7 settembre 2009

Il latte nel "bummolo"...

Quel viaggio a ritroso, Palermo, Napoli e poi ancora Palermo, tre anni, per riprendersi l'amore, poi il 1934, Bengasi, Libia, tagliatore e sarto per l'Unione Militare... il negozio in corso Italia brillava nelle sue cravatte e camicie, i fazzoletti, quelle pochette da taschino... il maglificio fiorentino, Maganza, il cocchiere, le passeggiate al bosco del littorio, Fatma portava le uova, Farace era il fattorino, poi le signorine padovane e la gabbia dei pappagalli, e la barcaccia dal trenino allo stabilimento, la spiaggia alla giuliana, lei ricorda ancora delle gelosie e nonna che va a cercarlo e lo vede al bar tirare tardi... l'ira del ridicolo... comare Fuda da Comiso. 1940 la fuga precipitosa, nonna, mamma, zia, Messina e la nave per Napoli, e prima un'altra nave con minor fortuna e tutti quei bambini morti... sei mesi dopo l'occasione insperata sull'aereo militare, la bottiglietta di veleno pronta ad ogni evenienza... 1942 sfollati, il treno da Palermo in quello che sembra un viaggio interminabile e sono pochi chilometri, Carini contrada ai cappuccini, la chiesa sulla collina, il prof. Collurafici maestro elementare, produttore di olio e vino, e nel 43 un'altra zia, e fratelli di Vincenzo, Giovanni e Carmela, Peppino e Lina, e quello zio prete al Gonzaga... il pastore mungeva le vacche e poi trasportava il latte nel "bummolo", la campagna e i cipollotti mangiati crudi, di fronte il cielo luminava al rosso e si riempiva di bombe, mia madre gridava a suo padre tutta la sua paura, i partigiani, i tedeschi, gli americani, nel fiume che scorreva lento si bagnavano i piedini, la lana comprata dai pecorai che tosavano le pecore, la nonna con le zie lavava nel fiume, i tedeschi scappavano sulla montagna, quella montagna che tra i sentieri giungeva a Trapani, tre case sulla collina, le rane nel fiume in mezzo ai proiettili, la macchina fotografica del nonno venduta per comprare del cibo, la stessa sorte del grammofono a tromba di rame, nelle orecchie le sirene, negli occhi i raid, e il dopoguerra, il mercato nero, la pasta leguminosa tendente al beige, la lana cardata e filata col fuso, le calze con la riga nera comprate dalle navi americane, il pane duro chiesto alla vicina per improbabili polpette senza nessuna carne... intrallazisti e i viaggi a Milano, la fame, rossetti, stoffe, smalti, scarpe... pochi ricordi, la sua grande mano e il pizzica-pizzica, il parmigiano dei miei ricordi di bambino, la grande tenda strappata e le lacrime dei miei zii, disperazione e urla, anche lui massone, col cappello e il cappotto, il tempo se ne è andato, il tempo è volato, quante storie perdute, quanta vita trascorsa, dolori, gioie, ricordi, il gelato da Cofea, la frutta da Giovenco, e tutto tracima, si confonde, corsi, ricorsi, la storia, il tempo e quelli che non ci sono più e sono tanti, di quelli che verranno e mai sapranno, di cieli rossi e crepitar di bombe, di arcobaleni e lacrime, dei giochi di prestigio sulla tavola imbandita, ultimi bagliori di una famiglia unita.

1 commento:

Lucrezia ha detto...

la casa delle coincidenze è molto misteriosa. E bella.