29 gennaio 2012

Aspiro, sapore, odore...

Assaporo, lentamente, il matiù infonde calore, lo gusto, sapiente, convinto, me ne riempio, ingordo, voluttuosamente avido, non lascio cadere una goccia, inglobo, aspiro, sapore, odore, colore, alle mani, alle dita, alla voce, ai capelli, intriso, pervaso, col cioccolato e con pane nero, di cotto e mandorle tostate, il profumo, il desiderio, le prospettive e le assonometrie, spaccati e sezioni, di vita, di umori, della parete urlante e lo sguardo severo, di francesismi e volgo, infilzati culi all'aria e riposi forzati, di gocce e tepori, sentori, vapori, di glasse e grasse, contorte, conforto, di spari improvvisi e slanci maestosi, illuminati alluminii restituiti, musiche d'ombra e frasi troncate, al viso, al riso, è di ricordare e sopportare che si fa fatica.

23 gennaio 2012

E andiamo

Stringo tra le mani il drappo rosso, la fronte imperlata, mi faccio largo tra le onde tumultuose di vere piume, non mollo mai la presa, non potrei, vorticosi pensieri mi agitano e si contendono ora i sogni, ora gli incubi, litigo in maniera decisa, rispondo a quelli che mi appaiono oltraggi, alla libertà, alla dignità, non percepisco le risposte, vedo le labbra muoversi freneticamente, ma non sento, l'immagine in dissolvenza e il cambio di scena, che stupido giudizio affrettato, non sapere leggere tra le righe e appropriarsi di una storia che non ci appartiene e soprattutto non si conosce, cancello, rimuovo... "Cambia lo superficial, cambia también lo profundo, cambia el modo de pensar, cambia todo en este mundo..." restano le parole scritte, il consenso, il bravo, fa piacere e rende merito, e andiamo.

20 gennaio 2012

Che non si può evitare

Picasso o Toulouse Lautrec, emozioni che si rincorrono, riconoscere stili e nomi, le storie di vita, le donne, l'alcol, l'arte, riverbera negli occhi, trasla nelle mani, sono sensazioni e attimi, lucida follia e parafrasi dell'arte, al velluto rosso e le pareti bianche, volerlo dire è stato così semplice, puro, sentito, trasmesso, "io pure credo" e le immagini di una Parigi anni venti scorrono come la pioggia che ci bagna, intersecare, allacciare, condividere, correndo e scansando, calore, motore, di qualcosa che non si può evitare, le coppie di anziani al pomeriggio nel rifugio dell'ultimo giorno, ma anche di raggi di sole al viso e la pelle, ricordi che affiorano, similitudini, le sensazioni perdute che si manifestano e lasciano sgomenti, le strade, i risvolti, coincidenze, il passato che torna e l'angoscia del tempo, il coraggio della riconciliazione con se stessi, il cinema e i sogni, tutto quello che non si è mai avverato, un treno, un viaggio, dormire ancora in quel sacco a pelo a due passi dal mare, il desiderio e la delusione, la sofferenza e il dimenticare, quello che è stato e quello che sarà.

18 gennaio 2012

Di quel libro

"Los pájaros de Bangkok" è uno dei libri nei ricordi di Valerio, singolare che Manuel Vázquez Montalbán sia morto proprio all'aeroporto di Bangkok... non si trova, o meglio si sa dove sia, con la sua polvere, l'usura del tempo e la consuzione tipica del maneggiare, non tornerà se non forse in riedizione magari con una diversa veste grafica, sono dolori, inspiegabili, ma dolori, anche fisici a volte, di qualcosa strappato, trafugato e che non ci verrà restituito... è il tipico dolore che assale quanti si accorgano di una perdita, una mancanza, è affanno che toglie il respiro e danna l'anima perchè non c'è risposta, un incauto affidamento, un prestito estorto, dettagli che non affievoliscono il senso di perdita, non serve che si torni in libreria, non si avrebbero le macchie del tempo, le impronte, i segni e le eventuali annotazioni, le pagine sdrucite e le orecchie agli angoli, difetterebbero il vissuto e le emozioni, sarebbe per sempre un'altra cosa, e la soddisfazione intima, celata, il piacere del possesso, svanirebbe divenendo negazione, alterandone il senso e mettendone in dubbio persino l'esistenza, le gioie provate e i benefici e salutari strascichi.

17 gennaio 2012

Sognare, partire, matiù

La mano gela al cellulare, cammino veloce, quasi corro, lampeggianti blu, le auto bloccano la strada e la gente impazzisce, il cuore morde e la voce strozzata, presto che pochi attimi rubati regalano adrenalina e qualche anno... stavolta il discount chiuderà senza di me e il nettare finisce e grido e corro e ancora, le mani, il viso, la fretta, la bidella, luci che si spengono e te l'avevo detto, ora cosa resta? ho bisogno del bagno e corro, ansimo e i carciofi in acqua acidula e il pandoro, stampo, caratteri, e totò? Peppe mi guarda incredulo con la busta gialla, l'ennesima, è la mia vita, almeno per adesso, grido, strozzo, prete, cibo, il parmigiano e l'ungherese... non è andata, e adesso basta, pollo, patatine, non posso, non ci credo, ansia, stress, è il caso di leggere in fretta, trasudo, tracimo, prendimi, è tutto quel che resta, curry ai miei carciofi, reciti dal letto sulla via del sonno, piccoli pulcini agitano e spilluccano patatine fritte, acidi e veleni, voglio fermarmi, accompagnare sguardi, sono il personal chef, rigido, enigmatico e pragmatico, osservo e taccio, altri corsi, altre vie, rispondimi inquietudine, esalto movimenti, respiri, sospiri, auto impazzite e corse vane, telefona, afona, raccogli, io sono qua e il tempo fugge, ricotta fresca e letto di carciofi, Valerio e la pasta, Brasiu, andare che è ora, sognare, partire, matiù.

16 gennaio 2012

Al forno...

Nessuna parola, apparentemente, nessun colore, eppure gli attori fluttuano leggeri nello schermo e attraversano il tempo... profondi, intensi, bravi, decisamente, è una bellissima sorpresa e alla fine sono veramente contento di esserci andato, e di nuovo mi cimento, non si debba dire che ho rinunciato... attendo esiti e sentenze finali. Non c'è la mia amica del Venezuela, al suo posto un ragazzo ugualmente bravo, becca subito la vena e le provette si colorano del mio rosso... vorrei fosse sempre così, con quel sorriso raggiante, gli occhi che brillano e quell'inaspettata allegria, contagiosa, sincera, bella, vorrei non finisse mai, vorrei sentire sempre così, quante cose vorrei e non mi è dato di avere... accontentarsi è il segreto, anni di studio, di applicazione, molti non saprebbero, non potrebbero... chiudono in fretta i negozi, chi l'avrebbe detto, il tempo scivola sempre in questi frangenti e non si riesce a fermarlo... è anche mia la colpa e non dovrei, c'ho un'età... scorre ancora quel rosso corvino, il calore mi pervade e il climatizzatore a palla, la lucetta nel forno arranca e infonde calore all'ennesimo lievitato, sbobbe e ranci, rancidi, infidi, assaggio non assaggio, rimesto, condisco, aggiusto, le tostate salate mi renderanno la vita difficile e ancora è presto per esultare, ricorda cosa è capace di fare l'altra metà del tuo cervello se solo gli si lascia spazio e tempo... tentativi, della serie riusciranno i nostri eroi... loggioni, portoni, nascosti nell'ombra, poltrone o platee, proiezioni private in orari impossibili e inviti ristretti, che due è il numero perfetto, farro e bietole e sapore di vittorie, brividi, ancora, non è il freddo del mare d'inverno ma poco ci manca, alzo il bavero e stringo il giubbotto, per un attimo l'immagine rimanda il profilo inatteso, sorpresa e sgomento, paura, forse, la consapevolezza abbraccia la stoltezza e vanno a nozze, tuffo il cucchiaio e brucia il palato, un'altra notte insonne e zucchero al velo.

12 gennaio 2012

E sorrisi, sguardi e pianti

E sono mani, gesti, afflato, urla, braccia, gambe, è sudore, è lavoro, è il motore, il rombo, sono fari, cavi, e sedute, alzate, è paura, timore, tremore, sono giorni, mesi e anni, e capelli, pelle e sguardi, luce fioca, buio, lampi e suoni, è la musica, il canto, la danza, è l'attesa, la rabbia, la stizza, sono incomprensioni, liti, oltraggi, viaggi e ritorni, è la noia, la malinconia, il rimpianto, sono giorni, mesi e anni, e ricordi, e rimorsi, e dolori, tristezza e pianto, è la festa, ridere e urlare, ricominciare, dimenticare, e sono mani, gesti, sospiri, respiri e battere del cuore, dare non dare, aspettare, reclamare, tentare e rinunciare, è lavoro, sudore, riprendere, andare, sono giorni, mesi e anni, è la vita nell'incognita infinita, e sorrisi, sguardi e pianti.

11 gennaio 2012

Aroma di caffè

Il video rimanda le immagini del colon, il mio colon... sento la sonda che si fa largo e mi perdo tra i pensieri, l'infermiera che mi ha distrutto il braccio col catetere preme il mio addome, la detesto... il medico è in gamba per fortuna e mi spiega come meglio non si potrebbe, dura poco è sono fuori, niente sedazione e posso deambulare tranquillo, non mi resta che attendere allo sportello per vidimare la richiesta medica esente ticket perchè lo Stato ci tiene ai suoi cittadini in regime di prevenzione oncologica... sessantadue prima di me, ci metto più che l'attesa e l'esecuzione dell'esame, ma è così che funzionano le cose, avrebbero dovuto dirmelo prima in modo da mandare qualcuno a prendere un numero... è la sanità bellezza, benvenuti in questo mondo... altro giro altra corsa e ci siamo di nuovo, il reparto geriatria mette tristezza ma mi regala alcune perle, le persone anziane sono le uniche che sanno ancora cosa sia l'educazione penso, la signora che mi si avvicina zoppicando, problemi di udito e difficoltà di linguaggio mi ringrazia con sincero trasporto quando le svelo che il medico che lei cerca ha cambiato stanza senza avvertire nessuno e men che mai apponendo un cartello come sarebbe stato normale... dopo la visita mi trova ancora in attesa e mi dice che è andato tutto bene e mi ringrazia ancora, sento una stretta al cuore... l'altra signora sulla sedia a rotelle mi sorride, ricambio prontamente, lei attende con pazienza il suo turno, ha due occhi belli e profondi, mi perdo un'altra volta tra i pensieri, mi sento destinatario di qualcosa che mi sfugge, come se le persone avessero bisogno di conforto e vedessero in me l'unica persona presente e disponibile... e in effetti sembra proprio così. Una donna un po' più giovane, si fa per dire, mi racconta delle pillole e dei giramenti di testa e della nausea e le cefalee... aspetta il medico per farsele cambiare... un'altra gira per l'edificio dalle sette, sono le nove, non trova un cristo disposto ad aiutarla, avrà più di settant'anni e lo sguardo disperato, cerco di fare il possibile e mi ritrovo in un universo sconosciuto nel quale tutta questa gente è abbandonata a se stessa, guardo mia madre e penso che sia più fortunata, se non altro noi figli siamo sempre presenti... la vecchietta in farmacia mi passa avanti, è solo per sedersi su una panca, si premura di sottolineare che non vuole passarmi avanti, è solo stanca, ha gli occhi dolci, un'altra stretta al cuore, se potessi andrei in giro a prendere turni in ogni dove, numerini, prenotazioni, le terrei in caldo per loro, sono tutti soli, nessuno li accompagna, sono così gentili, così reali e così consapevoli... raccolgo il biglietto caduto e lo porgo al signore davanti a me, non la smette di ringraziarmi... è una giornata così, come può accadere a tanti, mia madre si stringe al mio braccio e il medico per fortuna è gentile e preparato, capita a volte che ci si ricreda, non è convinto e ci manda in radiologia, vedremo in seguito il da farsi... fuori il freddo non mi sfiora, c'è il sole in cielo, l'auto non è molto vicina ma proviamo a fare due passi, l'aroma di caffè che mia madre percepiva in ospedale ci impone una fermata obbligatoria al bar sul nostro cammino, vuole offrire lei, dice che altrimenti il piacere sarebbe dimezzato... gustiamo con calma le nostre "sabbie mobili", così come li definirebbe mio padre... gli anziani, che ricchezza, per un attimo mia madre si sofferma ad osservare la via, alza lo sguardo e sembra cercare qualcosa tra gli edifici, tra i balconi, ho posteggiato proprio nei pressi della sua prima casa da sposina... immagino una lacrima e tanti ricordi... al semaforo un ragazzo in motorino cerca di passare sulla mia destra ma non ci riesce, lo guardo e gli faccio cenno di aspettare, con una piccola manovra riesco ad aumentare lo spazio, si abbassa a guardarmi e mi ringrazia sorridendo, va via a zig zag tra il traffico... torno indietro con i pensieri e mi dico che allora anche i giovani, e che, sì certo, forse...

8 gennaio 2012

Di cacao e nocciole

Di gas acre l'odore si perde nello specchietto, anch'io l'avrei tenuto girato, anch'io avrei guardato con avidità, ma sarebbe finita in un modo diverso... quindi è un avverbio ma nel mio caso una congiunzione che sollecita una deduzione... l'ora d'aria svanisce e la mia porta si chiude, il solito freddo mi prende, perchè in Spagna o in Argentina usano il cotone?... cancello nomi e sottolineature, numeri e indirizzi, mi soffermo su quelli più vecchi, su quelli di cui non so più nulla... scivola il mio tempo, il secondo direi, sarebbe da oscar al di là della nomination, e poi è troppo uguale, non credo si possa dire ma mi serve... contenitori celano e disfano, in un susseguirsi di parole, l'alternarsi delle condizioni, ma non si cancellano certi passaggi, resta sempre qualcosa a ricordarcelo, ermetismo di facciata, per chi è buon intenditor... lanuggine ad un altro stadio giace tra le pagine, raccolgo di tanto in tanto, sorpreso e divertito, un sole pieno allieta una giornata sorprendente e inaspettata, sapore d'Ungheria, al ginocchio o poco più, audace, verace, pelle nera che quel grigio scamosciato è incline all'acqua macchia e sbuffa, niente vino, mi raccomando, è l'ultima sera e poi il digiuno triste annunciato, povero pane madre al freezer e dolci negati, basterà, si aspetterà per poi tuffarci in quella crema di cacao e nocciole, a cucchiaiate e dita e specchietti ritrovati.

7 gennaio 2012

Poi si riparte

Brillano alle palpebre tra luci riflesse e paillettes, lustrini e nodi, flash, immagini alla mente, suoni disperanti, valvole fumanti, pandori riluttanti e quel negozio non apre mai, miriadi di calzature si inseguono nell'aria lasciandoci scalzi, dolore e abbandono, brividi, freddo, la  mia vita di uomo che recita consensi in attesa di parole, stella a otto punte celata, negata, ennesima fiondata, un raggio nella notte, Anne Hathaway non saprebbe immaginare, nel suo incedere incerto le tendo le mani, ancora aerei, ancora sogni, e cosa saprei immaginare io? Stefano mi accompagna nel silenzio e salto con lui nella tana del coniglio, anche questa volta è andata, come sempre, tra le mani il rosso rilucente elastico riempie vuoti di parole, occhi umidi di pianto inconsapevole e lo stomaco urla, incanti, tepori, nuovi colori, chiude la stazione nello stridio di freni dell'ultimo convoglio, torna a casa il capostazione col volto stanco e gli occhi arrossati, una sciarpa al collo e il suo inconfondibile cappello, ascolterà domande alle quali non saprà rispondere, la notte scenderà lieve, frugale il pasto e mite il sonno, tutto ricomincerà allora e niente sarà più lo stesso.

3 gennaio 2012

Come passa il tempo...

Le mani, le sue grandi mani, e mi disse un giorno che nelle sue mani ritrovava quelle di suo padre, è successo un po' anche a me, ma mi rivedo in lui in certi movimenti, in certi gesti e a volte mi lascia attonito, altre spaventato, quando non ricordo le cose, non ricordo i nomi o i volti e lui che non mi parla più... penso a mio figlio, se anche lui, e poi Diego che adesso bello bello mi sorride dallo specchio, paternità negate, voglia di tenerezza, un altro figlio mai arrivato, le cose importanti della vita, la malinconia e il tempo che fugge, come le grandi tapparelle e le mani tremanti, come vorrei regalarle un'altra possibilità o magari un alza tapparelle elettrico... Cuba, nei miei sogni di ragazzo e il Che e Fidel e adesso lei va lì con un'amica, invidia secca... tra i capelli neri un bagliore bianco, sudore di palestra e vapori, la borsa, e la musica al mio falso iPod... Venezia ancora nel cinema e nell'arte, ricordi, perenni, intramontabili, e la tallonite e l'arrancare tra nebbia e pioggia, quell'amore dimenticato il passo leggero della francese accanto e il finto mago e la sua musica straziante, Genova per noi che ci lavavamo nel mastello di ghisa e la lampadina fioca, easy rider dieci anni dopo, e Firenze prima della fine, il gilet e il cappello texano, gitanes e gauloises e marsalino... le differenze di una generazione, tra i suoi bicchieri e i miei, quel politeama vini e i miei negroni, la vista che si annebbia, barcollare e non sapere più nulla, incontrarci per caso in libreria e scambiarci quei libri, le parole che si dicono e quelle che non si diranno mai.

2 gennaio 2012

Dolcetto D'Alba

Alla fine quel che doveva è stato, i lievitati e le bollicine, la notte dell'ultimo dell'anno, i miei pensieri vaghi e lo sguardo di mio padre, il primo pranzo e lacrime, poi la luce finalmente spenta, bastava pigiare un pulsante... dolcetto senza scherzetto, il calice e la mano, alcune volte ed io guardo silenzioso, aspetto, il manzo ganzo ritorna nel ghiaccio, la scarpatura e la canaletta, scarichi audaci si riempiono di baci, rosso vivace, bronzo di riace, umbriatico era solo un paesino calabrese ma io ero strafatto, ubriaco perso, languore, fame, ho già cenato ma non mi placo, un tempo flaco oggi la panza, quindici giorni senza corsa sono tanti, la gola brucia e bruciano le parole, d'alba dolcetto, metto l'elmetto, non servirà, l'ogiva penetrerà il mio cervello, tonfo, sordo, come io sono ormai, finisce il vino ne berrei un tino, il panettone, freddo glaciale, mani incrociate, non voglio dirlo, pelle rovente, cuore assetato, non posso andare, non adesso, brividi alla schiena, freddo sudore, climatizzatore, tosse, raucedine, incudine, provaci adesso, sempre più spesso, le lunghe soste sorridono al finestrino dentro i fari arrossati, melafiona, american pie, le pere e il cioccolato, sporchi capelli risplendono come non mai nei sei cereali finalmente trovati, la ragazza della farmacia ride di me e del bambino sconosciuto che si nutre con tanta dolcezza, dolcezza di madre e ripete le parole e ride, io ascolto discosto, distante, nascosto, annichilito e vago, la casa è più grande, i muri dipinti di fresco, le stanze abitate e la cucina dimessa, mi specchio negli spaghetti al sugo di pomodoro e chiedo venia. Ho freddo stasera, tanto freddo, vorrei, non vorrei, ma se vuoi...

25 dicembre 2011

E' andato anche Giorgio...

Panettoni a puttane, come fortune smarrite, cicli della luna, non per niente il re è sovrano, e resta in attesa ch'io sia pronto, maledetta fottuta tosse e quest'ennesimo natale che non mi appartiene, di questo ne faremo briciole, o coriandoli... come maglie glutiniche spezzate, timidi segnali, e quel cazzo di tappo che va in pezzi, fradicio di vino, che trasuda testimoniando che il prezioso nettare è andato, perduto, ma mi si dice che sia io a non saperci fare... già facevo fatica di mio ad accettare le imposizioni, adesso poi... tutto scivola comunque, i miei bronchi urlano giustizia tra il fumo assillante, esasperante, qualcuno proprio in queste ore giace in ospedale operato di tumore al polmone... le disgrazie e le esperienze degli altri non servono mai a niente... in egual misura, ed è inutile appellarsi. Jobs, Evora, Russell, Zevi, Hitchens... quelli che ricordo in quest'anno funesto e proprio oggi anche Bocca, che mondo sarà quello in cui resteranno vivi soltanto i farabutti, ignoranti, amici e figli di papino... per fortuna non ci sarò più neanch'io. Il vecchio è allegro e vivace, le carte girano e i porti prosperano, meno in quel di Santiago, e chissà che non si decida insieme un'ultima volta, un gesto di ossequio e considerazione, magari quelle empanadas di Castro stavolta le mangeremo e non le lasceremo sotto il letto in balia degli strabuzzi... vorrei chiedermi tante cose e trovare poi le risposte, alcune in verità già le conosco ma evito di pormi proprio quelle domande... continuano sulla mia testa rumori frenetici, sedie e mobili trascinati, un rito che si ripete uguale tutte le sere, non capisco... sarà stata troppa uvetta o la madre inesperta, saranno state le mie mani o doveva andare così, in un pomeriggio bagnato con le nuvole che si inseguono, il mio raggio di sole racchiuso, rannicchiato, lo rubo per un attimo e lo tengo tra le mani.

23 dicembre 2011

Non ha senso

La sfida, la gara, ci si è allenati, con costanza, impegno, non si sa chi ne uscirà vincitore, ci si guarda nello specchio ed ecco il viso del nostro avversario... chissà quali tattiche, quali strategie, eppure si dovrebbero conoscere... strali, indicibili, insensati, perchè? Perchè si lanciano sapendo che chi li riceve non potrà difendersi, non potrà controbbattere, resterà muto, inerme, e basito, le domande non dovrebbero essere poste se consideriamo solo le nostre risposte, non c'è il contradditorio, l'avversario, perchè tale parrebbe, non può dire nulla, è obbligato a tacere e a cercare di capire perchè queste sfuriate, ingiustificate, sulla cima più alta, un grattacielo di mille piani, e la caduta rovinosa, senza tema di smentite... chi lo accetterebbe passivamente? Soltanto chi continua a crederci relegato negli abissi

20 dicembre 2011

E poi di nuovo il sole

Sassicaia, sì, o un più modesto Bacca Rossa, nel calice gonfio e lo stelo lungo, il colore rubino e i riflessi, indiscutibilmente il colore della Senna... Parigi, le luci, i colori, lui adesso balla da solo, può perpetrare all'infinito la sua danza, lei ha preso un'altra strada, la segue da vicino, la tallona, non serve e non servirà, l'Île de la Cité, l'Île Saint-Louis... chissà cosa avrà pensato della mia relazione il buon Collovà, la Grande Arche... le tensostrutture e il vento... quel vento che penetra le mie ossa, e il monumento ai caduti del Basile, sbeffeggiato, deriso... mon dieu (nell'accezione "mamma mia"...) che cosa mi passa per il cervello? cosa mi passava tanti anni fa, quando ancora tutto era da fare... voci, tepori, un vetro appannato, sguardi furtivi, le mani, e ancora come dire, ancora come fare, che coincidenza il pensiero fuorviato, il cielo si è placato e la mia gola in fiamme, la necessità, il bisogno, il desiderio e la voglia, seguo il mio istinto, vituperato, abusato, esausto e esanime, piccoli segnali di ripresa, le patate sul fuoco e il pane nero, non servirebbe gridare, non serve agitarsi, è un altro anno, e sono giorni, tempeste che arrivano e poi si placano, la crisi, il buio, e di ben altre sofferenze e poi di nuovo il sole.

18 dicembre 2011

Lievitati

Le grandi finestre lasciano filtrare un vento a tratti gelido, osservo il paesaggio, stancamente, niente sole, scrosci di pioggia sui lievitati, mi lascio andare sulla sedia con la testa tra le mani, ripercorro lentamente la salita con in mente un ricordo nitido e contrario, mi volto alla mia destra, guardo dietro, eppure era qui fino a un momento fa, mi dico che il tempo passa portandosi via consapevolezze e parte della mia capacità intellettiva, osservo silenzioso mani che si agitano e planetarie rumorose, osservo come un fantasma, la mia fedele nikon immortala i passaggi per quando tornerà la voglia, le luci, il grottesco babbo natale appollaiato, la tavola imbandita e la mente altrove, rubo il tempo ai desideri e alle coincidenze, e so quel che voglio sapere, trovo il tempo e la forza per deliziarmi delle leccornìe di mio figlio che mi regalano una notte insonne, mi agito, mi sveglio, un solo pensiero e anche oggi si va in scena, di panettoni e pandori e la mia pasta madre che non somiglia neanche lontanamente a quella di Adriano e Paola.

16 dicembre 2011

Ma ci sentite da lì?

Un bel calice raccoglie gocce intense di rubino, la lotta impari sfinisce, lenisce i dolori la parola, anche quando le librerie si stancano e negano la visuale, fragile, cartilagine, e quelle verdure biologiche, non dovrei bere se poi le parole scivolano, lenzuola, cuscini, tra due mesi dovrò cambiare, almeno, il ferro da stiro e la lavatrice, grondano, rimbombano, suadenti, accecanti, le parole, il bisogno delle parole, come se fosse, il vino ritempra, sento il calore, tale, quale, calci, calcio, vinco, pensieri e parole, solfeggio, fraseggio, memorie più grandi, la foto, quella del mio ultimo anno, la foto di gruppo, un gruppo nutrito, due, bevo e iatale, ferale, letale, il parassita morde, non demorde, concorde, litanie, nostalgie, come dire, invertire, un lampo, un fuoco e poi la notte scende, il sonno, la ragione e i mostri, come poter dire, come poter fare, scatole, pentole, due uova al tegamino, meglio un branzino, la pasta al sugo, ecco, di quattro cose imparate e la mia cena solitaria, di mille sensazioni, la macchina lontana, camminare, volteggiare, roteare, il pulsante a destra e la testa nel forno, di farine, di cereali, integrali, manuali, grido, il più bello spettacolo prima del week-end, ho voglia di abbracciare mio figlio, il mio nipotino, il desiderio di quei soli legami, e quei miei amici, due o tre, parole spese, e quei gesti che non si vorrebbe dimenticare, e l'esigenza di dire, confermare, dimostrare, nel frattempo i bambini dormono, i calici si vuotano, tiro le mie pietre e sembra immenso quel deserto, passa lento, freddo, alle ossa, alle mani, segni, spazzatura, plastica, e ancora lavatrice, e gli italiani d'argentina, ma ci sentite da lì?

15 dicembre 2011

Viaggi nella mente...

Alejandro, racconti e favole, apologhi... tutti belli diritti i piatti si fanno compagnia tra le carte e il buio di una grande scatola, forchette e coltelli si alternano e vigilano silenziosi... volute di fumo per l'ultima volta al soffitto rosso che già di un colore più vivido e lucente, è ancora lì la casa del mio amico, per qualche giorno ancora, e il ricordo del pesce fritto inaugurale e delle risa e dei pianti e dei soliti cinque minuti e non di più di chicche regalate a noi profani, forse davvero poche cose contano nella vita... qualche litigio, a volte, ma le risate liberatorie e i pasti consumati insieme ai calici di vino non si dimenticano, si vacilla ma non si cede. Inception era il titolo che mi mancava, accidenti alla memoria, più o meno la trama era quella, il viaggio nella mente...

14 dicembre 2011

Stasera si recita a soggetto

Il solito mal di testa, i postumi da solfiti tra i bicchieri avvolti sempre nelle stesse notizie e le scatole che arrivano quasi al soffitto, "dov'è la casa del mio amico?"... ma è un bel parlare, sono racconti e risa, rivendicazioni e analisi della situazione attuale, ci vorrebbe un mitra, altroché... perchè mai la crema di ricotta si è modificata diventando liquida? Dove sarà l'errore?... il segnale acustico arriva inatteso e sorprende piacevolmente, immagini si sovrappongono lasciando un sorriso... dietro le quinte non ci sono tremori, ci si ripete il copione e si analizzano le parti, mi è toccata in sorte la stessa, conosco le battute a memoria, ma stavolta credo che reciterò a soggetto, andrò un po' a braccio, improvvisando, rispondendo a tono alle battute altrui e cercando, per quanto possibile, di rendere un'ottima interpretazione e non deludere nessuno, intanto le figure si ripetono come le notizie e ci avvolgeremo i piatti, sperando che nessuno vada in frantumi.

13 dicembre 2011

Cuccìa

E' così che va per il momento, il cibo mi lega alle sensazioni, alle emozioni, il vapore che si spande per la cucina, il calore della pentola avvolta nella coperta, il grano tenero gonfio di acqua attende di tuffarsi nella ricotta dolce e i pensieri scivolano, come le luci che piano piano prendono vita nella strada e ci regalano i nostri visi stupefatti, le mani, la voce, l'abbraccio, le lacrime, la disperazione, non saprei come dire, come spiegare, le paure, i timori, non sappiamo nulla, non sapremo nulla, la vita scorre neanche tanto lenta e ci specchiamo nel viso dei bambini ed è tutto irrimediabilmente perduto, senza appelli, senza nuove possibilità, era una sola la vita e ce la siamo giocata, potremmo sperare in tempi supplementari, ma sono un'utopia e verremo comunque gelati dal golden gol, e allora non facciamo che prenderci in giro, piccole manovre destabilizzanti, spandiamo del fumo cercando conferme che poi a volte neanche arrivano, com'è difficile cercare le parole per spiegare qualcosa che non possiamo dire apertamente, per evitare che si fraintenda o che ci si senta coinvolti a torto, giriamo tra le parole, piccoli sotterfugi, escamotage, poi la vita prende il sopravvento e ci lascia senza parole.

11 dicembre 2011

La luce dall'alto

E' la luce dall'alto che cade a pioggia, la mano che cerca di schermare le lacrime che non scendono, il buio e il silenzio, la pioggia che non arriva e il termometro che sale, tira un'aria strana, pervasa di emozioni, rituali mistici, il profumo del pane nero ancora addosso e la mano alla bocca, di che cosa parliamo, la voce irreale, la musica e il cellulare, occhi nel buio, quella profonda tristezza celata che vuole comunicare e non trova le parole, i chiari segni di una condizione, di un'altra vita, scenari si moltiplicano con un unico finale, restiamo ancorati ai sogni, tremori, tepori, ci sarebbe da dire, ci sarebbe da fare, quello che vorrei dire, quello che vorrei fare, le luci si dissolvono lentamente e diventano un ricordo, cammino non voltandomi indietro e rifletto, la ceramica resta avvolta di una patina che non và via, ostinatamente provo a graffiarla ma non cede, consumo il mio pasto leggero e spengo le luci, nessuna parola, pensieri, mi rituffo nelle atmosfere di Baires cercando conforto, lunghi giorni, lunghe notti, attese e poi chissà.

28 novembre 2011

Sensazioni

La radio gracchia a tratti, il segnale si perde e non mi resta che attendere, rivedo il cesto in alto, le righe bianche sul pallone arancio e lui sudatissimo che si affanna con criterio, l'incognita dei pomeriggi perduti nelle mie fantasie, un campetto da tennis, l'erba spelacchiata o le lezioni di pianoforte rinfacciate, se avessi avuto il tempo la sua grafia sarebbe migliorata... solo colpe, distrazioni imperdonabili, dei suoi pianti nascosti e le difficoltà, non esito mai un istante forse per recuperare o perchè non so fare altrimenti, non un perdono tardivo... e torno indietro nel tempo e il giradischi è come la mia radio e lui ha qualche anno più di me lo guardo con stupore quando mi dice che se ho bisogno di ragazze basta chiedere, cazzo ho solo quattordici anni e il latte bagna ancora le mie labbra, che di anni ne sarebbero passati tanti a parte Agnese e le sue false magie... vispe e pimpanti sui tacchi a spillo non assomigliano lontanamente alle ragazzine dei miei tempi, al massimo un cinema pomeridiano e niente social network o iPhone, e il linguaggio scurrile e la poca educazione... ma quando arriva un grazie sentito mi ricredo e sono fuori del palasport di una piccolissima città di provincia e aspetto, o forse sono sugli spalti, o forse anche questa volta sono arrivato in ritardo, la cooperativa, il lavoro, i turni massacranti, volevo esserci, c'ero, ci sarò... avrei voluto, sperato che mi dicessi, mi spiegassi tutto già l'anno scorso papà, ormai... e come sono le donne, come si fa con le donne, io non credo di saperlo ma tu cerca di essere rispettoso...

9 novembre 2011

Dai ricordi degli altri

Certe volte basta un piccolo pretesto, Soriano e i suoi ricordi lo sono, che peccato averlo perduto alla stessa età che avrò io tra cinque mesi... la scrittura tremolante sulla busta ci fa quasi litigare, ma è l'ubicazione che reputo errata... la vedo sempre più piccola, si va rimpicciolendo e non trovo pace, energica è energica, ma ogni giorno un po' meno, dice che cercherà altre lettere e allora mi dimostrerà che ho torto e lo dice con un tono astioso come chi non accetta critiche specialmente quando è convinto di essere nel giusto, del resto sono anch'io così... ma stavolta non ho dubbi, mi chiedo perchè a volte mi ostino, che senso ha? dovrei lasciare perdere, lei non lo merita, forse cerco di autoconvincermi che è sempre la stessa, che mi darà filo da torcere, che dovrò combattere il suo forte carattere... ma sono passati quei tempi, i miei capelli ormai radi lo testimoniano e non sono più quel ragazzo difficile e ribelle... lo sento quando cerca il mio braccio nel cammino, quando quasi si lascia guidare, quando devo quasi urlare per farmi sentire, lo vedo nei suoi occhi dolci che ogni volta mi ringraziano ed è inutile ripeterle che non deve farlo mai, ma lei è così, com'è inutile ripeterle di chiamarmi in qualsiasi momento e per qualsiasi bisogno, so che non lo farà, che è convinta di disturbare, che ognuno ha la sua vita e il diritto di viversela al meglio che può, non posso convincerla che le nostre vite non sono disgiunte e non posso dirle che vivo la mia in costante apprensione e il pensiero sempre rivolto a loro, qualcuno mi ripete che è così che va la vita... sì, è così che vanno le cose ma forse non per tutti... e di certo non con la loro immensa umiltà e l'immarcescibile dignità.

4 novembre 2011

Risvolti gratìn

Carapaci in solanaceae ammiccanti finocchietto, tra gli strati rosso verde e nuvole granose, la quenelle in quiche di tuberi e panzanella, mozzarella, di piccole carrozze e mousse di fichi in granella di crudo, muffin grondanti gorgonzola e melanzane al fillo, cilindretti di frittata in risvolti gratìn tra fusioni di emmental, riduzioni e spume. Pastosi bordi arricciati ripieni di creme melongene e ragù di pescato fresco, basilico e agli trattati in fumetti crepitanti timo e rosmarino, vapori madre e gonfiori, dinoccolati vitelli macerati e salse di zenzero, minuscoli frattali in prugne e uva, oasi goderecce in triti grossolani e fagiolini vaporizzati. Cascate al cardamomo e tuffi al cioccolato d'india, tepori e nebbioli, dolcetti e frutti, di bagne e creme, pistacchi, mandorle, farcie di ricotte al rum, ganache, pause, silenzi.

31 ottobre 2011

Il resto dei giorni

E' strano che nessuno ancora ci abbia pensato, una tessera tipo abbonamento, magari a punti, che ti dia dei benefit, magari per entrare prima, magari in funzione dell'età... niente di tutto questo invece, il pronto soccorso è sempre peggio e ogni volta tocca passarci sempre più ore... il lievitato lievitava alitando aromi, l'informe massa giace sperduta nei meandri forneschi, abbandonata a se stessa, orfana di madre in pasta e senza futuro... resterà il dubbio, aver fatto bene, aver fatto male... la macchinetta dell'ufficio se ne fotte e il tè risulta dimezzato, insapore, incolore, imbevibile alla vita e senza odore, accanto a me Jessica prorompe silicone e tumefazioni, scarpe improponibili e minigonna fuori tempo massimo, cerca l'acqua tra le merendine, la indirizzo all'altra macchinetta, se ne va trionfante con in mano l'unica cosa naturale... "chi si ferma è perduto" motto fascista del cazzo, chi si ferma ha finito la benzina, ha perso l'entusiasmo, ha smarrito l'amore, ma non è mai perduto e riparte sempre. La barba incolta che gli cresce a tempo di record, un affronto per lui che la faceva tutti i giorni, devo impegnarmi di più, essere ancora più presente, più efficiente... affonda le sue fette biscottate nel latte scremato, accenna un sorriso e mi perdo nelle lacrime dei suoi occhi velati, le nocche come nodi di radici e le vene azzurre, la flebile voce che mi ripete: tu mi conosci? Tu mi conosci? Sì papà, io ti conosco, da quando viaggiavamo insieme e attraversavamo le regioni, i valichi e il tempo, quando ti addormentavi e mi lasciavi guidare, quando m'insegnavi l'umiltà e il sottoporsi ad angherie gratuite che alla fine ci donavano il frutto del sudato lavoro, da quando litigavamo parlando di politica, e prima ancora quando nei miei malesseri giovanili ti costringevo a sviscerare la tua vita per trovare il senso del presente e rifugiarmi a piangere sotto le coperte, è l'eterno magone, il senso di impotenza, l'inutilità che accompagnerà il resto dei tuoi e dei miei giorni.

14 ottobre 2011

Ci sono giorni

Il sole caldo al parabrezza e l'auto va, ripenso alla foto di Cinzia, vorrei averla scattata io, le mani ai riccioli vorrei come quando piccolo cercava la mia protezione, ma dividiamo un piccolo viaggio e da tempo non succedeva, avrei pensato ad amici e invece il prescelto sono io, niente caffè che non possiamo e il giallo accecante ci illumina, trascorrono le ore leggere, cibi strani e carrelli strapieni, questo sì, quello no, non esageriamo... esageriamo alla fine, ma era previsto. Il cristallo non regge e la batteria si dimentica la sua funzione, l'ebrezza dell'auto a due metri dal suolo e le curve da autodromo, il sole si spegne sulle strisce di neve che scendono dall'Etna, per i jeans vedremo un'altra volta che si è fatto tardi e si deve rientrare, scivola via il giorno stanco come noi e le piccole noie, era tanto tempo e vorrei scriverne e parlarne, e delle cose perdute e dei momenti andati e del mio silenzio, dei riccioli di Diego e dei suoi e delle mani di mio padre e lo sguardo severo di mia madre e dei calci al pallone e mio fratello con la divisa straripante e il fucile a piombini e il rimbalzo sul piede di mia sorella, e che non basterebbero le parole o i fogli e di questa musica struggente e della vita che scorre e del dolore e del mare negato per tutta l'estate e dell'inutilità, della luce diffusa sulle pagine di un libro e di una canzone nuova.

3 ottobre 2011

Dietro le case...

Lì si aggirano i lupi nella notte ubriachi, colmi di vino eppure vigili, attenti al dettaglio, al minimo segno, non ci meraviglia, non ci stupisce, semmai poveri di idee e nessuna intraprendenza, lasciano però che tutto scorra, a volte ignari inconsapevoli ma quasi sempre perfettamente consci, loro sono così è perfettamente inutile cercare di indurli all'azione sincronizzata, agiscono per istinto e non tornano mai nello stesso luogo.

11 settembre 2011

Finestre chiuse

La luce dei neon incornicia le figure che piano si dissolvono nel vento delle pale al soffitto, frastuono, mille voci che si uniscono, risa, urla, i bambini... c'è una certa tensione nell'aria e si coglie nei volti del maresciallo sempre gentile, si coglie anche nelle parole di Rino, la pancia prominente e la camicia alla coreana, come le gomme che fin qui ci hanno guidato, dicono le monti la mercedes sulle macchine di serie... fa caldo, ma un caldo che io non posso lontanamente immaginare, oltretutto adesso il trend induce alla depilazione, sopracciglia, petto, gambe, poi il barbiere con forbici e macchinetta ti regala, si fa per dire, un taglio ultimo grido, e tutti ad imitarsi e cercare di colpire, fino a coinvolgere anche l'ultimo arrivato, un settantenne incredulo che si guarda intorno smarrito, dice sì, se devo lo farò, è solo grazie a Rino che viene lasciato fuori dal gioco. Quando viene fuori il sangue è più difficile sostenere di non avere visto, la stanza è piccola, le finestre chiuse ma non si può non vedere, devi decidere e in fretta da che parte stare, e comunque sai già che sarà in ogni caso dalla parte sbagliata, allora non c'è scampo e la fiducia guadagnata i mesi trascorsi ti ripiombano sulle spalle, sembra che il tempo non passi mai, arriverà il lavoro, certo, arriveranno i cambi, spegneremo insieme la candelina e sembrerà tutto come prima, ma la vita segue il suo cammino e se ne fotte.

31 agosto 2011

Ed è subito cena

La ricotta si rifugia in un guscio di melanzane prima di tuffarsi nel sugo denso, piccole barchette callose si celano in alluminio grondanti spezie e verdure a tocchetti, la ciotola gelata e la farina di riso non sortiscono l'effetto sperato, tristemente il calamaro fatto a pezzi reclama impanature classiche, scorre lento il vino bianco come il ben più noto placido, il rosso intenso dell'anguria si fa largo tra polveri di cannella e farine di pistacchio ed è subito cena.

23 agosto 2011

Zuava

La cordicella d'un tratto tesa e la voce che va via, un lungo solco rosso alla gola e nevralgie. I calzettoni al ginocchio e gli zuava, cos'era il bastone ingoiato non capivo ma il mio sguardo si soffermava dove ancora a distanza di quarant'anni, e poterne parlare comunque. E più indietro di correzioni forzate e rifiuti, delusioni cocenti di bambino, il passato a volte ti ritrova inaspettatamente rievocando disagi. 

23 luglio 2011

Tanto loro sono sempre lì...

Il sudore gela alla schiena, maciniamo chilometri con il sole che cuoce anche il metallo, il caffè dell'autogrill colora le budella, l'ammiccante insegna gialloblu ci guarda scivolare di fianco, la prossima volta... la luce arrotonda il barocco e un fresco venticello accarezza la stanchezza, vociare e frastuoni, modelli e orpelli, quel brigadiere sembra un generale, è deciso, anche gentile, controlla, ordina, decide, inflessibile e giusto... la luce si diffonde sulle panche e le teste, bambini piangono e giocano, la stradina raccoglie cicche e cartacce, l'antico monastero lo si riconosce soltanto nella facciata, altri usi e abusi, la ragazza del bar ostenta procacità e serve un pessimo caffè, attese, lungaggini burocratiche, scontate... riti, triti, il sonno colpisce inevitabile... immagini si susseguono frenetiche, giudici, avvocati, testimoni, pentiti, accuse, difese, sentenze, sudore, l'ennesima ferita alla lingua, sapore di sangue, archi e colonne, il vento, le carte, odore di cibo, file interminabili, attese... il ventilatore alla schiena rimanda dolori, nessuna pellicola testimonia la realtà, la distinzione si vede nelle calzature, portano tutti scarpe da running indifferentemente al gel o ad aria... di colpo trascinati in un reality involontario si ascolta in silenzio, carpire di sguardi, una parola e un'altra, descrizioni, precisazioni, spiegazioni, tentiamo di capire quale sia l'ingranaggio che sempre oliato ed efficiente consente al meccanismo di non incepparsi mai, una vetrata infranta che riporta alla vita, ma dura troppo poco, si riprende il tran tran quotidiano, tra una caffettiera che stronca le pieghe e un improbabile e improvvisato forno che ridona un sentore di patate, le sigarette e la spesa, la fòrmica modellata taglientissima, l'assurda beffarda richiesta di un satellitare e ancora quella di un condizionatore, le bolle e il caldo, restauro di mobili, la carta vetrata e lo spirito e piastrella, il rito, le merendine o le patatine, l'acqua ghiacciata, il caffè nel thermos, qualcuno aspetta ancora, qualche altro è già andato via, un altro ancora non ha voluto aspettare e ha preferito una corda improvvisata... giorni, mesi, anni, speranze, impareranno a cucinare, la comunicazione che c'è stato un taglio, premio alla bontà... di bambini che nascono, di ragazze che crescono, di errori che si pagano, di una foto mendicata, una lettera mai arrivata, il tavolo di marmo e lo sgabello sagomato in legno, l'ultima goccia di caffè e l'arrivederci, tanto loro sono sempre lì.

20 luglio 2011

Ah Sudamerica

Non c'è niente da spiegare, si palesa come il mal d'Africa o la saudade, si annida nell'afa che ti attanaglia, mentre stai seduto sul bordo di una strada e contempli il cielo improvvisamente buio e assapori il successivo repentino scroscio impetuoso che altrettanto repentinamente sparisce nel nulla lasciandoti grondante a respirare umidità, ti circonda nelle sensazioni di un bagno pubblico che frequenti giornalmente e ti basta oltrepassarne la soglia per ritrovarti oltreoceano, sensazioni, ricordi, e nostalgie, momenti sudamericani, le strade polverose e i deserti di sale, i laghi e i ghiacciai, le cascate e i geyser, i mercati popolari, le facce delle persone... a volte sono odori, altre volte immagini, d'improvviso è il passato, infanzia, adolescenza, non c'è mai niente di risolto, e si vorrebbe ricominciare, tornare indietro, mettere a posto tasselli... perfino alcuni scali nazionali, che in altri momenti eviteresti come la peste, suscitano il ricordo e il piacere del viaggio, non si può spiegare... la turbolenza e la paura, la barriera corallina e gli squali, il cibo creollo, il porcau di Rio e l'empanada di Salta, a volte è copioso sudore, altre volte musiche e brezza marina, gli italiani dimentichi e l'Italia da dimenticare, la lingua mutante, bettole e cementerios, non si può dire, come la bellezza di Bernardo che non è solo quella esteriore, non si può spiegare, è il terrore muto nella miniera e il panico sulla teleferica, è l'odore dei Maya e il suono degli Incas, è l'immagine precolombiana e la catena di Sanborns mexicanos... è la fiesta patria peruviana con i bambini in uniforme e l'apparente silenzio del Perito Moreno, è il mio sole mediterraneo sul viso e il firmamento cileno nel cuore, sono cose che non si possono raccontare, è sangue che scorre, è acqua e sogni, paura e desideri... "E i ballerini aspettano su una gamba l’ultima carità di un’altra rumba…"

13 luglio 2011

Saudade

Mauritius, le isole e il facile e banale accostamento al nome... Claude che avrà avuto trent'anni allora e occupava la stanzetta che era stata del pittore che a volte sbirciavo, lui sapeva che stavo lì a guardarlo, mi lasciava fare... lui non c'è più, mi ricordo un cavallo, l'inchiostro nero veloce e la folta criniera... e le cartoline della città che riproducevano vicoli e strade che Claude non aveva mai visto, voleva che le acquistassi per poterle spedire ai suoi figli... non so che fine abbia fatto, probabilmente sarà tornato al suo paese, alle sue belle isole... ai suoi figli, o forse ai nipoti... Avô, in un filo di voce, Tap, Lisbona, Bahia. Saudade, la vita che scorre, i riccioli di Diego, le manine sulla barba, ansie e paure riemerse dal passato, l'odore del latte in polvere e il bavaglino bagnato, le foto e la prossima volta magari già camminerà...
nessuna risposta e mi toccherà ricorrere al garante, magari prima un sollecito, pensavo fosse più facile reclamare un diritto e sancire un distacco... "gli aerei stanno al cielo, come le navi al mare..." in Italia non è proprio così... tira forte un bel caldo di luglio, il ricordo dei viaggi, le piante che seccano e la pelle brunita, il sudore che scende e il timore che prende...

19 giugno 2011

Baptism...

Il vento sale quando le parole diventano più frammentate e la gente stanca, la camicina aperta sul petto e tutta la fantasia di un olio miracoloso... meglio, molto meglio un buon extravergine... certo, liquidare il tutto affermando di trovarsi di fronte a un mistero è molto facile. Stupisce semmai il ragazzino zelante che rimbrotta la folla preso dal suo ruolo, tornano sempre in mente quelle parole, era un cretino... il vecchio prete che si mangia le parole e sembra la parodia di se stesso incita il pargolo e i genitori a tornare in Brasile... in breve saturi delle cazzate che spara cerchiamo rifugio sotto gli alberi, i cori strazianti di un improbabile improvvisato Ray Charles accompagnato da un'altrettanto improbabile Diana Krall sono la ciliegina sulla torta, ma per fortuna non è lì la festa...
L'ennesimo tentativo di denigrare punzecchiando non sortisce l'effetto, e l'educazione impone ch'io non risponda, tutto termina lì dove nasce, per quanto la vecchia stronza una rispostaccia l'avrebbe meritata... Ma che importa quando gli occhi di Diego sprizzano allegria e vitalità? Il fumo ci avvolge e il cibo ci sovrasta, birra e vino e trionfi caserecci, un pomeriggio in allegria condito da sfavillanti piume e copricapi audaci in perfetto stile da sambodromo, le accattivanti ballerine rischiano di provocare infarti... si ride di gusto e tutto questo Diego non lo sa... gioie e dolori di una festa voluta, inutile adesso ricercare le motivazioni... l'accento va posto al contrario sul riavvicinamento condito in salsa di gamberoni e succolenta picanha. Todo cambia.

2 giugno 2011

Ripetizioni...

Acqua e ponti in vicinanza, solo un ricordo, caldo afoso, ridicolo, di giubbotti e felpe, chilometri, polvere, il ragazzo è peggiorato non vuole contravvenire alle regole, non si fermerà, ma parla tutto il tempo con una tipa strana che sembra una prostituta, non si potrebbe, lei sì l'accompagnerà, probabilmente ha fatto un test... ci tocca scendere prima e cambiare, stronzo, inutile sforzarsi e ostentare una lingua che non gli appartiene, è meridionale come noi anche se ne dice peste e corna... attese, trepidazione, paura, si dissolve, abbraccio, buffetti alle guance, hanno di nuovo sbagliato, è diventata la regola si direbbe... uno scherzo che brucia qualche anno di vita e tra l'altro anche milleuri... la carriera... gliela stroncherei la carriera, meriterebbe che l'aspettassi fuori, se solo ne fossi capace... andiamo giù di spritz e ancora, ridiamo di Rocco e pensiamo al futuro, sveglie dimenticate, gloria all'elettronica, ancora viaggi, Gant sembra più vecchio e rincoglionito, arraffa venti euro in fretta e scappa via nella notte, silenzio e militari, infine il pullman arriva, ancora aerei, ritardi, sudore, attese, la maglia recita I love Rome per la felicità collezionista martinesca, il silenzio perduto, il riposo andato, nuovi volti in attesa e tracimazioni annunciate... c'è un reso da effettuare e i biscotti da infornare, a tratti lei non mi sente, i giorni incidono inevitabilmente, adesso lui indossa le maniche corte e osserva il tempo che si è fermato, un velo inesplicabile, insormontabile, ma lei è tenace e audace. Di festeggiamenti al pane, di birra e miele, tentativi solitari, ricorsi, il gentile maresciallo e Carla Vaquero giace senza vita, "digli che almeno mi parli" agghiacciante e vero. Si ricomincia, ancora, eco lontana di sillabe sconosciute, se non c'è un bisogno immediato tutto tace, le parole incidono il viso, lo incorniciano per sempre, il dolore dell'assenza si cicatrizza in un lampo, la lista si allunga e gli anni diminuiscono, senza tempo, nessuna possibilità, ma non importa, il sacco dell'indifferenziata nello sguardo indifferente, recita la segreteria muta, non si scompone e non osserverà composizioni...

5 maggio 2011

Quei quattro...

Di che sorriso, e il pugnetto stringe, elastico al cuore, occhietti vispi e linguetta audace, che non stia fermo un secondo nella sua bellezza ma tranquillo, docile, di genitori assai più scaltri, e non si smetterebbe di guardarlo, baciarlo, coccolarlo, esagerando magari, ma non si può spiegare, non si possono spiegare analogie e contrasti, tuffo al cuore e nel passato, che sia l'odore accattivante del bimbo o i peti maleodoranti, il gioco della vita dal pannolino al pannolone... incontro di generazioni, uguale sguardo, stesse mani. E' tenerezza e commozione, sono lacrime e parole, attese, desideri, incontri, è svoltare nel cammino, passare le consegne, anche un po' rivalsa o almeno comprensione, del fluire veloce del biberon o del semolino appiccicato sul grembiule, da una logica assistenza ad un'altra ugualmente necessaria, il gioco delle parti, l'alternanza nel tempo, il cucciolo d'uomo scioglie in lacrime la vecchia quercia, si osserva silenziosi, groppo in gola e sguardi d'intesa.

Era un cretino...

E' innegabile, ognuno sentendosi nel giusto difende a spada tratta le proprie opinioni, e ci mancherebbe. Il rispetto viene meno di fronte a posizioni molto estreme, o integraliste... è un boomerang, coloro che pretendono rispetto a volte non ne hanno per nessuno, vale anche per me, non ho rispetto delle religioni, dei credenti, del clero, dei fascisti, dei violenti, degli stupratori, del berlusca e dei suoi accoliti, una lista infinita che alla fine comprende anche cose più stupide e inutili... ma se mi si dice che devo morire perchè devo accollarmi una decisione imposta dall'alto e non ho alternative, e me lo dice uno che si reputa cristiano e cattolico, posso solo annoverarlo tra le schiere dei preti pedofili. Del resto, a quel che leggo, cretino deriva da cristiano (attraverso il francese crétin, da chrétien)...

10 marzo 2011

Di associazioni...

Sarà lecita la lecitina? intanto provo a pensare, schiuma di caffè, o aria che dir si voglia, sul cubo al quadrato di effluvi animali, il cerchio si stringe e stinge al sapore di vino ridotto in caramello, sull'aria volteggia qualcosa che non riconosco, odore e sapore, che sia pepe verde o rosa in sale affumicato e trionfo tonfo di spaghetti di patate fritte senza olio, di associazioni dicevo, di rivisitazioni e sconvolgimenti, gelato al gusto di champignon e bruciatura di sale, confondo tempi, usanze e stravaganze, lancio ipotesi, azzardo incontri, misture, missaggi, assaggi, gorgheggi, fraseggi. Scivolo sul classico, guadagno posizioni, ribalto previsioni, ecco, tutto tace, luci soffuse e musica in sottofondo, poi flash, sussulti e insulti, mugugni e pugni, infine sorrisi, ammiccamenti, pacche e tacche, sia meglio lessare, arrostire o brasare?

8 marzo 2011

La voce flebile e inutile

Di che spiegazioni, motivi, i giorni urlano nel silenzio, forse si dovrebbe provare, forse... società piccola, di miserie e frustrazioni, di abusi e soprusi, raramente scatti d'ira involontari e necessari, forse più a se stessi, scelte decise, fuori dal coro, di quelli che l'italietta non fa per loro, che si debba partecipare al reality infinito dove sta scritto? E' il rifiuto dell'omologazione, ma se rispetti il turno sei un "pinnolone", l'italia dei furbetti prospera, c'è chi per fortuna continua a non accettarlo, constatare comportamenti diversi tra chi è parte della propria vita e anzi deride, fa male e lascia interdetti. E' proprio questione di scelte, si sale sul carro del vincitore e si sfruttano i benefici, dei quali a lungo andare ci si dovrebbe anche vergognare, ma chi è in stretti rapporti lo ritiene cosa naturale, ci si stupisce semmai per quelli a rimorchio... professioni alterate regalano scosse e disastri, qual è la cosa giusta? Ritirarsi a vita privata? Continuare a combattere?... il tempo continua a fluire, inesorabile, quelle levate di scudo sempre più rare e la voce flebile e inutile. 

9 febbraio 2011

Quest'anno la maratona

Le pagine, i risvolti, le parole, il gusto, le sensazioni, e le immagini affiancate alle parole, necessità, bisogno di nutrimento, desideri e ancora ipotetici viaggi, maledetto denaro. Voragini voraci veraci verità, tiepidi sussulti, improbabili schermi luci e colori, versioni sceneggiate, altri anni, prime linee, Konigsberg incontri e sogni, regali discorsi,  made in Dagenham alla faccia degli improponibili titoli inglesi scritti da un italiano... chi è preposto al cambio? chi sarà l'incaricato che secerne nefandezze?
Specchiarsi, sereni, raffreddati, perenni rumori, il frigo piange disperato e il micronde ha smesso di girare, ferma come un vecchio treno in disuso la sig.ra Ken attende il rilancio, neanche manfrotto, o il trucido, tutto tace, venti gelidi e gocce alle scale, i misteri tecnologici di un impianto sconosciuto, ma il tepore è assicurato e l'inverno quasi andato, mitica zolla stupida tolla, il mancino non sa battere eppure guarda che bel fuoricampo... lasciamo andare le gambe e raccogliamo il fiato, il senso di appartenenza, di unico e grande, sì anche qualche dolore cervicale, fa parte del gioco e degli anni, ma proseguiamo sicuri, a tratti risa, a tratti smorfie di stanchezza, quest'anno la maratona.

23 dicembre 2010

Non ricordo...

Criteri, dei desideri, che le cose non sono mai come si vorrebbe fossero, dei deliri che prendono il sopravvento, inutili serpentine tra sensazioni e certezze, ci si agita, di quel senso che si paventa a tratti, deciso, netto, seriamente convincente, come si possa sradicare davvero non si capisce, scorrono le ore, i giorni, gli anni, è un veleno in piccole dosi al quale non ci si abitua, ne moriremo piano, giorno per giorno, sconfitti, delusi e derisi, con convinta partecipazione, senza tema di smentite, a nulla valgono difese protratte nel tempo, nemmeno supportate da prove inconfutabili...

14 dicembre 2010

Quello che...

Del diventare piccoli, odiosamente piccoli e farneticare, intorno il nulla apparente, e mille occhi e mille orecchie, cadono i calcinacci e nessuno se ne preoccupa, cadono come i capelli, l'uomo della strada mi urla come se fosse partecipe e a suo modo lo è, io in verità non saprei cosa dire, intanto divento pedante scrutatore, sospettoso e malpensante. Cieco, sordo, infine tornato in vita, mi volto indietro per un attimo e continuo a calpestare il calpestabile, del cervello cotto e delle membra disfatte, del sonno perduto e la memoria andata, che quel che cerco è ancora lì, la mia mano lo sfiora e il mio cuore se ne appropria. Quella persona spara a zero, alza il tiro, tende a fare molto male, ma non sa, non può sapere, io credo esageri, in cuor mio forse lo spero, intanto i tremori trovano giovamento in un piccolo gesto seppure lasciando perplessi e devastati per lo più nel portafoglio. Piccola inerme, segnata nel corpo e strascicante, occhietti lucidi e tristi, muovi a commozione e impotenti osserviamo gli eventi. La polemica ingrossa, argini ristretti e tracimazione in agguato, fremente attesa della caduta che non verrà e nessuna conseguenza, il tempo, quello che trascorre lento e inesorabile e avvelena e opprime. Piccoli uomini si adattano colpevolmente, è la vita stessa che lo impone, io faccio finta di non capirlo e lotto solo con me stesso, vigliaccamente e inutilmente. le comparse della notte a tratti si annunciano, al risveglio ritorna la normale apparenza. Vorrei soltanto gridare per una volta fino allo stremo quello che sento, quello che vorrei tutti sentissero.

25 novembre 2010

Di quali sacrifici

Il sacrificio... non della teologia, di cose concrete, del gesto teso ad ottenere un fine, come il fine che giustifica i mezzi, come l'ennesima rinuncia e al diavolo il fato. La misura colma tracimante di colpa, mi trascino sui gomiti con i vestiti laceri e la mente a brandelli, del tempo consumato e il traffico lento, le ciocche cadono e si radunano ai miei piedi, lo sguardo attraversa la strada chiusa, immensi blocchi di cemento, cerco di guardare tra le crepe, intanto resta ben poco da tagliare nel mio e adesso anche nel suo sguardo sconsolato, tento un approccio alla viabilità ma mi sconvolge il caos, non sono abituato, immagino sorrisi forzati e strette di mano, presentazioni, telefonate, carte e carteggi, richieste sconsiderate. L'esercizio del potere, prevaricazione e offesa, dileggio e presunzione, mastico amaro, non posso farci niente, anch'io schiacciato, deriso e umiliato, lo leggo negli occhi del sigarino spento mentre mi saluta a stento salendo le scale, forse quell'ammiccare vuol dire davvero qualcosa, mi volto aspettando di sentirlo cadere... sono i primi giorni e altri ne verranno, al massimo raddoppierò il gastroprotettore che di altre soluzioni non mi avvedo, non volevo dirmelo fino alla prova, quella di cui avrei fatto volentieri a meno, ma è troppo tardi e le campane intonano i soliti rintocchi, detestabili da sempre, per il richiamo al rientro, assillante, opprimente, logorante. La voglia di cucinare rotola sotto ai piedi e l'aria calda fonde il ghiaccio sulla schiena, roccia granitica il suo desiderio immarcescibile, dei miei dubbi e ritrosie fatte a pezzi e messe a cuocere in un cratere lavico, ascolto il tenace crepitio in silenzio e mi disperdo tra le ceneri.

Con

Molti concentrano l'attenzione sugli altri, non andrebbe mai fatto, non in questo modo, io non l'ho mai fatto, tranne che non sia stato coinvolto in prima persona. Odioso ascoltare pettegolezzi e dicerie, la gente, a quanto pare, non ha mai di meglio da fare.

24 novembre 2010

Il cuore batte ancora

Pagine, umori, sapori, basterebbe poco per dar vita a un disegno, forse si perderebbe lo stesso nel vuoto, quel vuoto che si apre piano, si espande, mi accoglie, cammino sul crinale e mi guardo intorno, basterebbe davvero poco... è qualcosa che prende, stringe, attanaglia lo stomaco, è il terreno cedevole, la pioggia battente, è guardare verso la finestra e non trovare lo sguardo, è salire in fretta le scale e sedersi nel nulla, è il freddo che mi circonda, le mie parole nel buio, la voglia di andare fuori e la paura di non trovarci niente. E' forse solo un momento, timidi segnali probabilmente, il sapore delle cose perdute, immagini, odori...
Ci si può allenare, innalzare barriere, rinchiudere e dimenticare, ma basta un piccolo gesto, un suono, una parola e ci si ritrova dispersi, cerco di decifrare quel calpestio ora sommesso e via via più energico e vicino, aspetto nascosto dietro il solito angolo, elaborazione del lutto, farneticare, dare di testa e volteggiare, aspetto di sentire la voce, mi volto, mi siedo ancora, osservo la tastiera e il video muto, chiudo gli occhi e ripercorro lentamente all'incontrario, fluiscono repentine immagini e sento di nuovo odori e sapori, ma sono tanto stanco, così stanco che non riesco nemmeno a portare le mani al viso, agli occhi, e intanto il sole si fa largo tra le nubi e il cielo torna a splendere di intenso azzurro. Sono vivo per fortuna e il cuore batte ancora.

14 ottobre 2010

Brasiu

C'eravamo limitati ad osservare, in apparenza con distacco, in realtà con molta apprensione, un dietro le quinte in cui le scene si susseguivano, uguali e diverse ai nostri occhi, a tratti immobili, perenni. l'irregolarità del fango, paglia e fieno, fogne a cielo aperto, pietre su pietre, case su case, persone su persone, neanche il coraggio di una fotografia, infine specchietti per allodole, noi turisti, cibi confezionati ad arte, parvenze, farse, e intanto occhi diversi carpiscono ciò che è reale, ne restituiscono, dove possibile, tutta la drammaticità.
A giorni alterni il piccolo si palesa o recalcitra, attendiamo con estrema cautela e fiducia, venti nuovi, invero timide brezze, eppure nuovi sguardi e ritrovati ardori, ecco che la rappresentazione torna prepotente, gesti simili, oggetti riconosciuti, altri lidi, bersagli e prospettive.
Un nuovo silenzio mentre torna anche la pioggia, pannelli esausti rifioriscono al tatto in attesa di colori e sapori.
La resa è dura, impensabile, accanimento, odio, odore di erba tagliata di fresco, il fango nei tacchetti, il guanto scivola mentre l'occhio segue la traiettoria in fondo al sacco. Inutile sperare, ciò che è stato non torna.

30 agosto 2010

Absenta

Un bel gioco dura poco se poi dura è ingessatura... asfalto, lamiere, la fortuna a volte è qualcosa di tangibile che ti rivela la tua inconsistenza.
Voci concitate, una lingua che non conosco, luoghi mai visti, poi la luce si spegne per sempre, di lì a poco in maniera assolutamente irreversibile, magra consolazione, ciò che lei ha visto resterà nei suoi ricordi, il mare lambisce silenzioso la barceloneta mentre luccica la balena.
Maledetti invasori, lasciate per sempre queste mura, il vostro destino è scritto, caramellati nel nulla.
Scricchiolano tutte le certezze, ad un canale che l'altro è andato, che si stampi con colori accesi e niente sfumature al nero, taccia per sempre l'orrido stridore della scansione. Fiducioso attendo risvolti positivi, magari ci ritrovo dentro qualche briciola perduta, una vite, un'immagine.
Calvario e pellegrinaggio, miraggio, sufraggio, oasi nel deserto, ultimo baluardo, anzi no che a Praga (o era Vienna?) uno ancor più antico.
Avrò di che vestirmi e correre con l'immaginazione, timide ginocchia sussurrano, è finita.
Smonta e rimonta, consiglia, cela e scalcia, odori, fetori e singoli malumori, non se ne viene a capo, cancella, scongela, riponi, rimuovi, accendi e attendi, spera, l'albahaca muore pestata e di morte naturale abbandonata al suo destino, celo tra le magliette sudate e consunte piccoli semi sparsi, non accetteranno mai il trasferimento.
Lui apre sempre lo stesso cassetto caccia fuori qualche moneta, che si tratti di un improbabile venditore o si prefiguri l'ennesimo accattone, non batte ciglio, vien voglia di fare lo stesso, alla fine contribuisco spontaneamente al rimpinguo.
Il militare raccoglie la spontanea dichiarazione apportando di tanto in tanto una rettifica, chiedendo specifiche, ha la faccia di uno che già sa, la faccia stanca di uno che non ha soluzioni.
Mirabili architetture si incrociano in volo, richiami, similitudini, tragici destini.
Niente arcobaleno questa volta, l'absenta rifonde in parte, riconcilia. Anche questa è andata, sì, ma dove sarà finito quel maledetto telo trasparente?

10 agosto 2010

La sottile aria di Newark...

Tratti, contratti, ricalca il già scritto, sprazzi, e tonfi, non incanta nè delude, ma è un passo indietro, è lui, irrinunciabile ma sotto tono, per contratto si direbbe... ma non sfonda, recita a soggetto ma sbaglia l'uscita e rovina il finale, in una parola non c'era bisogno, dopo la lirica, la profondità del ragazzo che fallisce e muore in guerra, davvero no, è la vita, le necessità, conforme alla richiesta e al conto in banca, a volte succede e si resta delusi, fa parte del business, affari si direbbe, ecco, sì, soltanto che vorrei esserne lasciato fuori, ho altro da fare, altro a cui pensare, il fatto è che quando leggo il suo nome stampato con il solito carattere, le copertine, il formato... non riesco a dire no, è la febbre, la frenesia, il volere conoscere, scoprire, essere investito dal suo mondo, tralascio, conservo solo ciò che non è male. Vorrei che lo sapesse.

9 luglio 2010

Polvere sulle scarpe

Bisogni, desideri, necessità, qualcosa di cui non si può fare a meno, qualcosa che non si riesce a replicare. Polvere sulle scarpe da trekking, magliette sudate, sguardi increduli e curiosi di bambini, chilometri, disagi, scoperte, caldo asfissiante, freddo polare, letti improbabili, scosse telluriche, pasti curiosi, luci, suoni, colori, sapori, adrenalina, timori.
Osservare, ascoltare, pullman, musiche, gente, lunghe attese negli aeroporti, passaporti e dogane, sbirri e bagagli, vulcani, villaggi, fiumi, oceani, aerei e scali, chiese e conventi, archeologie e presagi, rovine, vestigia, e foto, silenzi, distanze, pensieri, piogge improvvise, sole accecante, vegetazione, cielo, stelle, sale, mare, mercati, musei, cascate, ghiacciai, metropolitane, spiagge deserte, sushi e pallone, scioperi e pernotti, alchimie, litanie, presidenti e perdenti, laghi, canoe, isole e sentieri, polvere e sudore, spaghetti fetenti, alghe, serpenti, auto a noleggio, foto di generali, cassettoni e imperiali, sciamani, veterani, guru e caimani, truffatori, truffati, soli e disperati, aerei di linea, trabiccoli e cani, biciclette e deserti, traghetti, balene e leoni, pinguini a mare, cormorani ai pali, medici e ideali, malori e stupori, comandanti e comandati, incontri, riscontri, piazze e feste, grandi tempeste, lampi, tuoni, grida e vapori, fatica, stanchezza, singolare certezza, forse non è necessario andare via per sempre, ma non bisognerebbe fermarsi mai.

7 giugno 2010

Los secretos de sus ojos

La barba folta scura e i capelli neri si alternano alla barbetta rada e bianca come bianchi i capelli, nell'alternarsi del tempo e del racconto, struggente malinconico, come la semplice e decisa fotografia, il corpo straziato di una giovane donna rimanda a torto l'immagine dei giovani desaparecidos nei voli della morte, non c'è sentore di tanghi, un timido accenno di calcio per sottolineare una passione. Grandi interpreti in una recitazione perfetta, la palpabile paura d'improvviso chiusi dentro un ascensore, uomini perduti per sempre, amori immarcescibili, prima della tragedia, prima delle madri, l'Argentina, quella lontana dal Moreno, lontana dal culo del mondo, immagini forti da fare venire mal di testa e un groppo in gola, nell'immensa tragedia l'assassino rinchiuso da venticinque anni chiede al suo carceriere che almeno gli parli, inimmaginabile condanna. Buenos Aires nella burocrazia di tutti i paesi, la polvere e i lacci di un archivio, il potere mafioso e l'omicidio, un amore in sottofondo, come il sottofondo di là da venire dei colpi ai vetri, alle saracinesche degli istituti bancari... giovani deviati che perdono altri giovani, allusioni, Peron, Evita... e il sig. Esposito distinto, perbene, e quel suo amore mai dimenticato.