2 febbraio 2009

Viaggiare contromano...

Sbuffi, ribuffi, di contorsioni pasticciate, alkermes, odori, sapori, pare non ci sia altro, lamerica, quella di Obama, e poi Boston, quella terra non è la mia terra, io osservo, non perdo un battito, le sue ali, lei è così bella, radiohead, e intanto i quotidiani riprendono a macerare, sogno la prossima fuga, l'ennesimo ricordo rubato, volteggiano o no, spalanco le finestre, mi apro al mondo.
Ciambelle, ciambotta, rimbrotto, codardo, cobarde, che nesso ci sarà... intanto io aspetto, come sempre, i miei bicchieri tintinnano, soli, fame atavica, e questo vento così fastidioso, sento freddo, eppure ci saranno almeno diciotto gradi, le mie mani al microonde, la panna montante schizza dappertutto... chissà perchè tutte le cose finiscono in pochi minuti a fronte spesso di ore di lavoro... mousse al limone, lenzuolo alla milanese, tre sono le farine, nessuna del mio sacco, ascolto. Io vorrei soltanto potere parlare, dire semplicemente come stanno le cose, guardare il sole senza paura di bruciarmi.
Sono ancora preda dello sconforto, pochi attimi, poche ore, intanto il tempo passa, i miei capelli sempre più radi, la mia barba sempre più bianca, io sento, tra acufeni e riduzioni, sento ancora, mormorare, a tratti al mio cuore, come dire?
Osservo Charlotte, è così bella, così brava, mi lascia pensare. E ancora una volta è notte, guardo attraverso i vetri, la strada illuminata, lucida di pioggia, unica compagna la fiamma di una stufa quanto me. Vorrei sentire pulsare cuore e muscoli, calpestare la posticcia sintetica, provare ancora il brivido, chi non sa non capisce.
E' nella natura delle cose, la natura degli uomini, io viaggio ancora contromano e attendo sanzioni.

29 gennaio 2009

Cosa può un viaggio onirico...

Parliamo di cibo, di commistioni, di misture... le immagini scorrono e le lacrime scendono, Milk, Senegal e Siria, New York... San Francisco, Castro, di un altro in Cile... i sogni, non sono concessi a tutti i sogni... io bevo in solitudine, della mia follia d'amore non mi è dato di parlare, io sono un fantasma che si agita, il canovaccio, il braccio, umile comparsa del nulla, scamone, balsamico in gelatina al limone, maurigi, io sono colmo, e sono vivo, fior di sale, di quello che non posso e di quello che devo, tremano ancora le mie mani, delle comparse e delle scomparse... trangugio, m'ingozzo, m'abbuffo, manda, manda, mandarino, di quella cioccolata fine carica di odori densa di sapori, di scorza d'arancia e mandorle... e intanto intorno lacrime e lamenti, guerre e tormenti, del cacciatore e del ladro, della violenza sulle donne e dei bambini calpestati, orrore e morte, pianto, non una parola, nè un gesto, lui medita di comprare un'altra villa, io sono stanco.
Faccia, facce, delle vele rivolte verso prora, dell'angoscia che risale a prua, mi torna in mente Ioannina, la capitale dell'Epiro, il lago, il frappè di caffè, immonda porcheria... ma non ditelo... meteore, Delfi, la mia Grecia... faccio un salto nel blu, salto, Salta nord dell'Argentina e d'incanto torno allo scamone, Claudia, Juan Carlos... El Gaucho... Milano, accidenti ai mancati giorni, al vietnamita mai conosciuto... ostracismo, ostriche del Cile, il mio amico dorme, dov'è la casa del mio amico? Bodhi Dharma è partito per l'oriente, sud Corea, lentamente si scioglie la cioccolata, io non sono capace di urlare, voglio soltanto continuare a guardarti negli occhi, tenere le tue mani, lo so, lo so, non dire nulla.

20 gennaio 2009

Delle turbine e altre cose del mio cielo sereno e viaggi e altre stranezze

Le mani come sul piano, le mani imbrattate di colore, recito, la segreta bianco scende, infarino velocemente le malcapitate triglie... olio evo caldo, molto caldo, le giro, ed ecco la miscellanea, improvvisamente la cucina danza con me, le luci accecanti e le melodie narranti, aglio, cipolla, pochissimo pelato e poi pomodorini, cugini di pachino, sale, prezzemolo, sedano, saltano, sfrigolano, una lieve spruzzata di curry e poi la farina di pistacchi, grattugiato d'arancia, menta fresca e qualche foglia di basilico, danzo, col calice in mano mentre Obama giura fedeltà al suo popolo e al mondo, infine un tocco di prezzemolo ancora, non metto volutamente nè pepe nè peperoncino... amo guardarti in casa mia, perso come la tuma che al palato gioisce, fatto e maturo come un cocomero in settembre, disilluso, disingannato, inebriato nei profumi e angosciato al guardare il mondo, pane, miracolo di tutti i miei giorni, pane, il pesto e la pasta, mi pesto e m'impasto, m'impastoio, decanto, urlo, grido e canto, revisioni, motorizzazioni, angoscia... veleno, posto, ridesto, la mia bocca ti cerca avidamente, le mie mani come un cieco al nulla, fluttuano nel vento, mosche, mangio. Assaporo del guazzetto, mini guache, manca di sale, ma va bene così... di colori, odori e sapori, del pachino abbronzato al vino m'innamoro, che gusto sublime, un piccolo capolavoro, non sento le spine, pane, vino, due e poi? Mi fermerò... sono fermo da quattro mesi... narrami ancora delle tue valigie, del tuo calpesticcio e dei tuoi viaggi, dei resoconti e dei taccuini, dei pranzi saltati e delle tue brioche nel latte, del civo e l'olio... rispondimi, guardami, sorridimi ancora, di un cuore malandato e della cecità, bambini dilaniati, del sole lampeggiante, a ore, di sordidi lamenti e poi tormenti, "Or ecco, Ecco io non piango più, venne il dì nostro..." e di quel ragazzo tornato cavaliere e della di lui madre ormai morta... lacrime di un ragazzino perso nei sentimenti, lacrime di un uomo affacciato ai sentimenti. Sono il folle pasticcere del sublime, onore al vero nell'incanto del palato... sogno ad occhi aperti e il vino trasecola e perpetua. Piccoli piaceri mormorano, vorrei gridarlo e non si può, come le ciambelle calde nell'odore di pioggia alla vaniglia, i biscotti trafelati e trafugati di mia nonna nell'incommensurabile segreto di Pulcinella... giacerò soddisfatto, satollo e rinfrancato, solo, meditabondo, errante, e la pioggia ai vetri e al mare, con tutto il sapore, l'odore, e sempre quel gesto timido d'infante.

5 gennaio 2009

Non è mica un blog di cucina...

Si, lo so, un pò è l'invidia, un pò il non esserci, allora cucino... calamari, patate, sfumo nel vino, pelati, peperoncino e prezzemolo.

Sei nel trentesimo caro mio...

Depresso? Tu? I piruocchi ti rannu i tu... Accidenti, e i miei quasi cinquanta allora? Curry al pollo e basmati, letto di melanzane che sguazzano nella "norma"... peperoni e sausizza... financo er dolce comprato dalla sventola, e tua madre chiusa in cucina già da stamattina... non so del vino, immagino... scruto i tuoi occhi, con l'immaginazione certo, "gli farò una proposta che non potrà rifiutare" e "tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia..." vien via bischero costì, che sarai grullo per davvero? Al final ya està, yo solo sè que nada sè, e un biglietto per il Brasile a questo prezzo poi... quando qualcosa ci fa soffrire cerchiamo anche inconsciamente di allontanarlo, ma la realtà regna sovrana, non si sfugge a nulla, pesto e rimesto. Il pulcino è una presenza importante, decisiva, se ne patisce l'assenza... la ruota gira, a volte per lungo tempo sempre nella stessa direzione... però chissà...
Un augurio sincero, per il ventinovesimo, per il duemilanove, per le speranze e le aspettative... Ti voglio bene.

4 gennaio 2009

Un Capodanno...

La neve ci sfiora, il freddo intenso, secco, non perdo un momento, mio figlio mi guarda, è vero, anche se non volevo dirlo neanche a me stesso. Corazones perversos, por temor que el pasado vuelva... Varela, absurdos... Via Pretoria, Picerno, Brienza, Atena lucana... Potenza.
Non perdo un attimo, no, wep, wap, wireless, router, "benvenuta amore mio in questa musica moderna"... Aglianico del Vulture, barolo del sud, e intanto passano i giorni e recitano litanie e versano lacrime... 2009 e propositi e auguri, aspettative, sempre per sempre, piove, non è freddo in questa parte del mondo, il cuore, le mani, ricordati, e i capelli, e la sua voce, brividi alla pelle, tremore, "il vero amore può nascondersi, confondersi, ma non può perdersi mai"... e surgelati di vere alchimie e trascorsi, e ricorsi, funghi e broccoletti... nero d'avola, trasparenze, ridondanze... ed io qui ad aspettare, tra slanci e Madredeus, Colombia e carnevale, e il mio carnevale celato e la malinconia, passato, quelle musiche dimenticate, non voglio dirlo, non posso dirlo, e lotto con me stesso, aspetto... i giorni scivolano via, inesorabili, è il tempo che passa anima mia, il tempo che vola via, vorrei trovare, vorrei capire, non ho risposte...

21 dicembre 2008

Cercando la meta...

Forse che nella vita non è sempre un fatto di scelte? Ma perchè non contemplare anche l'ipotesi di scelte indotte, al di là della nostra reale volontà... ci sono cose che ci cascano addosso, anche quando non ne siamo consapevoli nè artefici. E ci sono scelte che anche dopo abbracciate ci inducono in perplessità, e ci sono scelte altrui che ci coinvolgono e che a volte comprendiamo e altre un pò meno... il festival delle ovvietà, intanto il cielo è sereno e il freddo più pungente, freddo... attese, eterne attese, "sguardi lampeggianti ad ore".
Tanto meglio aggirarsi per le vie di Puerto Montt, Los Lagos, San Angelmo e il mercato del pesce, con quel nodo alla gola e il desiderio di continuare il viaggio e allo stesso tempo tornare indietro per un amore mai nato. Questa volta partirò da solo, ne sento la necessità, essere artefice delle mie scelte fino in fondo e soprattutto con la certezza che non rinfaccerò mai niente a me stesso.
Chi era la ragazza del mercato di Herrera? Chi era la hostess biondina di Lan Chile, non Pamela De La Fuente, non lei, no.
Il tempo è galantuomo... dicono.

19 dicembre 2008

Ebbro e solo...

Davvero non lo so, vorrei dirlo anch'io, ma è tutto così estremamente labile... al fine decantano origini partenopee... parrebbe di trasformismi, ma un freddo intenso mi fa compagnia, eppure fino a qualche ora fa tutto sembrava tranquillo. E ancora, e un'altra foto, Kados, ma non quello, bensì questo... un the caldo e via. Che mi prende? Ordinary World e Duran duran...la mia bella tazza colorata di Palopò sul lago Atitlan, Guatemala... vorrei come in un sogno volare, "chiamami come vuoi, ma non chiamarmi amore, che non sono degno del tuo amore"... "tu che mi hai letto negli occhi più veloce di uno sparo"... di quel profumo intenso e del mio viaggio dimenticato, i polipetti affogati, per tre almeno... quel leggero limite superato, accidenti al colesterolo e al mio ginocchio malmesso... acqua calda, infusi o decotti, Auster, Grossman, Aria e Allevi, "l'uomo di buona memoria non ricorda niente perchè non dimentica niente". Al fine giacerò pensante colmo di gratitudine, ebbro e solo.

18 dicembre 2008

Nero d'Avola e Pinot nero...

Il canovaccio si ripete uguale nel tempo, improvviso su linee già marcate... il rosso, il grande rosso, il grande Blek, si lui Blek macigno, e Capitan Miki, e adesso Dylan Dog, ma quanta carne al fuoco, e anni, e vita, io aspetto, non so farne a meno, non voglio farne a meno, gli esami sembrano ottimi, l'umore alterno, Salasso e Doppio rum, ma chi se li ricorda? Forse il Comandante Mark, meglio Zagor certo, e chiaro Tex Willer... qualcosa mi è stato rubato, mi sento defraudato, e come sempre, non importa, Daniel, il Corriere della paura, recito a memoria... Alan Ford, numero uno, la cariatide... certo Diabolik, meglio Eva Kant... e tutti quei fumetti un pò così? Wallenstein, Vartan, Kriminal, Zakimort, accidenti, la memoria gioca brutti scherzi... mi prende fame, poi i super eroi... Devil, Fantastici quattro, Nembo Kid, Superman, Flash Gordon, mi domando perchè a volte debbano venir fuori prepotentemente ulteriori fantasmi del passato, i miei giorni passati a leggere, a cercare di dimenticare, i momenti accanto ad un termosifone, unico calore... una pizza con gli amici, sempre gli stessi, e le solite cose, le solite rimostranze, le solite lamentele, le solite aspettative... di colpo sembra che la vita voglia rendermi in qualche modo giustizia... mai dire mai... mi preparo al mio spezzatino di tacchino, imbandito su sontuosità di verdure... Nuhar di nero d'avola e pinot... le mie nuove mensole già traboccano di libri, e il cuore, che bei sussulti, reggerà? Di lontananze, assenze, il fabbisogno paventato... accidenti che strattoni, musica moderna, e la mia parte qual è?

16 dicembre 2008

Un bel viaggio senza mettere il naso fuori casa...

I calamari stesi su un letto di patate, sfuma il vino lentamente, sfumano le mie illusioni, la stilografica argentina non vuol saperne, nonostante il computer non smetto di amare la scrittura, il pennino giace sul fondo, l'acqua calda alla gola, non so se parlerà mai più... intanto passano i giorni, il silenzio è assordante, e nessun segnale all'orizzonte, nè un commento, nè una smorfia, come sempre non importa, la vita segue, leggere in appendice le note... intanto tutto sfugge al mio controllo, non più padrone, attendo inondazioni, perchè lo so, perchè non lo so, che modalità abbiano le donne nell'amicizia per me resta un mistero, a naso percepisco una maggiore sincerità... ci siamo quasi, tra poco sarà tutto finito, dovrò occuparmi d'altro, ma il mio calamaro senza aglio nè cipolla è un portento, buccia d'arancia, mandorle, pistacchi, pomodorini, capperi, prezzemolo, pan grattato, uva passa, olio evo, peperoncino, acciuga, menta, sale, poca provola, una bontà, non me lo sarei immaginato, il vino scende che è un piacere, le patate a fette sottili addolciscono ulteriormente, l'unico problema come sempre ho cucinato almeno per due... dai non posso davvero mangiare tutto io... a pranzo ho anche mangiato un bel piatto di penne saltate in padella... accidenti, la mia vita prende una brutta piega, niente sport, distorsione sovrana, e cucina imperiale, azz... diventerò come Galeazzi? Intanto ho talmente gradito, che faccio fuori anche il secondo calamaro... ok, lo ammetto, mi sto coccolando... è forse un delitto? Non avevo idea che le mie intuizioni tradotte in ricetta potessero avere questo esito, accidenti è davvero ottimo, peccato non dividere con nessuno, verranno tempi migliori, forse... ma non ci si dovrebbe alzare da tavola ancora con un leggero senso di fame? uhmmmm... non è davvero il mio caso, a partire dal fatto che io la tavola non l'ho nemmeno vista, sono al computer, digito e mangio, mi strafogo senza ritegno, sono preda della libidine culinaria, visto e considerato che... ma lasciamo perdere, il vino è finito, il piatto è vuoto, soddisfatto, satollo, ah che vita, adesso un pò di musica, ci saranno altri giorni destinati al pianto. Ciao Annachiara, ciao Marcello, un pò di sana concorrenza, ma è tutto in privato. Ciao Silvia, ciao tesoro, ciao a tutti, a volte il cibo riconcilia con il mondo e con se stessi.

12 dicembre 2008

Anticipi...

La cuccìa in anticipo, inaudito... levataccia, vorrei ricondurre la mia vita ad ambiti più consoni, la mia vita in un ascensore, piccolo spazio che produce visioni ancestrali, proiezioni della mente e cineasti malinconici, provo a frugare tra i meandri della memoria, buccellatini, mani sapienti, frenesia del pensiero, inerpicarsi per roveti, trascino, tracimo, esondo, miti fugaci, lenticchie, si ma la ricotta? Stato confusionale, non è un'epidemia, almeno spero... il fedele compagno delle mie sere, calice, m'iscriverò ad un corso per sommelier... il vento sferza le strade di Palermo, Buenos Aires, ci copriamo alla meglio, attraversiamo la pianta ortogonale, potremmo essere indifferentemente a Barcellona come a Palermo. Rannicchiati, vittime inconsapevoli, tracciamo bilanci, freddo pungente e poi il Caffè Tortoni, Claudia sorseggia il suo cappuccino, riflessi ai riccioli, manichini in lontananza, risuona Gardel, ultimo volo, garage olimpo. Torno al mio ascensore, le mani tremano e il cuore sussulta, "non ce la posso fare a farcela"... di tutti i giorni andati e quelli mancati, di tutte le ore ad ascoltare il silenzio, del tempo che non ti aspetta, lampi, grida, echi lontani, immagini del passato, sensazioni, un crescendo, non riesco a capire, mi sforzo di essere lucido, inquietudine, sto per arrivare? Dove sono fuggiti gli uccelli della solitudine? Le loro uova di pietra deposte nel mio cuore si schiudono, come un tempo, come non sapevo, come non credevo, il terreno cede, cedono le sicurezze consacrate, sensazione nuova, affascinante, coinvolgente e disperante, ma che meraviglia il sogno, pasta e ceci, già ma le lenticchie?

9 dicembre 2008

Tutto accade nel bel mezzo di un viaggio... forse qualcosa vorrà pur dire

Lascio che il vino pian piano mi scaldi, mi è preso un freddo strano, lo sento dentro, la stufa emana il suo calore ma io non lo percepisco, ascolto la musica, le parole, cerco un riscontro, il silenzio è sempre significativo e non ci si dovrebbe interrogare più di tanto, certo, aspetti molteplici e diversi inducono all'analisi, ma a volte è necessario lasciare le cose come stanno, un amico dovrebbe accettarti così come sei, criticarti forse, parlarne, ma l'affetto dovrebbe essere sovrano, quando ripetutamente ci si scontra e si prendono per buoni soltanto i propri atteggiamenti, allora arriva il momento di mettere in discussione tutto, i segnali non mancano mai, spesso si fa finta di non vedere, poi alcune azioni lasciano dubbi e perplessità, infine, nessuno è indispensabile, insostituibile, la vita segue le sue linee e si può benissimo interpretarle a propria misura, anche da soli se necessario. Faccio un pò fatica, la storia si ripete sempre, alcuni non capiranno, altri crederanno di capire, in definitiva non importa, vivo del mio silenzio con soddisfazione. Il vino produce l'effetto sperato, Cerasuolo di Planeta, tra l'altro contribuisco alla ricerca contro l'Aids in Africa, e allora bevo, "sono senza vergogna, sono senza pudore"... forse, io non c'ero, io non sono stato, tutto mi è successo addosso, so bene quello che ho detto, so bene quello che vado ipotizzando, sembro un profeta, ubriaco, non ho colpe, invoco un perdono che non avrò, è il mio cuore, "sono senza perdono, sono senza memoria", "sono senza", è quello che sento, è quello che volevo, è quello che aspetto da anni, ma è ingiusto, è la ragazza spagnola che mi saluta con disprezzo, è la ragazza cilena che mi dice che posso capirla anche se parla spagnolo, è quel viso dimenticato, preso a prestito per qualche minuto, è la voglia di non dire nulla ed essere capito, lo sguardo, è sapere cosa sentire, è finalmente salire più in alto, è ancora una volta rovinare per terra, pianto, disperazione, è non sapere cosa sia la realtà, è vivere dimentico e dimenticato, è comprare l'ennesimo libro, è affogare nelle tue lacrime e sperare di partire ancora, è davvero non conoscere la strada, è smarrirsi, non trovarsi, è desiderare, desiderare qualcosa che non ti sarà dato, che non ti appartiene, è forse l'illusione, ma ti ci sei arrovellato per mesi, è desiderare e non essere capito, e rimestare ancora una volta, è il tripudio e la menzogna, è la vergogna e il desiderio, bevo, lascio che il vino, questo buon vino mi riscaldi, ascolto Fossati, ancora una volta, non smetterei mai, "io qui in capo al mondo e tu...", nessuno mi vedrà mai tenere le sue mani, è qualcosa tanto più grande di me, è qualcosa che non so gestire, è qualcosa che mi rimanda alla mia solitudine, è la fiorentina che cucinerò seguendo alla meglio le indicazioni di Silvia, il vecchio e le sue elucubrazioni, mi sento perduto, non sono abituato e nulla era già scritto, vorrei dormire, lasciarmi andare, verso altro vino, tra un pò sarò ciucco, ciao Marcello, bevo al tuo lavoro, Filippo è troppo lontano e il suo nome come un tormento rimanda ad altre gesta e tormenti, io non sono come lui, non occorre che ti accompagni, conosci la strada, ci rivedremo un giorno, si.
Ascolta, i miei pensieri strani, le mie notti insonni, il mio medico dice che è normale, e gli chiedo di fare questi esami alle soglie dei cinquanta...
Che bel colore, questo rosso intenso, ho già desiderio del Rosae, e guarda che coincidenza, la spirale è la stessa dovrò fotografarli insieme, qualcosa vorrà pur dire. Si, che sono un lamento, la stanchezza, la stoltezza, bevo e lascio che il torpore m'invada, lascio che le parole recitino me stesso e quello che sono adesso, non chiedo niente, non invoco nessun perdono che da perdonare alla fine non c'è niente, solo un pò di malinconia, la rabbia l'ho abbandonata da tempo, lui dice che "vince l'amore, vince la tenerezza, vince un piccolo bacio, vince la timidezza"... forse è solo tempo di andar via, so dove vorrei essere adesso e con chi, le lacrime si asciugano e quel volo è stato cancellato, da tempo.

3 dicembre 2008

Accidenti insisto...

Si, è così, non conosco la parola basta, e allora mentre la cipolla e l'aglio rosolano con i peperoni, il brodo vegetale sobolle ricco di patate, pomodorini, carote, prezzemolo, basilico, sedano, funghi, cimette di sparacelli, aglio, cipolla, grani di pepe rosa, il baccalà fresco privo della pelle infarinato e fritto, tutto insieme a cuocere ancora per un pò e viene fuori una sbobba deliziosa che non smetterei di mangiare, non fosse che la quantità industriale cucinata mi ucciderebbe... ok, adesso davvero basta pesce... a parte quel paolotto di quasi un chilo che aspetta solo di essere messo in crosta di sale... che sarà? A parte la comodità del quasi domicilio, della freschezza, e della ritrovata voglia di cucinare?
Non pochi fantasmi agitano la mia mente, come al solito c'è chi crede di sapere tutto, mai che si degnassero di spiegarmi... nessuno è di nessuno, recita il mio grande amico, probabilmente è vero, l'indignazione non può essere giustificata, quando mai le esperienze degli altri sono servite? Bisogna recitare in prima persona e non serve vagheggiare di un comportamento giusto rispetto ad un altro, le emozioni, i sentimenti, non sono ascrivibili a scelte ponderabili, le cose, generalmente, vanno come devono andare.

29 novembre 2008

Ancora pesce...

C'è qualcosa nell'aria, il profumo del basilico, la mia mente vaga lontana, odori diversi, impregnato dormo, il mio pesto la mia pasta, recito a soggetto, ho sostituito il limone con l'arancia ed ho aggiunto anche i pinoli, la mia vita non è che in sogno, disfo le mie valigie, e sono lì, non ho bisogno d'altro, è quest'immagine che non riesco a dimenticare, è quell'espressione indefinibile, è l'emozione, continuo a tremare, sostenere lo sguardo, trito, battuto, mandorle e pomodorini, pesce in zuppa, e cous cous tostato alla Valentino.
Eppure non cucinerò mai, non berrò mai, ne parlerò soltanto, chi detiene l'esclusiva? Messaggi, flash, il cantico del condannato a vita, di amori impossibili è pieno il mondo, e più sono impossibili più sembrano amori, lettera a D., leggo, La libreria nuova è ancora difficilmente decifrabile, mi mancano gli spazi conosciuti, abitati, però lui stavolta mi saluta, non accenna a nessun prezzo esorbitante, forse gli sembro conoscente... e la cassiera bionda è in vena di scambiare quattro chiacchiere, che strano... ma il libro è rimasto lì dov'era, eppure non vivrò mai più, ne parlerò soltanto, e le mie mani, le mie mani... impregnato dormo nella mia curiosità, vellutata, cipolle, Tropea, Diamante, non posso dire, non mi è consentito, tra qualche minuto sarà tutto finito, mi siederò da solo e contemplerò il futuro dei miei piatti, bevo per onorare questa tavola e il mio lavoro, la voce in dissolvenza e la luce che si spegne.

25 novembre 2008

Di che viaggio improvviso

La primavera a volte si manifesta inaspettata anche a novembre, il sole tiepido fa capolino, e nel cuore scompare di colpo l'inverno, tumulti, serrate, via l'embargo, la rivolta delle cose che contano, stravolgimento, tremori, riflessi, egalitè.
Anche la follia può manifestarsi d'incanto in un pomeriggio novembrino mentre sorseggi un the che si trasforma in fiele. Inevitabili analogie, ricordi, corsi e ricorsi, affanno, mi manca il respiro, non è asma, non è allergia, è la sorpresa.
Tensione, paura, emozioni pure, supplizio affascinante, gli umori alterni come le targhe, come i clamori, è un attimo, davanti a te quello che disperavi vedere, ma non puoi toccarlo con mano, non ti è concesso, sudore copioso, il viso s'infiamma, le mani tremano, calore, chiudi gli occhi e vorresti perderti per sempre, non vorresti riaprirli mai più o vorresti riaprirli in un mondo diverso, cambiato, mille luci, mille colori, le mani, vai, no non andare, resta, vai via, perchè? Perchè è sempre così maledettamente difficile? Astanti pietosi nella rappresentazione del nulla, piccoli pietosi slanci smoccolosi, vertigini, non già acufeni... timidi e impietosi, sguardi nel nulla, distrazioni, elucubrazioni, apoteosi, e poi il crollo, borsa, ombrello, pioggia.
Il viaggio riprende, la sosta rigeneratrice appariva indispensabile, cupi contorni di nuvole cariche, aspetto, il cuore, tracimerà, esonderà, non importa adesso.

23 novembre 2008

Di questo, di quello...

La dimensione del sogno, lì dove tutto è concesso, eppure mi costringo a svegliarmi prima che qualcosa accada, qualcosa che mi potrebbe perdere, l'incontro nei meandri della mente, simultaneo, genera sensazioni oniriche potenti, immagini talmente reali da apparire vere, poi il rifiuto nella consapevolezza, la negazione, l'allontanamento, unica panacea.
Vivere di riflessi, per interposta persona, trincerarsi dietro cose già dette e fatte, non è il mio stile, non mi appartiene, continuo a far finta di capire e accettare, il diniego urla verità, preferisco essere tacciato ad oltranza e cancellato, non importa.
Nuovi segnali, disfacimento o temporanei intralci, che diamine... le urla del vento e il polpo abbandonato, faccia libro, faccia silenzio, faccia di...
Piccoli animali colorati, burattini, fili e fiele, al mio calendario mancano i giorni, che fortuna, mi proietto nel 2009 e un altro anno è andato.

20 novembre 2008

Quel profumo di pioggia...

E' normale un leggero imbarazzo, poi il vino decanta, l'alcol evapora, immagini danzano vorticosamente, i fumi e il fumo, mi specchio nei suoi occhi e cerco quella bambina, tosta è tosta, giudizi non unanimi sulle rappresentazioni, Bologna, Firenze, bresaola e limone, cerasuolo e nero, che bella serata, non fosse per questo strascico, mal di gola, e Carmelo affranto del suo orgoglio di macho ferito... tratti andati di versi scaduti, si dissolve lentamente la nebbia, il vino recita la sua parte, le mani, la mano, il sogno, di viaggi e contorni, di quel che è stato e per fortuna dimenticato, perso nel passato, di pochi slanci e conseguenti timori, le urla del mio silenzio e le protesi necessarie, di braccia, di sguardi, di frangetta sugli occhi e di frangia estremista, India o Sudamerica, cucinare e centellinare, i miei quadri spariranno, non è ancora notte, la temperatura è scesa, attraverso la città con i pensieri che vagano, che voglia di tornare indietro, spremo, pedalo, ricucio, maneggio, rabbercio, pesto, rimesto, fatico a prendere sonno, mi desto, controllo, cancello, ripudio, vaneggio, le cinque, caffè, mi siedo, mi alzo, leggo, profumo di pioggia nell'aria, e l'immancabile mal di testa, di modesta entità a dire il vero, mi aspettavo di peggio, faccia libro, Fio, Elvis, il pargolo urla il suo disappunto e procede con le richieste e le necessità, dieci, undici, numeri, ore, quel pensiero bastardo, lampi, fuochi, paglia.

14 novembre 2008

Cosa? No, davvero?...

Il sole, isole, solo, chiacchiericcio, la cernia e il tonnarello, lustri nei corsi, ricorsi, un libro di visi, le foto della mia infanzia, odori, sapori, colori, rimesto, mi desto, cancello, riappaio, dottore ci vediamo venerdì, è già venerdì, scappo, mi nascondo, le scarpe e i concerti, le pietre e la sabbia.
Non sarà poi tanto difficile, non è un problema l'orario, ma troverò quel che cerco? Questo è più difficile, magari se fossi in new zealand... Teremoana e Ruben.

12 novembre 2008

Inseguendo il mio passato nobile e forse mai esistito

Non sono così cieco da non vedere o sentire le sofferenze, ma adesso mi sento ferito, mi porto dentro un dolore che non avrei immaginato, i segni tornati alla mente si riferiscono ad una certa durezza, anche quella, certo, comprensibile, allora l'accettavo, sembra incredibile, io che di memoria ne vanto così poca, probabilmente è la memoria del cuore, ho sentito i graffi del gatto adesso sul mio viso non più su quel cellophan, ho cancellato la mia immagine, rimosso profili, esautorata l'anima, e il dolore non accenna a diminuire, comprendo le ragioni ma tornerò nel nulla da dove sono venuto.

11 novembre 2008

Rabbocchi al fiele

Io non sono io, sono i luoghi in cui ho vissuto, quelli che ho visitato, le persone che ho conosciuto. Sono preda della rabbia e dello sconforto, non accetto che mi si giudichi a sproposito, se un'accusa mossa risponde al vero non posso che ammetterlo, ma non è questo il caso, la gentilezza non può essere travisata, il desiderio di conoscenza non può tradursi come becero tentativo di approccio animalesco, scambiare due parole soltanto per presentarsi come può far pensare ad un tentativo di seduzione? Sono esterrefatto, tanto che sulle prime non riesco nemmeno a controbattere, mi sento offeso, vengo assalito con le parole, pesanti, e non c'è davvero motivo, mi si accusa per l'orario, per aver detto che mi piace il silenzio della mattina e osservare il giorno che sorge, quale la colpa grave? Tanto "noi uomini non ci arriviamo", che meraviglia, quand'è così preferisco davvero non arrivarci, rispedisco l'accusa al mittente, mi dispiace perchè rovina un pò quell'immagine serbata per tanto tempo, ma ribadisce tutta la semplicità e l'ingenuità dei bambini. Attraverso il tempo con i pensieri, qualche piccolo segno c'era anche allora, ed infine trovo anche la giusta collocazione. I ricordi bisogna lasciarli andare, "se è il romanzo dei veleni sarà letteratura ma se è il nostro futuro, allora è spazzatura".

6 novembre 2008

Sogno che un giorno i miei bambini possano vivere in un paese che non li giudichi dal colore della loro pelle (Martin Luther King, 1963)

Barack Obama, speranza, pace, libertà, fine delle guerre civili, leggi razziali, discriminazioni, popolazione nera, "I have a dream", Malcom X, lacrime, epoca di apertura, illuminismo, creatività, momento storico, il mondo sta cambiando. Euforia, commozione, guardo le lacrime sui volti di giovani e vecchi di colore, ripasso mentalmente tutto quello che so, tutto quello che ho visto, il colore viola, Nelson Mandela, Africa, latinos, potrei stare qui ore a enunciare, "Yes we can", il desiderio di esserci, di fare parte di questo sogno, entusiasmo, desideri, sacrifici, il più cretino di tutti come sempre è italiano, il più grande figlio di puttana anche, basta leggere i giornali, sentire certi commenti, nessuna meraviglia.
Un doveroso omaggio e gli auguri per il difficile lavoro che l'attende, vorremmo che fosse così anche qui, ma in Italia è tutta un'altra storia.

3 novembre 2008

Di brezze marine e di altre sensazioni

Scivola veloce sulla superficie la spatola intrisa nello stucco sintetico, il legno diventa bianco, qualche millimetro copre le asperità, le venature, le crepe. Aspetto che asciughi, mi accingo a frullare con il batti vernice, trasformato in "lame rotanti", interi quotidiani rimasti a macerare per settimane, è tutto pronto, devo mescolare il gesso, l'olio di lino crudo, la segatura setacciata, il vinavil e l'impasto sarà pronto, nel frattempo anche il pannello è pronto, ho selezionato immagini, schizzato elementi, sono pronti anche i piccoli oggetti in metallo e i pezzi di legno, potrei a questo punto indifferentemente propendere per una scultura o un quadro, ma tutto tace, mi alzo, mi guardo intorno, mi risiedo, guardo fuori della finestra e il sole prima alto in cielo comincia la sua discesa veloce, provo a riordinare le idee, eppure stamattina tutto era più chiaro, e adesso... sento le certezze svanire, vedo i colori sbiadire, le mani posarsi sul nulla. Nei barattoli i pennelli mossi a raggiera sembra si apprestino a urlare, i tubetti strizzati depositano macchie oleose e silenziose, la trementina aspetta soltanto di diffondersi nell'aria, oli di papavero, essiccanti e vernici damar recitano in silenzio la litania, le voci, sono tornate. Non è un caso, è il solito rituale, lotto con me stesso fino ad intravedere soluzioni, le mani riescono ad andare libere, sicure, le parole riprendono la forma originale, si ricompone il puzzle, ma i pensieri scivolano, i giorni mancati, le risposte mai arrivate, neanche più la scusa delle sigarette, mi siedo al computer e digito lentamente, ricomincio a sbirciare tra le innumerevoli foto, un indizio, una certezza, i soliti sintomi, astenia, apatia, pagina cinquecento, sono solo a metà, Cormac a tratti procede sicuro e poi si arresta, mi disorienta, ci penso un pò, se facessi come il maestro? Chiudo gli occhi, carte, ritagli, spruzzi di colore, quella figura, il calice, il vino versato, vigne e sole, un amplesso.
Mi mancano le forze, è temporaneo, climatico, ripetitivo e transitorio, forse...
Sento un malessere fisico, lo percepisco netto, viscerale, vorrei essere su una spiaggia, vorrei sentire l'odore del mare, vorrei raccogliere quei rami sbiancati dalla salsedine e dal tempo, vorrei varcare i confini, camminare per chilometri, lasciare la mente vagare e lo sguardo perdersi, non posso più restare qui, non ce la faccio, forse questa terra non è la mia terra, ma mi tiene legato, avvinghiato, odio e amore si intersecano e la risposta è sempre sbagliata, ho bisogno di andare, devo andare, lo spettacolo certamente sta per essere rappresentato in un altro luogo, e stavolta io davvero non vorrei perderlo, non credo ci saranno repliche. Non per me

22 ottobre 2008

Di slanci sopiti e nuove sculture

Odore di pioggia, piuttosto di strade bagnate, terra umida, l'odore della gomma per cancellare e della grafite, quell'odore stantio di refettorio e lei, Nunzia, tipico nome del nord... due metri di gambe, il camice rosa pallido, i capelli corti rossi, le fantasie di un ragazzino di dieci anni, come le fantasie che mi cullano in attesa del sonno, ed un'altra lei che viene sempre a trovarmi in sogno, un appuntamento non tanto involontario che mi sorprende nell'attesa, abilmente nel dormiveglia mi adopero perchè ciò accada, al risveglio non ricordo che tratti, piccole movenze, un abbraccio fuggevole le sue mani.
Al risveglio cerco tra le pieghe del ricordo, sarà che il sogno è stato positivo per quest'allegria che sento ed un nuovo entusiasmo, seppure con la voglia intatta di scappare via, ma con un solo numero non si va lontano, anzi non si va da nessuna parte, io mi rifletto nei suoi occhiali e medito.
Ho tirato giù le scatole, colme di vita passata, vissuta, ricalco gesta e intono melodie, una tira l'altra, incenso nell'aria, la mia cattedrale muta del ricordo, le foto si susseguono, sempre più sbiadite dal tempo.
Vorrei per una volta parlarle con tranquillità, magari mentre il mare corre veloce sotto di noi, magari mentre srotolo la carta crespa come le pieghe nel mio cuore.
Di più miti consigli, ma di qualcosa che già so, non è il caso che tu me lo ricordi, lascio che il vento scompigli gli ultimi capelli rimasti insieme ai miei pensieri.
La carta macerata ha perso le parole, nuova linfa e forma nel vortice di elementi, gesso, vinavil, olio di lino e segatura, inserti di metallo levigato e le urla del condannato.

20 ottobre 2008

Di attese e piccole altre cose

Spesso succede così, proprio quando ci si sente meglio, adesso aspetto, che di nuovi esami non ho punto voglia, che poi in questa maltrattata città non c'è di che e di chi fidarsi, un occhio magari distratto e una sentenza, ma già recita il de profundis qualcosa che grida nascosto, vorrei che così non fosse, che sempre quando qualcosa ci viene imposto dall'esterno non si possa accettare è cosa facile e normale, insopportabile visto che mi ero prefissato un termine, mi si dicesse almeno che tornerò a pedalare e coronare quel piccolo sogno americano.
Stavolta Woody non riesce a convincermi, lascio decantare, sedimentare, la mia amata Barcelona e i dialoghi serrati, folli poi non tanto, tra Javier e Penelope, altri ricordi, altre valigie.
Anch'io stretto in quella morsa e testimone non vedente, il ritmo sembra sorpassato ma travolgente, Ivano mi convince sempre.

24 settembre 2008

Eppure fino a un momento fa...

Si annuncia pioggia, posteggio non molto distante e zoppicando mi accingo all'ingresso, poche persone, penso di essere fortunato, il luogo lo conosco bene... gentilmente e un pò in sordina rispondo al vigilante che m'incalza, trauma distorsivo accidentale ginocchio sx... l'infermiera mi registra scrivendo pedissequamente, mi siedo ad aspettare.
Via via che il tempo scorre le figure si materializzano, a tratti arroganti come se fossero i più bisognosi, e dimentichi di codici colorati e priorità, a tratti rassegnati e mesti, la tizia che vomita dalla notte incessantemente, la ragazza che ha picchiato il ginocchio cadendo dal motorino, il ragazzo con la caviglia gonfia che chiede incredulo all'amico come sia successo, l'anziana signora con un forte dolore al costato, e il tipo che arriva quasi correndo tenendosi una mano insanguinata... chiamano ad un tratto il mio nome, sala uno... resto sulla porta sfilato velocemente da due fantasmi, un'infermiera dopo un pò mi si avvicina per sapere cosa aspetto? Verrebbe spontaneamente da rispondere "l'autobus"... recito brevemente l'inadeguatezza del sistema, il fatto di esser stato chiamato ma costretto ad aspettare ancora sulla porta... nel frattempo il "turno" prosegue e la fila davanti alla porta aumenta, ci fanno entrare in due, me e il ragazzo incredulo con la caviglia gonfia, pare ci siano similitudini tali da poterci refertare contemporaneamente... giuro di non aver mai visto in vita mia costui... nel frattempo nella sala si fionda un tipo con un sacchetto trasparente nelle mani, quasi urla, le abbiamo trovate, le abbiamo trovate, l'occhio cade sul sacchetto, diavolo, pezzi di dita, l'infermiera dice ma che è? Le dita del mio amico, (Dov'è la casa del mio amico?...) dove vado? ma non so, provi lì... dopo alcuni minuti è di nuovo lì stralunato ed avvilito, non era qui, no, ma allora dove? Ma guardi, l'infermiera, sempre lei, forse in chirurgia plastica... se è vero che in questi casi i pezzi di dita tranciati si debbano mettere subito sotto ghiaccio per evitare le necrosi, dubito, ahimè che all'amico abbiano potuto riattacarle... il medico, impassibile, gentilmente mi chiede di accomodarmi, un pò difficile nelle mie condizioni, l'infermiera di prima mi tasta il ginocchio e ripete le mie parole, ma si sbaglia e dice contusivo anzicchè distorsivo, la correggo tra l'indifferenza generale... radiografia, il tecnico è una donna che a malapena riesce a contenere la stanchezza e la noia di un lavoro ripetitivo, almeno questo è quello che percepisco... nuova attesa, la signora col dolore al costato è ancora lì, mi chiede se sono caduto, se mi hanno spinto, provo quasi vergogna ad affermare che no, è successo tutto giocando al calcio e da solo senza che nessun avversario ne sia responsabile... il cielo si apre, viene giù che pare di essere a Iguatzù, un'ambulanza a sirene spiegate, ma che ci sarà da spiegare se è talmente evidente? E continua a spiegare e spiegare, si è proprio incantata e non si può far nulla, dicono che sia l'acqua, a volte succede, la vecchietta mi chiede una mano per la macchinetta dei caffè, intanto le orecchie di tutti vanno in tilt. Sono già trascorse due ore, finalmente mi richiamano per l'esito finale, diagnosi e prognosi... per fortuna niente di rotto, dice il medico, fortuna perchè mi domando? Forse perchè non avrebbe posto per me? certo... terapia, ghiaccio, antinfiammatorio, protettore gastrico e sette giorni sette di prognosi, e se non dovessi trovare giovamento, allora... CTO dalle 8,00 alle 10,00 dal lunedì al venerdì... intanto l'infermiera di prima quasi sottovoce ripete che i mal di testa non accennano a diminuire, il medico ribatte in perfetto siciliano, "vabbè ci faciemu a TAC un ti scantari..." e lei chiede all'altro infermiere se dopo l'accompagnerà per far fare questa TAC alla suocera... aspetto che l'acqua torrenziale diventi semplice pioggia e sempre zoppicando mi avvio alla mia auto, ripenso al tipo e alle sue dita, spero davvero abbiano potuto rimediare, io, guarda un pò mi rammarico del fatto che non potrò giocare nè il venerdì nè il martedì prossimi... insensibile, incorregibile...

22 settembre 2008

Autunno

Persino il cavaliere parla di un piano B, che fosse al corrente anche lui? Autunno, prime piogge, canovaccio conosciuto che si ripete, sprazzi di luce sul cammino, si paventa un piano D, posto che del piano C se ne occuperà il principe... ma stavolta il piano D mi vedrà recitare in prima persona, cavalcare l'entusiasmo da solo, come un pesce fuor d'acqua, intanto proseguo nella cernita, tutti i libri, titoli che a volte ho smarrito nel tempo, Larobi rifugiata nella cioccolata scaccia i fantasmi del passato.
Alla fine circa ottanta titoli gridano vendetta, nelle pieghe della memoria di alcuni non v'è traccia, segnale chiaro, sperimenterò il nuovo, dopo un'accurata avanscoperta... raddoppio in settimana delle fatiche gratificanti, la pioggia taglia le gambe e la bici, unico rifugio la sfera.
Di ampie cuciture e trame e la fiammante macchinetta, adesso dormo coperto e non mi sveglio nella notte.
Il vino non era come credevo, vecchio del 2003, alcune bottiglie piangono, torbido e quasi imbevibile, non dirò niente, lascerò che le fogne si inebrino di più alti versamenti...
La carta dei giornali già prende a macerare, con un tocco di candeggina a lavar via la cronaca nera... tumulti e lamiere, pezzi contorti di metallo grideranno tutto il loro disappunto, il vecchiaccio vola alto, marine di nome e di fatto lo esaltano, mi chiama più volte mentre pesta sui tasti e cerca disperatamente di mettere in ordine i testi, colori e pennelli a nuova dimora attendono.
Continuo imperterrito a guardarmi intorno, si, è vero, ci sono eccome, ma più forte recita il messaggio di occhi sorridenti e la speranza di goderne.

16 settembre 2008

Dellerobi

Vivo un tempo incerto, folate di vento tra i pensieri, sprazzi di sole nei rimpianti, direi che la vita prosegue e anche se lo detesto, è il mio lavoro e per fortuna c'è sempre un dopo, Larobi mastica amaro, si agita, si dimena, ma non muove un passo, getta lo sguardo oltre la finestra, scivola tra i colli e per le valli, naviga, vola, liguria e mare, stupore, a tratti sgomento. Robi lascia che le lacrime righino il suo volto, Gab è lì, è tornato, il sorriso tra i capelli e una sola scarpa. Vorrei essere con loro quando saranno di nuovo insieme.
Toscana e i miei ricordi anche amari, Lombardia e strani amori dimenticati, Sicilia di eterni tormenti.
Larobi vive il preludio e poi scompare tra i flutti, nuota a perdifiato nell'insicurezza, bracciate e bracciate, statuaria mi osserva, lascia andare la mano sul fianco, si volta senza guardarsi indietro. Robi divaga del tempo, rossa in viso, detesta lo specchio ma è solo colpa degli altri, degli eventi, delle parole vaghe rimaste nel vento.

5 settembre 2008

Malinconia...

I violenti scrosci di pioggia, veri acquazzoni improvvisi, strade che diventano fiumi, e poi di colpo la quiete, il sole, quella calda umidità che tutto avvolge, l'odore della terra umida, i colori che si accendono, è questo quello di cui ho bisogno, tra lacrime e lamenti, dejà vu e tormenti.

24 agosto 2008

Il viaggio ricomincia

Fatica, fatica e sudore, pesto sui pedali, era da tempo, finalmente la bici mi osserva grata, qualche problemino lo denuncia il mio fondoschiena... i piedi, le gambe, ok, è il giorno della prima, qualche tentennamento, il solito timore per le auto intorno, l'integratore sparisce in fretta sotto il cocente sole, arranco nelle salite e poi giù a perdifiato, se avessi la forza non la mollerei, mi riposo tra sole e brezza marina, bruciacchio al sole, finisco l'acqua, Cris dorme e nessuno a salvarmi... rimonto in sella, provo un piacere che non so descrivere, mi fa sentire vivo, partecipe della natura, mi riapproprio del mio corpo, sento pulsare i muscoli nello sforzo, peccato il contachilometri regalo di Tata è andato, come sempre sibilanti vecchietti mi lasciano mordere la polvere, me gusta, rido tra me e me, mi sento bene, endorfine in circolo e voglia di ricominciare, questa si che è droga!

20 agosto 2008

Non c'era la brioche sul Titicaca

La vita sul Titicaca, le isole Uros galleggianti formate da canne Totora, gli Incas, gli indios Aymarà, circa 4000 m. sul livello del mare, tra Perù e Bolivia, acque azzurre, l'isola di Taquile... non so perchè il ricordo tocca proprio queste mete, l'estate va sgretolandosi, ho fatto un pò fatica, ma sono qui, nuovi propositi, nuove energie, forse...
Intanto gli esili girasoli sono andati per sempre, mi restano le foto... e lei tornerà a dividere la monotonia, recitare e andare, intentaremos otra vez, per nuovi orizzonti, nuovi entusiasmi, adesso è molto meglio che vada, la mia brioche col gelato mi aspetta.

9 agosto 2008

Yo solo se que nada se

Un'abitudine è un'abitudine, a volte ce ne sono di cattive, altre ripetitive e noiose, alcune indispensabili e altre ancora periodiche. Forse questa è una di quest'ultime, ma oggi è saltata, probabilmente salterà per tre settimane, perchè anche se lo facessi in solitaria andrebbe annoverato sotto un'altra voce.
Olimpiadi e guerre, maledetto petrolio, maledetto denaro, Robi con una spalla rotta, invoca aiuto, dice che è fuggita da quel manicomio, vorrebbe che la raggiungessi... non possiedo doti taumaturgiche...

6 agosto 2008

Il pacchetto nella maionese

Le immagini scorrono veloci, distrattamente distinguo pedate, la verde erba e le paventate orde, meno distrattamente intorno se dell'inglese che non mastico e le patate fritte, di vedere ancora vedo, è di non sentire che non mi rendo conto, conto che peraltro non mi è dato di saldare, muti gesti che di lì a poco e nel tumulto e volteggiare del pacchetto familiare e ormai lontano di un ricco sbuffo nella maionese, che vi si possano posar le mani, il viso o chissà quale fantasia, e il miele al tavolino, il rosso di un gran vino, che sia soltanto birra e non funzioni? Que edad, que edad parrebbe del Marocco, o forse Messina e il suo pesce stocco, granita e cremolata, quando l'ho dimenticata?
Respirerò l'odore, sentirò l'adrenalina, calca, tumulto, code, sudore... e andrò via, senza voltarmi, con la voglia di partire anch'io, todavia en la oficina, dentro de pocas horas.

30 luglio 2008

Il piano B

Ci si guarda intorno, silenziosi, la gente ride, beve, fuma, sono trascorsi due mesi o forse più, il piano A è bello che andato, alti, bassi, in definitiva niente, particolari a un tempo certi e insignificanti, diciamocelo, non ha funzionato. Dopo l'abbrivio iniziale, l'euforia e l'entusiasmo, la quiete, rimestare a vuoto, riconsiderare i passaggi, analizzare il fallimento, fallimento?? Diavolo, ma in questo frangente Carr ha dato il suo notevole contributo e poi sentori di more e tannini, e letture e riflessi e specchi, sudori, colori, anniversari e concorsi vari, cristalli e birre, e il vino?
Ma non è questo il punto, continuo a tergiversare, chi lo dice che intorno è pieno zeppo e sono io che non so vedere?
In verità preferirei ciondolare per altri lidi, sudare di un altro sole, polvere e sassi sotto un altro cielo, mi toccherà di dita trafficare sulla tastiera, di obiettivi non risolti che guardano ad altri, stringere i denti, aspettare che passi.
Sono giorni che mi si chiede conto e ragione dell'alternativa, bozze, schizzi, e un'esecutivo, arranco, farfuglio, mastico amaro, ho puntato tutto sul piano A, l'alternativa non era nelle mie corde, diciamolo, non esiste il piano B, non l'ho mai redatto, non l'ho mai preso in considerazione fino in fondo, arranco, farfuglio, rimastico amaro, porca miseria, ho toppato, avrei dovuto occuparmene, non foss'altro per manifestare l'impegno, la fiducia, e il crederci.
E adesso? Brrrr..... cupi segnali, di cellulari lampeggianti e schiene roboanti... ok, ok, ho ancora un mese davanti, dopotutto che ci vuole? E se?.... ma, forse... si lo so anche il destino ha la sua influenza... e se non sapessi dove mi trovo? se non fossi in grado di decodificare i segnali? Oh merda! Allora dovrei rivolgermi a degli esperti... devo soltanto concentrarmi, la differenza di temperatura mi coglie impreparato, saranno almeno cinque gradi in meno, il vento leggero mi ridesta, asciuga il mio sudore, l'odore di stallatico mi colpisce e inevitabilmente mi regala un altro sogno, sviscero i ricordi, le malinconie, ma non ho tempo, il tempo non mi aspetta, le mani febbrilmente percorrono la tastiera, sento che l'istinto prevale, ecco, le prime immagini, le prime parole, piano B... nel frattempo il girasole mostra al mondo i suoi forti petali gialli, diavolo, come me la godo.

22 luglio 2008

I miei lontani giorni del vino e le rose

Sole caldo, alto nel cielo, terre arse, brucianti di sterpaglie e canne piegate al greve torrente, i cespugli di rose, filari di viti a perdita d’occhio, mi sembra di vedere le camicie rosse, grondanti sudore, gli schioppi levati al cielo, si ode un grido lontano, la valle ora deserta rimanda echi di battaglia, gli uomini a spallate entrano nella buia cantina dove l’odore acre del mosto è dominante, le grandi botti recitano litanie di giorni andati, il vino prende a scorrere a fiumi, un po’ torbido, intenso, sapore di fichi e melograni, la mia mano tremante e le rose sciupate dal vento, mi distendo all’ombra, palpitante, lì dove i tini vengono svuotati, carni lacere e sangue, la schiena piegata, le ore che scorrono e la sera che giunge liberatoria, piangere in silenzio sotto la luna pensando alla prossima giornata di duro lavoro, la sua voce mi giunge in lontananza, mi volto ad osservare il suo viso, i contorni sfumati e una triste malinconia mi pervade, il timpano ricalca le immagini di vita quotidiana, le colonne si ergono come cavalieri indomiti, conto i metri che separano le une dalle altre, il vento mi trascina in un vortice di ricordi, rincorro trepidante e un dolore acuto, sotto le gialle foglie la testolina di bimbo e i riccioli biondi, quel graffio al naso e si apre al sorriso, quasi perde conoscenza, senza fiato e il mio terrore, il pianto liberatorio, le lacrime disperate della madre, poi di nuovo il sorriso, il gioco.
Sudore alla pelle, l’acqua salata si porta via la stanchezza, disteso sulle pietre rotonde rubo gli ultimi raggi di sole, il rizzaio è una saetta, un lampo nel cielo, ricade, si chiude colmo di prede, braci e luna, il giusto compenso per le schiene spezzate le mani doloranti.
Gli anni passati e tornare in quei luoghi, polvere, ruggine, i tini spaccati, lo Sparacio osserva imponente, silenzio nella valle, pomodori e qualche lattuga, la piscina, qualche grappolo d’uva, le crepe del tempo, un’etichetta consunta e lacera a futura memoria, chiudo gli occhi, accarezzo una botte, l’odore del legno un tempo impregnato nel vino, si sfalda il ricordo, cede il terreno ai miei piedi, groppo alla gola, non proverò mai più quelle sensazioni, non godrò più di quel nettare antico e genuino, tutto perduto, tutto andato, il calice resterà vuoto, le rose appassite, il melograno estirpato.

20 luglio 2008

Girasoli...

Cerco di concentrarmi sulle cose più sensate, non abbocco, lascio che le parole scivolino, non mi piace il sarcasmo inutile, oltretutto ognuno ha i suoi punti di vista, spesso ci si può sbagliare, ritengo che in questo caso l'errore sia molto evidente, ma tant'è, c'è sempre stato questo tipo di atteggiamento nei miei confronti, è proprio per questo che non suscitano in me troppa simpatia compagnie delle quali alla fine faccio molto facilmente a meno...
Il sole ha lasciato le sue tracce sul mio volto, vago sentore di bruciato... il mare si rivela in tutta la sua bellezza proprio quando giunge il momento di andare via, lo contemplo dall'alto, troppe barche...
Oggi è un bellissimo giorno, il primo girasole è venuto alla luce, ne seguiranno altri a giudicare dalle tante piccole corolle, probabilmente è anche vero, leggo anche libri di minor spessore, ma saranno anche affari miei...
poi quando non te l'aspetti il dialogo prende forme impensate, avviene il confronto su temi che tu conosci ed altri no.
Guidare nella notte con l'aria fresca che entra dai finestrini e la musica a volume alto, le auto scorrono via veloci, perdersi nei propri pensieri, come sempre non ho tralasciato il canonico approvvigionamento d'acqua alla sorgente di Baida, strapperò l'ennesimo sorriso beffardo...
i regali sono stati azzeccati, Masha martellerà sulle percussioni mandando tutti in tilt... Totò appare soddisfatto, fingo di non sentire il salace commento di qualcuno vicino capace sempre di provocare anche a sproposito, non mi meraviglio...
Ho dissetato le piante attanagliate dalla calura estiva e contemplo la mia creatura con orgoglio e soddisfazione, il concorso l'ha vinto un siciliano, mi fa molto piacere.
L'unico commento degno di nota alla fine è la solita ed unica verità, "la vita è una sola".

18 luglio 2008

Elucubrazioni ad un tavolino

Il Falanghina beneventano dovrebbe accompagnarsi con frutti di mare e crostacei, niente di tutto questo, pilucco le mie noccioline, a stomaco vuoto gli effetti di qualsiasi vino non sarebbero che deleteri... mi ostino a non credere che lei possa "stimarmi"... ma molto spesso ci si sbaglia anche sulle cose più futili. Mi ostino a respingere l'assioma finale: "cambio vita, mi innamoro, ......., muoio, non foss'altro per il muoio conclusivo, non metto in dubbio che questo sia alla fine ciò che tocca a tutti noi, ma se non altro tra ........ e muoio, potrebbero esserci svariati altri avvenimenti, "perchè la vita è incontrarsi e illuminare il buio e la vita è scontrarsi magari sotto il sole dove si incontrano donne sulle biciclette con il vento contro che gli scopre le orecchie"...
Anita Desai, Chiara luce del giorno, la vecchia Delhi, due sorelle, India, il vialetto delle rose...
54 e 3, 40 e 46, 49 e 28, numeri da giocare al lotto, se non fosse un richiamo alla realtà, per chi non conosce la stabilità di una famiglia, per chi vive nella precarietà, l'insostenibile gioco perverso della ripetitività.
Scegliere, cercare di non sbagliare, evitare la banalità, e comunque regalare qualcosa che piaccia, ci proveremo, l'idea di partenza mi sembra abbastanza buona e come al solito non l'ho avuta io, un abbraccio fraterno a chi in queste ore attraversa bui scenari.
Un plauso a chi tra mille difficoltà perpetua la speranza nel tempo, pezzi di tuma persa si fondono nel mio intestino tra noccioline e patatine, ciao Bian, ciao Marcello Valentino e ciao Silvia e ciao a tutti gli altri che ostinatamente ci credono ancora, avrete sempre tutta la mia ammirazione.

Gli anni volano via

E' solo perchè qualcuno me lo ha chiesto, e prima o poi doveva accadere, così mi sono deciso ed ecco le foto della mia risicata produzione... se non fossi così pigro, se avessi più spazio, se trovassi l'energia, se se se se...

8 luglio 2008

Non adesso, adesso voglio soltanto guardare

Avremo tempo per le parole, ci sarà modo di confrontarsi, adesso no, lasciami contemplare il mare, la sua forza, il suo mistero. A volte in certe serate invernali ne ascolto il rumore, quel fragore che incute timore e mi costringe a pensare, le braccia tese nello sforzo di un ragazzino, di sole bruciata la pelle e un leggero sudore, trenta o quaranta metri più in là un sudore gemello, di braccia più forti e d'infinita tenerezza, tiriamo ansimanti nella medesima direzione e il sole quasi scompare all'orizzonte, tentenno, vacillo, eppure conosco il fondale, giorni e giorni sempre uguale, è la sorpresa, nei miei come nei suoi occhi e senza dire parole continuiamo a tirare, soltanto per un attimo la tentazione di mollare, un brivido nella mia giovane schiena, e quel battito come d'ali e il volo radente, la paura già svanita e l'amarezza della ricca preda sfumata, il giro della morte, la morte in fondo al sacco, alghe, gamberetti e piccoli polpi, e poi tanti fratelli di non so quanti padri.
Il vino freddo lentamente calma l'arsura e un leggero tepore mi pervade, stretto nella mia maglia mi volto ancora ad osservare il mare, rivedo i suoi occhi specchiarsi nei miei, lui è andato via da tempo, portandosi via anche la mia voglia di pescare.

6 luglio 2008

Di qualcosa perduto...

Sono seduto in fondo al corridoio, sopra di me una finestra, osservo il cielo limpido, luminoso, sto scrivendo una cartolina a chi non dovrei più, a chi non avrei forse mai dovuto, è l'ultimo giorno dell'anno qui a Chiloè, come anche in Italia, con la sola differenza di quattro ore, le sensazioni si ripetono nel tempo, e adesso sono un ragazzino che insegue galline schivando i rami bassi degli alberi di limone, il profumo è intenso, io corro a perdifiato ma loro sono più brave di me, guardo il mare di fronte a me, piatto, immobile, così sembra, il sole caldo, forte, imperla la mia pelle di sudore, poco più in là lei mi osserva muta, da tempo non ci sono più parole, ci trasciniamo stancamente, in attesa di chi riesca a spiccare il volo.
Il proiettore mi appare come una macchina immensa, le pizze gigantesche sono appoggiate lì in fondo al muro, lentamente tutto prende forma, si spengono le luci e un'intenso fascio di luci colorate pervade la notte, colpisce l'immenso telo posto di fronte e le luci diventano forme, le forme parole, mentre tutto intorno a me svanisce, e mi ritrovo solo, gli echi degli spari si perdono nella campagna, mani e bocche unite nella calura estiva tra le auto posteggiate ed io con occhi di ragazzino smarrito ed i primi desideri.
Quell'accusa e la penna lanciata sul vetro che ci separa, sono l'ultimo atto di una commedia già scritta e ripetuta nel tempo, il tempo non ti aspetta, ed anni dopo un sogno che agita altre verità e la necessità di sentire ancora la voce, guardarla negli occhi.
I profumi, gli odori, i sapori, le sensazioni che in alcuni particolari momenti ti fanno rivivere il passato con uno struggente trasporto e la consapevolezza di qualcosa perduto.

5 luglio 2008

Magda Szabò

La scrittura non è un padrone condiscendente, le frasi, se restano interrotte, non ritrovano più la completezza dell'armonia originaria, nella nuova stesura la volta del testo risulta indebolita, la stabilità complessiva è più precaria.
(La porta - Einaudi)

28 giugno 2008

L'ultimo viaggio...

Non riesco ancora a crederci, comprati ormai nel lontano 2000, compagni fedeli di tanti viaggi, instancabili, pronti, decisi, mi hanno abbandonato! Sigh, pagati in lire sudate, "tecnici" per antonomasia, affidabili, sicuri, li osservo sfaldarsi senza possibilità alcuna di porvi rimedio, sorpresissimo già al bar che qualche pezzetto cominciasse a mollarsi... via via un crescendo e per di più nel giorno designato per una breve escursione alla riserva orientata dello "Zingaro"... lungo il sentiero la prima a cedere la suola sinistra, portata in mano come un trofeo sino a quasi la metà del percorso quando si schiantava anche la destra!! Tra la suola andata e la parte di appoggio del piede una mescola indefinita prende a disintegrarsi, vari pezzi restano sul selciato mentre io imperterrito proseguo nel mio cammino... arrivo alla spiaggia praticamente soltanto con la parte superiore integra e inutilizzabile, ma è fatta, mi distendo al sole in preda alla rabbia e riaffiora alla mente un sogno di bambino che ripetuto nel tempo ossessionava i miei risvegli, all'età di 4 o 5 anni, in un periodo in cui era d'abitudine recarsi dal fotografo per immortalare il compleanno con tanto di enorme torta in bella vista (conservo alcune di quelle foto), ma nel terribile sogno mio padre inspiegabilmente andava via lasciandomi dal fotografo, solo e a piedi scalzi!! Non ho mai capito il significato, a prescindere dal fatto che mai mio padre avrebbe potuto tenere un comportamento simile.

L'acqua fresca mi conforta dopo l'esposizione prolungata al sole cocente delle due del pomeriggio e lava via la rabbia per i sandali, è vero c'è un ritorno da affrontare e a piedi nudi, alla fine riesco abbastanza agevolmente a camminare lungo il sentiero a ritroso e giungere all'auto con i piedi ancora integri, chissà, forse a distanza di tanti anni anche quell'incubo sarà sfatato...

27 giugno 2008

Guatemala, luglio/agosto 2000

Claudia sorride dietro la macchina del caffè, sorride ricordando i suoi trascorsi italiani, sorride ascoltando la musica classica che pervade il suo "Cafè Opera" di Antigua, sorride come quegli italiani che hanno trovato il coraggio e la determinazione di andarsene...
Le oche sono sbucate dal nulla, procedono in fila indiana attraversando tutto l'arenile, ad una ad una si tuffano nel lago, devo ancora digerire il platano fritto con i fagioli neri, mentre le immagini forti di Tikal e Uaxactun non mi abbandonano, sento tutta la forza e la presenza dei Maya intorno a me.
Il tipo rasta mi chiama amico e mi offre del fumo, alcune donne dopo aver strizzato i panni si spogliano e si lavano nel lavatoio pubblico incuranti degli sguardi, Livingston porto fluviale e marittimo dove tutti sembrano giamaicani e parlano inglese, come inglese è la lingua della ragazza che mi porta da mangiare in questo hotel di Belize city, mar dei caraibi, un autentico flash dopo lo spagnolo guatemalteco e onduregno, il Cayo Caulker è una piccola striscia di terra, l'occasione per un incontro ravvicinato con barriera corallina, squali e razze.
L'epidemia di dengue ci costringe a saltare Quetzaltenango, sul lago Atitlan scende una fitta nebbia procediamo lentamente mentre la notte scende e le ragazze litigano, tripudio di colori, fiumi di gente, improvvisa pioggia scrosciante e sole accecante, Chichicastenango si offre a noi in tutta la sua bellezza e semplicità.
Gli operatori del comune tagliano l'erba dai bordi delle strade con il solo ausilio di piccole roncole, quando ripassiamo la sera tardi loro sono ancora lì curvi sulla schiena, un vecchio carico all'inverosimile ci chiede un passaggio, l'avevo osservato da lontano, portava le sue cose per una decina di metri e tornava indietro a prendere il resto e avanti così per chissà quanto tempo, le quattro valigie che mio padre portava con sè, in treno, e a tutte le stazioni si ripeteva la scena, come quella del vecchio a Tikal, mi sorprendo quando alla fine vuole pagarmi per averlo portato con noi, riesco a convincerlo che non prenderò i suoi soldi, lo guardo andar via e mi riconcilio col mondo.

24 giugno 2008

Messico e nuvole...

Il militare mi sveglia con un gesto brusco, mi punta il fucile, es suya una maleta azul? Faccio fatica a connettere, riesco a rispondere che no, no tengo una maleta azul, tengo uno "zaino" azul, il militare strabuzza gli occhi e ripete quasi ossessivamente "zzzaino"????? In quel momento concitato non mi sovviene che zaino in spagnolo si pronuncia mochila, per mia fortuna aiutandomi a gesti afferra il significato e scende dal pullman portandosi via due tipi dall'aria losca che avevo già inquadrato all'inizio del viaggio, avrei potuto far loro compagnia, per una volta forse la sorte non mi è avversa...
fumo nel silenzio della notte mentre osservo il cielo terso e stellato, Messico, il mio Messico, dobbiamo all'autista suppongo l'intervento dei militari, la pausa ristoratrice nella notte probabilmente è stata una manovra per facilitarlo...
Holbox è un flash, spiagge bianchissime e deserte, acque fresche e limpide, unico neo forse le fastidiose mosche. L'ex ferroviere genovese sembra un ragazzino, sorride felice, qui ha trovato la sua reale dimensione, non ha perso la proverbiale tirchieria, quando gli chiedo un pò di olio per cucinare un piatto di pasta dopo un mese di cibi esclusivamente messicani mi risponde che ne ha pochissimo e ad uso esclusivo del figlio piccolo... guarda caso la sua locanda è la più cara di tutta l'isola...
Il caldo afoso di Merida si appiccica alla pelle, il coriandolo fresco nel cocktail di scampi a Veracruz quasi mi uccide, Chichén Itzà, Palenque, Teotihuacan, Xochimillo, il Cañon del Sumidero, Valladolid, Villahermosa, San Cristobal de las Casas, Chiapas, Yucatan, San Miguel de Allende, San Luis Potosì, Oaxaca, Zacatecas...
Stravaccato sul polveroso bordo di una strada deserta, circondata dal verde, mi godo un'altra sigaretta, percepisco i primi tuoni in lontananza, il vento sale, i primi bagliori, le nubi si addensano sempre più nere e minacciose, le prime gocce in contemporanea con l'arrivo di un pullman che più sgangherato non si può, ma non abbiamo alternative, lo prendiamo, Messico e nuvole...

16 giugno 2008

La normale dimensione del tempo

I tipici odori da spiaggia mi colgono assopito, riconosco il solare misto a sudori e vapori, la mente vaga e i ricordi mi pressano, Grecia, isole, mare, sole, caldo, perchè ostinarsi a congiungere le cose, gli avvenimenti, i fatti, un amore perduto, un amore trovato, l'amico che ti cerca soltanto nel momento del bisogno, il bisogno associato alla paura, girare le spalle è un attimo, altri orizzonti, altre verità. Le disperazioni sono tutte uguali e tutte diverse, grande banalità della verità, perchè succede di non accorgersi, a volte davvero mai in tutta la vita, dei propri limiti? Com'è possibile che un'esigenza la quale inevitabilmente non può dipendere soltanto dal nostro volere, diventa pressante, insistente, necessaria, imprescindibile? Il vento caldo di scirocco molesta le mie piante, il tentativo di girasoli ripetuto nel tempo, il pressante richiamo del viaggio resterà inascoltato, altri viaggi verranno, nulla escluso.
Calpesto ancora con orgoglio e capacità l'erbetta sintetica, attendo la cifra tonda, il giro di boa e l'addio definitivo, conservo i postumi e gli inestetismi della botta ad un occhio, alcuni mi evitano impressionati credo, mirabile effetto, gongolo... Mammolo, Pisolo, Cucciolo, Eolo, Brontolo, Dotto (lo) dove sei Barney?
Come si può davvero credere di tenere nelle proprie mani il destino, la sorte, di altri? Lui persegue nella convinzione di essere nel giusto, non ha mai avuto la capacità dell'ascolto, riconosce soltanto i bisogni primari e a quelli si è sempre adattato, come un animale, blaterando di onore e doveri, lealtà e cameratismo, orrore a perdita d'occhio... "ci sono solo due modi per fare le cose, quello giusto e quello alla mia maniera, e sono la stessa cosa".
Presunzione, ignoranza, mancanza d'umiltà, non voglio scriverne e non lo farò, sono già stanco e non ho bisogno di trovare un senso, l'ho già trovato.

16 maggio 2008

Un viaggio insolito...

Mi decido a postare la ricetta del cous cous in onore di Bian, lo faccio qui in maniera che altri possano leggere e cimentarsi se vogliono, premetto, non sono un cuoco, amo cucinare, ma molto di più dipingere... questa ricetta è il frutto di incroci, segreti carpiti, clamori annunciati, traguardi desiderati, fragorosi fallimenti, prove, mescolanze, amori, sapori, odori e perchè no anche trionfi...
Ero terrorizzato all'idea di "incocciare" la semola... pazienza, attenzione, musica in sottofondo ed è iniziata la danza, in realtà è più semplice di quanto si pensi, almeno questa è la mia convinzione... cerco di spiegarlo come meglio posso, pubblico a lato delle foto realmente pessime, purtroppo un problema sulla messa a fuoco automatica del quale non mi ero accorto le ha rese pressocchè inutilizzabili, le lascio soltanto per dare un'idea... non rilascio nè ingredienti nè dosi, sia per la poca dimestichezza, sia perchè generalmente lascio fare alla fantasia, all'intuito e al numero dei commensali.
"Incocciamento"


Procuratevi intanto la semola appropriata, la migliore credo si trovi a Marsala, io spesso uso una semola che trovo a Palermo, Oddo di Valderice, mi sembra ottima.
Incocciare non vuol dire altro che far aggregare tra loro 4 o 5 grani di semola.
Diviso un kg. di semola in cinque mucchi, si comincia spianando un mucchio alla volta su un tavolo, bagnando a pioggia con acqua salata, manipolando con il palmo della mano aggregando i grani, questa è un'operazione che via via diventerà naturale, sentirete sotto il palmo i grani ingrossarsi, avendo cura di non inzuppare con troppa acqua, procedete con gli altri mucchi di semola e poi riunite il tutto in una grande ciotola e sgranate con l'aiuto di una forchetta per evitare grossi grumi.
Mescolate alla semola ottenuta Olio evo, sale, pepe, peperoncino, prezzemolo tritato e cipolla a fette, per le dosi reitero quanto già detto.
A questo punto la semola va cotta al vapore con la classica cuscussiera (non ho la più pallida idea se il termine sia esatto) la quale va posta su una pentola in cui metterete oltre l'acqua, le teste dei pesci che userete per il brodo, patate, carote ed altre eventuali verdure e aromi a vostro piacimento, per quello mi sento di consigliare la visione anche di altre ricette e trarne spunto... la giuntura tra la cuscussiera e la pentola sottostante va "sigillata" con una pasta di farina e acqua per evitare la fuoriuscita di vapore, la cuscussiera va coperta con un panno e si procede alla cottura da un'ora ad un'ora e mezza.
Brodo di pesce

Per ogni chilo di cous cous occorreranno circa tre litri di brodo, procedendo dal classico soffritto di aglio, cipolla, carote, sedano e prezzemolo quindi polpa di pomodoro, aggiungete infine il pesce e l'acqua, per quanto riguarda il tipo di pesce ci si può sbizzarrire nella scelta anche considerando il periodo e il tipo di pesce che si trova in commercio, orientativamente direi che sono ottime la cernia compresa di testa, scorfani, orate, cozze, coccio (gallinella di mare) di almeno mezzo chilo ecc... filtrate il brodo ottenuto e mettete il pesce da parte.

Gamberi e Calamari
Con le code dei gamberi e i calamari a tocchetti realizzate un soffritto con aglio, polpa di pomodoro, prezzemolo, il tutto sfumato con vino bianco, da aggiungere poi al cous cous pronto.
Fumetto
Con le teste dei gamberi realizzate un fumetto di pesce che una volta filtrato andrà in parte aggiunto alla semola, in parte usato per sciogliere la salsa Harissa da usare come eventuale condimento per rendere più piccante il cous cous.
Pesto
Con basilico, prezzemolo, aglio, cipolla, olio evo e mandorle tostate, realizzate un battuto diluito con brodo di pesce, anche questo da unire successivamente al cous cous.

Verdure di contorno
Tagliate a julienne, melanzane, peperoni e zucchine genovesi, saltatele in padella con aglio e olio evo e poco sale, lasciate appassire e utilizzate da contorno al cous cous.

A cottura ultimata trasferite il cous cous in una grande ciotola e coprite con due terzi del brodo di pesce ancora bollente, lasciate riposare almeno mezzora preferibilmente coperto con un panno di lana, incorporate il pesce a pezzetti precedentemente pulito di tutte le spine (questa è davvero une bella faticaccia anche se tutto dipende dalle quantità di pesce utilizzato...) aggiungete il fumetto, i gamberi ed i calamari, il pesto.
A tavola avrete cura di servire a parte le verdure e la salsa Harissa per chi volesse rendere ancora più piccante la propria porzione... ed una ciotola con il restante brodo caldo da aggiungere a piacere nei singoli piatti. Vi assicuro che il risultato è assolutamente esaltante, non credo ci si trovi di fronte ad una ricetta originale, ma semmai alla risultante di varie combinazioni diverse, sarà la vostra passione per la cucina e la vostra abilità a indicarvi varianti, tempi e quant'altro.
Spero di non aver tralasciato niente, in caso di dubbi, incertezze o richiesta di ulteriori delucidazioni, parliamone... un saluto a Bian.

13 maggio 2008

Milano, primo maggio ultimo viaggio...

Un sentore di amarezza, a volte costruiamo castelli sulla sabbia, a volte semplicemente nascondiamo a noi stessi la verità. Milano, afosa e irriverente nel suo indiscusso fascino, ponti vacanzieri troppo lunghi... rimpiango quasi lo spago sulla mia valigia e "noio volevàn savoir"...
Il domino trascinato sino alla madrugada confonde gli animi, la trasposizione su tavolo dell'immagine di amicizia impenetrabile e immarcescibile, rovina per le terre e come d'incanto tra la chianina e questo pessimo vino che sa di cloro, se il cavallante fosse stato al suo posto nei giorni indicati, probabilmente ci saremmo risparmiati il palato...
Intolleranza, poca pazienza, e non ultima la tirchieria, le solite giustificazioni stavolta suonano stonate, si fa strada in me il rifiuto, non riesco più ad accettarlo, men che mai considerando la generosità di chi ricco non è affatto se non d'animo e di sentimenti, è parte del gioco, il gioco terribile e affascinante della vita, non provo rabbia, delusione si, ho lottato con me stesso fino alla fine, negando persino l'evidenza, un'altra volta ancora qualcosa che si spezza...
Muji, Bacon e Feltrinelli, le considerazioni lasciano il tempo che trovano, ci guardiamo un pò smarriti, bus, metro e ancora bus, Linate, senso di sperdimento, forse avremo modo di riparlarne, forse di dimenticare, il professore non merita tutto questo, il maestro non è stato all'altezza, scompare in me la voglia di giustificare i suoi errori, un senso di stanchezza prevale su tutto, forte in me la consapevolezza del sentimento di amicizia... quel sorriso che ci unisce mentre commentiamo, è la risposta...
Un sentito ringraziamento alle ferrovie dello stato, nella fattispecie di Palermo, la metro dall'aeroporto parte in perfetto orario, meno perfetto il meccanismo di apertura automatica delle porte, tra l'altro il solerte capotreno che ci ha controllato i biglietti alla partenza avrebbe potuto anche avvisarci... le porte non si aprono, neanche con il pulsante, tentiamo una inutile corsa al vagone successivo anche lì porte bloccate, damn... salta la nostra fermata, ci tocca scendere alla successiva e tornare indietro, per far prima decidiamo per un autobus... alle 15:00 circa della domenica non ci sono molte corse, lo verifichiamo a nostre spese, ma tant'è camminare fa solo bene, grazie anche all'AMAT...

29 aprile 2008

L'amarezza per i viaggi troncati...

Alonso Chisciano e le sue confessioni, la morte è soltanto un mare..., lei mi comunica le ultime sulla sorella, niente di buono all'orizzonte, strascichi e risvolti forse inattesi, mi faccio carico dei dolori altrui, mi trascino, la primavera, malinconie, tristezze, le solitudini degli altri e la mia, le lacrime facili sintomo di depressioni in agguato, gli occhi tristi del cane che mi osserva implorante e anche stavolta chiuderò la porta alle mie spalle lasciandolo solo, il desiderio di spostarsi, cambiare scenari, attori e astanti, la necessità di rinnovarsi, nuovi entusiasmi, smetterla di leggere la vita passata, i giorni andati, i giorni mancati, i volti smarriti, rimpianti e rimorsi, è questo angosciante groppo avvolto di sensazioni e momenti, di profumi e colori, di realtà vissute che tornano pressanti, di scomparse e di virate decise, il senso della morte, della non appartenenza, lo sperdimento, la frustrazione, la negazione, il non essere più riconosciuto nè riconoscibile, è perdere un riferimento, sbandamento, paura, ma davvero io ho visto l'amore?
Il maestro ci aspetta, staremo insieme quattro giorni, col professore che sembra scomparso, Vietnam e Rosae, Milano, il Venezuela sbiadisce, e il piccolo ha di colpo mutato la sua vita, il tempo volge al bello, finalmente ho cambiato gli specchietti e cerco di schivare gli infidi piccioni.

2 aprile 2008

Non è mai abbastanza

La bottiglia, ormai privata del suo prezioso contenuto, si concede immobile a futura memoria, sento ancora il sapore al palato, forte, deciso e al tempo stesso vellutato e denso di frutti di bosco, così lo percepisco io, perso nel suo colore, rigiro il calice tra le mani, osservo controluce, il profumo avvolgente permea lo spazio e le narici, timida preda di infinite sensazioni, quattro mesi di gestazione, di attese, di aspettative, emozioni, l'abbinamento col cibo giusto e la ricchezza dei commensali, il medaglione di filetto e la medaglia al Rosae, il maestro pontifica e discerne, il professore non molla mai il bicchiere, io mi gusto la scena e il mio Mnemosis. Il piacere dell'istante e il ripetersi nel tempo disperato della dissolvenza, serberò il ricordo, dimenticherò, sarà inevitabile viaggiare.
Muti segni fendono l'aria, pioggia sullo sfondo e su quelli che sembrano occhiali, ho un compito da eseguire, ho messo da parte le sigarette, già mi vedo respirare meglio, riverso l'ansia sulla cioccolata e sento una nuova energia, primavera, crema gialla, panna e fragoline, un classico di tutti i miei compleanni. Il maestro mi ha mandato qualcosa, il tempo ritrovato, la fine della fuga, le vocali che in seconda battuta si alternano e del bisogno atteso e invano.
Adesso è tempo d'imbrunire.

17 marzo 2008

Tre amici, colori e scirocco

E' vero, è giusto, bisogna darsi delle scadenze precise, altrimenti ci sono cose che non concluderemo mai. Ci provo, mi prefiggo finali già scritti, ma l'imponderabile è sempre in agguato, dimenticare il passato, non considerare il futuro, vivere il presente. Il presente, la quotidianità, il ripetere ossessivo azioni già conosciute, districarsi abilmente nella fitta vegetazione della burocrazia già sarebbe un traguardo. Massimo è già ripartito, vive il suo disagio con la dignità che lo contraddistingue, abbiamo riso insieme, bevuto, mangiato, delirato, la lontananza ci divide la profonda amicizia ci lega. Agustìn arriverà domani, il professore attende febbrilmente il maestro, percorsi simili tra noi e la possibilità di parlarne insieme adesso, qualche giorno a confrontarsi, a smoccolare, fumare, bere, mangiare, goliardicamente e non.
Tre diverse modalità, un unico comune denominatore, percorsi a volte opposti e esperienze differenti, risultanti inaspettate e a tratti convergenti per singoli episodi.
Do una lustratina veloce alla casa, ho riposto i colori ad olio ma resta nell'aria il profumo tipico, man mano che l'olio si asciuga modifica l'aspetto e svanisce l'odore, sento pressante l'urgenza del definire, mi manca poco, la manualità ritrovata mi regala decisione e le idee prendono forma.
Chissà se ci sarà ancora un domino a rallegrarci o sentiremo tutto il peso della pasqua, forse riusciremo ad andare al cinema noi tre, forse riusciremo a dire il non detto, forse nutriremo stomaco e cervello. L'immagine nitida del deserto di Atacama mi riporta indietro negli anni, ancora una volta, seduto sul crinale guardando ora a nord ora a sud, il sole che arroventa e che lasciando la cordigliera prosegue il suo cammino verso il mare, il rituale ancestrale dell'unica rosa e di quell'unico giorno, lei che mi dice grazie stizzita nel suo italiano stentato e va via voltandomi le spalle negandomi per sempre la possibilità di conoscerla, la casualità, l'orgoglio, la timidezza, la paura, se siente se siente Allende es presente, la Moneda, la Serena, Puerto Montt, l'isola di Chiloe, quell'uomo che ci noleggia la sua auto e scopriamo nascondere le foto del Pinocho dittatore, Agustìn è tornato da poco dal Cile, un viaggio diverso, una fuga e un pentimento, la voglia di ripartire, un altro pentimento, i suoi 63 anni contro i miei 49 e i 46 di Peppe, vite a confronto, immagini sbiadite, racconti, è vero le esperienze degli altri non servono mai, ma è così confortante ascoltare la vita di un altro, alcuni nascondono dolori, alcuni decantano le gioie, diversità che accomunano tutti, nessuna terra è diversa, i colori arricchiscono, le lingue offrono musicalità diverse, siamo tutti uguali e tutti diversi, la giustizia non è di questo mondo e per quel che mi riguarda di nessun altro, guardo distrattamente le immagini che scorrono, infimo film pessimi attori, non riesco nemmeno a ricordare il titolo, soddisfo la mia golosità fagocitando quel che resta della splendida bavarese alla gelatina di mandarino, pesto i tasti, fumo l'ultima sigaretta, e non sono ancora condannato, un insolito scirocco imperversa e molesta le mie piante, sento le mani impazienti e gli occhi avidi, quando qualcosa prende forma, al di là delle ovvie insoddisfazioni parziali, riesci a gonfiare il petto, il respiro si fa profondo non vedi l'ora di svegliarti per dare il buongiorno alla tua creatura, aspetti che prenda posto tra le tue cose, attendi di annoverarla tra le tue preferite, ma non ci si accontenta mai, ed è normale, è giusto che sia così, la ricerca continua, le scoperte si perpetuano, ti rigeneri, ti riempi, finalmente ti senti di nuovo vivo.

12 marzo 2008

Quel suggestivo viaggio nei ricordi mentre ascolto la mia musica

I fichi d'india di Zacatecas, l'odore della campagna, sudore sulla pelle, sole e mandarini rubati, l'odore intenso, penetrante dell'essenza di trementina si stempera pian piano con l'olio di lino, passano i giorni, la casa s'impregna, respiro, m'inebrio, ricordo i primi tubetti, gli sguardi paterni, le mani tremolanti sfidavano l'ignoto, il passato non si cancella mai, correvo inseguito da un randagio o forse felice per l'appuntamento con la mia dolce amica, la fitta al piede mi colse impreparato e il rosso fiotto allagava e dilagava, sette anni o forse sei, Carime sorride mentre guida un auto che sembra quella di Eva Kant, ma la ferita lacerante che mi perde non sanguina, le prime parole, le ultime, quanto dura l'amore? Il tempo che la lastra di ghiaccio si stacchi fragorosamente tuffandosi e alzando impensabili onde, la corriera, le cartoline, il mare, le isole, odore di erba tagliata, tengo miedo de perderte, ginocchia sbucciate, le cicale e poi la luna piena, i motorini, le prime sigarette distratte e rubate, se non mi parla io non le parlo, il mio sorriso è più vecchio dentro lo specchio, pensavo potesse piacerle, ma lei non è stata felice del mio raffigurarla sebbene con tutta la mia fantasia, la paura dell'esposizione, i miei chilometri a ritroso, i passi sugli stessi passi, la balena franca austral, il forte vento e le mie piante, la speranza di vita, quella quercia in primavera, tutti i miei viaggi in treno, Salerno, Bardonecchia, Torino di passaggio, ventinove anni fa Roma, è credere o no, Como, pasqua sul lago, il senso della festa, vorrei incontrarti, l'amaro in bocca, la trementina e l'olio di lino, della disperazione e la paura, la mia amica persa nel tempo e il ricordo del suo assurdo aborto perchè lui non voleva saperne, della fine dell'amore, sul punto di cadere, le strade verso l'India, Cina.
Quante colpe si riversano in questi trent'anni, posso solo difendere quello che so e la perdita che sento imminente e tutto il terrore, quando qualcosa si rompe per sempre, quando non riesci a superare il disagio, e torno a guardarmi nello specchio e guardare lui, comportamenti analoghi, stessa dinamica e faccia, Battisti, quel taglio nel piede correndo, quel profumo, quel tepore, immagini presenti, e riprendere a cucinare dopo l'abbandono, disagio, zio Antonio adesso ho anch'io la tua età, il pc vuole che inserisca l'iter, le mie brioches col gelato, il buffone di una notte in treno, lui così piccolo e forte dorme disteso sulle mie gambe nel corridoio, mare, Cecilia, le biciclette, quattordici anni, flashback, suggestioni, le canzoni, Firenze, chianti e panini, il burro al cioccolato e i teschi nella vasca di ghisa. Sudore e maledizioni, ora spettatore ora trasportatore, un odore agita le sensazioni e smuove la terra dal mio cuore, agito i pennelli freneticamente, sento le voci che arrivano, sento gli odori, collego i rumori, rivivo le sensazioni, vorrei dormire, risvegliarmi bambino, tendergli la mano, sentire la sua forte presa, gocciola il colore, frammenti di carte colorate, stucchi e acrilici, tutto si mescola, scende la sera, vorrei urlare, non posso fare niente è questa la tragedia, io sono qui, ed esserci non serve a nulla, Piero era cardiologo è morto di infarto, arriva il momento, si spegne la luce, addio Ipanema, addio Perito Moreno, e non sei niente, non sei mai stato niente.