di tacchino, imbandito su sontuosità di verdure... Nuhar di nero d'avola e pinot... le mie nuove mensole già traboccano di libri, e il cuore, che bei sussulti, reggerà? Di lontananze, assenze, il fabbisogno paventato... accidenti che strattoni, musica moderna, e la mia parte qual è?

16 dicembre 2008

Un bel viaggio senza mettere il naso fuori casa...

I calamari stesi su un letto di patate, sfuma il vino lentamente, sfumano le mie illusioni, la stilografica argentina non vuol saperne, nonostante il computer non smetto di amare la scrittura, il pennino giace sul fondo, l'acqua calda alla gola, non so se parlerà mai più... intanto passano i giorni, il silenzio è assordante, e nessun segnale all'orizzonte, nè un commento, nè una smorfia, come sempre non importa, la vita segue, leggere in appendice le note... intanto tutto sfugge al mio controllo, non più padrone, attendo inondazioni, perchè lo so, perchè non lo so, che modalità abbiano le donne nell'amicizia per me resta un mistero, a naso percepisco una maggiore sincerità... ci siamo quasi, tra poco sarà tutto finito, dovrò occuparmi d'altro, ma il mio calamaro senza aglio nè cipolla è un portento, buccia d'arancia, mandorle, pistacchi, pomodorini, capperi, prezzemolo, pan grattato, uva passa, olio evo, peperoncino, acciuga, menta, sale, poca provola, una bontà, non me lo sarei immaginato, il vino scende che è un piacere, le patate a fette sottili addolciscono ulteriormente, l'unico problema come sempre ho cucinato almeno per due... dai non posso davvero mangiare tutto io... a pranzo ho anche mangiato un bel piatto di penne saltate in padella... accidenti, la mia vita prende una brutta piega, niente sport, distorsione sovrana, e cucina imperiale, azz... diventerò come Galeazzi? Intanto ho talmente gradito, che faccio fuori anche il secondo calamaro... ok, lo ammetto, mi sto coccolando... è forse un delitto? Non avevo idea che le mie intuizioni tradotte in ricetta potessero avere questo esito, accidenti è davvero ottimo, peccato non dividere con nessuno, verranno tempi migliori, forse... ma non ci si dovrebbe alzare da tavola ancora con un leggero senso di fame? uhmmmm... non è davvero il mio caso, a partire dal fatto che io la tavola non l'ho nemmeno vista, sono al computer, digito e mangio, mi strafogo senza ritegno, sono preda della libidine culinaria, visto e considerato che... ma lasciamo perdere, il vino è finito, il piatto è vuoto, soddisfatto, satollo, ah che vita, adesso un pò di musica, ci saranno altri giorni destinati al pianto. Ciao Annachiara, ciao Marcello, un pò di sana concorrenza, ma è tutto in privato. Ciao Silvia, ciao tesoro, ciao a tutti, a volte il cibo riconcilia con il mondo e con se stessi.

12 dicembre 2008

Anticipi...

La cuccìa in anticipo, inaudito... levataccia, vorrei ricondurre la mia vita ad ambiti più consoni, la mia vita in un ascensore, piccolo spazio che produce visioni ancestrali, proiezioni della mente e cineasti malinconici, provo a frugare tra i meandri della memoria, buccellatini, mani sapienti, frenesia del pensiero, inerpicarsi per roveti, trascino, tracimo, esondo, miti fugaci, lenticchie, si ma la ricotta? Stato confusionale, non è un'epidemia, almeno spero... il fedele compagno delle mie sere, calice, m'iscriverò ad un corso per sommelier... il vento sferza le strade di Palermo, Buenos Aires, ci copriamo alla meglio, attraversiamo la pianta ortogonale, potremmo essere indifferentemente a Barcellona come a Palermo. Rannicchiati, vittime inconsapevoli, tracciamo bilanci, freddo pungente e poi il Caffè Tortoni, Claudia sorseggia il suo cappuccino, riflessi ai riccioli, manichini in lontananza, risuona Gardel, ultimo volo, garage olimpo. Torno al mio ascensore, le mani tremano e il cuore sussulta, "non ce la posso fare a farcela"... di tutti i giorni andati e quelli mancati, di tutte le ore ad ascoltare il silenzio, del tempo che non ti aspetta, lampi, grida, echi lontani, immagini del passato, sensazioni, un crescendo, non riesco a capire, mi sforzo di essere lucido, inquietudine, sto per arrivare? Dove sono fuggiti gli uccelli della solitudine? Le loro uova di pietra deposte nel mio cuore si schiudono, come un tempo, come non sapevo, come non credevo, il terreno cede, cedono le sicurezze consacrate, sensazione nuova, affascinante, coinvolgente e disperante, ma che meraviglia il sogno, pasta e ceci, già ma le lenticchie?

9 dicembre 2008

Tutto accade nel bel mezzo di un viaggio... forse qualcosa vorrà pur dire

Lascio che il vino pian piano mi scaldi, mi è preso un freddo strano, lo sento dentro, la stufa emana il suo calore ma io non lo percepisco, ascolto la musica, le parole, cerco un riscontro, il silenzio è sempre significativo e non ci si dovrebbe interrogare più di tanto, certo, aspetti molteplici e diversi inducono all'analisi, ma a volte è necessario lasciare le cose come stanno, un amico dovrebbe accettarti così come sei, criticarti forse, parlarne, ma l'affetto dovrebbe essere sovrano, quando ripetutamente ci si scontra e si prendono per buoni soltanto i propri atteggiamenti, allora arriva il momento di mettere in discussione tutto, i segnali non mancano mai, spesso si fa finta di non vedere, poi alcune azioni lasciano dubbi e perplessità, infine, nessuno è indispensabile, insostituibile, la vita segue le sue linee e si può benissimo interpretarle a propria misura, anche da soli se necessario. Faccio un pò fatica, la storia si ripete sempre, alcuni non capiranno, altri crederanno di capire, in definitiva non importa, vivo del mio silenzio con soddisfazione. Il vino produce l'effetto sperato, Cerasuolo di Planeta, tra l'altro contribuisco alla ricerca contro l'Aids in Africa, e allora bevo, "sono senza vergogna, sono senza pudore"... forse, io non c'ero, io non sono stato, tutto mi è successo addosso, so bene quello che ho detto, so bene quello che vado ipotizzando, sembro un profeta, ubriaco, non ho colpe, invoco un perdono che non avrò, è il mio cuore, "sono senza perdono, sono senza memoria", "sono senza", è quello che sento, è quello che volevo, è quello che aspetto da anni, ma è ingiusto, è la ragazza spagnola che mi saluta con disprezzo, è la ragazza cilena che mi dice che posso capirla anche se parla spagnolo, è quel viso dimenticato, preso a prestito per qualche minuto, è la voglia di non dire nulla ed essere capito, lo sguardo, è sapere cosa sentire, è finalmente salire più in alto, è ancora una volta rovinare per terra, pianto, disperazione, è non sapere cosa sia la realtà, è vivere dimentico e dimenticato, è comprare l'ennesimo libro, è affogare nelle tue lacrime e sperare di partire ancora, è davvero non conoscere la strada, è smarrirsi, non trovarsi, è desiderare, desiderare qualcosa che non ti sarà dato, che non ti appartiene, è forse l'illusione, ma ti ci sei arrovellato per mesi, è desiderare e non essere capito, e rimestare ancora una volta, è il tripudio e la menzogna, è la vergogna e il desiderio, bevo, lascio che il vino, questo buon vino mi riscaldi, ascolto Fossati, ancora una volta, non smetterei mai, "io qui in capo al mondo e tu...", nessuno mi vedrà mai tenere le sue mani, è qualcosa tanto più grande di me, è qualcosa che non so gestire, è qualcosa che mi rimanda alla mia solitudine, è la fiorentina che cucinerò seguendo alla meglio le indicazioni di Silvia, il vecchio e le sue elucubrazioni, mi sento perduto, non sono abituato e nulla era già scritto, vorrei dormire, lasciarmi andare, verso altro vino, tra un pò sarò ciucco, ciao Marcello, bevo al tuo lavoro, Filippo è troppo lontano e il suo nome come un tormento rimanda ad altre gesta e tormenti, io non sono come lui, non occorre che ti accompagni, conosci la strada, ci rivedremo un giorno, si.
Ascolta, i miei pensieri strani, le mie notti insonni, il mio medico dice che è normale, e gli chiedo di fare questi esami alle soglie dei cinquanta...
Che bel colore, questo rosso intenso, ho già desiderio del Rosae, e guarda che coincidenza, la spirale è la stessa dovrò fotografarli insieme, qualcosa vorrà pur dire. Si, che sono un lamento, la stanchezza, la stoltezza, bevo e lascio che il torpore m'invada, lascio che le parole recitino me stesso e quello che sono adesso, non chiedo niente, non invoco nessun perdono che da perdonare alla fine non c'è niente, solo un pò di malinconia, la rabbia l'ho abbandonata da tempo, lui dice che "vince l'amore, vince la tenerezza, vince un piccolo bacio, vince la timidezza"... forse è solo tempo di andar via, so dove vorrei essere adesso e con chi, le lacrime si asciugano e quel volo è stato cancellato, da tempo.

3 dicembre 2008

Accidenti insisto...

Si, è così, non conosco la parola basta, e allora mentre la cipolla e l'aglio rosolano con i peperoni, il brodo vegetale sobolle ricco di patate, pomodorini, carote, prezzemolo, basilico, sedano, funghi, cimette di sparacelli, aglio, cipolla, grani di pepe rosa, il baccalà fresco privo della pelle infarinato e fritto, tutto insieme a cuocere ancora per un pò e viene fuori una sbobba deliziosa che non smetterei di mangiare, non fosse che la quantità industriale cucinata mi ucciderebbe... ok, adesso davvero basta pesce... a parte quel paolotto di quasi un chilo che aspetta solo di essere messo in crosta di sale... che sarà? A parte la comodità del quasi domicilio, della freschezza, e della ritrovata voglia di cucinare?
Non pochi fantasmi agitano la mia mente, come al solito c'è chi crede di sapere tutto, mai che si degnassero di spiegarmi... nessuno è di nessuno, recita il mio grande amico, probabilmente è vero, l'indignazione non può essere giustificata, quando mai le esperienze degli altri sono servite? Bisogna recitare in prima persona e non serve vagheggiare di un comportamento giusto rispetto ad un altro, le emozioni, i sentimenti, non sono ascrivibili a scelte ponderabili, le cose, generalmente, vanno come devono andare.

29 novembre 2008

Ancora pesce...

C'è qualcosa nell'aria, il profumo del basilico, la mia mente vaga lontana, odori diversi, impregnato dormo, il mio pesto la mia pasta, recito a soggetto, ho sostituito il limone con l'arancia ed ho aggiunto anche i pinoli, la mia vita non è che in sogno, disfo le mie valigie, e sono lì, non ho bisogno d'altro, è quest'immagine che non riesco a dimenticare, è quell'espressione indefinibile, è l'emozione, continuo a tremare, sostenere lo sguardo, trito, battuto, mandorle e pomodorini, pesce in zuppa, e cous cous tostato alla Valentino.
Eppure non cucinerò mai, non berrò mai, ne parlerò soltanto, chi detiene l'esclusiva? Messaggi, flash, il cantico del condannato a vita, di amori impossibili è pieno il mondo, e più sono impossibili più sembrano amori, lettera a D., leggo, La libreria nuova è ancora difficilmente decifrabile, mi mancano gli spazi conosciuti, abitati, però lui stavolta mi saluta, non accenna a nessun prezzo esorbitante, forse gli sembro conoscente... e la cassiera bionda è in vena di scambiare quattro chiacchiere, che strano... ma il libro è rimasto lì dov'era, eppure non vivrò mai più, ne parlerò soltanto, e le mie mani, le mie mani... impregnato dormo nella mia curiosità, vellutata, cipolle, Tropea, Diamante, non posso dire, non mi è consentito, tra qualche minuto sarà tutto finito, mi siederò da solo e contemplerò il futuro dei miei piatti, bevo per onorare questa tavola e il mio lavoro, la voce in dissolvenza e la luce che si spegne.

25 novembre 2008

Di che viaggio improvviso

La primavera a volte si manifesta inaspettata anche a novembre, il sole tiepido fa capolino, e nel cuore scompare di colpo l'inverno, tumulti, serrate, via l'embargo, la rivolta delle cose che contano, stravolgimento, tremori, riflessi, egalitè.
Anche la follia può manifestarsi d'incanto in un pomeriggio novembrino mentre sorseggi un the che si trasforma in fiele. Inevitabili analogie, ricordi, corsi e ricorsi, affanno, mi manca il respiro, non è asma, non è allergia, è la sorpresa.
Tensione, paura, emozioni pure, supplizio affascinante, gli umori alterni come le targhe, come i clamori, è un attimo, davanti a te quello che disperavi vedere, ma non puoi toccarlo con mano, non ti è concesso, sudore copioso, il viso s'infiamma, le mani tremano, calore, chiudi gli occhi e vorresti perderti per sempre, non vorresti riaprirli mai più o vorresti riaprirli in un mondo diverso, cambiato, mille luci, mille colori, le mani, vai, no non andare, resta, vai via, perchè? Perchè è sempre così maledettamente difficile? Astanti pietosi nella rappresentazione del nulla, piccoli pietosi slanci smoccolosi, vertigini, non già acufeni... timidi e impietosi, sguardi nel nulla, distrazioni, elucubrazioni, apoteosi, e poi il crollo, borsa, ombrello, pioggia.
Il viaggio riprende, la sosta rigeneratrice appariva indispensabile, cupi contorni di nuvole cariche, aspetto, il cuore, tracimerà, esonderà, non importa adesso.

23 novembre 2008

Di questo, di quello...

La dimensione del sogno, lì dove tutto è concesso, eppure mi costringo a svegliarmi prima che qualcosa accada, qualcosa che mi potrebbe perdere, l'incontro nei meandri della mente, simultaneo, genera sensazioni oniriche potenti, immagini talmente reali da apparire vere, poi il rifiuto nella consapevolezza, la negazione, l'allontanamento, unica panacea.
Vivere di riflessi, per interposta persona, trincerarsi dietro cose già dette e fatte, non è il mio stile, non mi appartiene, continuo a far finta di capire e accettare, il diniego urla verità, preferisco essere tacciato ad oltranza e cancellato, non importa.
Nuovi segnali, disfacimento o temporanei intralci, che diamine... le urla del vento e il polpo abbandonato, faccia libro, faccia silenzio, faccia di...
Piccoli animali colorati, burattini, fili e fiele, al mio calendario mancano i giorni, che fortuna, mi proietto nel 2009 e un altro anno è andato.

20 novembre 2008

Quel profumo di pioggia...

E' normale un leggero imbarazzo, poi il vino decanta, l'alcol evapora, immagini danzano vorticosamente, i fumi e il fumo, mi specchio nei suoi occhi e cerco quella bambina, tosta è tosta, giudizi non unanimi sulle rappresentazioni, Bologna, Firenze, bresaola e limone, cerasuolo e nero, che bella serata, non fosse per questo strascico, mal di gola, e Carmelo affranto del suo orgoglio di macho ferito... tratti andati di versi scaduti, si dissolve lentamente la nebbia, il vino recita la sua parte, le mani, la mano, il sogno, di viaggi e contorni, di quel che è stato e per fortuna dimenticato, perso nel passato, di pochi slanci e conseguenti timori, le urla del mio silenzio e le protesi necessarie, di braccia, di sguardi, di frangetta sugli occhi e di frangia estremista, India o Sudamerica, cucinare e centellinare, i miei quadri spariranno, non è ancora notte, la temperatura è scesa, attraverso la città con i pensieri che vagano, che voglia di tornare indietro, spremo, pedalo, ricucio, maneggio, rabbercio, pesto, rimesto, fatico a prendere sonno, mi desto, controllo, cancello, ripudio, vaneggio, le cinque, caffè, mi siedo, mi alzo, leggo, profumo di pioggia nell'aria, e l'immancabile mal di testa, di modesta entità a dire il vero, mi aspettavo di peggio, faccia libro, Fio, Elvis, il pargolo urla il suo disappunto e procede con le richieste e le necessità, dieci, undici, numeri, ore, quel pensiero bastardo, lampi, fuochi, paglia.

14 novembre 2008

Cosa? No, davvero?...

Il sole, isole, solo, chiacchiericcio, la cernia e il tonnarello, lustri nei corsi, ricorsi, un libro di visi, le foto della mia infanzia, odori, sapori, colori, rimesto, mi desto, cancello, riappaio, dottore ci vediamo venerdì, è già venerdì, scappo, mi nascondo, le scarpe e i concerti, le pietre e la sabbia.
Non sarà poi tanto difficile, non è un problema l'orario, ma troverò quel che cerco? Questo è più difficile, magari se fossi in new zealand... Teremoana e Ruben.

12 novembre 2008

Inseguendo il mio passato nobile e forse mai esistito

Non sono così cieco da non vedere o sentire le sofferenze, ma adesso mi sento ferito, mi porto dentro un dolore che non avrei immaginato, i segni tornati alla mente si riferiscono ad una certa durezza, anche quella, certo, comprensibile, allora l'accettavo, sembra incredibile, io che di memoria ne vanto così poca, probabilmente è la memoria del cuore, ho sentito i graffi del gatto adesso sul mio viso non più su quel cellophan, ho cancellato la mia immagine, rimosso profili, esautorata l'anima, e il dolore non accenna a diminuire, comprendo le ragioni ma tornerò nel nulla da dove sono venuto.

11 novembre 2008

Rabbocchi al fiele

Io non sono io, sono i luoghi in cui ho vissuto, quelli che ho visitato, le persone che ho conosciuto. Sono preda della rabbia e dello sconforto, non accetto che mi si giudichi a sproposito, se un'accusa mossa risponde al vero non posso che ammetterlo, ma non è questo il caso, la gentilezza non può essere travisata, il desiderio di conoscenza non può tradursi come becero tentativo di approccio animalesco, scambiare due parole soltanto per presentarsi come può far pensare ad un tentativo di seduzione? Sono esterrefatto, tanto che sulle prime non riesco nemmeno a controbattere, mi sento offeso, vengo assalito con le parole, pesanti, e non c'è davvero motivo, mi si accusa per l'orario, per aver detto che mi piace il silenzio della mattina e osservare il giorno che sorge, quale la colpa grave? Tanto "noi uomini non ci arriviamo", che meraviglia, quand'è così preferisco davvero non arrivarci, rispedisco l'accusa al mittente, mi dispiace perchè rovina un pò quell'immagine serbata per tanto tempo, ma ribadisce tutta la semplicità e l'ingenuità dei bambini. Attraverso il tempo con i pensieri, qualche piccolo segno c'era anche allora, ed infine trovo anche la giusta collocazione. I ricordi bisogna lasciarli andare, "se è il romanzo dei veleni sarà letteratura ma se è il nostro futuro, allora è spazzatura".

6 novembre 2008

Sogno che un giorno i miei bambini possano vivere in un paese che non li giudichi dal colore della loro pelle (Martin Luther King, 1963)

Barack Obama, speranza, pace, libertà, fine delle guerre civili, leggi razziali, discriminazioni, popolazione nera, "I have a dream", Malcom X, lacrime, epoca di apertura, illuminismo, creatività, momento storico, il mondo sta cambiando. Euforia, commozione, guardo le lacrime sui volti di giovani e vecchi di colore, ripasso mentalmente tutto quello che so, tutto quello che ho visto, il colore viola, Nelson Mandela, Africa, latinos, potrei stare qui ore a enunciare, "Yes we can", il desiderio di esserci, di fare parte di questo sogno, entusiasmo, desideri, sacrifici, il più cretino di tutti come sempre è italiano, il più grande figlio di puttana anche, basta leggere i giornali, sentire certi commenti, nessuna meraviglia.
Un doveroso omaggio e gli auguri per il difficile lavoro che l'attende, vorremmo che fosse così anche qui, ma in Italia è tutta un'altra storia.

3 novembre 2008

Di brezze marine e di altre sensazioni

Scivola veloce sulla superficie la spatola intrisa nello stucco sintetico, il legno diventa bianco, qualche millimetro copre le asperità, le venature, le crepe. Aspetto che asciughi, mi accingo a frullare con il batti vernice, trasformato in "lame rotanti", interi quotidiani rimasti a macerare per settimane, è tutto pronto, devo mescolare il gesso, l'olio di lino crudo, la segatura setacciata, il vinavil e l'impasto sarà pronto, nel frattempo anche il pannello è pronto, ho selezionato immagini, schizzato elementi, sono pronti anche i piccoli oggetti in metallo e i pezzi di legno, potrei a questo punto indifferentemente propendere per una scultura o un quadro, ma tutto tace, mi alzo, mi guardo intorno, mi risiedo, guardo fuori della finestra e il sole prima alto in cielo comincia la sua discesa veloce, provo a riordinare le idee, eppure stamattina tutto era più chiaro, e adesso... sento le certezze svanire, vedo i colori sbiadire, le mani posarsi sul nulla. Nei barattoli i pennelli mossi a raggiera sembra si apprestino a urlare, i tubetti strizzati depositano macchie oleose e silenziose, la trementina aspetta soltanto di diffondersi nell'aria, oli di papavero, essiccanti e vernici damar recitano in silenzio la litania, le voci, sono tornate. Non è un caso, è il solito rituale, lotto con me stesso fino ad intravedere soluzioni, le mani riescono ad andare libere, sicure, le parole riprendono la forma originale, si ricompone il puzzle, ma i pensieri scivolano, i giorni mancati, le risposte mai arrivate, neanche più la scusa delle sigarette, mi siedo al computer e digito lentamente, ricomincio a sbirciare tra le innumerevoli foto, un indizio, una certezza, i soliti sintomi, astenia, apatia, pagina cinquecento, sono solo a metà, Cormac a tratti procede sicuro e poi si arresta, mi disorienta, ci penso un pò, se facessi come il maestro? Chiudo gli occhi, carte, ritagli, spruzzi di colore, quella figura, il calice, il vino versato, vigne e sole, un amplesso.
Mi mancano le forze, è temporaneo, climatico, ripetitivo e transitorio, forse...
Sento un malessere fisico, lo percepisco netto, viscerale, vorrei essere su una spiaggia, vorrei sentire l'odore del mare, vorrei raccogliere quei rami sbiancati dalla salsedine e dal tempo, vorrei varcare i confini, camminare per chilometri, lasciare la mente vagare e lo sguardo perdersi, non posso più restare qui, non ce la faccio, forse questa terra non è la mia terra, ma mi tiene legato, avvinghiato, odio e amore si intersecano e la risposta è sempre sbagliata, ho bisogno di andare, devo andare, lo spettacolo certamente sta per essere rappresentato in un altro luogo, e stavolta io davvero non vorrei perderlo, non credo ci saranno repliche. Non per me