13 giugno 2012

Deambulazioni

Il caldo a me piace, magari mi manda in pappa il cervello ma lo gestisco meglio del freddo... forse sono un po' nervoso, forse... magari è per via dei contatti inevitabili con le strutture sanitarie, poi per fortuna ci sono anche alcune cose che funzionano, le associazioni, l'infermiere assegnato a mio padre sembra in gamba, se non altro è educato e sa quel che fa, si prodiga in medicazioni e massaggi, infonde fiducia, anche mia sorella si rilassa, ne avevamo bisogno. Le notti si accorciano con risvegli anticipati, la luce è comunque già forte, lavo i piatti della sera, ero troppo stanco, i guanti si strappano e le garze aumentano... vorrei meditare di organizzazioni e viaggi che però non ci saranno, che mancano da tempo, che sarebbero necessari, fuori tempo massimo, e fkt per paziente non deambulante e non trasportabile... quelle banane piccole e dalla buccia rossastra, seduti sul ciglio della strada e i violenti temporali improvvisi... basterebbe anche una settimana su un'isola sicula... il senso delle cose, la voglia di staccare la spina, traslochi, di casa, di ufficio... e il pane perduto, il film andato, il vino versato... esserci o no, sapere o meno, aspettare, come sempre...le emozioni e i bambini, certo, quelle, quelle che vengono prima di tutto.

8 giugno 2012

Evviva la civiltà!

La seicento che guidava mio padre adesso la guida mio figlio, ma è intestata a me, il dieci febbraio mio figlio parte per il Brasile, l'auto resta posteggiata sotto casa... mio figlio rientra dal Brasile il trenta aprile, l'auto è scomparsa... qualche telefonata e si scopre che l'auto è stata rimossa dalla polizia urbana... ci rechiamo dai vigili urbani e ci informano che l'auto sostava in zona vietata e di intralcio al traffico (!?)... è stata tenuta otto giorni al posteggio dell'AMAT (azienda trasporti municipalizzata) e poi trasferita in un posteggio pubblico a lunga giacenza, per riprenderne il possesso bisognerà pagare la rimozione e la giacenza, totale 332 euro! Andiamo via meditando di lasciarla lì, ci viene fatto notare che comunque le spese sarebbero a mio carico lo stesso... il giorno dopo con i soldi in contanti torniamo dai vigili urbani, parliamo col "capo", cerchiamo di mediare e di capire come sia possibile in un paese civile e con le tecnologie a disposizione che non si possa essere messi al corrente di una rimozione in tempi più brevi, non contestiamo l'infrazione, dopo 55 giorni comunque sarebbe difficile per mio figlio ricordare... il "capo" sostiene di averlo fatto, mi mostra la lettera, non ancora ricevuta... l'auto è stata rimossa il 14 marzo e lui scrive in data 24 aprile di andare a riprenderla, non è colpa sua, dice se le poste sono lente... accidenti ma lui la lettera l'ha scritta dopo 40 giorni, quasi si arriva alle parole grosse e per evitare andiamo via, francamente lo reputo un emerito imbecille ma non posso manifestarlo per ovvi motivi... paghiamo i 332 euro in contanti e ci viene rilasciata regolare ricevuta, andiamo al posteggio a prelevare l'auto, le plastiche laterali delle frecce sono distrutte e il sedile di guida è inspiegabilmente addossato al volante, tanto che mio figlio fatica ad entrare, come se l'auto non fosse stata guidata da lui (!?)... nel frattempo arriva un primo verbale e una multa da 92 euro spiccata in data 16 febbraio... il numero di verbale non corrisponde a quello trovato sul parabrezza, certo i verbali saranno due... il 25 maggio mi arriva un avviso di raccomandata in giacenza alle poste (chissà perchè i vigili urbani spesso passano la mattina quando io sono in ufficio e non a casa, peraltro non c'è neanche un custode...) ma il giorno dopo ci sono più di cento persone in attesa alle poste e all'orario di chiusura ci sbattono fuori, la sera io prendo una nave per Napoli... al rientro il 4 giugno, prendo un permesso in ufficio e mi reco alle poste, per fortuna l'attesa si protrae soltanto per un'ora, la raccomandata è un invito a ritirare l'avviso che non hanno potuto notificarmi, presso la casa comunale... prendo il 6 giugno, visto che ricevono in orari più abbordabili anche il pomeriggio, un altro permesso in ufficio (da recuperare chiaramente...) e mi reco alla casa comunale... per inciso, il posteggio di 13 minuti mi costa 1,50 euro... (ho chiaramente sbagliato lavoro...) ci sono già 25 persone a turno ma per fortuna i tre impiegati sono veloci, l'avviso non è altro che la lettera famosa che il "capo" mi aveva mostrato in copia, datata 24 aprile e che mi intima di ritirare l'auto che ho già ritirato, leggo che se entro tre mesi non avviene il ritiro l'auto verrà rottamata... se mio figlio fosse rientrato più tardi... rientro a casa e trovo un altro avviso di raccomandata in giacenza all'ufficio postale... ma porca p... il nove giugno, cioè oggi, altro permesso in ufficio, stavolta le poste sono stranamente deserte, ritiro la raccomandata, atti giudiziari, il secondo verbale, altri 94 euro... la storia dovrebbe a questo punto essere finita... torno a casa e nella cassetta delle poste brilla una busta verde... stavolta non devo andare da nessuna parte, è solo il messo comunale che mi comunica che un avviso è stato depositato alla casa comunale, lo stesso che ho già ritirato il 6 giugno... nel frattempo, per non annoiarmi... ho ricevuto un avviso per una cartella di pagamento (la TARSU...) il Comune ha incaricato la SERIT della riscossione, e la SERIT ha incaricaro una ditta esterna per la notifica, la quale mi ha lasciato questo avviso alle 9.34 quando io ero in ufficio... per fortuna loro fanno orario continuato fino alle 17 e riesco, anche se mi tocca recarmi quasi in centro, a ritirarla abbastanza agevolmente... mi domando se non fosse il caso di gestire la consegna in maniera differente... siamo in un paese molto civile, dove vige la democrazia, che sta finendo a rotoli e dove la tecnologia non serve a nulla o quasi... non è il caso di indignarsi o farsi il sangue marcio, è l'Italia.

4 giugno 2012

Vedi il mare quanto è bello...

Il business non guarda in faccia nessuno e niente, fatti tuoi se vuoi continuare a rincoglionirti davanti spettacoli insulsi e isole del cazzo, nessuna televisione da casa, la tele la mettono loro, piccola e slanciata, spina e antenna provvista, modica cifra di due euro al giorno per il noleggio e fantastiche promozioni settimanali, si scrive intrattenimento si legge camorra... mi chiedo cosa succederebbe se al pari degli ospedali siculi tentassi di portarmi da casa una sdraio per la notte... il linoleum è tirato a lucido, mi aspetto altre cadute... ampi corridoi si chiudono alle porte, la caposala è un tipino tosto che scrive sul mio certificato la data odierna, la da per scontata come data di ingresso e conclude che il ricovero sussiste a tutt'oggi, in breve cinque giorni in uno... il Professore è tale, visibilmente annoiato, biascica parole, piuttosto ferme e decise, è uno pratico, già alla visita aveva perentoriamente sentenziato come non ci fosse nulla da dire ma soltanto intervenire... appoggiato al muro in abiti borghesi recita la sua litania e conferma che si sente di dire non finisca qui... tira un'aria strana, a tratti pioggia, a tratti il sole, maglietta o camicia e giubbotto, la tangenziale e le sue uscite, cuma, pozzuoli, agnano, fuorigrotta, vomero, camaldoli, arenella... ormai le so a memoria, la mano che si alza in un gesto rapido, furtivo, la placca al parabrezza mente ma lascia passare... la catena di montaggio è inarrestabile, due infermieri accompagnano il paziente di turno che dopo una mezzora torna in barella con un occhio bendato, chi il destro, chi il sinistro... la lettiga vuota mi passa accanto, le lenzuola sempre quelle... ogni giorno, tutti i giorni... la catanese aveva una ciste che pressava, l'occhio si era spostato in basso sulla guancia, le hanno perforato il cranio, tutto bene, intervento riuscito e via alla convalescenza, un carrello che sembra blindato attraversa rapido il corridoio, effluvi, odori, gli addetti in tuta arancione depositano vassoi su vassoi, le pietanze sono tutte diverse, la pasta mista con le patate, le penne rigate al pomodoro, la minestra di riso o la carne arrosto, l'odore è sempre uguale, immagino anche il sapore... la vicina ha le palbebre calanti... è composta, seria ed educata, una ex insegnante sarda col figlio a Caserta che ha sposato una romana... due interventi ravvicinati e due fili in tensione, mi domando se le palbebre torneranno alla normalità... lascia le sue riviste patinate con i pettegolezzi sempre freschi di giornata ed esce fiera e allegra... intanto la schiena urla alle molle del mio letto di lasciarla andare, le notti non sono notti, rimango sveglio e non appena mi assopisco urlano i fantasmi e recitano incubi magistrali in salsa rosa, le scale si affollano di gente e fumo, l'ultimo film e la sigaretta che cade, provvidenziale tabacco anti strage... gli omuncoli coperti si sfidano nella notte, trama e ordito, tutto già visto, tutto già scritto, i Karamazov all'erta nell'abbiocco post-prandiale, l'ultima preda, l'orsetto urlatore, vite rinchiuse e dimenticate, sprazzi di luce nella strada deserta e rossetto e smalto, i rifiuti e il giro concentrico, il finanziere non è di qui, non sa dove sbuchi quella strada, giriamo in tondo fino alla necessaria infrazione, non sarà facile spiegarlo al Giudice di pace... le due pizzerie in cagnesco offrono tesi opposte, sono io il primo ed unico, no io c'ero già prima... le fiamme risultano accattivanti e regalano la fila, propendo per il secondo e non me ne pento, il cellulare manca la sua funzione e recita spedito ma sfocato, la tipa col cagnone e quella con la blusa larga, intanto le lacrime solcano il solcabile e si perdono tra le linee telefoniche, vorrei tu fossi qui, vorrei tu fossi qui, si spengono le luci e l'ultima canna, Pozzuoli e il mare che non vedo, la nocciola coatta e l'entroterra bislacco, le maglie sono scadenti ma il prezzo è ottimo, del resto faranno il loro dovere fino in fondo e non avrò da pentirmene. La guarnizione era lacerata ed io non m'ero accorto, non importa che inforcati gli occhiali l'unguento oleoso produrrà il miracolo... e Tore, e Chicco, Luca e Bea... suoni di sitar o di guitar e percussioni e rap, gli alimenti brasiliani sono prodotti a Milano, me ne parla il boss napoletano, mentre il rumeno mi mostra il kit, l'africano mi dice che la calabresa è terminata e il cinese batte sui tasti della cassa, me ne vado frastornato, confuso tra le transenne e il materiale di risulta, ancora cercano la metro... che desiderio di essere già lì, la frizione ci lascia, una corsa, un taxi, la tua voce, le nocche alla porta e sono già le sei, il cielo è terso e tira lo scirocco, siamo a casa, tra i panni da lavare e le piante da ridestare, un timido segnale, un passo, un gesto, per ricominciare.

20 maggio 2012

Maionese

La maionese schizza quasi sui vestiti e per poco non s'infrange il calice, tira un venticello gelido alle sue spalle e sul mio viso, l'allievo del professore è scostante e forse stanco, niente clamori da stadio per fortuna e le parole scorrono, e con loro le ore invisibili.

7 maggio 2012

Di che sogni vivremo...

Dell'ultimo film e del prossimo, e starei sempre così, nelle tue mani, con la pizza volante che atterra sul selciato e il bicchiere in bilico, tra una musica assordante e il tizio della setteveli che un po' mi sfastidia, alla scarpetta audace e rumorosa, la camicia con il collo alla coreana e la bizzarra fantasia, e il violetto del due con, e il con sono io che m'agito a prua con le mani pulsanti e gli occhi dritti alla voce nel grido d'incitamento, che odori e sapori, non mi piace il prosciutto e la commistione non rende giustizia, ma è il nocciostacchio che sublima il piacere massimo, l'abbraccio perenne come il Perito Moreno, immagini in diciassette pollici e un audio improponibile, eppure è come fossimo al Metropolitan... saltiamo tra le frasi e i candidati inamidati, blocchi, sbocchi, mi perdo nei tuoi occhi, il caldo opprime e il vento gela, e sembra non passare il tempo, e in realtà passa molto in fretta, un susseguirsi di combinazioni e giorni, e ore, e notti insonni, la spada nella roccia, oggi ci è stata riservata una colazione, domani vedremo di che sogni vivremo...

Diego

Diego si lascia cullare, è un bambino delicato, tenero, allegro e buono, appena sveglio annaspa, gli occhietti insonnacchiati e il corpo molle, si adagia sul divano, come se continuasse a dormire, lentamente riprende la sua vitalità, ti coinvolge nel gioco, comincia a sorridere, si potrebbe stare delle ore a guardarlo, crogiolarsi della sua simpatia, è un bambino al quale non si può che volere bene, da subito, alle domande risponde con un cenno della testa, non si arrabbia mai, gioca, ripete le parole e ride, con i meravigliosi occhi azzurri, col viso paffutello, con i riccioli ribelli, e poi si lascia prendere in giro, nel gioco, non è prepotente, condivide le sue cose, e riesce perfino a fidarsi e consegnarti il ciuccetto, dal quale non si stacca mai, consapevole che lo riavrà indietro appena terminato il nuovo gioco... ti abbraccia stretto e dice ciau, si lascia baciare sulla guancia e corre contento verso la sua vita, ecco vorrei avere un decimo del suo entusiasmo, intanto mi ha rapito il cuore, e reso orgoglioso, guardo mio figlio e lo trovo perfetto, si allena a fare il bravo padre, devo dire che ci riesce benissimo, lo osservo, vedo con quanto amore si dedica a suo figlio, mi piace, molto, e devo ringraziarlo per avermi reso nonno in tempo, prima che io finissi rincoglionito dagli anni...

23 aprile 2012

Essenza

Essenza, l'immagine che rimane scolpita nella mente, osservo, la dolcezza, le forme, l'assoluto abbandono, la pienezza, la pace, le bellezza, il silenzio, un tremore, le pieghe delle lenzuola, le ombre, le trame, profumi nell'aria, echi di giochi, le paure, il macco di fave e i gamberi al caramello salato, melancholia, il bacca rossa, capelli sul cuscino, le mani, il pollo ai porri in crosta, il senso profondo delle parole, la tenerezza, il calore, l'amore. Sentire, sapere, provare, tacere, emozionare, la veneziana che si sgonfia e si scioglie al palato, un bacio delicato, l'amore cantato, fuochi di charango, arpeggio e pizzicato, un sogno indimenticato, l'amore gridato, il corpo celato, il tempo stregato, la luna che brucia l'abbandono forzato.

20 aprile 2012

Il sopravvento

Lo sciopero dei controllori di volo colpisce anche in Portogallo, o sarà forse un guasto non dichiarato? Il bimbo coi riccioli trafoga patatine fritte, mescola portoghese brasiliano con un incerto italiano e balla la samba, tra qualche ora calpesterà di nuovo il suolo italico, ma bisognerà attendere per strapazzarlo... cosa raccontano i nonni ai bambini? Cosa raccontava il mio? Flebili ricordi mi regalano il silenzio... al momento si saprà. Succede qualcosa che non si può raccontare, non si può descrivere, nelle accezioni apparentemente esagerate si riversa tutta la semplicità, la verità, il calore, la passione, l'amore, oggi non è più come ieri, le incertezze mutano, i timori svaniscono, nuovi orizzonti, non c'è niente da capire, niente da spiegare, è la vita che prende il sopravvento, sempre.

19 aprile 2012

Quel desiderio

Sono stati d'animo, pensieri, ricordi, anni che passano, avvenimenti, cambiamenti, il senso del tempo, le ore, le attese, desideri, assurdità, controsensi, paradossi, è la vita che ci avvolge, il dolore, la lontananza, la mancanza, lo stupore, l'odore, il sapore, le frecciate, le lacrime, le carezze, la primavera che non viene, l'estate lontana, le incertezze, le amarezze, persone che non siederanno mai alla stessa tavola, commiati, saluti, rimproveri, rimbrotti, è l'incomprensione, la chiusura, relegarsi in personaggi e storie irreali, da non comprendere le risa, le gioie, la felicità, incontri, percorsi, cibi in comune e scambi, è non potere dire piccole bugie agli amici di sempre perchè in realtà non ce li hai, quelli dei banchi di scuola, quelli con cui hai condiviso ideali e lotte, e viaggi, e sorrisi e pianti, i primi amori, gli studi, i dolori, le pizze e i panini, le birre e le canne, quelli che sono cresciuti, diventati grandi, e imprenditori, avvocati, architetti, o sbandati, disadattati, disperati, quelli che non rivedrai mai più, andati via troppo presto, i figli, i nipoti, le fidanzate, le mogli, le amanti, i film, i libri, gli oggetti inutili, le crisi, gli amori veri, la tristezza, la malinconia, i rimorsi, i rimpianti, i momenti di allegria, l'euforia, l'entusiasmo, i colori, le tue quattro mura, il letto vuoto, i cibi sul divano, le lettere dimenticate, le pagine strappate, un calcio a un pallone, due foto, i tuoi vecchi, i tuoi morti, giornali macerati, volti dimenticati, un bambino intimidito perchè forse ha capito, un lavoro odiato, un treno che è andato, un conto sempre in rosso, un altro viaggio agognato, il disprezzo, l'odio, il cassetto dei sogni abusato, le mani, un viso, la voce, un abbraccio disperato, il desiderio di cose naturali, semplici, facili.

17 aprile 2012

Pollo alle prugne

La ricetta, dov'è? Il pollo alle prugne si consuma, e lui si lascia consumare, come le navi di Pierino che erano carte di giornale, e il violino frantumato come i sogni, perchè non gridare, urlare, correre e riprendersi ciò che doveva essere suo? Lacrime e lacrime e rabbia e morte, una vita sbagliata e non si può rimediare, il tempo malandrino, ed oggi, oggi, non ieri, forse domani, la migliore pietanza, da sempre, per sempre, il silenzio e la musica, e restare a guardarsi per ore, le mele renette si caramellano nell'impasto della colazione al mattino, fredda di frigo, stemperato il caffè, il mio gres e il calcestruzzo armato, il loft dei desideri fa a pugni con i quaranta metri quadrati, la canottiera nera, sembra di Diego, è così minuta, non vorrei lasciarti le mani, non vorrei lasciarti mai, forse al bar era la dance, non so, non ricordo quasi mai i visi, e la pizza di Adriano è talmente perfetta che finisce in un lampo, e adesso non pioverà niente dal cielo e la seconda parte, Claire ci aspetta, ma dovrà aspettare ancora, il prossimo Allen, le amministrative, le provocazioni da lasciare scivolare, Varcaturo, la madre, il tasto delete, l'impazienza, l'udienza, fragranza e sostanza, ballerini di avamposto, sbandieratori del buio, cronache croniche e la stanchezza, non si decolla e non si atterra, fa ancora freddo nelle mattine e tira vento, alle scarpette e al mio cronometro mancano ancora diversi chilometri.

13 aprile 2012

Napoli per noi...

Una Via Roma che cambia, un'altra città, c'è un sole caldo e i piani dell'edificio antico sono quattro solo sulla carta, specialmente se devi farli a piedi e lei fatica e tanto, il professore è molto gentile, ricorda nel suo accento partenopeo antichi saggi uomini estinti, conferma quel che sapevamo e da qui messere si domina la valle, non c'è verso di comunicare, strani campi magnetici inficiano le chiamate, restiamo in attesa... i ricordi scivolano sul tetrapak di forma piramidale e il prezioso latte fresco della centrale che bevevo a garganella, edenlandia, gli schizzi d'acqua nelle canoe e lo zoo, quel gol di Savoldi e la risposta di Prati, un clamoroso uno a tre in casa, come quello di oggi... quello però era il Milan, Renato che cade in un tombino e la corsa verso casa, i colori del golfo, il Vesuvio, oggi il sole è andato via, torna il freddo intenso e a casa mia il terremoto, per le strade la gente, sussulti e grida, urla al cuore, bisogna astenersi, contro voglia, i capelli bianchi scompariranno, a me piacciono, i miei cadono, niente corsa, eppure il pane profuma, anche qui,  ben lievitato con la madre, Chicco e Bea, gli zii, e i cannoli, torneremo, dobbiamo, intanto all'altro capo del telefono tutto tace, gli squilli si perdono nel nulla, insisto ma non c'è verso, attendo inondazioni, e ancora mare, spero non in burrasca e il caffè a un euro, termostato e ventilazione, ti aspetto come sempre, com'è giusto, un altro viaggio, quello che faremo.

9 aprile 2012

Biutiful

Ci sono cose che bisogna lasciare andare, un ricordo, un dolore, penso a mio nonno materno e rivedo le sue mani, i suoi baffi macchiati di nicotina, la mia piccola mano nella sua e il "pizzica-pizzica" che mi comprava... è il giorno che segna il mio cinquantatreesimo, non un giorno qualunque, non come tanti, è un giorno migliore, e riaffiorano i ricordi migliori, ma i ricordi di un bambino possono non coincidere con la realtà, Babel e i 21 grammi, amores y perros, affonda con vigore, penetra le coscienze, l'indifferenza non è ammissibile, una Barcelona che non abbiamo conosciuto, come tutte le periferie del mondo, i margini, i sotterranei, il non detto, il non visto, ma sono amori, sofferenze e dolori, sono sguardi felici o scazzi, il baccalà e le patate, un dolce comprato, il cappellino, la giacchetta di maglia e ci entriamo in due, sono gli occhi negli occhi, il vino bevuto, il cibo immaginato, e le lenticchie rosse, la torta pasqualina, la candela profumata sulla setteveli e l'odore di fumo, l'orologio che corre ad un tratto e le campane nella notte, è l'amore, il sapore, l'odore, sono momenti che restano, frasi, sguardi e racconti, sono mani, abbracci e sogni, e ci sono cose che bisogna lasciare andare, e sono incontri che non torneranno e alternanze, dissonanze, dissolvenze, e poi si ricomincia e cambiano gli attori, cambiano gli astanti e il ciclo si ripete, la mano di mio nonno e quella di mio padre, le mani di mio figlio e quelle di mio nipote, le mie mani che tengono salde le tue e non vorrebbero lasciarti andare, il gioco, il sogno, la rabbia e l'odio che non ti appartengono, il riposo insonne e i rumori della notte, la luce del mattino, e la stessa colazione in case diverse, lo strappo, il lampo, l'abbraccio e il pianto, la pelicula interrotta che continua a girare nella sfogliatrice nuova di zecca, e non voleva saperne, forse non voleva restare, ma un regalo voluto alla fine trova la forza di imporsi, di impasti futuri, di sfoglie perenni, dissidi, confronti, e l'anno alterno era questo, il compleanno alternato, l'invecchiamento dimezzato, quei due tre amici i parenti più prossimi, figlio e nipote brasiu e la profusione di lievitati, i fari nella notte, la voce al telefono, le lenzuola fredde e il pensiero costante, grazie.

4 aprile 2012

Jaipur

L'inverno ai piedi e la primavera negli occhi, il sole caldo, le emozioni salde nelle nostre mani unite e la cenere bagnata dalle mie lacrime dispersa nel Gange o forse nello Yamuna, la forte emozione per l'abbraccio tra i due uomini che non si vedono da quarant'anni e il mio abbraccio perpetuo nel tempo, l'odore, il groviglio dei sentimenti e i sogni ai quali non si riesce e non si vuole sottrarsi, lo schermo e le immagini che scavano in  profondità nei sentimenti, la pelle, la sua pelle tra le righe nere stracciate e l'aroma che riempie l'auto e si mescola, la corona senza sale e lime che non c'è tempo, le dita afferrano e non vogliono lasciare andare, di intrecci di gambe e trame leggere, ai braccioli d'impaccio e i sussurri nel buio, legami, catene, ci si sazia d'incanto, rapiti, è l'India sconosciuta, "la luce, i colori, i sorrisi, c'è così tanto da vedere...", è come sempre non volere tornare, è lanciare un pensiero e amori che non si possono evitare, niente scuse, il vortice delle passioni dimenticate, è fondersi e confondersi, emozione profonda, "andrà tutto bene alla fine, e se non andasse tutto bene, vuol dire che non è ancora la fine"...

28 marzo 2012

Lo stesso treno

Forse più in basso a volte passa un treno, credo, il muro vecchio di quando lo osservavo dalle finestre dipinte di verde mentre i compagni si recavano in classe o ne uscivano esausti, di quel professore di francese minuto e severo, ed oggi è la luce e ci si guarda negli occhi dall'altro lato della strada, i cumuli di spazzatura ancora una volta ricolmano la carreggiata e di miasmi l'aria, dei desideri sopiti e di quel che abbiamo non basta, delle risate al lungomare sarà forse una foto sbiadita, un viaggio senza ritorno o al più tardi possibile, di schermi e tavoli, di mani giunte nell'impasto e un calice di vino, di chiacchiericcio intorno e vetrine colorate, di passeggiate, di un libro letto e amato riflesso negli occhiali, dei capelli corti e del sudore copioso nella corsa necessaria, dell'infuso di zenzero e limone, della farmacia aperta e sempre chiusa che mi guarda dalle vetrine e si domanda chi sono, un posto vietato ed un volto desiderato, del mio film solitario e la cena fredda, di quello spazio ampio diventato angusto tutte le notti uguale e del prossimo treno, del compleanno del vecchio e di un prossimamente a Milano, del volere vivere, inseguire e scoprire, assaggiare, nutrire, inglobare, del rosso amico che adesso detesto, dell'infamia dello stato che continua a scavare sempre e solo nelle stesse tasche, non si dovrebbe ma conta, eccome se conta, non importa e non serve ma conta, tocca a me, è il mio turno, vado che dopotutto mi spetta.

22 marzo 2012

Riposo infrasettimanale

Seguo il profilo al buio e di saperne scrivere, il sorriso, il riflesso, il tepore, le mani, l'odore di frittura e il pane azzimo, scorrono le immagini, poetiche, a tratti struggenti e in un sottofondo di musiche accattivanti, sussulti poi risa, proiezioni, emozioni, interazioni, la crema di panna e la granella di nocciola, come gli immancabili dolci allo schermo, certe condizioni ripetute, dell'essere umano, sfaccettature, della simpatia che non è classificare, dell'accettazione che è ben altra cosa, e dell'osservare, si rischia di catalogare, e poi il signore del piano di sotto o forse di sopra che si accompagna a illustri sconosciute e non c'è verso che si volti e magari faremmo prima a fargli un cenno, sembra mummificato ma ci spinge verso ovest, basterebbe una sola poltrona, ma è già una sola, bisognerebbe che ricominciasse, per l'incanto prolungato nel tempo, per non dovere restare soli, ci sarebbe da inventare e costruire, e le due donne lì davanti e dei capelli corti e del tailleur a cui manca solo una cravatta, colpisce la tristezza, non un sorriso, e anche dopo in auto, le vedo andare via senza allegria, e ancora del voler tornare indietro, si stacchino i biglietti, si prenda posto e che lo spettacolo torni a cominciare, del titolo che è una conferma del recitare accanto, ma è già scaduto il tempo, tornare indietro, smettere di navigare, ondeggiare e divagare, e gli odori, i tremori, vai oppure resta, di oggi che è già domani, e aspetta e come ti è sembrato, e lui che prima non mi piaceva, lo trovo maturato, ma no il regista, e le finestre vaganti alle mine di fronte, il pasticciere, pasticciato, posticcio e inadeguato, si pensa al prossimo e non mi chiedere, e fai questo oppure no fai quello, ne vado matto, arranco e annaspo e do di testa, e do di petto, e nel silenzio del mio letto aspetto, voli pindarici e incanti onirici, la voce agli occhi e poi la luce, odore di caffè.

21 marzo 2012

Titoli di coda

Patti in deroga, cedolare secca, l'alternanza, il candidato, le primarie, le primipare, le dissonanze, l'acustica, il paradosso, il paradigma, l'ovvio e il contrapposto, il contraffatto del contraente, il conducente, il conduttore, dei fili di rame e la spiaggia assolata, il tappeto, il rockettaro, gli indiani metropolitani, l'intruso, l'istigatore, fustigatore, castigamatti, l'altro, l'imbonitore, lo scassacazzi, il protestante, il protestato, l'attendista, l'apprendista, l'arrivista, la revista, tiene una revista que se llama la revista?... la misura colma, la dismisura, il panegirico, il pangrattato, il pane di ramerino, il povero bambino, il letto a tre piazze e l'opzione per la quarta, lo schermo funesto del mercoledì e il rinvio al giovedì, plausi in tutti i casi, crasi, l'apprensione sulla bici, l'oppressione, la cessione, fissazione, la finzione, l'immortale immortalato, fatiscente obnubilato, del per sempre relegato, in bella mostra il delegato, compri due non resta niente e ne gioverà l'assente, campo lungo, dissolvenza e titoli di coda.

19 marzo 2012

tutto scritto

Dei sentimenti che rimbalzano, e in venti minuti le lacrime inaspettate, ai libri e alle parole, i pensieri si rincorrono e la somiglianza fa male, soprattutto per il finale, ricordi, immagini, sensazioni, scorrono i frame, le lacrime rendono difficile la visione, sussulti al cuore, e malinconia che affonda nel gelato al cioccolato, struggente e insopportabile, e sembra così vero, sangue e asfalto e gli occhi fissi al cielo, devasta dentro e angoscia.
Si sceglie, a volte di soffrire meno, altre di farsi ancora più male, oppure il silenzio, la meditazione o anche il vuoto, è già una risposta, perchè non ci sono parole e non potrebbero essercene, ma era già tutto scritto, niente stupore, è primavera e ho mal di gola, e allora me ne vado a correre.

14 marzo 2012

Nella voce del mattino

I riflessi nelle vetrine e l'isola, testiere e testate, l'erba al muro che in realtà assomiglia più a chiome di alberi di una foresta in una visione dall'alto, il verde e il grigio, le lampade da terra al soffitto ma con le luci spente, il posteggiatore sparito nel nulla come la porzione di patatine fritte, urla e strepiti ad un passo per il re pallone, il ghiaccio alla sedia di ferro e nelle spalle di Momò, la cacciatrice di Santorino ha gli occhi che ridono e sfoglia gaudente le pagine del suo libro, timidi accenni e frasi smozzicate, la scuola, l'estate, le isole e gli agganci, quel professore morto come Franz e i ragazzini di oggi che parlano come automi, la pagnottella ripiena che appare un miraggio allo stomaco urlante e il rosso che sa di cioccolato di Noto, non cade una goccia d'acqua e le navi immobili, eppure si tratta di un varo e si festeggia a coca zero, come lo zero a cui ci si approssima e il ventiquattro appare ancora lontano... non resta che Doisneau e l'emulazione, si sente vibrare anche in lontananza, nei messaggi criptati e silenti, nel buio con i suoi rumori e nel ticchettio pressante e misterioso, nello specchio del caffè, nell'attesa del giorno, nella voce del mattino.

9 marzo 2012

Le cose accadono

Le cose accadono, si può rimproverarsi, si può prendersela con se stessi ma lo stato delle cose non cambia, l'amico che te l'aveva detto, i buoni propositi, la fermezza, la consapevolezza, ci sono cose che il cuore non intende, cose che vanno al di là, non c'è rimedio, ci si può ostinare e cercare di resistere, si può far finta di non capire, di non vedere, quando l'acqua sale avviene la tracimazione, gli argini non bastano, non serve opporre dighe, la natura fa il suo corso e la piena non la puoi fermare, come un cuore in tumulto, come il sentimento che ti attanaglia, ti opprime e ti soffoca, e più della chimica, dei segnali sotterranei, è qualcosa che ti prende e ti rovescia come un calzino, è uno tsunami, non lo fermi, non puoi difenderti, resti inerme e soccombi, e genera incomprensioni e sofferenze, e non avresti voluto, e vorresti che nessuno ne fosse coinvolto, ma non è mai così, la tua felicità passa necessariamente per l'infelicità di qualcun altro, e non puoi farci niente, semplicemente bisogna accettarlo, e passi i giorni col magone, soffrendo come un cane per il dolore inferto, per le sofferenze riflesse, e ti dici che puoi farcela, che puoi rinunciare, che farai un passo indietro, ma è la tua occasione, la tua rivincita sulla vita, sulle tue convinzioni marcite nel tempo, e passano i giorni e senti che cederai, che il terreno sotto ai piedi non ti regge, e cadi e cerchi di rialzarti, ma i giorni non ti aiutano, il tempo non ti aspetta, e cadi, rovinosamente, e soffri, e pensi agli altri ma il tuo cuore urla e non vuol saperne, e allora pensi che doveva accadere, che la vita va come deve andare, molli gli ormeggi e navighi a vista, tra tempeste e uragani e poi il sereno e poi ancora tempeste, e urla e grida, e sentimenti gocciolanti, e rabbia e clamore, e gioia e amore e lacrime e tormenti, il cuore che ti scoppia e la testa che duole, e non puoi rinunciare, non ce la puoi fare, e diventa bisogno e diventa dolore e infinito amore e non t'importa più nulla se non guardarti allo specchio e vederla e sentirla, le stesse emozioni, gli stessi sentimenti, le stesse lacrime, lo stesso amore.

6 marzo 2012

Forse vado

Sta tutto qui, nella possibilità di scrivere tutto e il suo contrario, alti e bassi, stretti e larghi, con annesse le istruzioni per curare il dolore dell'anima... la saggezza di corpo e mente... la corsa liberatoria, appagante, ma non per tutti... dalle arance che non necessariamente esclusive al perchè essere felice se puoi essere normale... passando per lo stress esautorato e dovunque tu vada ci sei già... parole libere, flussi notevoli di lettere in fila, sparse e giocose, poi si è sempre in tempo per l'incubo ricorrente, corsi e ricorsi, chi vuol capire capisce, ciò che neanche chi scrive... chilometri e sole, venticello, sudore, penso, rimugino, rivango... perchè non si può dire in libertà quello che si vorrebbe? Perchè lasciare scorrere il tempo, il pentimento in agguato rende sterile le prove... vorrei andare, forse vado, aspetto ancora un po', di che lingua parlare, di che costumi... arrovellarsi è inutile, anche controproducente forse, intanto il lavoro marcisce nel nulla più totale in attesa di risvolti, riscontri, insediamenti, trapassi, trasassi, compassi e compattatori... io mi illudo di vedere la fine del tunnel e mi crogiolo nella sensazione di comunicarlo e convincere chi mi sta accanto.

5 marzo 2012

Carta straccia

Sfilano, certi, sicuri, sono gli anni che vanno via, implacabili, incessanti, il tempo non ti aspetta non ha tempo, le decisioni del cuore diventano improvvisamente carta straccia, buona al massimo per la carta pesta e il camaleonte senza zampe, a sbagliare ci sarebbe tempo ma la regola non vale in tutti i casi e questo più che un caso parrebbe un casino, i sogni generalmente si dovrebbero fare mentre si dorme, quelli ad occhi aperti non valgono, non fanno testo, al massimo qualche disegno nell'aria, tolgo il chiusino e l'acqua prende lentamente velocità in un gorgo concentrico che si porta via timide illusioni, resta il bianco sulla barba e i radi capelli, per la prima volta dopo anni sento che non so dirigere più l'orchestra, i musicanti non seguono nemmeno lo spartito e il pubblico si agita nervosamente, forse chiederanno un rimborso, forse sarà un fallimento, di certo l'ultima rappresentazione.

3 marzo 2012

Il tempo segnato

E poi si stringe tra le mani il frutto, o quello che si crede tale, appiglio necessario per non scivolare nella follia, cercando, bramando, tremando, stupore prima orrore dopo quando lo si credeva perduto, tuffo al cuore e sollievo, era soltanto smarrito agli occhi e alla mano per un breve tratto, e di simile fattura, contrario e uguale, nel sentimento e di pari follia forse, ma un gancio è tale e serve, di ceci riluttanti e pane all'anice, urla sul viso e paura, e poi si cede, nessuno può permettersi il giudizio nè tanto meno un consiglio azzardato, chi è fuori non capisce, non può, forse altri sentimenti generano e l'invidia e la cattiveria, in pantomima danzante, un solo dolore vero e da rispettare, una mano tesa che non sortisce effetto, nulla può, potrebbe, potrà, non c'è rimedio, nessun prodigio, nè santi protettori o vendicatori, quello che sente il cuore nessuno può udirlo o modificarlo, e due è sempre meglio di uno, gli uccelli della solitudine alti nel cielo non depositeranno le loro uova di pietra nel cuore di nessuno, fa capolino il sole e in sequenza una strana nebbia, le piste deserte e buie conservano il loro segreto, corro tra i sentieri, il cuore in gola e le canzoni di Dalla in testa, è andato via anche lui adesso, groppo in gola e lacrime, per il tempo segnato, per il tempo passato, non più la pelle mangiata alle dita scarne, il volto sofferente dello stress e lotta e insiste e non si lascia sopraffare.

27 febbraio 2012

Torna, ma non è mai andato via

Arriva, arriva sempre, puntuale, io l'aspetto, camminando sul lungomare di Puerto Madryn osservando le evoluzioni della balena franca austral, o mentre i raggi tiepidi inondano il mio viso e il bicchiere di Malbec, seduto sul ciglio della Ideal, da un lato Cancún e dall'altro Mérida e il suo caldo infernale, arriva tutti gli anni, si annida, silente, strisciante, con gli spruzzi sul viso nella lancia sul Sumidero, o tra l'acqua che si riversa dalle cataratas de Iguazú, al café con piernas de Santiago o al café Opera di Antigua, io lo sento arrivare, aspetto, immobile e pronto ad accusare il colpo, cerco tra le pieghe della mente, sfoglio ricordi e fotografie, arriva in un groppo alla gola, un mancamento, le ruote di un pullman con la tabella Salvador, con le immagini di un film e la canzone di Carla, col vento tra i capelli, il vento del sud e la faccia bruciata, nel succo dolce dei fichi d'india di Zacatecas, nei colori degli universitari in festa nella sfilata di La Paz e nel panico nella miniera di Potosì, nei canti e nelle musiche andine, torna sempre, a volte arriva con le lacrime, l'emozione, è come se entrasse nelle vene, ma è già lì, è parte di me, torna, ma non è mai andato via, è intriso di malinconia e linee di tristezza, di vita e di allegria, e ne patisco l'assenza, necessito la presenza, per poterne parlare, per poterne gioire, per dare un senso alle cose e riprendere a viaggiare.

Il cucchiaino serrato al palato

Nel nero speziato di mare si agitano amanuensi fragori di pasta, al bianco vibrante di porcellana si impongono con vigore e stridore frammenti di seppie, la polvere di pistacchi spezza l'incantesimo complice Urra di mare, il nero dei capelli si confonde e infonde certezze, di presenze, di sentimenti, di complici sentori. Gli occhi semichiusi e il sorriso accennato, il cucchiaino serrato al palato, le smorfie di piacere, i sensi appagati, una lacrima solca il viso densa di gratitudine e soddisfazione, di prove superate... la composizione, gli odori e il sapore in un gioco di squadra, dritti alla meta, spettatori paganti e non, lasciano scrosciare gli applausi in un tripudio di colori e festa, il video rimanda immagini violente, di tristezze e malinconie, di adolescenze spezzate e bambini perduti, le musiche struggenti recitano nel contorno, il porto bianco deserto di barche e navi, freddo e corposo agita le menti, le mani e i pensieri, braccia e corpi, suadente, evanescente, cioccolato nero e scorze d'arancia, la monoporzione di spagna e il cointreau ammiccante, subbuglio e pietanze, piatti e calze, scarpe e bicchieri, fondersi nel fondente di zucchero e di cioccolato fondente, di anime e sguardi, parole ripetute nel tempo, la francese che ascolta col gatto in grembo e la televisione che urla, il freddo alla pioggia improvvisa e le foto rubate, di non volere andare, di non volere sempre e solo ricordare.

20 febbraio 2012

Scolpire e lucidare...

Ho sempre pensato che un musicista avesse un qualcosa in più, che fosse più sensibile, di sentimenti più profondi e che capisse meglio i sentimenti degli altri, pensavo che un musicista fosse più comprensivo, che in qualche maniera ci vedesse meglio degli altri, che fosse capace di andare più in là... evidentemente mi sbagliavo, non è così, o forse non è così in questo singolo caso, ma se mi guardo intorno i casi aumentano, diventano due e poi chissà... mi sarò sbagliato, o forse volevo crederci a tutti i costi, non cambia nulla per me, la musica resta importante e guardo avanti, sarà la musica che gira intorno...
Le mani, da così vicino vedo le vene in rilievo, le nocche ossute, si sono assottigliate, lo tengo stretto a me, le sue spalle sul petto, percepisco il suo odore, quell'odore che amavo sentire da ragazzo e che adesso mi riporta indietro negli anni, intanto i fumi dell'aerosol si diffondono nell'aria, nella speranza che qualcosa raggiunga i suoi bronchi... erano secoli che non lo abbracciavo e lui sempre così parco, quasi schivo, la timidezza del padre timoroso, facevo finta di addormentarmi in auto perchè sapevo che arrivati a casa lui mi avrebbe preso tra le braccia e ne ero felice... certo la malattia farà il suo corso, anche stavolta la roccia che è in lui prevarrà, ma fino a quando mi chiedo?...
Le briciole si spargono tra le lenzuola, che buon sapore di pane e vino, le immagini scorrono sul video e lentamente gli occhi si chiudono, odori e sapori, la pelle liscia e profumata, l'abbraccio, il formaggio semi stagionato e le mandorle, poi la nota dolce che recita in napoletano, e il miele si confonde con le sue parole, la sua dolcezza e le sue mani, il momento segnato nel tempo, scolpire e lucidare, e i pennelli e la tela, colore, rumore, ma bisogna destarsi, in qualche modo... aspetto di leggere ancora, di parole vuote e accuse, di chi non sa e non riesce a capire, di chi solo rinverdisce facciate, preoccuparsi degli altri è ben altra cosa ma inveire è sempre più facile ed evita di costringersi a pensare, magari anche a se stessi e alla propria condizione.

8 febbraio 2012

E parole che fanno ridere...

L'ultimo sole si spegne sulla pista, si spengono le luci a bordo, mi lascio andare allo schienale e guardo fuori, rumore sordo e rullaggio progressivo, lo stacco e i pensieri che scivolano, Tevere, Fiumicino, le luci ormai fioche, il cielo aperto, la neve si è già sciolta, si scioglie anche il ghiaccio, di quello che è stato e le ganasce ai piedi, di mac e visioni private o di teatri in solitaria, il pane pizza e il pesce surgelato o le polpette in bianco, la signorina ci sa fare, capisce che ho le idee chiare e gusti semplici, mi accompagna e lascia che io scelga, si limita ad approvare e cercare le misure, ce ne fossero clienti così starà pensando... la rivista è fresca di stampa e per me già vecchia, le seychelles, il trio di donne che cantano la lirica in chiave pop e le offerte di bordo mi hanno già tenuto compagnia all'andata, il tipo davanti ha bisogno di un taglio al progetto in assonometria e prospettiva centrale, la ragazza si avvolge nella sciarpa e gioca col suo iPhone dopo avere comunicato al suo ragazzo che il volo è in perfetto orario, la tipa sudamericana abbondante e travolgente cambia il suo posto per il finestrino, il carrello sospinto invano torna al suo posto intonso, ultimi quindici minuti da brivido ma impossibile paragonarli a quelle ore da Buenos Aires... ad attendermi una pioggia umida, fredda, è già casa... Il sorriso prolungato, interminabile, la felicità negli occhi neri, il freddo gelido alla scaletta dimenticato in un lampo, anche questo ghiaccio si scioglie in fretta e le mani si intrecciano, il mistero del pacco dimenticato e la pioggia a tratti scrosciante, c'è qualcosa di indefinibile che proietta certezze, la musica che non riconosco, i fari e le auto che sfrecciano, gli occhi che ridono al cuore, il tepore ritrovato e parole che fanno ridere, e racconti, e baci e carezze, l'ansia che svanisce, la trama che si infittisce.

4 febbraio 2012

Neve romana

Si tengono per mano, attraverso il deserto e lungo il recinto anticonigli, lo sguardo profondo e determinato di una bambina di quattordici anni, le cercano, le braccano, ma l'intelligenza e la determinazione sono più forti dei numeri, della conoscenza e dei mezzi a disposizione, toccante, profondo e vero, generazione rubata, barriera per conigli, Doris Pilkington. Il sole taglia la neve, dai tetti, dagli alberi, il manto bianco prende a sciogliersi, fioccano le impronte, la neve si sporca, perde lucentezza, gli strumenti restano bloccati da qualche parte e il concerto non si farà, date da destinarsi se ci sarà ancora voglia... che di desideri in verità sempre uno presente, pressante, immarcescibile e congelato, piste sgombre, i motori rullano e la nave volante si alza in volo, spero in verità, perché non c'è niente di sicuro ancora e si prevede neve. Un nome impronunciabile ma non credo si possa fare, la piccola resterà delusa stavolta, meglio cercare la cucina di Bahia, le vie dei canti e la schiuma dei giorni.      

29 gennaio 2012

Aspiro, sapore, odore...

Assaporo, lentamente, il matiù infonde calore, lo gusto, sapiente, convinto, me ne riempio, ingordo, voluttuosamente avido, non lascio cadere una goccia, inglobo, aspiro, sapore, odore, colore, alle mani, alle dita, alla voce, ai capelli, intriso, pervaso, col cioccolato e con pane nero, di cotto e mandorle tostate, il profumo, il desiderio, le prospettive e le assonometrie, spaccati e sezioni, di vita, di umori, della parete urlante e lo sguardo severo, di francesismi e volgo, infilzati culi all'aria e riposi forzati, di gocce e tepori, sentori, vapori, di glasse e grasse, contorte, conforto, di spari improvvisi e slanci maestosi, illuminati alluminii restituiti, musiche d'ombra e frasi troncate, al viso, al riso, è di ricordare e sopportare che si fa fatica.

23 gennaio 2012

E andiamo

Stringo tra le mani il drappo rosso, la fronte imperlata, mi faccio largo tra le onde tumultuose di vere piume, non mollo mai la presa, non potrei, vorticosi pensieri mi agitano e si contendono ora i sogni, ora gli incubi, litigo in maniera decisa, rispondo a quelli che mi appaiono oltraggi, alla libertà, alla dignità, non percepisco le risposte, vedo le labbra muoversi freneticamente, ma non sento, l'immagine in dissolvenza e il cambio di scena, che stupido giudizio affrettato, non sapere leggere tra le righe e appropriarsi di una storia che non ci appartiene e soprattutto non si conosce, cancello, rimuovo... "Cambia lo superficial, cambia también lo profundo, cambia el modo de pensar, cambia todo en este mundo..." restano le parole scritte, il consenso, il bravo, fa piacere e rende merito, e andiamo.

20 gennaio 2012

Che non si può evitare

Picasso o Toulouse Lautrec, emozioni che si rincorrono, riconoscere stili e nomi, le storie di vita, le donne, l'alcol, l'arte, riverbera negli occhi, trasla nelle mani, sono sensazioni e attimi, lucida follia e parafrasi dell'arte, al velluto rosso e le pareti bianche, volerlo dire è stato così semplice, puro, sentito, trasmesso, "io pure credo" e le immagini di una Parigi anni venti scorrono come la pioggia che ci bagna, intersecare, allacciare, condividere, correndo e scansando, calore, motore, di qualcosa che non si può evitare, le coppie di anziani al pomeriggio nel rifugio dell'ultimo giorno, ma anche di raggi di sole al viso e la pelle, ricordi che affiorano, similitudini, le sensazioni perdute che si manifestano e lasciano sgomenti, le strade, i risvolti, coincidenze, il passato che torna e l'angoscia del tempo, il coraggio della riconciliazione con se stessi, il cinema e i sogni, tutto quello che non si è mai avverato, un treno, un viaggio, dormire ancora in quel sacco a pelo a due passi dal mare, il desiderio e la delusione, la sofferenza e il dimenticare, quello che è stato e quello che sarà.

18 gennaio 2012

Di quel libro

"Los pájaros de Bangkok" è uno dei libri nei ricordi di Valerio, singolare che Manuel Vázquez Montalbán sia morto proprio all'aeroporto di Bangkok... non si trova, o meglio si sa dove sia, con la sua polvere, l'usura del tempo e la consuzione tipica del maneggiare, non tornerà se non forse in riedizione magari con una diversa veste grafica, sono dolori, inspiegabili, ma dolori, anche fisici a volte, di qualcosa strappato, trafugato e che non ci verrà restituito... è il tipico dolore che assale quanti si accorgano di una perdita, una mancanza, è affanno che toglie il respiro e danna l'anima perchè non c'è risposta, un incauto affidamento, un prestito estorto, dettagli che non affievoliscono il senso di perdita, non serve che si torni in libreria, non si avrebbero le macchie del tempo, le impronte, i segni e le eventuali annotazioni, le pagine sdrucite e le orecchie agli angoli, difetterebbero il vissuto e le emozioni, sarebbe per sempre un'altra cosa, e la soddisfazione intima, celata, il piacere del possesso, svanirebbe divenendo negazione, alterandone il senso e mettendone in dubbio persino l'esistenza, le gioie provate e i benefici e salutari strascichi.

17 gennaio 2012

Sognare, partire, matiù

La mano gela al cellulare, cammino veloce, quasi corro, lampeggianti blu, le auto bloccano la strada e la gente impazzisce, il cuore morde e la voce strozzata, presto che pochi attimi rubati regalano adrenalina e qualche anno... stavolta il discount chiuderà senza di me e il nettare finisce e grido e corro e ancora, le mani, il viso, la fretta, la bidella, luci che si spengono e te l'avevo detto, ora cosa resta? ho bisogno del bagno e corro, ansimo e i carciofi in acqua acidula e il pandoro, stampo, caratteri, e totò? Peppe mi guarda incredulo con la busta gialla, l'ennesima, è la mia vita, almeno per adesso, grido, strozzo, prete, cibo, il parmigiano e l'ungherese... non è andata, e adesso basta, pollo, patatine, non posso, non ci credo, ansia, stress, è il caso di leggere in fretta, trasudo, tracimo, prendimi, è tutto quel che resta, curry ai miei carciofi, reciti dal letto sulla via del sonno, piccoli pulcini agitano e spilluccano patatine fritte, acidi e veleni, voglio fermarmi, accompagnare sguardi, sono il personal chef, rigido, enigmatico e pragmatico, osservo e taccio, altri corsi, altre vie, rispondimi inquietudine, esalto movimenti, respiri, sospiri, auto impazzite e corse vane, telefona, afona, raccogli, io sono qua e il tempo fugge, ricotta fresca e letto di carciofi, Valerio e la pasta, Brasiu, andare che è ora, sognare, partire, matiù.

16 gennaio 2012

Al forno...

Nessuna parola, apparentemente, nessun colore, eppure gli attori fluttuano leggeri nello schermo e attraversano il tempo... profondi, intensi, bravi, decisamente, è una bellissima sorpresa e alla fine sono veramente contento di esserci andato, e di nuovo mi cimento, non si debba dire che ho rinunciato... attendo esiti e sentenze finali. Non c'è la mia amica del Venezuela, al suo posto un ragazzo ugualmente bravo, becca subito la vena e le provette si colorano del mio rosso... vorrei fosse sempre così, con quel sorriso raggiante, gli occhi che brillano e quell'inaspettata allegria, contagiosa, sincera, bella, vorrei non finisse mai, vorrei sentire sempre così, quante cose vorrei e non mi è dato di avere... accontentarsi è il segreto, anni di studio, di applicazione, molti non saprebbero, non potrebbero... chiudono in fretta i negozi, chi l'avrebbe detto, il tempo scivola sempre in questi frangenti e non si riesce a fermarlo... è anche mia la colpa e non dovrei, c'ho un'età... scorre ancora quel rosso corvino, il calore mi pervade e il climatizzatore a palla, la lucetta nel forno arranca e infonde calore all'ennesimo lievitato, sbobbe e ranci, rancidi, infidi, assaggio non assaggio, rimesto, condisco, aggiusto, le tostate salate mi renderanno la vita difficile e ancora è presto per esultare, ricorda cosa è capace di fare l'altra metà del tuo cervello se solo gli si lascia spazio e tempo... tentativi, della serie riusciranno i nostri eroi... loggioni, portoni, nascosti nell'ombra, poltrone o platee, proiezioni private in orari impossibili e inviti ristretti, che due è il numero perfetto, farro e bietole e sapore di vittorie, brividi, ancora, non è il freddo del mare d'inverno ma poco ci manca, alzo il bavero e stringo il giubbotto, per un attimo l'immagine rimanda il profilo inatteso, sorpresa e sgomento, paura, forse, la consapevolezza abbraccia la stoltezza e vanno a nozze, tuffo il cucchiaio e brucia il palato, un'altra notte insonne e zucchero al velo.

12 gennaio 2012

E sorrisi, sguardi e pianti

E sono mani, gesti, afflato, urla, braccia, gambe, è sudore, è lavoro, è il motore, il rombo, sono fari, cavi, e sedute, alzate, è paura, timore, tremore, sono giorni, mesi e anni, e capelli, pelle e sguardi, luce fioca, buio, lampi e suoni, è la musica, il canto, la danza, è l'attesa, la rabbia, la stizza, sono incomprensioni, liti, oltraggi, viaggi e ritorni, è la noia, la malinconia, il rimpianto, sono giorni, mesi e anni, e ricordi, e rimorsi, e dolori, tristezza e pianto, è la festa, ridere e urlare, ricominciare, dimenticare, e sono mani, gesti, sospiri, respiri e battere del cuore, dare non dare, aspettare, reclamare, tentare e rinunciare, è lavoro, sudore, riprendere, andare, sono giorni, mesi e anni, è la vita nell'incognita infinita, e sorrisi, sguardi e pianti.

11 gennaio 2012

Aroma di caffè

Il video rimanda le immagini del colon, il mio colon... sento la sonda che si fa largo e mi perdo tra i pensieri, l'infermiera che mi ha distrutto il braccio col catetere preme il mio addome, la detesto... il medico è in gamba per fortuna e mi spiega come meglio non si potrebbe, dura poco è sono fuori, niente sedazione e posso deambulare tranquillo, non mi resta che attendere allo sportello per vidimare la richiesta medica esente ticket perchè lo Stato ci tiene ai suoi cittadini in regime di prevenzione oncologica... sessantadue prima di me, ci metto più che l'attesa e l'esecuzione dell'esame, ma è così che funzionano le cose, avrebbero dovuto dirmelo prima in modo da mandare qualcuno a prendere un numero... è la sanità bellezza, benvenuti in questo mondo... altro giro altra corsa e ci siamo di nuovo, il reparto geriatria mette tristezza ma mi regala alcune perle, le persone anziane sono le uniche che sanno ancora cosa sia l'educazione penso, la signora che mi si avvicina zoppicando, problemi di udito e difficoltà di linguaggio mi ringrazia con sincero trasporto quando le svelo che il medico che lei cerca ha cambiato stanza senza avvertire nessuno e men che mai apponendo un cartello come sarebbe stato normale... dopo la visita mi trova ancora in attesa e mi dice che è andato tutto bene e mi ringrazia ancora, sento una stretta al cuore... l'altra signora sulla sedia a rotelle mi sorride, ricambio prontamente, lei attende con pazienza il suo turno, ha due occhi belli e profondi, mi perdo un'altra volta tra i pensieri, mi sento destinatario di qualcosa che mi sfugge, come se le persone avessero bisogno di conforto e vedessero in me l'unica persona presente e disponibile... e in effetti sembra proprio così. Una donna un po' più giovane, si fa per dire, mi racconta delle pillole e dei giramenti di testa e della nausea e le cefalee... aspetta il medico per farsele cambiare... un'altra gira per l'edificio dalle sette, sono le nove, non trova un cristo disposto ad aiutarla, avrà più di settant'anni e lo sguardo disperato, cerco di fare il possibile e mi ritrovo in un universo sconosciuto nel quale tutta questa gente è abbandonata a se stessa, guardo mia madre e penso che sia più fortunata, se non altro noi figli siamo sempre presenti... la vecchietta in farmacia mi passa avanti, è solo per sedersi su una panca, si premura di sottolineare che non vuole passarmi avanti, è solo stanca, ha gli occhi dolci, un'altra stretta al cuore, se potessi andrei in giro a prendere turni in ogni dove, numerini, prenotazioni, le terrei in caldo per loro, sono tutti soli, nessuno li accompagna, sono così gentili, così reali e così consapevoli... raccolgo il biglietto caduto e lo porgo al signore davanti a me, non la smette di ringraziarmi... è una giornata così, come può accadere a tanti, mia madre si stringe al mio braccio e il medico per fortuna è gentile e preparato, capita a volte che ci si ricreda, non è convinto e ci manda in radiologia, vedremo in seguito il da farsi... fuori il freddo non mi sfiora, c'è il sole in cielo, l'auto non è molto vicina ma proviamo a fare due passi, l'aroma di caffè che mia madre percepiva in ospedale ci impone una fermata obbligatoria al bar sul nostro cammino, vuole offrire lei, dice che altrimenti il piacere sarebbe dimezzato... gustiamo con calma le nostre "sabbie mobili", così come li definirebbe mio padre... gli anziani, che ricchezza, per un attimo mia madre si sofferma ad osservare la via, alza lo sguardo e sembra cercare qualcosa tra gli edifici, tra i balconi, ho posteggiato proprio nei pressi della sua prima casa da sposina... immagino una lacrima e tanti ricordi... al semaforo un ragazzo in motorino cerca di passare sulla mia destra ma non ci riesce, lo guardo e gli faccio cenno di aspettare, con una piccola manovra riesco ad aumentare lo spazio, si abbassa a guardarmi e mi ringrazia sorridendo, va via a zig zag tra il traffico... torno indietro con i pensieri e mi dico che allora anche i giovani, e che, sì certo, forse...

8 gennaio 2012

Di cacao e nocciole

Di gas acre l'odore si perde nello specchietto, anch'io l'avrei tenuto girato, anch'io avrei guardato con avidità, ma sarebbe finita in un modo diverso... quindi è un avverbio ma nel mio caso una congiunzione che sollecita una deduzione... l'ora d'aria svanisce e la mia porta si chiude, il solito freddo mi prende, perchè in Spagna o in Argentina usano il cotone?... cancello nomi e sottolineature, numeri e indirizzi, mi soffermo su quelli più vecchi, su quelli di cui non so più nulla... scivola il mio tempo, il secondo direi, sarebbe da oscar al di là della nomination, e poi è troppo uguale, non credo si possa dire ma mi serve... contenitori celano e disfano, in un susseguirsi di parole, l'alternarsi delle condizioni, ma non si cancellano certi passaggi, resta sempre qualcosa a ricordarcelo, ermetismo di facciata, per chi è buon intenditor... lanuggine ad un altro stadio giace tra le pagine, raccolgo di tanto in tanto, sorpreso e divertito, un sole pieno allieta una giornata sorprendente e inaspettata, sapore d'Ungheria, al ginocchio o poco più, audace, verace, pelle nera che quel grigio scamosciato è incline all'acqua macchia e sbuffa, niente vino, mi raccomando, è l'ultima sera e poi il digiuno triste annunciato, povero pane madre al freezer e dolci negati, basterà, si aspetterà per poi tuffarci in quella crema di cacao e nocciole, a cucchiaiate e dita e specchietti ritrovati.

7 gennaio 2012

Poi si riparte

Brillano alle palpebre tra luci riflesse e paillettes, lustrini e nodi, flash, immagini alla mente, suoni disperanti, valvole fumanti, pandori riluttanti e quel negozio non apre mai, miriadi di calzature si inseguono nell'aria lasciandoci scalzi, dolore e abbandono, brividi, freddo, la  mia vita di uomo che recita consensi in attesa di parole, stella a otto punte celata, negata, ennesima fiondata, un raggio nella notte, Anne Hathaway non saprebbe immaginare, nel suo incedere incerto le tendo le mani, ancora aerei, ancora sogni, e cosa saprei immaginare io? Stefano mi accompagna nel silenzio e salto con lui nella tana del coniglio, anche questa volta è andata, come sempre, tra le mani il rosso rilucente elastico riempie vuoti di parole, occhi umidi di pianto inconsapevole e lo stomaco urla, incanti, tepori, nuovi colori, chiude la stazione nello stridio di freni dell'ultimo convoglio, torna a casa il capostazione col volto stanco e gli occhi arrossati, una sciarpa al collo e il suo inconfondibile cappello, ascolterà domande alle quali non saprà rispondere, la notte scenderà lieve, frugale il pasto e mite il sonno, tutto ricomincerà allora e niente sarà più lo stesso.

3 gennaio 2012

Come passa il tempo...

Le mani, le sue grandi mani, e mi disse un giorno che nelle sue mani ritrovava quelle di suo padre, è successo un po' anche a me, ma mi rivedo in lui in certi movimenti, in certi gesti e a volte mi lascia attonito, altre spaventato, quando non ricordo le cose, non ricordo i nomi o i volti e lui che non mi parla più... penso a mio figlio, se anche lui, e poi Diego che adesso bello bello mi sorride dallo specchio, paternità negate, voglia di tenerezza, un altro figlio mai arrivato, le cose importanti della vita, la malinconia e il tempo che fugge, come le grandi tapparelle e le mani tremanti, come vorrei regalarle un'altra possibilità o magari un alza tapparelle elettrico... Cuba, nei miei sogni di ragazzo e il Che e Fidel e adesso lei va lì con un'amica, invidia secca... tra i capelli neri un bagliore bianco, sudore di palestra e vapori, la borsa, e la musica al mio falso iPod... Venezia ancora nel cinema e nell'arte, ricordi, perenni, intramontabili, e la tallonite e l'arrancare tra nebbia e pioggia, quell'amore dimenticato il passo leggero della francese accanto e il finto mago e la sua musica straziante, Genova per noi che ci lavavamo nel mastello di ghisa e la lampadina fioca, easy rider dieci anni dopo, e Firenze prima della fine, il gilet e il cappello texano, gitanes e gauloises e marsalino... le differenze di una generazione, tra i suoi bicchieri e i miei, quel politeama vini e i miei negroni, la vista che si annebbia, barcollare e non sapere più nulla, incontrarci per caso in libreria e scambiarci quei libri, le parole che si dicono e quelle che non si diranno mai.

2 gennaio 2012

Dolcetto D'Alba

Alla fine quel che doveva è stato, i lievitati e le bollicine, la notte dell'ultimo dell'anno, i miei pensieri vaghi e lo sguardo di mio padre, il primo pranzo e lacrime, poi la luce finalmente spenta, bastava pigiare un pulsante... dolcetto senza scherzetto, il calice e la mano, alcune volte ed io guardo silenzioso, aspetto, il manzo ganzo ritorna nel ghiaccio, la scarpatura e la canaletta, scarichi audaci si riempiono di baci, rosso vivace, bronzo di riace, umbriatico era solo un paesino calabrese ma io ero strafatto, ubriaco perso, languore, fame, ho già cenato ma non mi placo, un tempo flaco oggi la panza, quindici giorni senza corsa sono tanti, la gola brucia e bruciano le parole, d'alba dolcetto, metto l'elmetto, non servirà, l'ogiva penetrerà il mio cervello, tonfo, sordo, come io sono ormai, finisce il vino ne berrei un tino, il panettone, freddo glaciale, mani incrociate, non voglio dirlo, pelle rovente, cuore assetato, non posso andare, non adesso, brividi alla schiena, freddo sudore, climatizzatore, tosse, raucedine, incudine, provaci adesso, sempre più spesso, le lunghe soste sorridono al finestrino dentro i fari arrossati, melafiona, american pie, le pere e il cioccolato, sporchi capelli risplendono come non mai nei sei cereali finalmente trovati, la ragazza della farmacia ride di me e del bambino sconosciuto che si nutre con tanta dolcezza, dolcezza di madre e ripete le parole e ride, io ascolto discosto, distante, nascosto, annichilito e vago, la casa è più grande, i muri dipinti di fresco, le stanze abitate e la cucina dimessa, mi specchio negli spaghetti al sugo di pomodoro e chiedo venia. Ho freddo stasera, tanto freddo, vorrei, non vorrei, ma se vuoi...

25 dicembre 2011

E' andato anche Giorgio...

Panettoni a puttane, come fortune smarrite, cicli della luna, non per niente il re è sovrano, e resta in attesa ch'io sia pronto, maledetta fottuta tosse e quest'ennesimo natale che non mi appartiene, di questo ne faremo briciole, o coriandoli... come maglie glutiniche spezzate, timidi segnali, e quel cazzo di tappo che va in pezzi, fradicio di vino, che trasuda testimoniando che il prezioso nettare è andato, perduto, ma mi si dice che sia io a non saperci fare... già facevo fatica di mio ad accettare le imposizioni, adesso poi... tutto scivola comunque, i miei bronchi urlano giustizia tra il fumo assillante, esasperante, qualcuno proprio in queste ore giace in ospedale operato di tumore al polmone... le disgrazie e le esperienze degli altri non servono mai a niente... in egual misura, ed è inutile appellarsi. Jobs, Evora, Russell, Zevi, Hitchens... quelli che ricordo in quest'anno funesto e proprio oggi anche Bocca, che mondo sarà quello in cui resteranno vivi soltanto i farabutti, ignoranti, amici e figli di papino... per fortuna non ci sarò più neanch'io. Il vecchio è allegro e vivace, le carte girano e i porti prosperano, meno in quel di Santiago, e chissà che non si decida insieme un'ultima volta, un gesto di ossequio e considerazione, magari quelle empanadas di Castro stavolta le mangeremo e non le lasceremo sotto il letto in balia degli strabuzzi... vorrei chiedermi tante cose e trovare poi le risposte, alcune in verità già le conosco ma evito di pormi proprio quelle domande... continuano sulla mia testa rumori frenetici, sedie e mobili trascinati, un rito che si ripete uguale tutte le sere, non capisco... sarà stata troppa uvetta o la madre inesperta, saranno state le mie mani o doveva andare così, in un pomeriggio bagnato con le nuvole che si inseguono, il mio raggio di sole racchiuso, rannicchiato, lo rubo per un attimo e lo tengo tra le mani.

23 dicembre 2011

Non ha senso

La sfida, la gara, ci si è allenati, con costanza, impegno, non si sa chi ne uscirà vincitore, ci si guarda nello specchio ed ecco il viso del nostro avversario... chissà quali tattiche, quali strategie, eppure si dovrebbero conoscere... strali, indicibili, insensati, perchè? Perchè si lanciano sapendo che chi li riceve non potrà difendersi, non potrà controbbattere, resterà muto, inerme, e basito, le domande non dovrebbero essere poste se consideriamo solo le nostre risposte, non c'è il contradditorio, l'avversario, perchè tale parrebbe, non può dire nulla, è obbligato a tacere e a cercare di capire perchè queste sfuriate, ingiustificate, sulla cima più alta, un grattacielo di mille piani, e la caduta rovinosa, senza tema di smentite... chi lo accetterebbe passivamente? Soltanto chi continua a crederci relegato negli abissi

20 dicembre 2011

E poi di nuovo il sole

Sassicaia, sì, o un più modesto Bacca Rossa, nel calice gonfio e lo stelo lungo, il colore rubino e i riflessi, indiscutibilmente il colore della Senna... Parigi, le luci, i colori, lui adesso balla da solo, può perpetrare all'infinito la sua danza, lei ha preso un'altra strada, la segue da vicino, la tallona, non serve e non servirà, l'Île de la Cité, l'Île Saint-Louis... chissà cosa avrà pensato della mia relazione il buon Collovà, la Grande Arche... le tensostrutture e il vento... quel vento che penetra le mie ossa, e il monumento ai caduti del Basile, sbeffeggiato, deriso... mon dieu (nell'accezione "mamma mia"...) che cosa mi passa per il cervello? cosa mi passava tanti anni fa, quando ancora tutto era da fare... voci, tepori, un vetro appannato, sguardi furtivi, le mani, e ancora come dire, ancora come fare, che coincidenza il pensiero fuorviato, il cielo si è placato e la mia gola in fiamme, la necessità, il bisogno, il desiderio e la voglia, seguo il mio istinto, vituperato, abusato, esausto e esanime, piccoli segnali di ripresa, le patate sul fuoco e il pane nero, non servirebbe gridare, non serve agitarsi, è un altro anno, e sono giorni, tempeste che arrivano e poi si placano, la crisi, il buio, e di ben altre sofferenze e poi di nuovo il sole.

18 dicembre 2011

Lievitati

Le grandi finestre lasciano filtrare un vento a tratti gelido, osservo il paesaggio, stancamente, niente sole, scrosci di pioggia sui lievitati, mi lascio andare sulla sedia con la testa tra le mani, ripercorro lentamente la salita con in mente un ricordo nitido e contrario, mi volto alla mia destra, guardo dietro, eppure era qui fino a un momento fa, mi dico che il tempo passa portandosi via consapevolezze e parte della mia capacità intellettiva, osservo silenzioso mani che si agitano e planetarie rumorose, osservo come un fantasma, la mia fedele nikon immortala i passaggi per quando tornerà la voglia, le luci, il grottesco babbo natale appollaiato, la tavola imbandita e la mente altrove, rubo il tempo ai desideri e alle coincidenze, e so quel che voglio sapere, trovo il tempo e la forza per deliziarmi delle leccornìe di mio figlio che mi regalano una notte insonne, mi agito, mi sveglio, un solo pensiero e anche oggi si va in scena, di panettoni e pandori e la mia pasta madre che non somiglia neanche lontanamente a quella di Adriano e Paola.

16 dicembre 2011

Ma ci sentite da lì?

Un bel calice raccoglie gocce intense di rubino, la lotta impari sfinisce, lenisce i dolori la parola, anche quando le librerie si stancano e negano la visuale, fragile, cartilagine, e quelle verdure biologiche, non dovrei bere se poi le parole scivolano, lenzuola, cuscini, tra due mesi dovrò cambiare, almeno, il ferro da stiro e la lavatrice, grondano, rimbombano, suadenti, accecanti, le parole, il bisogno delle parole, come se fosse, il vino ritempra, sento il calore, tale, quale, calci, calcio, vinco, pensieri e parole, solfeggio, fraseggio, memorie più grandi, la foto, quella del mio ultimo anno, la foto di gruppo, un gruppo nutrito, due, bevo e iatale, ferale, letale, il parassita morde, non demorde, concorde, litanie, nostalgie, come dire, invertire, un lampo, un fuoco e poi la notte scende, il sonno, la ragione e i mostri, come poter dire, come poter fare, scatole, pentole, due uova al tegamino, meglio un branzino, la pasta al sugo, ecco, di quattro cose imparate e la mia cena solitaria, di mille sensazioni, la macchina lontana, camminare, volteggiare, roteare, il pulsante a destra e la testa nel forno, di farine, di cereali, integrali, manuali, grido, il più bello spettacolo prima del week-end, ho voglia di abbracciare mio figlio, il mio nipotino, il desiderio di quei soli legami, e quei miei amici, due o tre, parole spese, e quei gesti che non si vorrebbe dimenticare, e l'esigenza di dire, confermare, dimostrare, nel frattempo i bambini dormono, i calici si vuotano, tiro le mie pietre e sembra immenso quel deserto, passa lento, freddo, alle ossa, alle mani, segni, spazzatura, plastica, e ancora lavatrice, e gli italiani d'argentina, ma ci sentite da lì?

15 dicembre 2011

Viaggi nella mente...

Alejandro, racconti e favole, apologhi... tutti belli diritti i piatti si fanno compagnia tra le carte e il buio di una grande scatola, forchette e coltelli si alternano e vigilano silenziosi... volute di fumo per l'ultima volta al soffitto rosso che già di un colore più vivido e lucente, è ancora lì la casa del mio amico, per qualche giorno ancora, e il ricordo del pesce fritto inaugurale e delle risa e dei pianti e dei soliti cinque minuti e non di più di chicche regalate a noi profani, forse davvero poche cose contano nella vita... qualche litigio, a volte, ma le risate liberatorie e i pasti consumati insieme ai calici di vino non si dimenticano, si vacilla ma non si cede. Inception era il titolo che mi mancava, accidenti alla memoria, più o meno la trama era quella, il viaggio nella mente...

14 dicembre 2011

Stasera si recita a soggetto

Il solito mal di testa, i postumi da solfiti tra i bicchieri avvolti sempre nelle stesse notizie e le scatole che arrivano quasi al soffitto, "dov'è la casa del mio amico?"... ma è un bel parlare, sono racconti e risa, rivendicazioni e analisi della situazione attuale, ci vorrebbe un mitra, altroché... perchè mai la crema di ricotta si è modificata diventando liquida? Dove sarà l'errore?... il segnale acustico arriva inatteso e sorprende piacevolmente, immagini si sovrappongono lasciando un sorriso... dietro le quinte non ci sono tremori, ci si ripete il copione e si analizzano le parti, mi è toccata in sorte la stessa, conosco le battute a memoria, ma stavolta credo che reciterò a soggetto, andrò un po' a braccio, improvvisando, rispondendo a tono alle battute altrui e cercando, per quanto possibile, di rendere un'ottima interpretazione e non deludere nessuno, intanto le figure si ripetono come le notizie e ci avvolgeremo i piatti, sperando che nessuno vada in frantumi.

13 dicembre 2011

Cuccìa

E' così che va per il momento, il cibo mi lega alle sensazioni, alle emozioni, il vapore che si spande per la cucina, il calore della pentola avvolta nella coperta, il grano tenero gonfio di acqua attende di tuffarsi nella ricotta dolce e i pensieri scivolano, come le luci che piano piano prendono vita nella strada e ci regalano i nostri visi stupefatti, le mani, la voce, l'abbraccio, le lacrime, la disperazione, non saprei come dire, come spiegare, le paure, i timori, non sappiamo nulla, non sapremo nulla, la vita scorre neanche tanto lenta e ci specchiamo nel viso dei bambini ed è tutto irrimediabilmente perduto, senza appelli, senza nuove possibilità, era una sola la vita e ce la siamo giocata, potremmo sperare in tempi supplementari, ma sono un'utopia e verremo comunque gelati dal golden gol, e allora non facciamo che prenderci in giro, piccole manovre destabilizzanti, spandiamo del fumo cercando conferme che poi a volte neanche arrivano, com'è difficile cercare le parole per spiegare qualcosa che non possiamo dire apertamente, per evitare che si fraintenda o che ci si senta coinvolti a torto, giriamo tra le parole, piccoli sotterfugi, escamotage, poi la vita prende il sopravvento e ci lascia senza parole.

11 dicembre 2011

La luce dall'alto

E' la luce dall'alto che cade a pioggia, la mano che cerca di schermare le lacrime che non scendono, il buio e il silenzio, la pioggia che non arriva e il termometro che sale, tira un'aria strana, pervasa di emozioni, rituali mistici, il profumo del pane nero ancora addosso e la mano alla bocca, di che cosa parliamo, la voce irreale, la musica e il cellulare, occhi nel buio, quella profonda tristezza celata che vuole comunicare e non trova le parole, i chiari segni di una condizione, di un'altra vita, scenari si moltiplicano con un unico finale, restiamo ancorati ai sogni, tremori, tepori, ci sarebbe da dire, ci sarebbe da fare, quello che vorrei dire, quello che vorrei fare, le luci si dissolvono lentamente e diventano un ricordo, cammino non voltandomi indietro e rifletto, la ceramica resta avvolta di una patina che non và via, ostinatamente provo a graffiarla ma non cede, consumo il mio pasto leggero e spengo le luci, nessuna parola, pensieri, mi rituffo nelle atmosfere di Baires cercando conforto, lunghi giorni, lunghe notti, attese e poi chissà.

28 novembre 2011

Sensazioni

La radio gracchia a tratti, il segnale si perde e non mi resta che attendere, rivedo il cesto in alto, le righe bianche sul pallone arancio e lui sudatissimo che si affanna con criterio, l'incognita dei pomeriggi perduti nelle mie fantasie, un campetto da tennis, l'erba spelacchiata o le lezioni di pianoforte rinfacciate, se avessi avuto il tempo la sua grafia sarebbe migliorata... solo colpe, distrazioni imperdonabili, dei suoi pianti nascosti e le difficoltà, non esito mai un istante forse per recuperare o perchè non so fare altrimenti, non un perdono tardivo... e torno indietro nel tempo e il giradischi è come la mia radio e lui ha qualche anno più di me lo guardo con stupore quando mi dice che se ho bisogno di ragazze basta chiedere, cazzo ho solo quattordici anni e il latte bagna ancora le mie labbra, che di anni ne sarebbero passati tanti a parte Agnese e le sue false magie... vispe e pimpanti sui tacchi a spillo non assomigliano lontanamente alle ragazzine dei miei tempi, al massimo un cinema pomeridiano e niente social network o iPhone, e il linguaggio scurrile e la poca educazione... ma quando arriva un grazie sentito mi ricredo e sono fuori del palasport di una piccolissima città di provincia e aspetto, o forse sono sugli spalti, o forse anche questa volta sono arrivato in ritardo, la cooperativa, il lavoro, i turni massacranti, volevo esserci, c'ero, ci sarò... avrei voluto, sperato che mi dicessi, mi spiegassi tutto già l'anno scorso papà, ormai... e come sono le donne, come si fa con le donne, io non credo di saperlo ma tu cerca di essere rispettoso...

9 novembre 2011

Dai ricordi degli altri

Certe volte basta un piccolo pretesto, Soriano e i suoi ricordi lo sono, che peccato averlo perduto alla stessa età che avrò io tra cinque mesi... la scrittura tremolante sulla busta ci fa quasi litigare, ma è l'ubicazione che reputo errata... la vedo sempre più piccola, si va rimpicciolendo e non trovo pace, energica è energica, ma ogni giorno un po' meno, dice che cercherà altre lettere e allora mi dimostrerà che ho torto e lo dice con un tono astioso come chi non accetta critiche specialmente quando è convinto di essere nel giusto, del resto sono anch'io così... ma stavolta non ho dubbi, mi chiedo perchè a volte mi ostino, che senso ha? dovrei lasciare perdere, lei non lo merita, forse cerco di autoconvincermi che è sempre la stessa, che mi darà filo da torcere, che dovrò combattere il suo forte carattere... ma sono passati quei tempi, i miei capelli ormai radi lo testimoniano e non sono più quel ragazzo difficile e ribelle... lo sento quando cerca il mio braccio nel cammino, quando quasi si lascia guidare, quando devo quasi urlare per farmi sentire, lo vedo nei suoi occhi dolci che ogni volta mi ringraziano ed è inutile ripeterle che non deve farlo mai, ma lei è così, com'è inutile ripeterle di chiamarmi in qualsiasi momento e per qualsiasi bisogno, so che non lo farà, che è convinta di disturbare, che ognuno ha la sua vita e il diritto di viversela al meglio che può, non posso convincerla che le nostre vite non sono disgiunte e non posso dirle che vivo la mia in costante apprensione e il pensiero sempre rivolto a loro, qualcuno mi ripete che è così che va la vita... sì, è così che vanno le cose ma forse non per tutti... e di certo non con la loro immensa umiltà e l'immarcescibile dignità.