27 ottobre 2009

Orizzonti e tecnologie...

Attraverso il campo un pò incredulo, la casa è piccola e spoglia, una donna quasi furtivamente tira fuori la mercanzia... la chicha è raccolta in bottiglie di dubbia provenienza, distillata clandestinamente ma dalle proprietà terapeutiche notevoli, almeno così insiste il nostro accompagnatore... scettici nell'assaggio e nell'acquisto, sapore dolciastro, colore scuro, leggero sentore di alcol... distillato di mais, meglio la chicha morada con frutta e niente alcol?... foresta amazzonica, gente che sorride, l'uña de gato, corteccia dalle miracolose capacità, rimedio efficace contro reumatismi e batteri... ne conservo gelosamente dei pezzi che non ho mai osato utilizzare... non voglio chiudermi, ma non riesco ad impedirmelo, gli occhi scrutano, la mente immagina, le mani sondano, la ricarica è quasi completata, riparto... un segnale acustico mi avverte del pieno di ansie, dolori, gioie, spunti di felicità, anche estremi... il ciclo si perpetua, clamori, stupori, ricadute, è la vita bellezza.
Le dita allargano orizzonti, piegano, girano, invertono, la tecnologia... le musiche riconosciute, le mappe repentine, aspetto odori e sapori e mi convertirò...
Nella mia mente è sempre venerdì, a fatica mi faccio largo tra le macerie, lei giace inerme, un piede incastrato, invoca il mio aiuto, io faccio quel che posso, come posso, impacciato, maldestro, prendo il suo viso tra le mani, le lacrime e i suoi occhi, non basta e non trovo un rimedio, annaspo, fatico, non mi si riconosce forse lo sforzo, lentamente mi allontano e la sera si allunga sull'orizzonte.

20 ottobre 2009

aRoma...

Il ricordo veste i contorni di un manufatto in cemento bianco, gli spruzzi alti e il vento freddo, la mente rincorre quei giorni, non ero consapevole, un giardino chiuso a futura memoria, percorso, una foto.
Le catapecchie si ammassano tortuose la quinta di massi bagnati dal Tevere, facce dell'est, pioggia, che lava via le risa della casa d'edera, il fuoco spento, odor di braci, caponate e risotti.
Arcobaleno in un lampo, doppio come la mia birra, ancora pioggia, viaggio a ritroso, non c'è un posto dove sedersi, Paolo e Mariella già ripartiti, iPhone, però un Mac...
Parlo nel mio telefono e mi allontano dalla meta, perdo di vista l'uscita, le voci, sconosciute, l'incontro, emozione e imbarazzo...
E' quello che io penso sia? non dica quella parola!
frenesia, pacchetti, e un pensiero al bimbo, trolley si, trolley no, bagaglio, biglietto, check-in on-line?
Di pensieri, parole, rivolte, dissidi, i giorni passano nell'attesa, non trovo le parole, dimentico anche di ascoltare.
Si è fermato l'orologio alla parete, mi fissa silente, guardo il display del mio telefono, alterna Mirò e Kandinskij, accesso negato, aifon!!
L'infermiera cubana smista il mio sangue, non riesce a capire come noi siciliani non si sia capaci di vivere col turismo... intanto noi non abbiamo nessun CHE da ricordare...
La moglie del cardiologo dice che suo marito non è esoso... ma non riesco a quantificare... attendo, allontano il caffè per prendermi in giro da solo, in realtà avrei bisogno di tornare a correre, macinare chilometri.
Non vorrei mai ci fossero Arciqualcosa in difficoltà, è abbastanza triste, il mio alibi di una casa piccola per fortuna regge, non lo sopporterei, i miei animali silenziosi annuiscono...

04 ottobre 2009

Convinzioni...

La penna scivola veloce sulla carta, le parole si formano e le pagine vengono divorate, è l'istinto quello che fotte, quel maledetto innato istinto, delle parole mancanti, dei giorni perduti, si cerca affannosamente di intrecciare le lettere, manca inevitabilmente qualcosa, a fronte della sincerità assoluta la percezione è di silenzio, al più episodi, segni, mai completi, è nello sguardo, è nella voce, e tace, dissimula, confonde, tralascia, abbaglia, svicola e sparisce.
Percezione, istinto, sesto senso... il dire e non dire, celare, nascondere, mistificare, addurre, posporre, dimenticare, cupi silenzi, assalti, delle due una, anticipare per non soccombere.
Dubbi, perplessità, timori, tremori, il mistero affascinante e la delusione del previsto, menzogne.
Scopi, motivi, il perchè e il per come, dove, quando, date, giorni, lettere, fotografie, ricordi.
La memoria lentamente ci abbandona, la stanchezza prende il sopravvento, seduti.
Sguardi, bisbigli, gesti, l'alternarsi del giorno e della notte, piove non piove, sgomento.

29 settembre 2009

Scavare...

Freme la pelle, si agita il cuore, sussulti, sussurri, grida, tensioni, ansia, gioco perverso, di ritorno, di rimando, sfumature, ciò che si nasconde agli occhi e trema e trama nel silenzio, buio, notte, interno, contorsioni, acrobazie, fagocita l'ultimo elemento e scompare nel nulla, parodia, aforismi, per interposta persona, similitudini, parossismo, ecco, metafora, sì. "L'amore è il desiderio fattosi saggio".
Nessun obbligo, nessuna prescrizione nè tampoco ci si affanni a cercare di capire, a tratti è solo un gioco, intimistico pensare tradotto in lettere, diario personale, contenitore di parole, pensieri, desideri, qualcuno lascia un segno, altri fuggono via disgustati, nessun bugiardino con controindicazioni o effetti collaterali...
Un dolore si può sentire, accusarlo e non manifestarlo, ci si può girare intorno, prenderlo alla larga, sfiorarlo, non parlarne o accennarne soltanto, ad ogni modo un dolore, quale esso sia, è sempre un fatto personale.
Altra cosa il manifestare, tradurre, interpretare, che sia a colori o in bianco e nero, di lucida fotografia o materia, riempirsi la bocca di parole o adire vie legali, i sentimenti appartengono a tutti, io manifesto in questo l'odio, secerno il mio disprezzo, ma persino ai miei ormai radi capelli di conoscere l'amore è dato, che belle frasi fatte, luoghi comuni della perdizione, ci si guardi attorno e poi senza nessun falso pudore si abbia la compiacenza di tacere.
Chi per caso o indotto da altri abbia a soffermarsi, osservi senza giudicare, senza indagare, non è il caso e comunque nulla capirà di quel che ostinatamente cerca o vuol trovare, si perderà tra le parole, penserà l'impensabile, traviserà, ne ricaverà soltanto dati errati.


28 settembre 2009

Di un leggero fastidio

Lo spettatore muto sul cavallo alato, che sia sommaria la sua giustizia non si avvede, dipana, accusa e ricusa, non sente, legge senza sapere leggere, spocchioso, saccente, distrugge, critica, giudica e trae conclusioni, sentenzia e in un crescendo senza precedenti consiglia, apperò!
Di spazi mal celati ecco l'accusa, si potrebbe scegliere invero, ma io non voglio, gli è dato di osservare senza per questo pontificare, di quel ch'io pensi, favelli, non è cosa tanto strana, di quel che ci vuol leggere sia, rimesto ai miei cassetti, farfuglio, celo, dico solo quel che voglio, penso sempre quel che penso, maledizioni, dolori, frizzi e lazzi, in contagocce, a tratti, spizzichi e morsi, bilancia in grammi, non lo conosco e mai vorrò, le mie mani scrutano più del suo sentire, irriverente e irrispettoso, si taccia adesso.

12 settembre 2009

Folla...

L'acqua gorgoglia e bolle, il titanio abbrustolisce mandorle e pistacchi, la tavola scarna riluce inaspettatamente di bellezza e il basilico si pesta con la menta, timidi pomodorini lasciano da parte la buccia acida e dura, suadenti fettucce inneggiano alla libertà, c'è più gusto se si cucina in due, c'è più gusto se in tavola ci sono due piatti.

07 settembre 2009

Il latte nel "bummolo"...

Quel viaggio a ritroso, Palermo, Napoli e poi ancora Palermo, tre anni, per riprendersi l'amore, poi il 1934, Bengasi, Libia, tagliatore e sarto per l'Unione Militare... il negozio in corso Italia brillava nelle sue cravatte e camicie, i fazzoletti, quelle pochette da taschino... il maglificio fiorentino, Maganza, il cocchiere, le passeggiate al bosco del littorio, Fatma portava le uova, Farace era il fattorino, poi le signorine padovane e la gabbia dei pappagalli, e la barcaccia dal trenino allo stabilimento, la spiaggia alla giuliana, lei ricorda ancora delle gelosie e nonna che va a cercarlo e lo vede al bar tirare tardi... l'ira del ridicolo... comare Fuda da Comiso. 1940 la fuga precipitosa, nonna, mamma, zia, Messina e la nave per Napoli, e prima un'altra nave con minor fortuna e tutti quei bambini morti... sei mesi dopo l'occasione insperata sull'aereo militare, la bottiglietta di veleno pronta ad ogni evenienza... 1942 sfollati, il treno da Palermo in quello che sembra un viaggio interminabile e sono pochi chilometri, Carini contrada ai cappuccini, la chiesa sulla collina, il prof. Collurafici maestro elementare, produttore di olio e vino, e nel 43 un'altra zia, e fratelli di Vincenzo, Giovanni e Carmela, Peppino e Lina, e quello zio prete al Gonzaga... il pastore mungeva le vacche e poi trasportava il latte nel "bummolo", la campagna e i cipollotti mangiati crudi, di fronte il cielo luminava al rosso e si riempiva di bombe, mia madre gridava a suo padre tutta la sua paura, i partigiani, i tedeschi, gli americani, nel fiume che scorreva lento si bagnavano i piedini, la lana comprata dai pecorai che tosavano le pecore, la nonna con le zie lavava nel fiume, i tedeschi scappavano sulla montagna, quella montagna che tra i sentieri giungeva a Trapani, tre case sulla collina, le rane nel fiume in mezzo ai proiettili, la macchina fotografica del nonno venduta per comprare del cibo, la stessa sorte del grammofono a tromba di rame, nelle orecchie le sirene, negli occhi i raid, e il dopoguerra, il mercato nero, la pasta leguminosa tendente al beige, la lana cardata e filata col fuso, le calze con la riga nera comprate dalle navi americane, il pane duro chiesto alla vicina per improbabili polpette senza nessuna carne... intrallazisti e i viaggi a Milano, la fame, rossetti, stoffe, smalti, scarpe... pochi ricordi, la sua grande mano e il pizzica-pizzica, il parmigiano dei miei ricordi di bambino, la grande tenda strappata e le lacrime dei miei zii, disperazione e urla, anche lui massone, col cappello e il cappotto, il tempo se ne è andato, il tempo è volato, quante storie perdute, quanta vita trascorsa, dolori, gioie, ricordi, il gelato da Cofea, la frutta da Fidenco, e tutto tracima, si confonde, corsi, ricorsi, la storia, il tempo e quelli che non ci sono più e sono tanti, di quelli che verranno e mai sapranno, di cieli rossi e crepitar di bombe, di arcobaleni e lacrime, dei giochi di prestigio sulla tavola imbandita, ultimi bagliori di una famiglia unita.

04 settembre 2009

Urla di maiolini...

Mojito, Quater, cerco disperatamente di non pensare, non ce la faccio, io non so starle lontano, cinquant'anni suonati e rincoglionimento pesante, l'amore fa crescere i capelli dice lui, sarà... intanto cerco soluzioni, m'arrabatto, m'inchino, quasi mi prostro, non cambia la direzione del vento, a tratti soffia il maestrale, vieppiù scirocco, grondo copioso di lacrime e sudore, ciao bella che t'agiti nel sonno, quale alieno stanotte? Dolci sorrisi e calde lacrime, tutto si fonde insieme come fosse sottiletta, bleah che schifo, la sottiletta, essere immondo, colui che gode al ricordo son certo e tutto il mio odio, essere immondo che posi le tue mani sul sublime, di parole crude non son bastate, del denigrar di genere e decantar le doti che in realtà sono soltanto beffa e menzogna, eppur caduta sia, che pena, e m'arrovello e pesto e la lama conficcata nell'addome, io stesso la rigiro e il sangue non è sangue, caccio, urla, sputo, sentenze, aborro, odio, cazzo, cazzo, del tempo, concentrati, del tempo, odio e lamento, basta, lascia andare, volare, per non fallire del patimento, orgoglio e nessun sentimento... dimentico e dimenticato, gaudio e sollazzo, mi perdo nei tuoi occhi, non voglio lasciarti, tremo, mi dispero, mi dibatto, sono un uomo solo e perduto, il silenzio della notte, il vuoto, le lenzuola immacolate, le tue mani, stringo le tue mani, orrido come ha potuto? dei pensieri atroci, e quell'altro allora? neanche con un fiore, lo sentivo da bambino, non ci sarebbe neanche bisogno nella natura delle cose, ma la natura dell'uomo altresì è perversa, amore e odio vanno a braccetto e non dovrebbero, che pena anima mia, disillusa, disincanto, e ancor tremori, funesto il di, molesto, non ti avvicinare, lei parla solo con me, son io l'interlocutore, io la controparte, lasciatela ora, lasciatela per sempre, non fatele del male, che già tanto, lei vuole solo me, io voglio solo lei, e il viaggio, e i viaggi, e mai più tornare, maledetti numeri, maledetti anfratti, maiolini, pomodori, patate, andate a farvi fottere, lasciatemi gridare, di rotte, di botte, di lotte e convulsioni, di abbracci e carezze, di stracci e certezze, di dolori, al cuore, di aria condizionata e ventilata, di notti insonni e pasti mal mangiati, di fughe organizzate e rivoluzioni rimandate, di menta e mentitori, ghiaccio e utilizzatori... che vita, evita, evìta, le dita, scondita, gratto il mio parmigiano, o la ricotta salata, melanzane, pomodoro, urla di maiolini, mi avete rotto i coglioni.

27 agosto 2009

Ciao Masino

Rum, mangiare no che non ho voglia, bevo, voglio perdermi per un pò, Massimo era duro, ligneo quando giocavamo al calcio, che quella bara per lui non va bene, lo si vede lontano un miglio, ma è temporanea si, c'ha pure il frigorifero, me ne faceva di gol, ed è quella l'immagine, adesso guardo suo figlio, avrà dieci anni, lui sputato da piccolo, stesso naso e capello ribelle, mi auguro una vita con migliori fortune, che davvero quella di Massimo travagliata è dir poco, di quella telefonata e la disperazione, la lotta e il tir beffardo e lo stridere di gomme, sembrava non essere rimasto niente, ma la tenacia, la forza, e ancora calci al pallone, e poi moglie e figli e un cancro, e ancora lotte, battaglie, disfide, trapianti, il midollo, le staminali, e ancora adesso sembrava farcela, e siamo tutti lì chi con la fede ed io non capisco, e i ricordi, tanti, di Renato, i giochi da ragazzini, le burle, le feste e le risate, lui ricorda ancora io ho smesso da tempo, voglio solo bere, la vita, ghiaccio e carta blanca, odor di chiesa e nausea, Massimo è volato via e c'è davvero troppo caldo oggi, umidità che s'attacca alla mia voglia di vivere, di andare via, nuvole, lei non verrà, è amaro il rum senza zucchero di canna, mangiare no che non ho voglia, e quella bimbetta tanto dolce, scricciolo di quattro anni nei suoi capelli biondi in tutta la sua innocenza si domanda chi guiderà adesso l'auto del suo papà, un brivido corre lungo la schiena, aspetto di sentire la sua inconfondibile voce, mi giro ad aspettare e Roberto è lì ancora una volta, corre e grida Massimo occùpalo, così senza refuso, e dopo tutti insieme ancora a dare calci a quel pallone.
Ciao Masino

24 agosto 2009

A volte si insinua mefitica...

ossessione, dolore e spavento, colpisce lo stomaco, annebbia la vista, si insinua mefitica, subdola, marcisce, attanaglia, coinvolge e distoglie, si fa largo dai recessi, era lì da prima, altezzosa, sfidante, sfibrante, non conosce ragioni, si appiglia, si aggrappa, distrugge, è un lavorio sottile, di fino, cesella, calpesta, ritorce, rinfaccia, ammorba l'aria, devasta, cancella i file della memoria, invade, sopprime, cambia gli umori, rinsalda sospetti, fomenta, accende, divampa, sottile, silente, asfissiante, dopo il deserto, non acqua, non erba, le crepe, siccità, dolore e sgomento, sconforto, smarrimento, sensi di colpa, lamento, ondate, folate, riecheggi, sbandate, bassi, alti, gorgheggi, confronti, accuse, ritorsioni, lacrime e tormenti, paura, il nulla.

21 agosto 2009

Quello che non ho

La camicia azzurra, la cravatta blu, le mani grandi che battono sui tasti, olivetti 22, mitica, e i suoi taccuini con le copertine gialle, tenuti insieme da un elastico, barba fatta di fresco, capello corto, la sua aria decisa, sicura, sono senza fiato percorro i pochi metri che mi separano dal soggiorno, mia madre è lì, le corro incontro e farfugliando parole cerco di spiegarle che l'ho appena visto, d'incanto è tornato a essere lui, è lui, anche lei sembra diversa, è più giovane, dinamica, mi dice che ha visto e non sa spiegarsi, sento l'emozione travolgermi e quando faccio per tornare da lui il sogno si spezza per sempre, lasciando ancora una volta posto alle lacrime, la sua maglietta ormai troppo grande, il sorriso mentre mi guarda appollaiato sulla scala intento a cambiar lampadine, non capisce, mi guarda, il sorriso è ancora il suo e il silenzio mi opprime, maledetti sogni, sembrava così reale, inspiegabile ma benvenuto, mastico amaro, torno ad afliggermi con domande alle quali non so dare una risposta, nessuno sa darla.
Vorrei solo sapere dove comprare quel che serve per me stesso.

15 agosto 2009

Invidia...

"Benvenuta amore mio in questo sereno, di cui ti do la prova, so che vince l'amore, vince la tenerezza, vince un piccolo bacio, vince la timidezza"...
Chissà cosa pensava quel piccolo uomo perso nelle strade del 1999, un amore perduto e tanta malinconia, timidezza e sguardi pacati, nella bellezza semplice di una donna d'altri tempi, silenzio, tanto, gli occhi, i suoi occhi e tanta fantasia, a tratti rabbia per qualcosa di inevitabile nell'aria... qualcosa che quel piccolo uomo macina dentro ancora, nel lacerarsi dell'attesa si sente guarito, vive di attese, di piccoli gesti, di piccoli passi, gioisce incredulo, la voce, la sua voce, di questo vive, arrovellandosi, di tanta bellezza è lui il beneficiario, una bellezza non solo esteriore, che ci mancherebbe, quanto è bella dentro questa donna lui non riesce a raccontarlo, ma sente l'amore che lo invade e lo coglie quasi impreparato, certe volte si è sentito cieco e sordo o era una maniera per difendersi, inspiegabilmente si ritrova a urlare, la notte scende col suo apparente silenzio, che nella notte lui si rifugia e ne ascolta i rumori, ricorda le paure da bambino e il rifugiarsi nel letto delle sorelle, sono passati tantissimi anni e adesso il buio è un suo dolce amico, chiude gli occhi sereno, ancora attese, verrà domani e poi ancora, di quell'intesa degli sguardi, respira profondamente, la vita scorre come sempre, con le sue difficoltà e i suoi sprazzi di bellezza, lui è un uomo che ancora sa apprezzare, invidia.

14 agosto 2009

Silenzio assenso...

Silenzio, assenso, silenzio, assente, ha senso? Angus, songino, valeriana e ciliegino, pistacchio, su tutto quater. Non so più bere se il vino non è un ottimo vino, un euro di gelato, da mercato e l'ufficio indimenticato, soffro nel silenzio, godo al palato, il mio sogno agognato, mi dimeno, lancio invettive, cado, domando, forse mi sarà dato. Meravigliosa creatura che agiti i miei sonni, palpeggio l'aria e il lenzuolo rovente, dove sei mia dolce fanciulla? Te lo devo e allora grido, io ti amo dentro il mio sogno sconclusionato, vivo di te, di te mi nutro, mi alimento, sarebbe da gridare al mondo, ma cosa importa? Trangugio il mio gelato, spento, inanimato, ne vedrò il fondo e non dovrei, misero lapardeo di misura inadeguata, destino infame, cialtrone, ciarpame, lui non capisce è questa la tragedia. Un no ribadito con fermezza in solitaria, silenzio assenso, se solo sapesse guardarsi e domandarsi, spocchia, presunzione, la fanno da padroni, chi è causa del suo mal...
Torpore, livore, il sentimento prevale, mi assale, ancora quater per favore, brindo al mio amore ritrovato, al viaggio dimenticato, all'insulso inanimato, di sorso, di firriato, io ti amo non lo dimenticare, lascialo volteggiare, chi non capisce è un derelitto e nega, l'amico se n'è andato, la mia dolce estate, silenzio assenso, ha senso, un lampo, un gesto, silenzio, orrido lamento è un attimo, non lo sopporto, mi fa male, non capisco perchè, ma passerà, è sempre passata, anche adesso, sei con me, io mi distruggo, mi arrovello e canto, canto per dimenticare, canto per avere la bocca piena di parole e far si ch'io non possa bere, lucido, devo essere lucido, devo ancora urlare, che tutti abbiano a sentire, silenzio assenso, il mio senso, le mie mani nelle tue, io vivo di te, io bevo di te, cancello il passato, canto, e soffro, silente, pensante, grondante, nessuna mai e dico il vero, vorrei tu fossi qui lontano dai miei sogni, le mani nelle mie, i tuoi occhi belli, le lacrime, solo io posso dire cosa leggo nei tuoi occhi neri, quanto dolore, sofferenze, solo io, del piacere che altri ne ricevono dannano la mia anima, io non negherò, mai più, farfalle nello stomaco, brividi e salti al cuore, sei così bella, dolce, amore mio, e adesso piango, perchè le lacrime lavano via tutta l'amarezza, che non mi possa mai svegliare, intento e sordo, perso nel godimento onirico, ciao amore mio disperato, lasciali pure ridere, che importa? Io adesso ho capito.

08 agosto 2009

Giochino dell'estate... dal blog di Paola, Anice & Cannella

Fettucce con crema di zucchine, gamberi, straccetti di salmone fresco, mandorle e pistacchi.

E così partecipo anch'io (alla faccia di qualcuno...)

Ingredienti:
Zucchine genovesi
Gamberi
Trancio di salmone
Mandorle, pistacchi, pomodorini
Olio, sale, pepe, maggiorana, basilico, prezzemolo, cipollotto

In una padella lascio appassire pochissimo cipollotto con acqua e sale, aggiungo olio e una zucchina e mezza tagliate a tocchetti, un ciuffetto di basilico, sfumo con poco vino bianco, aggiusto di sale e pepe e un pizzico di maggiorana, frullo con minipimer e metto da parte.
In un'altra padella lascio tostare farina di mandorle, farina di pistacchi e pane grattato, aggiungo poca acqua unisco dei pomodorini tagliati a metà, capperi, uvetta e olio, lascio appassire.
cuocio dei gamberi al vapore su foglie di alloro e di prezzemolo e ricavo degli straccetti dal trancio di salmone fresco.
Quando la pasta è quasi cotta verso nella padella con le farine e i pomodorini, con due cucchiai della sua acqua, aggiungo gli straccetti di salmone e lascio mantecare per un minuto, aggiungo i gamberi a pezzetti e la crema di zucchine.
Spolvero di pistacchi, mandorle, prezzemolo tritato e pepe, la mezza zucchina cruda tagliata a julienne e un goccio di olio.






07 agosto 2009

Taggaci...

Sondare, motivazioni, attonito, guardare intorno cercando di decifrare, spesso si lanciano messaggi involontari, frutto di istinto, desideri occasionali, in altri casi il fraintendimento gioca un ruolo primario, scorrere la memoria cercando frasi o parole, lo specchio rimanda l'immagine stupita di un volto che recita un no continuo, deciso, inappellabile. Mozioni d'ordine, controtendenza, sovvertire l'ordine naturale delle cose, lamento, sordido, parrebbe.
Involucro tangibile, sofferente, labile, fragile, di questi tempi la tecnologia dovrebbe farla da padrone, cercare elementi resistenti e inattaccabili. Ovvio, spazio nuovo, quello è andato, solo dopo due anni che diamine, cinquecento ciga attendono imperiosi, fame atavica mai sopita, rendezvous, pochi minuti, distacco, addio.
Le misure colme, disconoscere i limiti, pazientare, giochi, lazzi, frizzi, cazzi e mazzi...
Insopportabile mistura, caldo e sudore, polvere e cemento, richiamo e lamento.
I signori dell'assurdo regalano episodi intensi, emozioni palpabili, grida di bandiere al vento colorate, gesta sconsiderate di marmaglie dimenticate, taggaci, taggalo o dimentica per sempre, guardare non è vedere.

04 agosto 2009

Infinito silenzio

Un lampo, gli occhi si illuminano, Stanlio e Ollio! Con voce roca e stentata ripete, vengo travolto dai ricordi, quante volte insieme davanti alla tv le risate a perdifiato, il piacere nel vederlo ridere, dono superiore al mio divertimento, l'immagine della sua infanzia difficile proiettata sul mio benessere, lui ricorda, piccoli flash nel buio e il mio disagio aumenta, è sempre più difficile accettare, inevitabile ma impossibile, mi chiedo come si possa non lasciarsi travolgere, non importa che sia ciò che accade a tutti, le esperienze si vivono in prima persona e quelle degli altri non servono mai.
Lascio che le immagini scorrano, flashback, analessi per me stesso che a volte perdo il filo, riannodo stesure, frasi sconnesse, meditabondo galleggiare, ora assorto perpetuo la chiusura, fuga dalla realtà, nascondersi, infinito dolore che attanaglia e sconquassa, frano miserevolmente sulle mie parole e i pensieri svaniscono, brani annacquati e frasi a brandelli, elargisco presuntuoso e pretestuoso, miserande comparse dell'assurdo, tenebra, silenzio, buio.
L'eroe a cavallo nell'attimo fugace che prelude alla fine volge lo sguardo e chiude gli occhi, la sua vita è il prezzo, le mani protese nella speranza e le grida d'incitamento, polvere ai raggi di sole cocente, l'ennesima battaglia e il suo esito imprevisto, sangue, orrore, tumulto, e poi tutto tace.
Silenzio, infinito silenzio, il deserto e il sale, spazi sconfinati, ghiacci, perenni, il mondo alla fine del mondo, il nulla.

31 luglio 2009

Perduta nel tempo

Zucchine, in crema di linguine e mandorle al profumo di pistacchio. Le acque cristalline rimandano al pesce, mediterraneo, verace, vorace, di facce, di corpi, la punteggiatura asfissiante, pressante, leggi, sottolinea, marca, rimarca, le abili mani scivolano e di colpo si arrestano, manipolano, pressano, tornano indietro, torpore alle ginocchia, alle braccia, la danza continua incessante alle mie spalle, echi di festa, la cena filippina perduta nel tempo dei cibi marinati, latte di cocco e riso, zucchero invertito o miele d'acacia?
Sembrerebbe più un braccialino, giochino, molto meno orologio, monto occhiali nuovi e affronto il sole nella mia stanza in ombra, scartoffie, pratiche in esubero, e la voglia scivola via, crostata al gelo, tabulè, pomodori ripieni, squilli, sobbalzi, che camicie, sudore, dolore di stomaco, il gelato alle mandorle o la malvasia.
Fiondo, rifondo, ricambio, ritorno, le facce, le mie facce, ingorgo ingordo, sottile linea sul crinale, da che lato mi troveranno?
Lascio che gli occhi si chiudano lentamente, soliti rintocchi, diradate grida, le pale del ventilatore, il sudore copioso, le forze svanire.
Il corpo giace immobile, nessun segno di vita, flebili rumori liquidi interni, palpebre serrate e labbra, fontane, cani, bambini, piazze assolate, acqua, gocce, è ancora notte, è ancora giorno.


24 luglio 2009

Di rimpatriate...

le ore scivolano via, caldo sotto gli ombrelloni e il mojito va giù che è un piacere, la hierba buena s'incastra tra i denti, sguardi di sottecchi su astanti pasta fredda e tabulè, non riesco a toccare nulla, più o meno i discorsi sono simili tra i vari gruppetti che si alternano, alcuni visi sono rimasti uguali, altri ti sembrano familiari, se così si può dire di persone che non vedi da più di trent'anni. E così tra una chiacchiera e l'altra scopri che qualcuno ci ha lasciato per sempre, qualcun altro è andato via, e quel ragazzo che ricordavi bellissimo adesso è una bellissima donna, però assente giustificata... ricordi si susseguono tra stupore, divertimento e conferme, matite lanciate, lunghe telefonate, calcio, baseball e softball ed anche Renato che ci aveva instradato scopri con dolore che un infarto se l'è portato via.
Il sorriso che ricordavi sul viso e gli occhi del tuo compagno preferito permane immutato nell'amarezza di non essersi più frequentati, perfetti estranei oggi in questo incontro che ci costringe almeno a salutarci quando nell'incontro casuale ci si era sfuggiti, la vita segue sempre il suo corso, poi spesso capita di storie ed episodi magari sommersi, una lite mai dimenticata, una parola sbagliata che ti segna per sempre... immagini, scene da una scuola, quotidiano, bere, mangiare, condividere, l'avvenente sig.ra Nunzia, così come nei ricordi di qualcuno, regina decaduta della cucina è volata in America col pizzaiolo... nessuno ha saputo più nulla, dubito qualcuno abbia patito la sua assenza, a parte forse cuor di leone.
Ricordi di bambini, ragazzini, adolescenti, ricordi a volte tormentati, a tratti desideri, tu facevi quello, lei faceva questo, la gita, la partita, i primi amori, rossori e tremori, lei non è venuta, i figli, il marito, quell'altra non è stata rintracciata...
Emozioni, saluti, baci affettuosi come se ci si fosse lasciati soltanto da una settimana e non trentasette anni prima, alcuni sono rimasti in contatto, alcuni si rivedono per la prima volta, stupisce semmai quel legame che senti mai interrotto e nascondevi nei meandri del cuore e della mente, sensazioni, pensieri, affinità elettive, cosa sarebbe stato, cosa non è, dove sei stato fino adesso, i cazzeggi del cinquantesimo, le foto e i commenti...
La strada è deserta, i cassonetti della spazzatura traboccano come sempre, diffondono nell'aria i loro effluvi malsani, parliamo ancora un pò, ultimi commenti, impressioni, con l'amico che ha condiviso le tue giornate, corso sotto il sole, calciato e tirato palline con te, guantoni unti e mazze spaccate, l'amico perduto e mai dimenticato poi ritrovato, capelli bianchi alla mia calvizie incipiente, io sono questo e sono uguale, solo impercettibili cambiamenti naturali, lui è questo ed è uguale, ripenso alle parole e ai gesti, il prossimo caffè tra altri trent'anni...
la casa è un forno neanche ventilato, cuocio a fuoco lento, Alice si è persa ancora nel suo paese super tecnologico, dalla Norvegia mai più segnali, la luce fioca di uno schermo, gli occhi che si chiudono e iniziano a rincorrersi sogni e pensieri, gli avvenimenti di ieri, battevo il tempo sui sedili, cantavo e tremavo, autisti, accompagnatrici, bidelle e segretarie, Claude e le sue isole, la pittura di Quadrio, ricordi di ieri ai miei moschettieri, ricordi corrotti e brindo ai manfrotti.

20 luglio 2009

Vietnamita...

Grande piacere regalare qualcosa, sia pure di piccolo e poco costoso, ma che sia gradevole e soprattutto non inutile... il mio gelato alla vaniglia sembrerebbe strepitoso, ma certo nessuna attendibilità può avere un goloso di siffatte proporzioni! Ad altri mi affiderò per il giudizio finale, chiederò ad un improbabile utilizzatore...
Il rimando e il gusto, immagini e commenti, citazioni, approvazioni, consensi, una sola verità, lacune, incolmabili, immense, lacune, anni votati al gioco, all'insulso, al melenso, risultanti oscene, perchè capire in ritardo che la vita è una?
La solita sensazione entrando nel bagno dell'ufficio, sembra uno dei tanti beccati nei viaggi, l'aria stantia e afosa, e puntualmente riaffiora il ricordo e si fa strada il desiderio, di aeroporti, bagagli, camminate e fotografie, sole e mare, acqua e vento, la gente intorno con abitudini diverse dalle tue, il fascino, l'attrazione, gli spostamenti, i letti, i pullman, l'avida ricerca, la fame, la bellezza e la soddisfazione.
Anche stavolta si rimanda, leit motif, questa volta con qualche amarezza in più perchè sarebbe bastato veramente poco, al di là delle scelte opinabili, ma ciascuno di noi è attratto da luoghi diversi, girerò i pollici nell'attesa, regalerò forse un compagno ad iguana, passerò al gelato di pistacchio e di yogurt e mirtilli, tornerà l'autunno, porterà delle novità o forse anche no, una capatina dal vecchio non sarebbe male, devo soltanto cercare una sistemazione diversa in quel di Milano, tanti caffè e aperitivi con amici, e infine vietnamita eccheccavolo.

13 luglio 2009

Manfrotto

Eppure io ancora lo ricordo, il suo agitarsi frenetico prima di partire, gran lavoratore, senza mai disdegnare le parti assegnate, le situazioni più improponibili e complicate, avverse condizioni climatiche, freddo, neve, gelo, o di contro caldo tropicale, afa, scirocco o rovesci temporaleschi e piogge amazzoniche, ma si sa, nessuno è eterno, e un bel giorno, sul più bello come sempre accade, mi ha mollato! Vaghi sentori, sordi lamenti, la mia apparente superfiacialità che remava contro, non feci nulla, ma cosa in effetti avrei potuto? Il tempo non sempre è galantuomo, la vita il suo corso segue, gli amori si alternano, gli amici si indignano, i capelli imbiancano e le mamme invecchiano, lei ancora mi dirà che sto mettendo su un pò di pancetta, se non fosse che nell'amatriciana ci va il guanciale... così non rimane altro da fare, ci si interroga per un pò, ci si altera a forza di domande, la qualità, i costi, l'inganno e il tempo scorre inesorabile, ed ecco che vien fuori un pò di mestiere, consigli e ricordi, altalena di emozioni, riprende il viaggio e come non si potrebbe, gli sguardi e i disperati tentativi, ultimo rimedio il solito nastro da imballaggio... pena e sconforto, a tratti tristezza, una carriera spezzata, tentativi inutili di ricambio, sostituzione, solo un diamante è per sempre, ostinazione, pensieri assurdi, tentativi di riciclaggio in improponibili trasformazioni animali, stoico lui osserva, non dice nulla, conscio di avere espletato il suo compito, di avere terminato sì anzitempo, ma senza infamia e poca gloria... devo decidermi all'addio.
Il piccolo si da da fare, arriva dove può, non parla ancora l'italiano e a volte proprio non mi capisce, certe volte a malincuore lo metto da parte e recito a soggetto, però, che forza questi giapponesi!

28 giugno 2009

Sparizioni...

Sconosco l'epoca dei fatti, mi faccio delle domande alle quali non so rispondere, io probabilmente non c'ero, sostiene pereira, è tutta una questione di l'ignoranza, no, non è un errore, vorrei sfogliare antologia di spoon river, ma anche quello come gli altri sparito nel nulla, la realtà si offre così com'è, i miei libri han preso a scomparire, cerco tra i meandri della mente e sotto il letto, capisco che ogni giorno mi accorgerò di un altro ammanco, non era finzione quando dicevo che a volte nutro la sensazione che quello a cui faccio la barba la mattina in realtà non sono io, mi disturba solo farlo gratis... dove porterà costui i miei libri? Si farà forse grande prestandoli a destra e a manca? Spero in verità solo a manca, che quell'antipatia congenita per la destra non debba mai venir meno, sarà per questo che un tempo calciavo di sinistro e quando giocavo a baseball battevo da mancino e ancora che, ma qui è meglio sorvolare...
Iguana attende silenziosa, di sottécchi e di tanto in tanto, almeno così sembra, guarda e aspetta che le finisca le zampe credo... svetta ormai la coda e infine il dubbio, una volta definite le zampette raggiungerà di soppiatto il fine cane volatore? Mi pare ci sia qualcosa tra di loro, fortuna che non possano fare comunella col timido cugino del fenicottero rosa che imponente presidia la stanza imperiale, che di altro imperiale sovviene al ricordo, stipati a volte nella notte in attesa dello sgranchimento finale, di chilometri e scalini, di indumenti e mobilia, di mance insperate nel sudore della sera.

25 giugno 2009

Solleone o so...

Ciambelle... riusciranno col buco? Ahlamerica... dissento per ovvie ragioni, a malincuore non foss'altro per il desiderio del viaggio... stanco di riposare e di aspettare che la cartapesta asciughi, rilassato, certo, ma arranco, faccio cose, vedo gente... aspetto finalmente il dato ultimo, consegnerò esitante e confermerò di essere uno dei tanti, colpito e affondato, non che si possa dire ingiustamente, ma resta il rammarico per lo zelante dipendente che si occupa alla fine soltanto di quelli come me.
Pare che il tempo volga al caldo, timidi scenari marini si affacciano solo alla mia mente e prolungano il dolore del ricordo, cucino, cazzeggio, riduco e infarino, sbollento e rimpasto, do fondo alla liquida riserva, palpeggio, maneggio, soppeso, scarto e riprovo, adduco e conduco, unico divertimento e l'epa ringrazia. Sole, mare, solo, moro, sale, mero.
Parrebbe irrinunciabile allora l'impegno quotidiano, aberrazioni della mente, fagocitato nell'umana condivisione irreparabilmente, muti avvicendatori del risibile, solleone, sollevante, sollecito la fuga unica panacea.

06 giugno 2009

Tutti quei momenti...

Malbec, Terrazas, 2005. Ciliegini e arance, la misticanza sul balcone, prendo le distanze, quasi con rabbia, è che non mi piace essere accomunato ad altri di cui probabilmente non m'importa nulla... dove sta la diferenza allora? Ci si continua, allegramente, a prendere in giro. Le scelte forzate, dettate dalla convenienza, non sono affar mio, non m'interessano. Non tenere conto delle mie idee e forzare la mano lo trovo ingiurioso, un insulto, rispondo a tono, offeso e dimentico dell'amicizia, tornano a suonare i campanelli di un tempo lontanissimo, miseri segnali inverecondi a cui non avevo mai prestato fede, dovrò ricredermi? Credo di essere in Argentina per il solo motivo che il vino è ottimo, ancora l'ultima bavarese addolcirà il mio palato, in solitaria che è molto meglio, oltretutto i paventati palloncini alla fine non sono mai giunti.
Litanie pesanti si susseguono, vorrei non fosse mai accaduto, ginepraio, isola di Pasqua, Galapagos e infine Nicaragua in virtù di questa immane associazione che ci lega indissolubilmente, Oyanka, mentre lui ride ancora una volta, insopportabilmente, ognuno resta fermo sulle proprie decisioni e il proprio sentire, ci mancherebbe, semmai non si capisce l'ostinazione a voler credere qualcosa che non è e non è mai stato, gli unici ricordi positivi si legano, senza tema di smentite, alle immagini. Timide, ora audaci, ma pur sempre immagini.
Niente è per sempre, come nessuno è di nessuno, "e tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia, è tempo di morire."

01 giugno 2009

Vaffanculo!

Scrivo per scrivere, mi son rotto il cazzo, detesto tutto e tutti, non voglio sentir ragioni, qualcuno è morto, altri restano quando sarebbe meglio non ci fossero, recito una parte, attingo da monologhi già scritti, cazzo, voglio essere volgare, sono stanco di questa maschera, ridere per ridere mi ha rotto i coglioni, sono duro, ecco continuate a perseguitarmi, tanto il bischero paga sempre, andate a prenderlo nel culo, vi detesto allegramente, certo, ho bevuto, mi serviva giusto un pò, me ne fotto di quell'ennesima critica, credi sempre di sapere tutto, hai rotto il cazzo anche te, sì, è vero che nessuno venga a disturbare, mordo, e faccio anche molto male, questo volere a tutti i costi far credere di essere una spanna sopra, togliersi il capriccio di decidere, ma vaffanculo, siete penosi, non riuscite davvero a vedere oltre, siete limitati e goffi, un aereo cade, che occasione mancata. Essere alcolizzati non è tanto difficile, per fortuna non è il mio caso, bevo solo in compagnia, di rado da solo come oggi, mi sento solo più disinibito, riesco a scrivere le parolacce, merda! Ho bisogno di qualcosa di dolce, mangio arancia candita e zuccata, pensare che da ragazzino le detestavo, si cambia, sì. Tra un pò scenderò a gettare la spazzatura, merda, il marciapiede sotto casa è invaso, non si riesce nemmeno più ad attraversare, vaffanculo ai politicanti di merda, vaffanculo al sindaco stronzo, vaffanculo a tutti.

31 maggio 2009

Il dubbio

Lei così avida e fornita, tale da dispensare agli altri, rinuncia una sola volta tra i tanti e colpisce chi meno ti aspetti, perchè mi domando, perchè ricordando i luoghi, sostando a quei tavolini dove lui beveva e fumava, sino all'esilio forzato, perchè tra i tanti lui? Abbandonato recita testuale, a fatica mi faccio largo tra le righe, per me il testo è difficile e l'intreccio tortuoso, non dispongo di tali conoscenze e cultura, sono un disperato che arranca, dibatto tra mille pensieri e mi agito, la memoria sempre più corta, dimentico luoghi, date, nomi, possiedo libri che credo non avere mai letto pur avendolo fatto, io sì sarei in qualche modo giustificato, non sono stato educato, non mi sono laureato, ho sempre fatto fatica e mi mancano le basi, le strutture elementari, leggo e piango, mi diverto e rido, e poi dimentico infelice, ma lei no, lei è quella che da i consigli, colei che presiede dall'alto della sua magnificenza, resto incredulo, sospettoso, si insinua in me il dubbio, vedo una crepa, la nota stonata, un segnale, nessuno è infallibile allora, me ne torno alle mie letture con "due soldi di dubbio e tre di coraggio".

26 maggio 2009

Un lento passaggio

Pausa, riflessioni, disagi e fastidi, a volte il tempo scorre inesorabile, altre sembra fermarsi, e quasi sempre quando il tempo sembra fermarsi vorresti invece galoppasse... e viceversa...
Le difficoltà della condivisione riaffermano, laddove ce ne fosse bisogno, il principio immarcescibile dell'autonomia, e ne confermano l'indispensabilità.
Non si tratta di mettere in discussione lo scambio, il gioco, il divertimento, no, gli spazi vitali che si restringono di fronte all'ineluttabile ha un che di invasivo e insopportabile, diviene un elemento devastante. Si parte a volte da un piccolo pretesto, una traccia e ci si pontifica sopra, diversamente parrebbe consigliabile documentarsi... le parole prendono forma, ma il disagio del tempo le rende vuote, inutili, spesso non serve spiegare, la storia si dipana da se, la lavanda germoglia sul mio balcone come le timide erezioni del mattino, avere tutto questo tempo a disposizione e sprecarlo diventa nauseabondo, poi come sempre la mente vaga e cerca una sua giustificazione, l'odore di bruciato mi riporta a considerare i cumuli di spazzatura che invadono il marciapiede sotto casa, l'aria si ammorba e il cavaliere impazza, c'è sicuramente un altro mondo possibile, sostenibile, condivisibile, sto per farmi vincere dalla depressione, non trovo altri argomenti nè motivazioni diverse, malinconia, tristezza, il già vissuto negli odori, nei sapori, il triste calice amaro che perpetua e infonde il disagio, lenta agonia, ennesimo balzello, continuo a sognare l'isola felice.

10 maggio 2009

Di quei capelli ribelli

Di quei capelli ribelli, il sorriso, e lo sguardo che si perde, improvvisamente mi sembra tutto chiaro, così definitivamente chiaro, è un lampo, e ne scrivo, penso e ripenso, aspetto.
Di un bellissimo libro e dei ricordi, tracimati nella pellicola che a piccoli sorsi sgorga dai miei occhi, del tempo e dell'animale morente, dell'ineluttabile che si riflette, senza possibilità di scampo, gli occhi umidi e il cuore accelerato, della morte e dell'amore, dell'amicizia relegata e bistrattata, dello sfogo finale, del martirio e del supplizio, del fondersi e confondersi, delle mie mele sbucciate e il caramello, delle mie mani inerti, di orgoglio e risentimento, della famiglia cancellata, di un dolore troppo a lungo celato, di misteri, falsi inganni, passeggiate nel silenzio della notte e tentativi abortiti, del ripetere affannoso e degli errori, la memoria che tradisce, l'abitudine che fallisce, mi muovo silenziosamente come se in casa ci fosse qualcuno, qualcuno che mi osserva, mi giudica e decide, il mio vissuto, il suo, linee che si intersecano, così vicine e così lontane, un grido di aiuto e di dolore, proseguo il mio cammino, vagante, assente, l'orlo del precipizio e la corda tesa, aspetto.
Il desiderio che fa a pugni con la realtà, inanimate figure agitano ancora i miei pensieri, del vino e del cotto, del pianto, presenzio alla morte, timidi sorrisi celano verità assordanti, mantello, cappello, geriatri e fornelli, folletti, capretti, insulsi reietti, la notte.
Solitudine, brandelli e mareggiate, sferzano il viso roventi gocce, al richiamo sordo, sospiri, traballa la scena tra quinte ondeggianti, muti suggeritori abbandonano il desco, attori, comparse inghiottiti dal nulla, spente le luci, cala il sipario.

22 aprile 2009

E' la solita minestra...

Di chitarre e classici, del virtuosismo e di sonore ronfate... Fisk, si vabbè e Paco Peña? Eppure così recitava il desk, di che pioggia e freddo in questo inverno rigido, ma non si era in primavera? Accuse, strali, Ferran e Bottura e il Blumenthal tacciati di impostura in danno alla salute, claro que sì, sovverte, avverte, minaccia e incalza l'infido Ducasse coi suoi ventisette ristoranti al mondo, giornalismo, con g piccola, molto piccola...
Di quel "primo e ultimo" che mi fa sorridere ancora, e citazioni e aforismi, e l'informazione? Scivola, sbanda, mostra quel che deve mostrare a seconda delle pressioni, passa la voglia anche di ascoltare... e questo è il punto, ci lavorano ai fianchi, instancabili, loro sì, noi si arranca, si perde terreno, ci si accontenta e non si gode, porta quel che porta, finànche il grande mago viene bacchettato... sciacquette, velette, vallette, mezzi busti, bellimbusti, mezze calzette, mezze penne, strascinati, trofie, cacio ai maccheroni, lividi e palloni... più che naufragar l'è un regredir, addetto, ha detto, reietto, nano, psico e nanetto, unico concetto, è l'italietta, stasera s'indigna, domani è già dimenticato, viva il menestrello del brodo riscaldato.

14 aprile 2009

Del progettare e fare...

Che più si va negli anni avanti e più ci si commuove di fronte ad avvenimenti che toccano le corde dei sentimenti, probabilmente è la considerazione dell'avvicinarsi del crepuscolo, è quanto visto in questi ultimi giorni... rimanda ad immagini che credo siano toccate a tutti via via nel corso degli anni, me ne accorgo guardando film anche di non grande levatura, le lacrime scendono sempre più spesso, non che sia cambiata la mia sensibilità, forse la consapevolezza di entrare comunque in una fase discendente, seppur tuttavia con grande animo per le tante cose da fare e progettare, che altrimenti cosa diventerebbe la vita?
Progetto e discerno, di rimpatriate, sortite, viaggi, quadri e sculture, di letture, acquisti, grandi cucinate, Filippo mi svela che il vecchio locale è chiuso da sedici mesi, accidenti, ed il nuovo aprirà a fine maggio... rinvieremo, e quel corso alla città del gusto? Napoli, Roma, eppure ho nostalgia del vecchio e delle sue piazzate e cazzate, Milano, quel polline che riempie la mia giacca, quel caldo asfissiante e il rumore del treno sulla testa, poi non ci sarà più tempo...
di quel librone che mia madre mi cede, era di mio nonno, dovrò restaurarlo, ma quanti ricordi di bambino e più dei disegni che delle parole... ho superato quel limite, c'era un pò d'angoscia, inevitabili i pensieri, zio Antonio e Linda, non saranno mai lievi, ciascuno di noi ricorderà a suo modo.
Anche la pasqua finalmente è andata, di una foto col mio amico abbracciati sul cofano di una grande macchina azzurra, ultimo ricordo di una gita fuori porta... che farei con una planetaria? pacojet, mi sono difeso in tanti anni, arreso di fronte alle meringhe, arriverà il mio piccolo chef da campo, pioggia e devastazione ancora, povere mie piante, derise e defraudate, Modena e Teresa, Torino e Paolo, leggo ancora di Bourdain, ma sono preso da Ferran, della mia zuppa inglese naufragata di una sonora abbuffata, non ce la faccio e non posso farmi carico di quel male, resto in disparte a pensare, del mio orso risvegliato e del favo agognato, delle mie corse in salita, Nobu, il vino, Lorenzo e dei miei nuovi bicchieri appesi, di un volo ormai già pieno, e di orizzonti lontani, degli auguri ricevuti e di quelli dimenticati, di attrazioni paventate e inutili traversate...
E mi confondo ancora e penso, e scivola sul fiume e rotola tra i campi, mangio la cioccolata e i taralli che non sono più quelli dei miei ricordi, e ancora m'indigno e ancora intollerante, vivo i miei giorni in maniera altalenante, che mio fratello me l'ha promesso, che andremo al cine ancora insieme, e ancora scrivo e a tratti canto, timido sole orso anche tu.

07 aprile 2009

Cinquanta e non sentirli...

Se non ci fossero le notizie drammatiche dell'Abruzzo, riuscirei a pensare con più serenità, davvero mi sento stupido a dover scrivere di me, dei miei cinquanta, niente bilanci, non è proprio il caso, qualche giorno di smarrimento, adesso guardo al futuro, titanio, fiamme, pinze, quasi quasi cambio mestiere... sorprese senza sorpresa per il semplice fatto che vivendo solo mi si doveva dire per forza... Massimo di nuovo in solitaria e di sfuggita, Tata mi aspetta sulla bici, Lorenzo inossidabile e ferrea amicizia, Peppe, Totò, Valerio, i punti fermi sono tanti, di chi vorrei e non posso, non ci sono giorni dimenticati e persone da dimenticare, sguardi perduti, parole bruciate, ancora voglia di fare, manifestare, sentire e partire.

30 marzo 2009

Di paventate sparizioni...

Solo non avevo voglia, nè sabato, nè ieri, primavera, anche troppa... scirocco, guardo le mani di mia madre, della fatica e del dolore, e mio padre ancora mi sorride, da tempo non si ricorda più di me, certo, so cos'è ma mi disorienta. Di risvegli lenti e lente metamorfosi, apprendo, mi si aspettava, se lo aspettavano, ma io non c'ero, nè sabato, nè domenica. Che mi si dica, che mi si chieda, che mi si lasci tranquillo, ho le mie idee, il mio da fare, la mia solitudine da coltivare.
Un piccolo tassello, un altro di quelli incomprensibili, mi nutro, attraverso l'oceano, torno indietro, piccole tappe, pause, riprendo a navigare, mi perdo tra effluvi e vapori, profumi e umori, non sono sveglio e lascio che i sogni agitino i miei pensieri.
Bagordi in solitaria, ferali notizie, tempeste annunciate, rilievi, opposizioni, emendamenti, farse.
Ho perso la pachamanca, di risate e prese in giro, fraintendimenti, di una domenica dovuta, di quello che dovrei e non faccio, dei sensi di colpa e dell'impossibilità di un aiuto concreto.
Ancora di ospedali, di notizie più lievi, non ho voglia di andare ma devo, proseguo lento nella riabilitazione, arriverà il sale, affumicato, rosa, nero...
la sconfitta sullo stesso piano, che sublime soddisfazione, i depistaggi, le intercettazioni, le variazioni e il coraggio di stupire e stupirsi, tra poco più di una settimana...

02 marzo 2009

Inverso

Di segno in segno, di parola in parola, di colpo il tempo sembra fermarsi, il vapore sale lento, i vetri si appannano, le ceramiche traslucide e scivolose, telefono, di parola in parola... sottocute come queste iniezioni a cui mi sottopongo tutte le sere, qualcosa ieri è andato storto, un piccolo rigonfiamento, bluastra la pelle, mi trascino stancamente, il divano, il letto, la scrivania, un bel sole ed io chiuso qui a marcire. Lei dice che questo gel farà effetto, dovrei smetterla di trangugiare dolciumi, verdure, si, il cavolfiore cambia colore, intenso, propenso, come i colori che spalmo, rimescolo, stravolgo. Un lavoro è un lavoro, uno svago è ben altro, un rimorso s'incastra, un rimpianto mi schianta, voci, sapori, di un tempo andato che di colpo ritorna, svanisce, s'infiamma, scompare, eco, ecco, secco, il no rimbomba dentro me, applausi e ricomincia il viaggio, è quell'azzurro che non riesco a ripetere, io fermo lì a guardare, non ci riesco, vive nell'unicità, irripetibile, non più emozioni, tace, disegno nell'aria con le mani, gli occhi chiusi, danzo, volteggio, schizzo, abozzo, mescolo e impasto, il sogno, i sogni, il cassetto resterà chiuso per sempre, mi rivedo correre a perdifiato per quel lungo corridoio, urlante e gemente, spaventato, timido ed emozionato, adesso corro all'inverso, le darò quel bacio, stavolta no, non fuggirò.

25 febbraio 2009

Un piccolo omaggio... (Bene, Francesco De Gregori)

Bene, se mi dici che ci trovi anche dei fiori in questa storia, sono tuoi
ma è inutile cercarmi sotto il tavolo,
ormai non ci sto più
ho preso qualche treno, o qualche nave,
o qualche sogno, qualche tempo fa
Ricordo che giocavo coi tuoi occhi nella stanza, e ti chiamavo mia,
ma inoltre la coperta all'uncinetto, c'era il soffio della tua pazzia
e allora la tua faccia vietnamita ricordava tutto quel che ho.
E adesso puoi richiuderti nel bagno a commentare le mie poesie
però stai attenta a tendermi la mano,
perché il braccio non lo voglio più
mia madre è sempre lì che si nasconde dietro i muri
e non si trova mai
e i fiori nella vasca sono tutto quel che resta e quel che manca,
tutto quel che hai
e puoi chiamarmi ancora amore mio
E qualche volta aspettami sul ponte, i miei amici sono tutti là
con lunghe sciarpe nere ed occhi chiari, hanno scelto la semplicità
se Luigi si sporge verso l'acqua sono solo fatti suoi
E ancora mille volte, mille anni, ci scommetto, mi ringrazierai
per quel sorriso ladro e per i giochi, i mille giochi che sapevi già
e ancora mi dirai che non vuoi essere cambiata, che ti piaci come sei
Però non mi confondere con niente e con nessuno, e vedrai...
niente e nessuno ti confonderà
nemmeno l'innocenza nei miei occhi, c'è nè già meno di ieri, ma che male c'è
le navi di Pierino erano carta di giornale, eppure vedi, sono andate via
magari dove tu volevi andare ed io non ti ho portato mai
ma puoi chiamarmi ancora amore mio

16 febbraio 2009

Solo flebili cicatrici

Non è una vera operazione in fondo, manca una settimana, domani Fossati, i capelli molto lunghi e il pizzetto curato, disidrosi, fa freddo, si, è finita la bombola, la stufa langue in un angolo dimenticata, ho chiamato, qualcuno arriverà... i broccoletti cuociono con gli strascinati, olio, niente peperoncino, un goccio di vino, giusto per... il maglioncino sembra adatto per una gita sulla neve, tra un poco non riuscirò nemmeno a digitare, il pargolo in Brasile al sole, bagnato dall'oceano a Praia do Flamengo, il countdown lo facciamo noi adesso... questo profumo riempie la casa, inebria, dormire diventa più facile... mal di testa, non si fa vivo nessuno, detesto queste attese, basterebbe richiamare... a volte gli anni che passano, la maturità, se proprio non ti rendono giustizia, quanto meno riescono a farti capire le cose, a dare la giusta connotazione, episodi inqualificabili del passato, subiti e mai accettati, di colpo divengono chiari, si trovano le motivazioni, le diversità, il senso di non appartenenza, le ideologie, gli studi, tutto diviene facile, chiaro, lapalissiano, e il passato scivola lentamente, rimargina la ferita, ti senti sereno.

11 febbraio 2009

Viaggio goloso e... lemming

A volte capitano dei momenti particolari, nella vita di ognuno di noi, nei quali si è costretti a scegliere qualcosa contro la nostra volontà... non possiamo dire no, anche se vorremmo... bevo il mio Shiarà del 2007, mi godo i filei ancora una volta, rantolo, gesticolo, m'affanno... non serve, ho già detto si, mi auguro solo di non dovermene pentire, ma è un qualcosa che si protrarrà nel tempo, damocle, perenne, quasi, avrei voglia di qualcosa di dolce, una fetta di sacher per esempio, uso l'immaginazione, la fantasia, trasformo, deformo, impasto, pastrocchio... non vivo più, questa è la realtà, la mia stufa adesso respira, almeno così spero, un brivido lungo la schiena, mi preparo la mia fetta sacher, biscottata, marmellata di albicocche e crema al cioccolato, ma prima la marmellata o prima il cioccolato? Nel frattempo ho verificato, il respiro viene dalla stufa... credevo fosse l'inquilino vaneggiato della mattina nella doccia, quello che inesorabilmente spinge il mio capo a picchiare sul muro... altra fetta, la prima è andata... e comunque, prima cioccolato, poi marmellata, accidenti il respiro è consistente, cosa vorrà dire? Ok, mi faccio la terza... ti pareva, la terza deflagra, impatta, imbratta, azz... unto, bisunto, maldestro, belsinistro e i ferri? Presto sanciranno il loro potere, trapano? Acc... dolore, fervore, tormento, lamento, ho già le stampelle, vi lascio, mi lascio, Charlotte mi aspetta ed anche il lemming.

09 febbraio 2009

Di quel segnale chiaro...


Piccoli sorsi, il mio infuso di limone e zenzero, piccoli morsi, lei viaggia tra i miei sogni, è un'eco di urlo disperato, è sirena, lampo, immagini violente e pianto, è la solitudine, lì da solo tra due pali, è guardare gli altri rincorrersi e menarsi, è la vita racchiusa in pochi istanti, lacrime e dolore, risa e rimpianti. Volge al termine un altro giorno, dovrò pensare ancora alla mia cena, quel libro che mi aspetta, una segreteria che lampeggia, il solito chiarore della stufa, il suo profumo, che lento prende a scorrere nelle mie vene, come linfa, nutrimento, panacea, ghigno beffardo, accesso, di tosse, rigurgito, reflusso, il mio corpo manda segnali, continuo a voltarmi da un'altra parte, non voglio guardare, oggi non piove, non è un caso... al tredici si resta al palo, e tutto intorno fluisce, di melodia e di canto, non importa davvero, che sia un minuto o un'ora, due uova al tegamino o trionfo di faraona su vellutata di lamponi e rape, io non immagino il futuro, rileggo quel che è stato, tremo, che mi senta piccolo indifeso e inerme o forte gladiatore, che mi si guardi con malizia o con timore e rispetto, quel che conta è l'amicizia, dubbi o certezze, al viso smunto pallide carezze, è la mia parte, è quello che mi spetta, l'inesistente copione della comparsa, il figurante ad ore, quello che forse attende un'unica occasione.

02 febbraio 2009

Viaggiare contromano...


Sbuffi, ribuffi, di contorsioni pasticciate, alkermes, odori, sapori, pare non ci sia altro, lamerica, quella di Obama, e poi Boston, quella terra non è la mia terra, io osservo, non perdo un battito, le sue ali, lei è così bella, radiohead, e intanto i quotidiani riprendono a macerare, sogno la prossima fuga, l'ennesimo ricordo rubato, volteggiano o no, spalanco le finestre, mi apro al mondo.
Ciambelle, ciambotta, rimbrotto, codardo, cobarde, che nesso ci sarà... intanto io aspetto, come sempre, i miei bicchieri tintinnano, soli, fame atavica, e questo vento così fastidioso, sento freddo, eppure ci saranno almeno diciotto gradi, le mie mani al microonde, la panna montante schizza dappertutto... chissà perchè tutte le cose finiscono in pochi minuti a fronte spesso di ore di lavoro... mousse al limone, lenzuolo alla milanese, tre sono le farine, nessuna del mio sacco, ascolto. Io vorrei soltanto potere parlare, dire semplicemente come stanno le cose, guardare il sole senza paura di bruciarmi.
Sono ancora preda dello sconforto, pochi attimi, poche ore, intanto il tempo passa, i miei capelli sempre più radi, la mia barba sempre più bianca, io sento, tra acufeni e riduzioni, sento ancora, mormorare, a tratti al mio cuore, come dire?
Osservo Charlotte, è così bella, così brava, mi lascia pensare. E ancora una volta è notte, guardo attraverso i vetri, la strada illuminata, lucida di pioggia, unica compagna la fiamma di una stufa quanto me. Vorrei sentire pulsare cuore e muscoli, calpestare la posticcia sintetica, provare ancora il brivido, chi non sa non capisce.
E' nella natura delle cose, la natura degli uomini, io viaggio ancora contromano e attendo sanzioni.

29 gennaio 2009

Cosa può un viaggio onirico...

Parliamo di cibo, di commistioni, di misture... le immagini scorrono e le lacrime scendono, Milk, Senegal e Siria, New York... San Francisco, Castro, di un altro in Cile... i sogni, non sono concessi a tutti i sogni... io bevo in solitudine, della mia follia d'amore non mi è dato di parlare, io sono un fantasma che si agita, il canovaccio, il braccio, umile comparsa del nulla, scamone, balsamico in gelatina al limone, maurigi, io sono colmo, e sono vivo, fior di sale, di quello che non posso e di quello che devo, tremano ancora le mie mani, delle comparse e delle scomparse... trangugio, m'ingozzo, m'abbuffo, manda, manda, mandarino, di quella cioccolata fine carica di odori densa di sapori, di scorza d'arancia e mandorle... e intanto intorno lacrime e lamenti, guerre e tormenti, del cacciatore e del ladro, della violenza sulle donne e dei bambini calpestati, orrore e morte, pianto, non una parola, nè un gesto, lui medita di comprare un'altra villa, io sono stanco.
Faccia, facce, delle vele rivolte verso prora, dell'angoscia che risale a prua, mi torna in mente Ioannina, la capitale dell'Epiro, il lago, il frappè di caffè, immonda porcheria... ma non ditelo... meteore, Delfi, la mia Grecia... faccio un salto nel blu, salto, Salta nord dell'Argentina e d'incanto torno allo scamone, Claudia, Juan Carlos... El Gaucho... Milano, accidenti ai mancati giorni, al vietnamita mai conosciuto... ostracismo, ostriche del Cile, il mio amico dorme, dov'è la casa del mio amico? Bodhi Dharma è partito per l'oriente, sud Corea, lentamente si scioglie la cioccolata, io non sono capace di urlare, voglio soltanto continuare a guardarti negli occhi, tenere le tue mani, lo so, lo so, non dire nulla.

20 gennaio 2009

Delle turbine e altre cose del mio cielo sereno e viaggi e altre stranezze


Le mani come sul piano, le mani imbrattate di colore, recito, la segreta bianco scende, infarino velocemente le malcapitate triglie... olio evo caldo, molto caldo, le giro, ed ecco la miscellanea, improvvisamente la cucina danza con me, le luci accecanti e le melodie narranti, aglio, cipolla, pochissimo pelato e poi pomodorini, cugini di pachino, sale, prezzemolo, sedano, saltano, sfrigolano, una lieve spruzzata di curry e poi la farina di pistacchi, grattugiato d'arancia, menta fresca e qualche foglia di basilico, danzo, col calice in mano mentre Obama giura fedeltà al suo popolo e al mondo, infine un tocco di prezzemolo ancora, non metto volutamente nè pepe nè peperoncino... amo guardarti in casa mia, perso come la tuma che al palato gioisce, fatto e maturo come un cocomero in settembre, disilluso, disingannato, inebriato nei profumi e angosciato al guardare il mondo, pane, miracolo di tutti i miei giorni, pane, il pesto e la pasta, mi pesto e m'impasto, m'impastoio, decanto, urlo, grido e canto, revisioni, motorizzazioni, angoscia... veleno, posto, ridesto, la mia bocca ti cerca avidamente, le mie mani come un cieco al nulla, fluttuano nel vento, mosche, mangio. Assaporo del guazzetto, mini guache, manca di sale, ma va bene così... di colori, odori e sapori, del pachino abbronzato al vino m'innamoro, che gusto sublime, un piccolo capolavoro, non sento le spine, pane, vino, due e poi? Mi fermerò... sono fermo da quattro mesi... narrami ancora delle tue valigie, del tuo calpesticcio e dei tuoi viaggi, dei resoconti e dei taccuini, dei pranzi saltati e delle tue brioche nel latte, del civo e l'olio... rispondimi, guardami, sorridimi ancora, di un cuore malandato e della cecità, bambini dilaniati, del sole lampeggiante, a ore, di sordidi lamenti e poi tormenti, "Or ecco, Ecco io non piango più, venne il dì nostro..." e di quel ragazzo tornato cavaliere e della di lui madre ormai morta... lacrime di un ragazzino perso nei sentimenti, lacrime di un uomo affacciato ai sentimenti. Sono il folle pasticcere del sublime, onore al vero nell'incanto del palato... sogno ad occhi aperti e il vino trasecola e perpetua. Piccoli piaceri mormorano, vorrei gridarlo e non si può, come le ciambelle calde nell'odore di pioggia alla vaniglia, i biscotti trafelati e trafugati di mia nonna nell'incommensurabile segreto di Pulcinella... giacerò soddisfatto, satollo e rinfrancato, solo, meditabondo, errante, e la pioggia ai vetri e al mare, con tutto il sapore, l'odore, e sempre quel gesto timido d'infante.

05 gennaio 2009

Non è mica un blog di cucina...



Si, lo so, un pò è l'invidia, un pò il non esserci, allora cucino... calamari, patate, sfumo nel vino, pelati, peperoncino e prezzemolo.

Sei nel trentesimo caro mio...


Depresso? Tu? I piruocchi ti rannu i tu... Accidenti, e i miei quasi cinquanta allora? Curry al pollo e basmati, letto di melanzane che sguazzano nella "norma"... peperoni e sausizza... financo er dolce comprato dalla sventola, e tua madre chiusa in cucina già da stamattina... non so del vino, immagino... scruto i tuoi occhi, con l'immaginazione certo, "gli farò una proposta che non potrà rifiutare" e "tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia..." vien via bischero costì, che sarai grullo per davvero? Al final ya està, yo solo sè que nada sè, e un biglietto per il Brasile a questo prezzo poi... quando qualcosa ci fa soffrire cerchiamo anche inconsciamente di allontanarlo, ma la realtà regna sovrana, non si sfugge a nulla, pesto e rimesto. Il pulcino è una presenza importante, decisiva, se ne patisce l'assenza... la ruota gira, a volte per lungo tempo sempre nella stessa direzione... però chissà...
Un augurio sincero, per il ventinovesimo, per il duemilanove, per le speranze e le aspettative... Ti voglio bene.

04 gennaio 2009

Un Capodanno...


La neve ci sfiora, il freddo intenso, secco, non perdo un momento, mio figlio mi guarda, è vero, anche se non volevo dirlo neanche a me stesso. Corazones perversos, por temor que el pasado vuelva... Varela, absurdos... Via Pretoria, Picerno, Brienza, Atena lucana... Potenza.
Non perdo un attimo, no, wep, wap, wireless, router, "benvenuta amore mio in questa musica moderna"... Aglianico del Vulture, barolo del sud, e intanto passano i giorni e recitano litanie e versano lacrime... 2009 e propositi e auguri, aspettative, sempre per sempre, piove, non è freddo in questa parte del mondo, il cuore, le mani, ricordati, e i capelli, e la sua voce, brividi alla pelle, tremore, "il vero amore può nascondersi, confondersi, ma non può perdersi mai"... e surgelati di vere alchimie e trascorsi, e ricorsi, funghi e broccoletti... nero d'avola, trasparenze, ridondanze... ed io qui ad aspettare, tra slanci e Madredeus, Colombia e carnevale, e il mio carnevale celato e la malinconia, passato, quelle musiche dimenticate, non voglio dirlo, non posso dirlo, e lotto con me stesso, aspetto... i giorni scivolano via, inesorabili, è il tempo che passa anima mia, il tempo che vola via, vorrei trovare, vorrei capire, non ho risposte...

21 dicembre 2008

Cercando la meta...


Forse che nella vita non è sempre un fatto di scelte? Ma perchè non contemplare anche l'ipotesi di scelte indotte, al di là della nostra reale volontà... ci sono cose che ci cascano addosso, anche quando non ne siamo consapevoli nè artefici. E ci sono scelte che anche dopo abbracciate ci inducono in perplessità, e ci sono scelte altrui che ci coinvolgono e che a volte comprendiamo e altre un pò meno... il festival delle ovvietà, intanto il cielo è sereno e il freddo più pungente, freddo... attese, eterne attese, "sguardi lampeggianti ad ore".
Tanto meglio aggirarsi per le vie di Puerto Montt, Los Lagos, San Angelmo e il mercato del pesce, con quel nodo alla gola e il desiderio di continuare il viaggio e allo stesso tempo tornare indietro per un amore mai nato. Questa volta partirò da solo, ne sento la necessità, essere artefice delle mie scelte fino in fondo e soprattutto con la certezza che non rinfaccerò mai niente a me stesso.
Chi era la ragazza del mercato di Herrera? Chi era la hostess biondina di Lan Chile, non Pamela De La Fuente, non lei, no.
Il tempo è galantuomo... dicono.

19 dicembre 2008

Ebbro e solo...


Davvero non lo so, vorrei dirlo anch'io, ma è tutto così estremamente labile... al fine decantano origini partenopee... parrebbe di trasformismi, ma un freddo intenso mi fa compagnia, eppure fino a qualche ora fa tutto sembrava tranquillo. E ancora, e un'altra foto, Kados, ma non quello, bensì questo... un the caldo e via. Che mi prende? Ordinary World e Duran duran...la mia bella tazza colorata di Palopò sul lago Atitlan, Guatemala... vorrei come in un sogno volare, "chiamami come vuoi, ma non chiamarmi amore, che non sono degno del tuo amore"... "tu che mi hai letto negli occhi più veloce di uno sparo"... di quel profumo intenso e del mio viaggio dimenticato, i polipetti affogati, per tre almeno... quel leggero limite superato, accidenti al colesterolo e al mio ginocchio malmesso... acqua calda, infusi o decotti, Auster, Grossman, Aria e Allevi, "l'uomo di buona memoria non ricorda niente perchè non dimentica niente". Al fine giacerò pensante colmo di gratitudine, ebbro e solo.

18 dicembre 2008

Nero d'Avola e Pinot nero...

Il canovaccio si ripete uguale nel tempo, improvviso su linee già marcate... il rosso, il grande rosso, il grande Blek, si lui Blek macigno, e Capitan Miki, e adesso Dylan Dog, ma quanta carne al fuoco, e anni, e vita, io aspetto, non so farne a meno, non voglio farne a meno, gli esami sembrano ottimi, l'umore alterno, Salasso e Doppio rum, ma chi se li ricorda? Forse il Comandante Mark, meglio Zagor certo, e chiaro Tex Willer... qualcosa mi è stato rubato, mi sento defraudato, e come sempre, non importa, Daniel, il Corriere della paura, recito a memoria... Alan Ford, numero uno, la cariatide... certo Diabolik, meglio Eva Kant... e tutti quei fumetti un pò così? Wallenstein, Vartan, Kriminal, Zakimort, accidenti, la memoria gioca brutti scherzi... mi prende fame, poi i super eroi... Devil, Fantastici quattro, Nembo Kid, Superman, Flash Gordon, mi domando perchè a volte debbano venir fuori prepotentemente ulteriori fantasmi del passato, i miei giorni passati a leggere, a cercare di dimenticare, i momenti accanto ad un termosifone, unico calore... una pizza con gli amici, sempre gli stessi, e le solite cose, le solite rimostranze, le solite lamentele, le solite aspettative... di colpo sembra che la vita voglia rendermi in qualche modo giustizia... mai dire mai... mi preparo al mio spezzatino di tacchino, imbandito su sontuosità di verdure... Nuhar di nero d'avola e pinot... le mie nuove mensole già traboccano di libri, e il cuore, che bei sussulti, reggerà? Di lontananze, assenze, il fabbisogno paventato... accidenti che strattoni, musica moderna, e la mia parte qual è?

16 dicembre 2008

Un bel viaggio senza mettere il naso fuori casa...


I calamari stesi su un letto di patate, sfuma il vino lentamente, sfumano le mie illusioni, la stilografica argentina non vuol saperne, nonostante il computer non smetto di amare la scrittura, il pennino giace sul fondo, l'acqua calda alla gola, non so se parlerà mai più... intanto passano i giorni, il silenzio è assordante, e nessun segnale all'orizzonte, nè un commento, nè una smorfia, come sempre non importa, la vita segue, leggere in appendice le note... intanto tutto sfugge al mio controllo, non più padrone, attendo inondazioni, perchè lo so, perchè non lo so, che modalità abbiano le donne nell'amicizia per me resta un mistero, a naso percepisco una maggiore sincerità... ci siamo quasi, tra poco sarà tutto finito, dovrò occuparmi d'altro, ma il mio calamaro senza aglio nè cipolla è un portento, buccia d'arancia, mandorle, pistacchi, pomodorini, capperi, prezzemolo, pan grattato, uva passa, olio evo, peperoncino, acciuga, menta, sale, poca provola, una bontà, non me lo sarei immaginato, il vino scende che è un piacere, le patate a fette sottili addolciscono ulteriormente, l'unico problema come sempre ho cucinato almeno per due... dai non posso davvero mangiare tutto io... a pranzo ho anche mangiato un bel piatto di penne saltate in padella... accidenti, la mia vita prende una brutta piega, niente sport, distorsione sovrana, e cucina imperiale, azz... diventerò come Galeazzi? Intanto ho talmente gradito, che faccio fuori anche il secondo calamaro... ok, lo ammetto, mi sto coccolando... è forse un delitto? Non avevo idea che le mie intuizioni tradotte in ricetta potessero avere questo esito, accidenti è davvero ottimo, peccato non dividere con nessuno, verranno tempi migliori, forse... ma non ci si dovrebbe alzare da tavola ancora con un leggero senso di fame? uhmmmm... non è davvero il mio caso, a partire dal fatto che io la tavola non l'ho nemmeno vista, sono al computer, digito e mangio, mi strafogo senza ritegno, sono preda della libidine culinaria, visto e considerato che... ma lasciamo perdere, il vino è finito, il piatto è vuoto, soddisfatto, satollo, ah che vita, adesso un pò di musica, ci saranno altri giorni destinati al pianto. Ciao Annachiara, ciao Marcello, un pò di sana concorrenza, ma è tutto in privato. Ciao Silvia, ciao tesoro, ciao a tutti, a volte il cibo riconcilia con il mondo e con se stessi.

12 dicembre 2008

Anticipi...

La cuccìa in anticipo, inaudito... levataccia, vorrei ricondurre la mia vita ad ambiti più consoni, la mia vita in un ascensore, piccolo spazio che produce visioni ancestrali, proiezioni della mente e cineasti malinconici, provo a frugare tra i meandri della memoria, buccellatini, mani sapienti, frenesia del pensiero, inerpicarsi per roveti, trascino, tracimo, esondo, miti fugaci, lenticchie, si ma la ricotta? Stato confusionale, non è un'epidemia, almeno spero... il fedele compagno delle mie sere, calice, m'iscriverò ad un corso per sommelier... il vento sferza le strade di Palermo, Buenos Aires, ci copriamo alla meglio, attraversiamo la pianta ortogonale, potremmo essere indifferentemente a Barcellona come a Palermo. Rannicchiati, vittime inconsapevoli, tracciamo bilanci, freddo pungente e poi il Caffè Tortoni, Claudia sorseggia il suo cappuccino, riflessi ai riccioli, manichini in lontananza, risuona Gardel, ultimo volo, garage olimpo. Torno al mio ascensore, le mani tremano e il cuore sussulta, "non ce la posso fare a farcela"... di tutti i giorni andati e quelli mancati, di tutte le ore ad ascoltare il silenzio, del tempo che non ti aspetta, lampi, grida, echi lontani, immagini del passato, sensazioni, un crescendo, non riesco a capire, mi sforzo di essere lucido, inquietudine, sto per arrivare? Dove sono fuggiti gli uccelli della solitudine? Le loro uova di pietra deposte nel mio cuore si schiudono, come un tempo, come non sapevo, come non credevo, il terreno cede, cedono le sicurezze consacrate, sensazione nuova, affascinante, coinvolgente e disperante, ma che meraviglia il sogno, pasta e ceci, già ma le lenticchie?

09 dicembre 2008

Tutto accade nel bel mezzo di un viaggio... forse qualcosa vorrà pur dire


Lascio che il vino pian piano mi scaldi, mi è preso un freddo strano, lo sento dentro, la stufa emana il suo calore ma io non lo percepisco, ascolto la musica, le parole, cerco un riscontro, il silenzio è sempre significativo e non ci si dovrebbe interrogare più di tanto, certo, aspetti molteplici e diversi inducono all'analisi, ma a volte è necessario lasciare le cose come stanno, un amico dovrebbe accettarti così come sei, criticarti forse, parlarne, ma l'affetto dovrebbe essere sovrano, quando ripetutamente ci si scontra e si prendono per buoni soltanto i propri atteggiamenti, allora arriva il momento di mettere in discussione tutto, i segnali non mancano mai, spesso si fa finta di non vedere, poi alcune azioni lasciano dubbi e perplessità, infine, nessuno è indispensabile, insostituibile, la vita segue le sue linee e si può benissimo interpretarle a propria misura, anche da soli se necessario. Faccio un pò fatica, la storia si ripete sempre, alcuni non capiranno, altri crederanno di capire, in definitiva non importa, vivo del mio silenzio con soddisfazione. Il vino produce l'effetto sperato, Cerasuolo di Planeta, tra l'altro contribuisco alla ricerca contro l'Aids in Africa, e allora bevo, "sono senza vergogna, sono senza pudore"... forse, io non c'ero, io non sono stato, tutto mi è successo addosso, so bene quello che ho detto, so bene quello che vado ipotizzando, sembro un profeta, ubriaco, non ho colpe, invoco un perdono che non avrò, è il mio cuore, "sono senza perdono, sono senza memoria", "sono senza", è quello che sento, è quello che volevo, è quello che aspetto da anni, ma è ingiusto, è la ragazza spagnola che mi saluta con disprezzo, è la ragazza cilena che mi dice che posso capirla anche se parla spagnolo, è quel viso dimenticato, preso a prestito per qualche minuto, è la voglia di non dire nulla ed essere capito, lo sguardo, è sapere cosa sentire, è finalmente salire più in alto, è ancora una volta rovinare per terra, pianto, disperazione, è non sapere cosa sia la realtà, è vivere dimentico e dimenticato, è comprare l'ennesimo libro, è affogare nelle tue lacrime e sperare di partire ancora, è davvero non conoscere la strada, è smarrirsi, non trovarsi, è desiderare, desiderare qualcosa che non ti sarà dato, che non ti appartiene, è forse l'illusione, ma ti ci sei arrovellato per mesi, è desiderare e non essere capito, e rimestare ancora una volta, è il tripudio e la menzogna, è la vergogna e il desiderio, bevo, lascio che il vino, questo buon vino mi riscaldi, ascolto Fossati, ancora una volta, non smetterei mai, "io qui in capo al mondo e tu...", nessuno mi vedrà mai tenere le sue mani, è qualcosa tanto più grande di me, è qualcosa che non so gestire, è qualcosa che mi rimanda alla mia solitudine, è la fiorentina che cucinerò seguendo alla meglio le indicazioni di Silvia, il vecchio e le sue elucubrazioni, mi sento perduto, non sono abituato e nulla era già scritto, vorrei dormire, lasciarmi andare, verso altro vino, tra un pò sarò ciucco, ciao Marcello, bevo al tuo lavoro, Filippo è troppo lontano e il suo nome come un tormento rimanda ad altre gesta e tormenti, io non sono come lui, non occorre che ti accompagni, conosci la strada, ci rivedremo un giorno, si.

Ascolta, i miei pensieri strani, le mie notti insonni, il mio medico dice che è normale, e gli chiedo di fare questi esami alle soglie dei cinquanta...

Che bel colore, questo rosso intenso, ho già desiderio del Rosae, e guarda che coincidenza, la spirale è la stessa dovrò fotografarli insieme, qualcosa vorrà pur dire. Si, che sono un lamento, la stanchezza, la stoltezza, bevo e lascio che il torpore m'invada, lascio che le parole recitino me stesso e quello che sono adesso, non chiedo niente, non invoco nessun perdono che da perdonare alla fine non c'è niente, solo un pò di malinconia, la rabbia l'ho abbandonata da tempo, lui dice che "vince l'amore, vince la tenerezza, vince un piccolo bacio, vince la timidezza"... forse è solo tempo di andar via, so dove vorrei essere adesso e con chi, le lacrime si asciugano e quel volo è stato cancellato, da tempo.

03 dicembre 2008

Accidenti insisto...

Si, è così, non conosco la parola basta, e allora mentre la cipolla e l'aglio rosolano con i peperoni, il brodo vegetale sobolle ricco di patate, pomodorini, carote, prezzemolo, basilico, sedano, funghi, cimette di sparacelli, aglio, cipolla, grani di pepe rosa, il baccalà fresco privo della pelle infarinato e fritto, tutto insieme a cuocere ancora per un pò e viene fuori una sbobba deliziosa che non smetterei di mangiare, non fosse che la quantità industriale cucinata mi ucciderebbe... ok, adesso davvero basta pesce... a parte quel paolotto di quasi un chilo che aspetta solo di essere messo in crosta di sale... che sarà? A parte la comodità del quasi domicilio, della freschezza, e della ritrovata voglia di cucinare?
Non pochi fantasmi agitano la mia mente, come al solito c'è chi crede di sapere tutto, mai che si degnassero di spiegarmi... nessuno è di nessuno, recita il mio grande amico, probabilmente è vero, l'indignazione non può essere giustificata, quando mai le esperienze degli altri sono servite? Bisogna recitare in prima persona e non serve vagheggiare di un comportamento giusto rispetto ad un altro, le emozioni, i sentimenti, non sono ascrivibili a scelte ponderabili, le cose, generalmente, vanno come devono andare.

29 novembre 2008

Ancora pesce...

C'è qualcosa nell'aria, il profumo del basilico, la mia mente vaga lontana, odori diversi, impregnato dormo, il mio pesto la mia pasta, recito a soggetto, ho sostituito il limone con l'arancia ed ho aggiunto anche i pinoli, la mia vita non è che in sogno, disfo le mie valigie, e sono lì, non ho bisogno d'altro, è quest'immagine che non riesco a dimenticare, è quell'espressione indefinibile, è l'emozione, continuo a tremare, sostenere lo sguardo, trito, battuto, mandorle e pomodorini, pesce in zuppa, e cous cous tostato alla Valentino.
Eppure non cucinerò mai, non berrò mai, ne parlerò soltanto, chi detiene l'esclusiva? Messaggi, flash, il cantico del condannato a vita, di amori impossibili è pieno il mondo, e più sono impossibili più sembrano amori, lettera a D., leggo, La libreria nuova è ancora difficilmente decifrabile, mi mancano gli spazi conosciuti, abitati, però lui stavolta mi saluta, non accenna a nessun prezzo esorbitante, forse gli sembro conoscente... e la cassiera bionda è in vena di scambiare quattro chiacchiere, che strano... ma il libro è rimasto lì dov'era, eppure non vivrò mai più, ne parlerò soltanto, e le mie mani, le mie mani... impregnato dormo nella mia curiosità, vellutata, cipolle, Tropea, Diamante, non posso dire, non mi è consentito, tra qualche minuto sarà tutto finito, mi siederò da solo e contemplerò il futuro dei miei piatti, bevo per onorare questa tavola e il mio lavoro, la voce in dissolvenza e la luce che si spegne.

25 novembre 2008

Di che viaggio improvviso

La primavera a volte si manifesta inaspettata anche a novembre, il sole tiepido fa capolino, e nel cuore scompare di colpo l'inverno, tumulti, serrate, via l'embargo, la rivolta delle cose che contano, stravolgimento, tremori, riflessi, egalitè.
Anche la follia può manifestarsi d'incanto in un pomeriggio novembrino mentre sorseggi un the che si trasforma in fiele. Inevitabili analogie, ricordi, corsi e ricorsi, affanno, mi manca il respiro, non è asma, non è allergia, è la sorpresa.
Tensione, paura, emozioni pure, supplizio affascinante, gli umori alterni come le targhe, come i clamori, è un attimo, davanti a te quello che disperavi vedere, ma non puoi toccarlo con mano, non ti è concesso, sudore copioso, il viso s'infiamma, le mani tremano, calore, chiudi gli occhi e vorresti perderti per sempre, non vorresti riaprirli mai più o vorresti riaprirli in un mondo diverso, cambiato, mille luci, mille colori, le mani, vai, no non andare, resta, vai via, perchè? Perchè è sempre così maledettamente difficile? Astanti pietosi nella rappresentazione del nulla, piccoli pietosi slanci smoccolosi, vertigini, non già acufeni... timidi e impietosi, sguardi nel nulla, distrazioni, elucubrazioni, apoteosi, e poi il crollo, borsa, ombrello, pioggia.
Il viaggio riprende, la sosta rigeneratrice appariva indispensabile, cupi contorni di nuvole cariche, aspetto, il cuore, tracimerà, esonderà, non importa adesso.

23 novembre 2008

Di questo, di quello...

La dimensione del sogno, lì dove tutto è concesso, eppure mi costringo a svegliarmi prima che qualcosa accada, qualcosa che mi potrebbe perdere, l'incontro nei meandri della mente, simultaneo, genera sensazioni oniriche potenti, immagini talmente reali da apparire vere, poi il rifiuto nella consapevolezza, la negazione, l'allontanamento, unica panacea.
Vivere di riflessi, per interposta persona, trincerarsi dietro cose già dette e fatte, non è il mio stile, non mi appartiene, continuo a far finta di capire e accettare, il diniego urla verità, preferisco essere tacciato ad oltranza e cancellato, non importa.
Nuovi segnali, disfacimento o temporanei intralci, che diamine... le urla del vento e il polpo abbandonato, faccia libro, faccia silenzio, faccia di...
Piccoli animali colorati, burattini, fili e fiele, al mio calendario mancano i giorni, che fortuna, mi proietto nel 2009 e un altro anno è andato.

20 novembre 2008

Quel profumo di pioggia...

E' normale un leggero imbarazzo, poi il vino decanta, l'alcol evapora, immagini danzano vorticosamente, i fumi e il fumo, mi specchio nei suoi occhi e cerco quella bambina, tosta è tosta, giudizi non unanimi sulle rappresentazioni, Bologna, Firenze, bresaola e limone, cerasuolo e nero, che bella serata, non fosse per questo strascico, mal di gola, e Carmelo affranto del suo orgoglio di macho ferito... tratti andati di versi scaduti, si dissolve lentamente la nebbia, il vino recita la sua parte, le mani, la mano, il sogno, di viaggi e contorni, di quel che è stato e per fortuna dimenticato, perso nel passato, di pochi slanci e conseguenti timori, le urla del mio silenzio e le protesi necessarie, di braccia, di sguardi, di frangetta sugli occhi e di frangia estremista, India o Sudamerica, cucinare e centellinare, i miei quadri spariranno, non è ancora notte, la temperatura è scesa, attraverso la città con i pensieri che vagano, che voglia di tornare indietro, spremo, pedalo, ricucio, maneggio, rabbercio, pesto, rimesto, fatico a prendere sonno, mi desto, controllo, cancello, ripudio, vaneggio, le cinque, caffè, mi siedo, mi alzo, leggo, profumo di pioggia nell'aria, e l'immancabile mal di testa, di modesta entità a dire il vero, mi aspettavo di peggio, faccia libro, Fio, Elvis, il pargolo urla il suo disappunto e procede con le richieste e le necessità, dieci, undici, numeri, ore, quel pensiero bastardo, lampi, fuochi, paglia.

14 novembre 2008

Cosa? No, davvero?...

Il sole, isole, solo, chiacchiericcio, la cernia e il tonnarello, lustri nei corsi, ricorsi, un libro di visi, le foto della mia infanzia, odori, sapori, colori, rimesto, mi desto, cancello, riappaio, dottore ci vediamo venerdì, è già venerdì, scappo, mi nascondo, le scarpe e i concerti, le pietre e la sabbia.
Non sarà poi tanto difficile, non è un problema l'orario, ma troverò quel che cerco? Questo è più difficile, magari se fossi in new zealand... Teremoana e Ruben.

12 novembre 2008

Inseguendo il mio passato nobile e forse mai esistito


Non sono così cieco da non vedere o sentire le sofferenze, ma adesso mi sento ferito, mi porto dentro un dolore che non avrei immaginato, i segni tornati alla mente si riferiscono ad una certa durezza, anche quella, certo, comprensibile, allora l'accettavo, sembra incredibile, io che di memoria ne vanto così poca, probabilmente è la memoria del cuore, ho sentito i graffi del gatto adesso sul mio viso non più su quel cellophan, ho cancellato la mia immagine, rimosso profili, esautorata l'anima, e il dolore non accenna a diminuire, comprendo le ragioni ma tornerò nel nulla da dove sono venuto.

11 novembre 2008

Rabbocchi al fiele


Io non sono io, sono i luoghi in cui ho vissuto, quelli che ho visitato, le persone che ho conosciuto. Sono preda della rabbia e dello sconforto, non accetto che mi si giudichi a sproposito, se un'accusa mossa risponde al vero non posso che ammetterlo, ma non è questo il caso, la gentilezza non può essere travisata, il desiderio di conoscenza non può tradursi come becero tentativo di approccio animalesco, scambiare due parole soltanto per presentarsi come può far pensare ad un tentativo di seduzione? Sono esterrefatto, tanto che sulle prime non riesco nemmeno a controbattere, mi sento offeso, vengo assalito con le parole, pesanti, e non c'è davvero motivo, mi si accusa per l'orario, per aver detto che mi piace il silenzio della mattina e osservare il giorno che sorge, quale la colpa grave? Tanto "noi uomini non ci arriviamo", che meraviglia, quand'è così preferisco davvero non arrivarci, rispedisco l'accusa al mittente, mi dispiace perchè rovina un pò quell'immagine serbata per tanto tempo, ma ribadisce tutta la semplicità e l'ingenuità dei bambini. Attraverso il tempo con i pensieri, qualche piccolo segno c'era anche allora, ed infine trovo anche la giusta collocazione. I ricordi bisogna lasciarli andare, "se è il romanzo dei veleni sarà letteratura ma se è il nostro futuro, allora è spazzatura".

06 novembre 2008

Sogno che un giorno i miei bambini possano vivere in un paese che non li giudichi dal colore della loro pelle (Martin Luther King, 1963)


Barack Obama, speranza, pace, libertà, fine delle guerre civili, leggi razziali, discriminazioni, popolazione nera, "I have a dream", Malcom X, lacrime, epoca di apertura, illuminismo, creatività, momento storico, il mondo sta cambiando. Euforia, commozione, guardo le lacrime sui volti di giovani e vecchi di colore, ripasso mentalmente tutto quello che so, tutto quello che ho visto, il colore viola, Nelson Mandela, Africa, latinos, potrei stare qui ore a enunciare, "Yes we can", il desiderio di esserci, di fare parte di questo sogno, entusiasmo, desideri, sacrifici, il più cretino di tutti come sempre è italiano, il più grande figlio di puttana anche, basta leggere i giornali, sentire certi commenti, nessuna meraviglia.
Un doveroso omaggio e gli auguri per il difficile lavoro che l'attende, vorremmo che fosse così anche qui, ma in Italia è tutta un'altra storia.

03 novembre 2008

Di brezze marine e di altre sensazioni


Scivola veloce sulla superficie la spatola intrisa nello stucco sintetico, il legno diventa bianco, qualche millimetro copre le asperità, le venature, le crepe. Aspetto che asciughi, mi accingo a frullare con il batti vernice, trasformato in "lame rotanti", interi quotidiani rimasti a macerare per settimane, è tutto pronto, devo mescolare il gesso, l'olio di lino crudo, la segatura setacciata, il vinavil e l'impasto sarà pronto, nel frattempo anche il pannello è pronto, ho selezionato immagini, schizzato elementi, sono pronti anche i piccoli oggetti in metallo e i pezzi di legno, potrei a questo punto indifferentemente propendere per una scultura o un quadro, ma tutto tace, mi alzo, mi guardo intorno, mi risiedo, guardo fuori della finestra e il sole prima alto in cielo comincia la sua discesa veloce, provo a riordinare le idee, eppure stamattina tutto era più chiaro, e adesso... sento le certezze svanire, vedo i colori sbiadire, le mani posarsi sul nulla. Nei barattoli i pennelli mossi a raggiera sembra si apprestino a urlare, i tubetti strizzati depositano macchie oleose e silenziose, la trementina aspetta soltanto di diffondersi nell'aria, oli di papavero, essiccanti e vernici damar recitano in silenzio la litania, le voci, sono tornate. Non è un caso, è il solito rituale, lotto con me stesso fino ad intravedere soluzioni, le mani riescono ad andare libere, sicure, le parole riprendono la forma originale, si ricompone il puzzle, ma i pensieri scivolano, i giorni mancati, le risposte mai arrivate, neanche più la scusa delle sigarette, mi siedo al computer e digito lentamente, ricomincio a sbirciare tra le innumerevoli foto, un indizio, una certezza, i soliti sintomi, astenia, apatia, pagina cinquecento, sono solo a metà, Cormac a tratti procede sicuro e poi si arresta, mi disorienta, ci penso un pò, se facessi come il maestro? Chiudo gli occhi, carte, ritagli, spruzzi di colore, quella figura, il calice, il vino versato, vigne e sole, un amplesso.
Mi mancano le forze, è temporaneo, climatico, ripetitivo e transitorio, forse...
Sento un malessere fisico, lo percepisco netto, viscerale, vorrei essere su una spiaggia, vorrei sentire l'odore del mare, vorrei raccogliere quei rami sbiancati dalla salsedine e dal tempo, vorrei varcare i confini, camminare per chilometri, lasciare la mente vagare e lo sguardo perdersi, non posso più restare qui, non ce la faccio, forse questa terra non è la mia terra, ma mi tiene legato, avvinghiato, odio e amore si intersecano e la risposta è sempre sbagliata, ho bisogno di andare, devo andare, lo spettacolo certamente sta per essere rappresentato in un altro luogo, e stavolta io davvero non vorrei perderlo, non credo ci saranno repliche. Non per me

22 ottobre 2008

Di slanci sopiti e nuove sculture


Odore di pioggia, piuttosto di strade bagnate, terra umida, l'odore della gomma per cancellare e della grafite, quell'odore stantio di refettorio e lei, Nunzia, tipico nome del nord... due metri di gambe, il camice rosa pallido, i capelli corti rossi, le fantasie di un ragazzino di dieci anni, come le fantasie che mi cullano in attesa del sonno, ed un'altra lei che viene sempre a trovarmi in sogno, un appuntamento non tanto involontario che mi sorprende nell'attesa, abilmente nel dormiveglia mi adopero perchè ciò accada, al risveglio non ricordo che tratti, piccole movenze, un abbraccio fuggevole le sue mani.
Al risveglio cerco tra le pieghe del ricordo, sarà che il sogno è stato positivo per quest'allegria che sento ed un nuovo entusiasmo, seppure con la voglia intatta di scappare via, ma con un solo numero non si va lontano, anzi non si va da nessuna parte, io mi rifletto nei suoi occhiali e medito.
Ho tirato giù le scatole, colme di vita passata, vissuta, ricalco gesta e intono melodie, una tira l'altra, incenso nell'aria, la mia cattedrale muta del ricordo, le foto si susseguono, sempre più sbiadite dal tempo.
Vorrei per una volta parlarle con tranquillità, magari mentre il mare corre veloce sotto di noi, magari mentre srotolo la carta crespa come le pieghe nel mio cuore.
Di più miti consigli, ma di qualcosa che già so, non è il caso che tu me lo ricordi, lascio che il vento scompigli gli ultimi capelli rimasti insieme ai miei pensieri.
La carta macerata ha perso le parole, nuova linfa e forma nel vortice di elementi, gesso, vinavil, olio di lino e segatura, inserti di metallo levigato e le urla del condannato.

20 ottobre 2008

Di attese e piccole altre cose


Spesso succede così, proprio quando ci si sente meglio, adesso aspetto, che di nuovi esami non ho punto voglia, che poi in questa maltrattata città non c'è di che e di chi fidarsi, un occhio magari distratto e una sentenza, ma già recita il de profundis qualcosa che grida nascosto, vorrei che così non fosse, che sempre quando qualcosa ci viene imposto dall'esterno non si possa accettare è cosa facile e normale, insopportabile visto che mi ero prefissato un termine, mi si dicesse almeno che tornerò a pedalare e coronare quel piccolo sogno americano.

Stavolta Woody non riesce a convincermi, lascio decantare, sedimentare, la mia amata Barcelona e i dialoghi serrati, folli poi non tanto, tra Javier e Penelope, altri ricordi, altre valigie.

Anch'io stretto in quella morsa e testimone non vedente, il ritmo sembra sorpassato ma travolgente, Ivano mi convince sempre.

24 settembre 2008

Eppure fino a un momento fa...

Si annuncia pioggia, posteggio non molto distante e zoppicando mi accingo all'ingresso, poche persone, penso di essere fortunato, il luogo lo conosco bene... gentilmente e un pò in sordina rispondo al vigilante che m'incalza, trauma distorsivo accidentale ginocchio sx... l'infermiera mi registra scrivendo pedissequamente, mi siedo ad aspettare.
Via via che il tempo scorre le figure si materializzano, a tratti arroganti come se fossero i più bisognosi, e dimentichi di codici colorati e priorità, a tratti rassegnati e mesti, la tizia che vomita dalla notte incessantemente, la ragazza che ha picchiato il ginocchio cadendo dal motorino, il ragazzo con la caviglia gonfia che chiede incredulo all'amico come sia successo, l'anziana signora con un forte dolore al costato, e il tipo che arriva quasi correndo tenendosi una mano insanguinata... chiamano ad un tratto il mio nome, sala uno... resto sulla porta sfilato velocemente da due fantasmi, un'infermiera dopo un pò mi si avvicina per sapere cosa aspetto? Verrebbe spontaneamente da rispondere "l'autobus"... recito brevemente l'inadeguatezza del sistema, il fatto di esser stato chiamato ma costretto ad aspettare ancora sulla porta... nel frattempo il "turno" prosegue e la fila davanti alla porta aumenta, ci fanno entrare in due, me e il ragazzo incredulo con la caviglia gonfia, pare ci siano similitudini tali da poterci refertare contemporaneamente... giuro di non aver mai visto in vita mia costui... nel frattempo nella sala si fionda un tipo con un sacchetto trasparente nelle mani, quasi urla, le abbiamo trovate, le abbiamo trovate, l'occhio cade sul sacchetto, diavolo, pezzi di dita, l'infermiera dice ma che è? Le dita del mio amico, (Dov'è la casa del mio amico?...) dove vado? ma non so, provi lì... dopo alcuni minuti è di nuovo lì stralunato ed avvilito, non era qui, no, ma allora dove? Ma guardi, l'infermiera, sempre lei, forse in chirurgia plastica... se è vero che in questi casi i pezzi di dita tranciati si debbano mettere subito sotto ghiaccio per evitare le necrosi, dubito, ahimè che all'amico abbiano potuto riattacarle... il medico, impassibile, gentilmente mi chiede di accomodarmi, un pò difficile nelle mie condizioni, l'infermiera di prima mi tasta il ginocchio e ripete le mie parole, ma si sbaglia e dice contusivo anzicchè distorsivo, la correggo tra l'indifferenza generale... radiografia, il tecnico è una donna che a malapena riesce a contenere la stanchezza e la noia di un lavoro ripetitivo, almeno questo è quello che percepisco... nuova attesa, la signora col dolore al costato è ancora lì, mi chiede se sono caduto, se mi hanno spinto, provo quasi vergogna ad affermare che no, è successo tutto giocando al calcio e da solo senza che nessun avversario ne sia responsabile... il cielo si apre, viene giù che pare di essere a Iguatzù, un'ambulanza a sirene spiegate, ma che ci sarà da spiegare se è talmente evidente? E continua a spiegare e spiegare, si è proprio incantata e non si può far nulla, dicono che sia l'acqua, a volte succede, la vecchietta mi chiede una mano per la macchinetta dei caffè, intanto le orecchie di tutti vanno in tilt. Sono già trascorse due ore, finalmente mi richiamano per l'esito finale, diagnosi e prognosi... per fortuna niente di rotto, dice il medico, fortuna perchè mi domando? Forse perchè non avrebbe posto per me? certo... terapia, ghiaccio, antinfiammatorio, protettore gastrico e sette giorni sette di prognosi, e se non dovessi trovare giovamento, allora... CTO dalle 8,00 alle 10,00 dal lunedì al venerdì... intanto l'infermiera di prima quasi sottovoce ripete che i mal di testa non accennano a diminuire, il medico ribatte in perfetto siciliano, "vabbè ci faciemu a TAC un ti scantari..." e lei chiede all'altro infermiere se dopo l'accompagnerà per far fare questa TAC alla suocera... aspetto che l'acqua torrenziale diventi semplice pioggia e sempre zoppicando mi avvio alla mia auto, ripenso al tipo e alle sue dita, spero davvero abbiano potuto rimediare, io, guarda un pò mi rammarico del fatto che non potrò giocare nè il venerdì nè il martedì prossimi... insensibile, incorregibile...

22 settembre 2008

Autunno



Persino il cavaliere parla di un piano B, che fosse al corrente anche lui? Autunno, prime piogge, canovaccio conosciuto che si ripete, sprazzi di luce sul cammino, si paventa un piano D, posto che del piano C se ne occuperà il principe... ma stavolta il piano D mi vedrà recitare in prima persona, cavalcare l'entusiasmo da solo, come un pesce fuor d'acqua, intanto proseguo nella cernita, tutti i libri, titoli che a volte ho smarrito nel tempo, Larobi rifugiata nella cioccolata scaccia i fantasmi del passato.
Alla fine circa ottanta titoli gridano vendetta, nelle pieghe della memoria di alcuni non v'è traccia, segnale chiaro, sperimenterò il nuovo, dopo un'accurata avanscoperta... raddoppio in settimana delle fatiche gratificanti, la pioggia taglia le gambe e la bici, unico rifugio la sfera.
Di ampie cuciture e trame e la fiammante macchinetta, adesso dormo coperto e non mi sveglio nella notte.
Il vino non era come credevo, vecchio del 2003, alcune bottiglie piangono, torbido e quasi imbevibile, non dirò niente, lascerò che le fogne si inebrino di più alti versamenti...
La carta dei giornali già prende a macerare, con un tocco di candeggina a lavar via la cronaca nera... tumulti e lamiere, pezzi contorti di metallo grideranno tutto il loro disappunto, il vecchiaccio vola alto, marine di nome e di fatto lo esaltano, mi chiama più volte mentre pesta sui tasti e cerca disperatamente di mettere in ordine i testi, colori e pennelli a nuova dimora attendono.
Continuo imperterrito a guardarmi intorno, si, è vero, ci sono eccome, ma più forte recita il messaggio di occhi sorridenti e la speranza di goderne.

16 settembre 2008

Dellerobi


Vivo un tempo incerto, folate di vento tra i pensieri, sprazzi di sole nei rimpianti, direi che la vita prosegue e anche se lo detesto, è il mio lavoro e per fortuna c'è sempre un dopo, Larobi mastica amaro, si agita, si dimena, ma non muove un passo, getta lo sguardo oltre la finestra, scivola tra i colli e per le valli, naviga, vola, liguria e mare, stupore, a tratti sgomento. Robi lascia che le lacrime righino il suo volto, Gab è lì, è tornato, il sorriso tra i capelli e una sola scarpa. Vorrei essere con loro quando saranno di nuovo insieme.
Toscana e i miei ricordi anche amari, Lombardia e strani amori dimenticati, Sicilia di eterni tormenti.
Larobi vive il preludio e poi scompare tra i flutti, nuota a perdifiato nell'insicurezza, bracciate e bracciate, statuaria mi osserva, lascia andare la mano sul fianco, si volta senza guardarsi indietro. Robi divaga del tempo, rossa in viso, detesta lo specchio ma è solo colpa degli altri, degli eventi, delle parole vaghe rimaste nel vento.

05 settembre 2008

Malinconia...


I violenti scrosci di pioggia, veri acquazzoni improvvisi, strade che diventano fiumi, e poi di colpo la quiete, il sole, quella calda umidità che tutto avvolge, l'odore della terra umida, i colori che si accendono, è questo quello di cui ho bisogno, tra lacrime e lamenti, dejà vu e tormenti.

24 agosto 2008

Il viaggio ricomincia


Fatica, fatica e sudore, pesto sui pedali, era da tempo, finalmente la bici mi osserva grata, qualche problemino lo denuncia il mio fondoschiena... i piedi, le gambe, ok, è il giorno della prima, qualche tentennamento, il solito timore per le auto intorno, l'integratore sparisce in fretta sotto il cocente sole, arranco nelle salite e poi giù a perdifiato, se avessi la forza non la mollerei, mi riposo tra sole e brezza marina, bruciacchio al sole, finisco l'acqua, Cris dorme e nessuno a salvarmi... rimonto in sella, provo un piacere che non so descrivere, mi fa sentire vivo, partecipe della natura, mi riapproprio del mio corpo, sento pulsare i muscoli nello sforzo, peccato il contachilometri regalo di Tata è andato, come sempre sibilanti vecchietti mi lasciano mordere la polvere, me gusta, rido tra me e me, mi sento bene, endorfine in circolo e voglia di ricominciare, questa si che è droga!

20 agosto 2008

Non c'era la brioche sul Titicaca



La vita sul Titicaca, le isole Uros galleggianti formate da canne Totora, gli Incas, gli indios Aymarà, circa 4000 m. sul livello del mare, tra Perù e Bolivia, acque azzurre, l'isola di Taquile... non so perchè il ricordo tocca proprio queste mete, l'estate va sgretolandosi, ho fatto un pò fatica, ma sono qui, nuovi propositi, nuove energie, forse...
Intanto gli esili girasoli sono andati per sempre, mi restano le foto... e lei tornerà a dividere la monotonia, recitare e andare, intentaremos otra vez, per nuovi orizzonti, nuovi entusiasmi, adesso è molto meglio che vada, la mia brioche col gelato mi aspetta.

09 agosto 2008

Yo solo se que nada se


Un'abitudine è un'abitudine, a volte ce ne sono di cattive, altre ripetitive e noiose, alcune indispensabili e altre ancora periodiche. Forse questa è una di quest'ultime, ma oggi è saltata, probabilmente salterà per tre settimane, perchè anche se lo facessi in solitaria andrebbe annoverato sotto un'altra voce.
Olimpiadi e guerre, maledetto petrolio, maledetto denaro, Robi con una spalla rotta, invoca aiuto, dice che è fuggita da quel manicomio, vorrebbe che la raggiungessi... non possiedo doti taumaturgiche...

06 agosto 2008

Il pacchetto nella maionese


Le immagini scorrono veloci, distrattamente distinguo pedate, la verde erba e le paventate orde, meno distrattamente intorno se dell'inglese che non mastico e le patate fritte, di vedere ancora vedo, è di non sentire che non mi rendo conto, conto che peraltro non mi è dato di saldare, muti gesti che di lì a poco e nel tumulto e volteggiare del pacchetto familiare e ormai lontano di un ricco sbuffo nella maionese, che vi si possano posar le mani, il viso o chissà quale fantasia, e il miele al tavolino, il rosso di un gran vino, che sia soltanto birra e non funzioni? Que edad, que edad parrebbe del Marocco, o forse Messina e il suo pesce stocco, granita e cremolata, quando l'ho dimenticata?
Respirerò l'odore, sentirò l'adrenalina, calca, tumulto, code, sudore... e andrò via, senza voltarmi, con la voglia di partire anch'io, todavia en la oficina, dentro de pocas horas.

30 luglio 2008

Il piano B


Ci si guarda intorno, silenziosi, la gente ride, beve, fuma, sono trascorsi due mesi o forse più, il piano A è bello che andato, alti, bassi, in definitiva niente, particolari a un tempo certi e insignificanti, diciamocelo, non ha funzionato. Dopo l'abbrivio iniziale, l'euforia e l'entusiasmo, la quiete, rimestare a vuoto, riconsiderare i passaggi, analizzare il fallimento, fallimento?? Diavolo, ma in questo frangente Carr ha dato il suo notevole contributo e poi sentori di more e tannini, e letture e riflessi e specchi, sudori, colori, anniversari e concorsi vari, cristalli e birre, e il vino?

Ma non è questo il punto, continuo a tergiversare, chi lo dice che intorno è pieno zeppo e sono io che non so vedere?

In verità preferirei ciondolare per altri lidi, sudare di un altro sole, polvere e sassi sotto un altro cielo, mi toccherà di dita trafficare sulla tastiera, di obiettivi non risolti che guardano ad altri, stringere i denti, aspettare che passi.

Sono giorni che mi si chiede conto e ragione dell'alternativa, bozze, schizzi, e un'esecutivo, arranco, farfuglio, mastico amaro, ho puntato tutto sul piano A, l'alternativa non era nelle mie corde, diciamolo, non esiste il piano B, non l'ho mai redatto, non l'ho mai preso in considerazione fino in fondo, arranco, farfuglio, rimastico amaro, porca miseria, ho toppato, avrei dovuto occuparmene, non foss'altro per manifestare l'impegno, la fiducia, e il crederci.

E adesso? Brrrr..... cupi segnali, di cellulari lampeggianti e schiene roboanti... ok, ok, ho ancora un mese davanti, dopotutto che ci vuole? E se?.... ma, forse... si lo so anche il destino ha la sua influenza... e se non sapessi dove mi trovo? se non fossi in grado di decodificare i segnali? Oh merda! Allora dovrei rivolgermi a degli esperti... devo soltanto concentrarmi, la differenza di temperatura mi coglie impreparato, saranno almeno cinque gradi in meno, il vento leggero mi ridesta, asciuga il mio sudore, l'odore di stallatico mi colpisce e inevitabilmente mi regala un altro sogno, sviscero i ricordi, le malinconie, ma non ho tempo, il tempo non mi aspetta, le mani febbrilmente percorrono la tastiera, sento che l'istinto prevale, ecco, le prime immagini, le prime parole, piano B... nel frattempo il girasole mostra al mondo i suoi forti petali gialli, diavolo, come me la godo.

22 luglio 2008

I miei lontani giorni del vino e le rose


Sole caldo, alto nel cielo, terre arse, brucianti di sterpaglie e canne piegate al greve torrente, i cespugli di rose, filari di viti a perdita d’occhio, mi sembra di vedere le camicie rosse, grondanti sudore, gli schioppi levati al cielo, si ode un grido lontano, la valle ora deserta rimanda echi di battaglia, gli uomini a spallate entrano nella buia cantina dove l’odore acre del mosto è dominante, le grandi botti recitano litanie di giorni andati, il vino prende a scorrere a fiumi, un po’ torbido, intenso, sapore di fichi e melograni, la mia mano tremante e le rose sciupate dal vento, mi distendo all’ombra, palpitante, lì dove i tini vengono svuotati, carni lacere e sangue, la schiena piegata, le ore che scorrono e la sera che giunge liberatoria, piangere in silenzio sotto la luna pensando alla prossima giornata di duro lavoro, la sua voce mi giunge in lontananza, mi volto ad osservare il suo viso, i contorni sfumati e una triste malinconia mi pervade, il timpano ricalca le immagini di vita quotidiana, le colonne si ergono come cavalieri indomiti, conto i metri che separano le une dalle altre, il vento mi trascina in un vortice di ricordi, rincorro trepidante e un dolore acuto, sotto le gialle foglie la testolina di bimbo e i riccioli biondi, quel graffio al naso e si apre al sorriso, quasi perde conoscenza, senza fiato e il mio terrore, il pianto liberatorio, le lacrime disperate della madre, poi di nuovo il sorriso, il gioco.
Sudore alla pelle, l’acqua salata si porta via la stanchezza, disteso sulle pietre rotonde rubo gli ultimi raggi di sole, il rizzaio è una saetta, un lampo nel cielo, ricade, si chiude colmo di prede, braci e luna, il giusto compenso per le schiene spezzate le mani doloranti.
Gli anni passati e tornare in quei luoghi, polvere, ruggine, i tini spaccati, lo Sparacio osserva imponente, silenzio nella valle, pomodori e qualche lattuga, la piscina, qualche grappolo d’uva, le crepe del tempo, un’etichetta consunta e lacera a futura memoria, chiudo gli occhi, accarezzo una botte, l’odore del legno un tempo impregnato nel vino, si sfalda il ricordo, cede il terreno ai miei piedi, groppo alla gola, non proverò mai più quelle sensazioni, non godrò più di quel nettare antico e genuino, tutto perduto, tutto andato, il calice resterà vuoto, le rose appassite, il melograno estirpato.

20 luglio 2008

Girasoli...


Cerco di concentrarmi sulle cose più sensate, non abbocco, lascio che le parole scivolino, non mi piace il sarcasmo inutile, oltretutto ognuno ha i suoi punti di vista, spesso ci si può sbagliare, ritengo che in questo caso l'errore sia molto evidente, ma tant'è, c'è sempre stato questo tipo di atteggiamento nei miei confronti, è proprio per questo che non suscitano in me troppa simpatia compagnie delle quali alla fine faccio molto facilmente a meno...
Il sole ha lasciato le sue traccie sul mio volto, vago sentore di bruciato... il mare si rivela in tutta la sua bellezza proprio quando giunge il momento di andare via, lo contemplo dall'alto, troppe barche...
Oggi è un bellissimo giorno, il primo girasole è venuto alla luce, ne seguiranno altri a giudicare dalle tante piccole corolle, probabilmente è anche vero, leggo anche libri di minor spessore, ma saranno anche affari miei...
poi quando non te l'aspetti il dialogo prende forme impensate, avviene il confronto su temi che tu conosci ed altri no.
Guidare nella notte con l'aria fresca che entra dai finestrini e la musica a volume alto, le auto scorrono via veloci, perdersi nei propri pensieri, come sempre non ho tralasciato il canonico approvvigionamento d'acqua alla sorgente di Baida, strapperò l'ennesimo sorriso beffardo...
i regali sono stati azzeccati, Masha martellerà sulle percussioni mandando tutti in tilt... Totò appare soddisfatto, fingo di non sentire il salace commento di qualcuno vicino capace sempre di provocare anche a sproposito, non mi meraviglio...
Ho dissetato le piante attanagliate dalla calura estiva e contemplo la mia creatura con orgoglio e soddisfazione, il concorso l'ha vinto un siciliano, mi fa molto piacere.
L'unico commento degno di nota alla fine è la solita ed unica verità, "la vita è una sola".

18 luglio 2008

Elucubrazioni ad un tavolino


(Florencia Menéndez - Argentina)

Il Falanghina beneventano dovrebbe accompagnarsi con frutti di mare e crostacei, niente di tutto questo, pilucco le mie noccioline, a stomaco vuoto gli effetti di qualsiasi vino non sarebbero che deleteri... mi ostino a non credere che lei possa "stimarmi"... ma molto spesso ci si sbaglia anche sulle cose più futili. Mi ostino a respingere l'assioma finale: "cambio vita, mi innamoro, ......., muoio, non foss'altro per il muoio conclusivo, non metto in dubbio che questo sia alla fine ciò che tocca a tutti noi, ma se non altro tra ........ e muoio, potrebbero esserci svariati altri avvenimenti, "perchè la vita è incontrarsi e illuminare il buio e la vita è scontrarsi magari sotto il sole dove si incontrano donne sulle biciclette con il vento contro che gli scopre le orecchie"...
Anita Desai, Chiara luce del giorno, la vecchia Delhi, due sorelle, India, il vialetto delle rose...
54 e 3, 40 e 46, 49 e 28, numeri da giocare al lotto, se non fosse un richiamo alla realtà, per chi non conosce la stabilità di una famiglia, per chi vive nella precarietà, l'insostenibile gioco perverso della ripetitività.
Scegliere, cercare di non sbagliare, evitare la banalità, e comunque regalare qualcosa che piaccia, ci proveremo, l'idea di partenza mi sembra abbastanza buona e come al solito non l'ho avuta io, un abbraccio fraterno a chi in queste ore attraversa bui scenari.
Un plauso a chi tra mille difficoltà perpetua la speranza nel tempo, pezzi di tuma persa si fondono nel mio intestino tra noccioline e patatine, ciao Bian, ciao Marcello Valentino e ciao Silvia e ciao a tutti gli altri che ostinatamente ci credono ancora, avrete sempre tutta la mia ammirazione.

Gli anni volano via


E' solo perchè qualcuno me lo ha chiesto, e prima o poi doveva accadere, così mi sono deciso ed ecco le foto della mia risicata produzione... se non fossi così pigro, se avessi più spazio, se trovassi l'energia, se se se se...

08 luglio 2008

Non adesso, adesso voglio soltanto guardare


Avremo tempo per le parole, ci sarà modo di confrontarsi, adesso no, lasciami contemplare il mare, la sua forza, il suo mistero. A volte in certe serate invernali ne ascolto il rumore, quel fragore che incute timore e mi costringe a pensare, le braccia tese nello sforzo di un ragazzino, di sole bruciata la pelle e un leggero sudore, trenta o quaranta metri più in là un sudore gemello, di braccia più forti e d'infinita tenerezza, tiriamo ansimanti nella medesima direzione e il sole quasi scompare all'orizzonte, tentenno, vacillo, eppure conosco il fondale, giorni e giorni sempre uguale, è la sorpresa, nei miei come nei suoi occhi e senza dire parole continuiamo a tirare, soltanto per un attimo la tentazione di mollare, un brivido nella mia giovane schiena, e quel battito come d'ali e il volo radente, la paura già svanita e l'amarezza della ricca preda sfumata, il giro della morte, la morte in fondo al sacco, alghe, gamberetti e piccoli polpi, e poi tanti fratelli di non so quanti padri.
Il vino freddo lentamente calma l'arsura e un leggero tepore mi pervade, stretto nella mia maglia mi volto ancora ad osservare il mare, rivedo i suoi occhi specchiarsi nei miei, lui è andato via da tempo, portandosi via anche la mia voglia di pescare.

06 luglio 2008

Di qualcosa perduto...


Sono seduto in fondo al corridoio, sopra di me una finestra, osservo il cielo limpido, luminoso, sto scrivendo una cartolina a chi non dovrei più, a chi non avrei forse mai dovuto, è l'ultimo giorno dell'anno qui a Chiloè, come anche in Italia, con la sola differenza di quattro ore, le sensazioni si ripetono nel tempo, e adesso sono un ragazzino che insegue galline schivando i rami bassi degli alberi di limone, il profumo è intenso, io corro a perdifiato ma loro sono più brave di me, guardo il mare di fronte a me, piatto, immobile, così sembra, il sole caldo, forte, imperla la mia pelle di sudore, poco più in là lei mi osserva muta, da tempo non ci sono più parole, ci trasciniamo stancamente, in attesa di chi riesca a spiccare il volo.
Il proiettore mi appare come una macchina immensa, le pizze gigantesche sono appoggiate lì in fondo al muro, lentamente tutto prende forma, si spengono le luci e un'intenso fascio di luci colorate pervade la notte, colpisce l'immenso telo posto di fronte e le luci diventano forme, le forme parole, mentre tutto intorno a me svanisce, e mi ritrovo solo, gli echi degli spari si perdono nella campagna, mani e bocche unite nella calura estiva tra le auto posteggiate ed io con occhi di ragazzino smarrito ed i primi desideri.
Quell'accusa e la penna lanciata sul vetro che ci separa, sono l'ultimo atto di una commedia già scritta e ripetuta nel tempo, il tempo non ti aspetta, ed anni dopo un sogno che agita altre verità e la necessità di sentire ancora la voce, guardarla negli occhi.
I profumi, gli odori, i sapori, le sensazioni che in alcuni particolari momenti ti fanno rivivere il passato con uno struggente trasporto e la consapevolezza di qualcosa perduto.

05 luglio 2008

Magda Szabò

La scrittura non è un padrone condiscendente, le frasi, se restano interrotte, non ritrovano più la completezza dell'armonia originaria, nella nuova stesura la volta del testo risulta indebolita, la stabilità complessiva è più precaria.
(La porta - Einaudi)

28 giugno 2008

L'ultimo viaggio...



Non riesco ancora a crederci, comprati ormai nel lontano 2000, compagni fedeli di tanti viaggi, instancabili, pronti, decisi, mi hanno abbandonato! Sigh, pagati in lire sudate, "tecnici" per antonomasia, affidabili, sicuri, li osservo sfaldarsi senza possibilità alcuna di porvi rimedio, sorpresissimo già al bar che qualche pezzetto cominciasse a mollarsi... via via un crescendo e per di più nel giorno designato per una breve escursione alla riserva orientata dello "Zingaro"... lungo il sentiero la prima a cedere la suola sinistra, portata in mano come un trofeo sino a quasi la metà del percorso quando si schiantava anche la destra!! Tra la suola andata e la parte di appoggio del piede una mescola indefinita prende a disintegrarsi, vari pezzi restano sul selciato mentre io imperterrito proseguo nel mio cammino... arrivo alla spiaggia praticamente soltanto con la parte superiore integra e inutilizzabile, ma è fatta, mi distendo al sole in preda alla rabbia e riaffiora alla mente un sogno di bambino che ripetuto nel tempo ossessionava i miei risvegli, all'età di 4 o 5 anni, in un periodo in cui era d'abitudine recarsi dal fotografo per immortalare il compleanno con tanto di enorme torta in bella vista (conservo alcune di quelle foto), ma nel terribile sogno mio padre inspiegabilmente andava via lasciandomi dal fotografo, solo e a piedi scalzi!! Non ho mai capito il significato, a prescindere dal fatto che mai mio padre avrebbe potuto tenere un comportamento simile.


L'acqua fresca mi conforta dopo l'esposizione prolungata al sole cocente delle due del pomeriggio e lava via la rabbia per i sandali, è vero c'è un ritorno da affrontare e a piedi nudi, alla fine riesco abbastanza agevolmente a camminare lungo il sentiero a ritroso e giungere all'auto con i piedi ancora integri, chissà, forse a distanza di tanti anni anche quell'incubo sarà sfatato...

27 giugno 2008

Guatemala, luglio/agosto 2000


Claudia sorride dietro la macchina del caffè, sorride ricordando i suoi trascorsi italiani, sorride ascoltando la musica classica che pervade il suo "Cafè Opera" di Antigua, sorride come quegli italiani che hanno trovato il coraggio e la determinazione di andarsene...
Le oche sono sbucate dal nulla, procedono in fila indiana attraversando tutto l'arenile, ad una ad una si tuffano nel lago, devo ancora digerire il platano fritto con i fagioli neri, mentre le immagini forti di Tikal e Uaxactun non mi abbandonano, sento tutta la forza e la presenza dei Maya intorno a me.
Il tipo rasta mi chiama amico e mi offre del fumo, alcune donne dopo aver strizzato i panni si spogliano e si lavano nel lavatoio pubblico incuranti degli sguardi, Livingston porto fluviale e marittimo dove tutti sembrano giamaicani e parlano inglese, come inglese è la lingua della ragazza che mi porta da mangiare in questo hotel di Belize city, mar dei caraibi, un autentico flash dopo lo spagnolo guatemalteco e onduregno, il Cayo Caulker è una piccola striscia di terra, l'occasione per un incontro ravvicinato con barriera corallina, squali e razze.
L'epidemia di dengue ci costringe a saltare Quetzaltenango, sul lago Atitlan scende una fitta nebbia procediamo lentamente mentre la notte scende e le ragazze litigano, tripudio di colori, fiumi di gente, improvvisa pioggia scrosciante e sole accecante, Chichicastenango si offre a noi in tutta la sua bellezza e semplicità.
Gli operatori del comune tagliano l'erba dai bordi delle strade con il solo ausilio di piccole roncole, quando ripassiamo la sera tardi loro sono ancora lì curvi sulla schiena, un vecchio carico all'inverosimile ci chiede un passaggio, l'avevo osservato da lontano, portava le sue cose per una decina di metri e tornava indietro a prendere il resto e avanti così per chissà quanto tempo, le quattro valigie che mio padre portava con sè, in treno, e a tutte le stazioni si ripeteva la scena, come quella del vecchio a Tikal, mi sorprendo quando alla fine vuole pagarmi per averlo portato con noi, riesco a convincerlo che non prenderò i suoi soldi, lo guardo andar via e mi riconcilio col mondo.

24 giugno 2008

Messico e nuvole...


Il militare mi sveglia con un gesto brusco, mi punta il fucile, es suya una maleta azul? Faccio fatica a connettere, riesco a rispondere che no, no tengo una maleta azul, tengo uno "zaino" azul, il militare strabuzza gli occhi e ripete quasi ossessivamente "zzzaino"????? In quel momento concitato non mi sovviene che zaino in spagnolo si pronuncia mochila, per mia fortuna aiutandomi a gesti afferra il significato e scende dal pullman portandosi via due tipi dall'aria losca che avevo già inquadrato all'inizio del viaggio, avrei potuto far loro compagnia, per una volta forse la sorte non mi è avversa...
fumo nel silenzio della notte mentre osservo il cielo terso e stellato, Messico, il mio Messico, dobbiamo all'autista suppongo l'intervento dei militari, la pausa ristoratrice nella notte probabilmente è stata una manovra per facilitarlo...
Holbox è un flash, spiagge bianchissime e deserte, acque fresche e limpide, unico neo forse le fastidiose mosche. L'ex ferroviere genovese sembra un ragazzino, sorride felice, qui ha trovato la sua reale dimensione, non ha perso la proverbiale tirchieria, quando gli chiedo un pò di olio per cucinare un piatto di pasta dopo un mese di cibi esclusivamente messicani mi risponde che ne ha pochissimo e ad uso esclusivo del figlio piccolo... guarda caso la sua locanda è la più cara di tutta l'isola...
Il caldo afoso di Merida si appiccica alla pelle, il coriandolo fresco nel cocktail di scampi a Veracruz quasi mi uccide, Chichén Itzà, Palenque, Teotihuacan, Xochimillo, il Cañon del Sumidero, Valladolid, Villahermosa, San Cristobal de las Casas, Chiapas, Yucatan, San Miguel de Allende, San Luis Potosì, Oaxaca, Zacatecas...
Stravaccato sul polveroso bordo di una strada deserta, circondata dal verde, mi godo un'altra sigaretta, percepisco i primi tuoni in lontananza, il vento sale, i primi bagliori, le nubi si addensano sempre più nere e minacciose, le prime gocce in contemporanea con l'arrivo di un pullman che più sgangherato non si può, ma non abbiamo alternative, lo prendiamo, Messico e nuvole...

16 giugno 2008

La normale dimensione del tempo


I tipici odori da spiaggia mi colgono assopito, riconosco il solare misto a sudori e vapori, la mente vaga e i ricordi mi pressano, Grecia, isole, mare, sole, caldo, perchè ostinarsi a congiungere le cose, gli avvenimenti, i fatti, un amore perduto, un amore trovato, l'amico che ti cerca soltanto nel momento del bisogno, il bisogno associato alla paura, girare le spalle è un attimo, altri orizzonti, altre verità. Le disperazioni sono tutte uguali e tutte diverse, grande banalità della verità, perchè succede di non accorgersi, a volte davvero mai in tutta la vita, dei propri limiti? Com'è possibile che un'esigenza la quale inevitabilmente non può dipendere soltanto dal nostro volere, diventa pressante, insistente, necessaria, imprescindibile? Il vento caldo di scirocco molesta le mie piante, il tentativo di girasoli ripetuto nel tempo, il pressante richiamo del viaggio resterà inascoltato, altri viaggi verranno, nulla escluso.
Calpesto ancora con orgoglio e capacità l'erbetta sintetica, attendo la cifra tonda, il giro di boa e l'addio definitivo, conservo i postumi e gli inestetismi della botta ad un occhio, alcuni mi evitano impressionati credo, mirabile effetto, gongolo... Mammolo, Pisolo, Cucciolo, Eolo, Brontolo, Dotto (lo) dove sei Barney?
Come si può davvero credere di tenere nelle proprie mani il destino, la sorte, di altri? Lui persegue nella convinzione di essere nel giusto, non ha mai avuto la capacità dell'ascolto, riconosce soltanto i bisogni primari e a quelli si è sempre adattato, come un animale, blaterando di onore e doveri, lealtà e cameratismo, orrore a perdita d'occhio... "ci sono solo due modi per fare le cose, quello giusto e quello alla mia maniera, e sono la stessa cosa".
Presunzione, ignoranza, mancanza d'umiltà, non voglio scriverne e non lo farò, sono già stanco e non ho bisogno di trovare un senso, l'ho già trovato.

16 maggio 2008

Un viaggio insolito...

Mi decido a postare la ricetta del cous cous in onore di Bian, lo faccio qui in maniera che altri possano leggere e cimentarsi se vogliono, premetto, non sono un cuoco, amo cucinare, ma molto di più dipingere... questa ricetta è il frutto di incroci, segreti carpiti, clamori annunciati, traguardi desiderati, fragorosi fallimenti, prove, mescolanze, amori, sapori, odori e perchè no anche trionfi...
Ero terrorizzato all'idea di "incocciare" la semola... pazienza, attenzione, musica in sottofondo ed è iniziata la danza, in realtà è più semplice di quanto si pensi, almeno questa è la mia convinzione... cerco di spiegarlo come meglio posso, pubblico a lato delle foto realmente pessime, purtroppo un problema sulla messa a fuoco automatica del quale non mi ero accorto le ha rese pressocchè inutilizzabili, le lascio soltanto per dare un'idea... non rilascio nè ingredienti nè dosi, sia per la poca dimestichezza, sia perchè generalmente lascio fare alla fantasia, all'intuito e al numero dei commensali.
"Incocciamento"


Procuratevi intanto la semola appropriata, la migliore credo si trovi a Marsala, io spesso uso una semola che trovo a Palermo, Oddo di Valderice, mi sembra ottima.
Incocciare non vuol dire altro che far aggregare tra loro 4 o 5 grani di semola.
Diviso un kg. di semola in cinque mucchi, si comincia spianando un mucchio alla volta su un tavolo, bagnando a pioggia con acqua salata, manipolando con il palmo della mano aggregando i grani, questa è un'operazione che via via diventerà naturale, sentirete sotto il palmo i grani ingrossarsi, avendo cura di non inzuppare con troppa acqua, procedete con gli altri mucchi di semola e poi riunite il tutto in una grande ciotola e sgranate con l'aiuto di una forchetta per evitare grossi grumi.
Mescolate alla semola ottenuta Olio evo, sale, pepe, peperoncino, prezzemolo tritato e cipolla a fette, per le dosi reitero quanto già detto.
A questo punto la semola va cotta al vapore con la classica cuscussiera (non ho la più pallida idea se il termine sia esatto) la quale va posta su una pentola in cui metterete oltre l'acqua, le teste dei pesci che userete per il brodo, patate, carote ed altre eventuali verdure e aromi a vostro piacimento, per quello mi sento di consigliare la visione anche di altre ricette e trarne spunto... la giuntura tra la cuscussiera e la pentola sottostante va "sigillata" con una pasta di farina e acqua per evitare la fuoriuscita di vapore, la cuscussiera va coperta con un panno e si procede alla cottura da un'ora ad un'ora e mezza.
Brodo di pesce

Per ogni chilo di cous cous occorreranno circa tre litri di brodo, procedendo dal classico soffritto di aglio, cipolla, carote, sedano e prezzemolo quindi polpa di pomodoro, aggiungete infine il pesce e l'acqua, per quanto riguarda il tipo di pesce ci si può sbizzarrire nella scelta anche considerando il periodo e il tipo di pesce che si trova in commercio, orientativamente direi che sono ottime la cernia compresa di testa, scorfani, orate, cozze, coccio (gallinella di mare) di almeno mezzo chilo ecc... filtrate il brodo ottenuto e mettete il pesce da parte.

Gamberi e Calamari
Con le code dei gamberi e i calamari a tocchetti realizzate un soffritto con aglio, polpa di pomodoro, prezzemolo, il tutto sfumato con vino bianco, da aggiungere poi al cous cous pronto.
Fumetto
Con le teste dei gamberi realizzate un fumetto di pesce che una volta filtrato andrà in parte aggiunto alla semola, in parte usato per sciogliere la salsa Harissa da usare come eventuale condimento per rendere più piccante il cous cous.
Pesto
Con basilico, prezzemolo, aglio, cipolla, olio evo e mandorle tostate, realizzate un battuto diluito con brodo di pesce, anche questo da unire successivamente al cous cous.

Verdure di contorno
Tagliate a julienne, melanzane, peperoni e zucchine genovesi, saltatele in padella con aglio e olio evo e poco sale, lasciate appassire e utilizzate da contorno al cous cous.

A cottura ultimata trasferite il cous cous in una grande ciotola e coprite con due terzi del brodo di pesce ancora bollente, lasciate riposare almeno mezzora preferibilmente coperto con un panno di lana, incorporate il pesce a pezzetti precedentemente pulito di tutte le spine (questa è davvero une bella faticaccia anche se tutto dipende dalle quantità di pesce utilizzato...) aggiungete il fumetto, i gamberi ed i calamari, il pesto.
A tavola avrete cura di servire a parte le verdure e la salsa Harissa per chi volesse rendere ancora più piccante la propria porzione... ed una ciotola con il restante brodo caldo da aggiungere a piacere nei singoli piatti. Vi assicuro che il risultato è assolutamente esaltante, non credo ci si trovi di fronte ad una ricetta originale, ma semmai alla risultante di varie combinazioni diverse, sarà la vostra passione per la cucina e la vostra abilità a indicarvi varianti, tempi e quant'altro.
Spero di non aver tralasciato niente, in caso di dubbi, incertezze o richiesta di ulteriori delucidazioni, parliamone... un saluto a Bian.

13 maggio 2008

Milano, primo maggio ultimo viaggio...


Un sentore di amarezza, a volte costruiamo castelli sulla sabbia, a volte semplicemente nascondiamo a noi stessi la verità. Milano, afosa e irriverente nel suo indiscusso fascino, ponti vacanzieri troppo lunghi... rimpiango quasi lo spago sulla mia valigia e "noio volevàn savoir"...
Il domino trascinato sino alla madrugada confonde gli animi, la trasposizione su tavolo dell'immagine di amicizia impenetrabile e immarcescibile, rovina per le terre e come d'incanto tra la chianina e questo pessimo vino che sa di cloro, se il cavallante fosse stato al suo posto nei giorni indicati, probabilmente ci saremmo risparmiati il palato...
Intolleranza, poca pazienza, e non ultima la tirchieria, le solite giustificazioni stavolta suonano stonate, si fa strada in me il rifiuto, non riesco più ad accettarlo, men che mai considerando la generosità di chi ricco non è affatto se non d'animo e di sentimenti, è parte del gioco, il gioco terribile e affascinante della vita, non provo rabbia, delusione si, ho lottato con me stesso fino alla fine, negando persino l'evidenza, un'altra volta ancora qualcosa che si spezza...
Muji, Bacon e Feltrinelli, le considerazioni lasciano il tempo che trovano, ci guardiamo un pò smarriti, bus, metro e ancora bus, Linate, senso di sperdimento, forse avremo modo di riparlarne, forse di dimenticare, il professore non merita tutto questo, il maestro non è stato all'altezza, scompare in me la voglia di giustificare i suoi errori, un senso di stanchezza prevale su tutto, forte in me la consapevolezza del sentimento di amicizia... quel sorriso che ci unisce mentre commentiamo, è la risposta...
Un sentito ringraziamento alle ferrovie dello stato, nella fattispecie di Palermo, la metro dall'aeroporto parte in perfetto orario, meno perfetto il meccanismo di apertura automatica delle porte, tra l'altro il solerte capotreno che ci ha controllato i biglietti alla partenza avrebbe potuto anche avvisarci... le porte non si aprono, neanche con il pulsante, tentiamo una inutile corsa al vagone successivo anche lì porte bloccate, damn... salta la nostra fermata, ci tocca scendere alla successiva e tornare indietro, per far prima decidiamo per un autobus... alle 15:00 circa della domenica non ci sono molte corse, lo verifichiamo a nostre spese, ma tant'è camminare fa solo bene, grazie anche all'AMAT...

29 aprile 2008

L'amarezza per i viaggi troncati...

Alonso Chisciano e le sue confessioni, la morte è soltanto un mare..., lei mi comunica le ultime sulla sorella, niente di buono all'orizzonte, strascichi e risvolti forse inattesi, mi faccio carico dei dolori altrui, mi trascino, la primavera, malinconie, tristezze, le solitudini degli altri e la mia, le lacrime facili sintomo di depressioni in agguato, gli occhi tristi del cane che mi osserva implorante e anche stavolta chiuderò la porta alle mie spalle lasciandolo solo, il desiderio di spostarsi, cambiare scenari, attori e astanti, la necessità di rinnovarsi, nuovi entusiasmi, smetterla di leggere la vita passata, i giorni andati, i giorni mancati, i volti smarriti, rimpianti e rimorsi, è questo angosciante groppo avvolto di sensazioni e momenti, di profumi e colori, di realtà vissute che tornano pressanti, di scomparse e di virate decise, il senso della morte, della non appartenenza, lo sperdimento, la frustrazione, la negazione, il non essere più riconosciuto nè riconoscibile, è perdere un riferimento, sbandamento, paura, ma davvero io ho visto l'amore?
Il maestro ci aspetta, staremo insieme quattro giorni, col professore che sembra scomparso, Vietnam e Rosae, Milano, il Venezuela sbiadisce, e il piccolo ha di colpo mutato la sua vita, il tempo volge al bello, finalmente ho cambiato gli specchietti e cerco di schivare gli infidi piccioni.

02 aprile 2008

Non è mai abbastanza


La bottiglia, ormai privata del suo prezioso contenuto, si concede immobile a futura memoria, sento ancora il sapore al palato, forte, deciso e al tempo stesso vellutato e denso di frutti di bosco, così lo percepisco io, perso nel suo colore, rigiro il calice tra le mani, osservo controluce, il profumo avvolgente permea lo spazio e le narici, timida preda di infinite sensazioni, quattro mesi di gestazione, di attese, di aspettative, emozioni, l'abbinamento col cibo giusto e la ricchezza dei commensali, il medaglione di filetto e la medaglia al Rosae, il maestro pontifica e discerne, il professore non molla mai il bicchiere, io mi gusto la scena e il mio Mnemosis. Il piacere dell'istante e il ripetersi nel tempo disperato della dissolvenza, serberò il ricordo, dimenticherò, sarà inevitabile viaggiare.
Muti segni fendono l'aria, pioggia sullo sfondo e su quelli che sembrano occhiali, ho un compito da eseguire, ho messo da parte le sigarette, già mi vedo respirare meglio, riverso l'ansia sulla cioccolata e sento una nuova energia, primavera, crema gialla, panna e fragoline, un classico di tutti i miei compleanni. Il maestro mi ha mandato qualcosa, il tempo ritrovato, la fine della fuga, le vocali che in seconda battuta si alternano e del bisogno atteso e invano.
Adesso è tempo d'imbrunire.

17 marzo 2008

Tre amici, colori e scirocco

E' vero, è giusto, bisogna darsi delle scadenze precise, altrimenti ci sono cose che non concluderemo mai. Ci provo, mi prefiggo finali già scritti, ma l'imponderabile è sempre in agguato, dimenticare il passato, non considerare il futuro, vivere il presente. Il presente, la quotidianità, il ripetere ossessivo azioni già conosciute, districarsi abilmente nella fitta vegetazione della burocrazia già sarebbe un traguardo. Massimo è già ripartito, vive il suo disagio con la dignità che lo contraddistingue, abbiamo riso insieme, bevuto, mangiato, delirato, la lontananza ci divide la profonda amicizia ci lega. Agustìn arriverà domani, il professore attende febbrilmente il maestro, percorsi simili tra noi e la possibilità di parlarne insieme adesso, qualche giorno a confrontarsi, a smoccolare, fumare, bere, mangiare, goliardicamente e non.
Tre diverse modalità, un unico comune denominatore, percorsi a volte opposti e esperienze differenti, risultanti inaspettate e a tratti convergenti per singoli episodi.
Do una lustratina veloce alla casa, ho riposto i colori ad olio ma resta nell'aria il profumo tipico, man mano che l'olio si asciuga modifica l'aspetto e svanisce l'odore, sento pressante l'urgenza del definire, mi manca poco, la manualità ritrovata mi regala decisione e le idee prendono forma.
Chissà se ci sarà ancora un domino a rallegrarci o sentiremo tutto il peso della pasqua, forse riusciremo ad andare al cinema noi tre, forse riusciremo a dire il non detto, forse nutriremo stomaco e cervello. L'immagine nitida del deserto di Atacama mi riporta indietro negli anni, ancora una volta, seduto sul crinale guardando ora a nord ora a sud, il sole che arroventa e che lasciando la cordigliera prosegue il suo cammino verso il mare, il rituale ancestrale dell'unica rosa e di quell'unico giorno, lei che mi dice grazie stizzita nel suo italiano stentato e va via voltandomi le spalle negandomi per sempre la possibilità di conoscerla, la casualità, l'orgoglio, la timidezza, la paura, se siente se siente Allende es presente, la Moneda, la Serena, Puerto Montt, l'isola di Chiloe, quell'uomo che ci noleggia la sua auto e scopriamo nascondere le foto del Pinocho dittatore, Agustìn è tornato da poco dal Cile, un viaggio diverso, una fuga e un pentimento, la voglia di ripartire, un altro pentimento, i suoi 63 anni contro i miei 49 e i 46 di Peppe, vite a confronto, immagini sbiadite, racconti, è vero le esperienze degli altri non servono mai, ma è così confortante ascoltare la vita di un altro, alcuni nascondono dolori, alcuni decantano le gioie, diversità che accomunano tutti, nessuna terra è diversa, i colori arricchiscono, le lingue offrono musicalità diverse, siamo tutti uguali e tutti diversi, la giustizia non è di questo mondo e per quel che mi riguarda di nessun altro, guardo distrattamente le immagini che scorrono, infimo film pessimi attori, non riesco nemmeno a ricordare il titolo, soddisfo la mia golosità fagocitando quel che resta della splendida bavarese alla gelatina di mandarino, pesto i tasti, fumo l'ultima sigaretta, e non sono ancora condannato, un insolito scirocco imperversa e molesta le mie piante, sento le mani impazienti e gli occhi avidi, quando qualcosa prende forma, al di là delle ovvie insoddisfazioni parziali, riesci a gonfiare il petto, il respiro si fa profondo non vedi l'ora di svegliarti per dare il buongiorno alla tua creatura, aspetti che prenda posto tra le tue cose, attendi di annoverarla tra le tue preferite, ma non ci si accontenta mai, ed è normale, è giusto che sia così, la ricerca continua, le scoperte si perpetuano, ti rigeneri, ti riempi, finalmente ti senti di nuovo vivo.

12 marzo 2008

Quel suggestivo viaggio nei ricordi mentre ascolto la mia musica

I fichi d'india di Zacatecas, l'odore della campagna, sudore sulla pelle, sole e mandarini rubati, l'odore intenso, penetrante dell'essenza di trementina si stempera pian piano con l'olio di lino, passano i giorni, la casa s'impregna, respiro, m'inebrio, ricordo i primi tubetti, gli sguardi paterni, le mani tremolanti sfidavano l'ignoto, il passato non si cancella mai, correvo inseguito da un randagio o forse felice per l'appuntamento con la mia dolce amica, la fitta al piede mi colse impreparato e il rosso fiotto allagava e dilagava, sette anni o forse sei, Carime sorride mentre guida un auto che sembra quella di Eva Kant, ma la ferita lacerante che mi perde non sanguina, le prime parole, le ultime, quanto dura l'amore? Il tempo che la lastra di ghiaccio si stacchi fragorosamente tuffandosi e alzando impensabili onde, la corriera, le cartoline, il mare, le isole, odore di erba tagliata, tengo miedo de perderte, ginocchia sbucciate, le cicale e poi la luna piena, i motorini, le prime sigarette distratte e rubate, se non mi parla io non le parlo, il mio sorriso è più vecchio dentro lo specchio, pensavo potesse piacerle, ma lei non è stata felice del mio raffigurarla sebbene con tutta la mia fantasia, la paura dell'esposizione, i miei chilometri a ritroso, i passi sugli stessi passi, la balena franca austral, il forte vento e le mie piante, la speranza di vita, quella quercia in primavera, tutti i miei viaggi in treno, Salerno, Bardonecchia, Torino di passaggio, ventinove anni fa Roma, è credere o no, Como, pasqua sul lago, il senso della festa, vorrei incontrarti, l'amaro in bocca, la trementina e l'olio di lino, della disperazione e la paura, la mia amica persa nel tempo e il ricordo del suo assurdo aborto perchè lui non voleva saperne, della fine dell'amore, sul punto di cadere, le strade verso l'India, Cina.
Quante colpe si riversano in questi trent'anni, posso solo difendere quello che so e la perdita che sento imminente e tutto il terrore, quando qualcosa si rompe per sempre, quando non riesci a superare il disagio, e torno a guardarmi nello specchio e guardare lui, comportamenti analoghi, stessa dinamica e faccia, Battisti, quel taglio nel piede correndo, quel profumo, quel tepore, immagini presenti, e riprendere a cucinare dopo l'abbandono, disagio, zio Antonio adesso ho anch'io la tua età, il pc vuole che inserisca l'iter, le mie brioches col gelato, il buffone di una notte in treno, lui così piccolo e forte dorme disteso sulle mie gambe nel corridoio, mare, Cecilia, le biciclette, quattordici anni, flashback, suggestioni, le canzoni, Firenze, chianti e panini, il burro al cioccolato e i teschi nella vasca di ghisa. Sudore e maledizioni, ora spettatore ora trasportatore, un odore agita le sensazioni e smuove la terra dal mio cuore, agito i pennelli freneticamente, sento le voci che arrivano, sento gli odori, collego i rumori, rivivo le sensazioni, vorrei dormire, risvegliarmi bambino, tendergli la mano, sentire la sua forte presa, gocciola il colore, frammenti di carte colorate, stucchi e acrilici, tutto si mescola, scende la sera, vorrei urlare, non posso fare niente è questa la tragedia, io sono qui, ed esserci non serve a nulla, Piero era cardiologo è morto di infarto, arriva il momento, si spegne la luce, addio Ipanema, addio Perito Moreno, e non sei niente, non sei mai stato niente.

26 febbraio 2008

un viaggio introspettivo...


In realtà lo avevo sempre saputo, solo lo tenevo per me, a volte le verità più insopportabili bruciano dentro. La scorzetta di limone si stempera nel gin, il terzo martini cocktail sviscera le parole non dette, e lui stavolta si lascia andare, non è la prima, non sarà l'ultima, parole che sanno di veleno, parole dettate dal cuore, parole che si dicono soltanto ai veri amici, non avrebbe del resto senso accalorarsi con un estraneo, non se il senso è capire cos'è un legame, il tempo offusca il comune sentire, le proprie difficoltà e i problemi irrisolti tracimano d'incanto nell'egoismo, senza essere esaustivi per giustificare le azioni, quell'accusa brucia dentro, permea il mio essere, m'invade e mi perde, la storia si ripete e l'angoscia che ne deriva mi toglie il sonno e la ragione, sono attimi di smarrimento, il sangue pompa nelle vene e ottenebra il cervello, resto calmo, silenzioso, pensieroso.
Lentamente il sangue fluisce e pur non trovando le parole, ritrovo serenità, come sempre accade lascio che il non reagire offra l'immagine della mia indifferenza, intanto rimugino, passano le ore e la sola cosa che riesco a pensare è che ha ragione e non gliel'ho detto, mi chiedo fino a che punto, ma non trovo appigli, scuse, motivazioni, a volte è veramente difficile accettare la realtà, i muri costruiti nel tempo mostrano le crepe, il terreno di fondazione cede lentamente e la sola cosa che riesco a pensare è trovare rifugio nella mia invalicabile solitudine, non riesco a dormire e continuo a pensare, rivedo i suoi occhi, le domande che attendono una risposta diversa dal solito, non sono capace, biascico, smozzico, adduco, sentenzio e fuggo, ma sono soltanto mezze verità, mento a me stesso, l'ho fatta grossa e non trovo rimedio, lo sapevo già prima che accadesse e non mi sono fermato, la diversità non include l'obiettivo comune, ma così calpesto tutto e tutti, sono davvero una persona tirchia? O è soltanto egoismo? O paura, o chissà che, il tempo sembra essersi fermato, o probabilmente ci sono cose che neanche il tempo risolve, a maggior ragione quando non si vuole, o quando si nasconde la realtà e non si vuole affrontarla.
I sentimenti, la percezione della fine, la morte, ero io davanti al Perito Moreno, non ero io a Salvador do Bahia, sette mesi per dirmi che ho rovinato un viaggio e sette mesi per dire che non volevo partire, ma non è questo, lo sappiamo tutt'e due, è fottersene anche dell'amicizia, è arrivare ad un bivio, il solito, e non sapere quale strada scegliere, quello che tante volte ho incontrato sul mio cammino, quello nel quale la strada scelta è stata sempre sbagliata.
Una persona sensata ammetterebbe i propri errori e cercherebbe di rimediare, cercherebbe finalmente di imparare a donare qualcosa agli altri, la prima reazione mi spinge a pensare all'isolamento, alla cancellazione, alla distruzione, capisco per la prima volta che sono in errore, ma non trovo spiragli, avrei voglia di distruggere anche il quadro che sto dipingendo, e di restituire ciò che devo, mi sento ossessionato e ossessivo, depresso e compulsivo, il suo essere fuori di se, incazzato, mi ha regalato un profondo turbamento, mi costringe a doverlo considerare, è forse l'ultima occasione che la vita mi offre, il tempo non ci aspetta, il reale senso delle cose in definitiva è molto semplice, forse basterebbe aprire gli occhi e mettersi in gioco come lui dice, forse.

04 febbraio 2008

Quel quotidiano viaggio nella memoria


Lei preferisce che le cammini davanti, non ha più quel passo fermo e deciso che le conoscevo, mi accorgo di vivere ad occhi chiusi, cerco disperatamente di allontare tutti gli orrori, cerco di non vacillare anch'io, mi ostino a pensare e credere che il tempo non sia passato, il suo braccio sotto il mio, quante volte nel passato abbiamo anche litigato, soltanto perchè quando si è molto giovani non si capisce, dei miei pentimenti tardivi conservo tutta la sofferenza, tutte le lacrime versate e tutta l'incapacità, mi dice quasi piangendo che lui è andato via, sono quasi due mesi, non serve cercare di scuoterlo, di farlo parlare, mi hai lasciato sola gli dice, ma lui non risponde.
Sarà anche un pò colpa della solitudine in cui mi sono relegato, o forse molto più semplicemente le cause sono il senso di colpa e l'assoluta e ovvia incapacità di saper porre rimedio a qualcosa che fa parte della natura.
Il vigore ritrovato è frutto dell'entusiasmo per i sogni perduti che tornano a fare capolino nella mia vita, ma una nuova consapevolezza e la paura del tempo mi tagliano le gambe, la paura ama guardarmi fuggire, attonito, avvilito, incapace. Però tu ridi sempre mi dice Tami, si è vero, io rido sempre, come se fossi tanto stolto, ridere o piangere sarà forse uguale, nessuna delle due cose mi servirà per la soluzione, io piango in silenzio, nel buio di una casa vuota do sfogo alla mia rabbia, alla sofferenza che ogni giorno diventa sempre più insopportabile, e quando lei mi racconta di come eravamo, di quello che è stato, non riesco ad accettare il presente, io vado per la mia strada, è vero, ma sono colmo di disperazione e preda dell'inettitudine.
Lei mi ringrazia sempre, ed io vorrei non lo facesse, non ha senso, dopotutto non le regalo che pochi attimi della mia vita e lei invece ci ha dedicato la sua, a volte ho detestato certi suoi comportamenti, a volte la mia voglia di fuggire lontano era più forte della comprensione, occorre che passino gli anni, per potersi poi maledire e rimpiangere i giorni mancati. La vita è soltanto una, la vita ti scorre via velocemente, non ci sono tregue nè tempi supplementari, puoi essere un abile protagonista, un utile gregario, o solo una piccola comparsa, probabilmente l'importante è proprio credere in quello che si fa, io ci ho creduto a tratti, ma ricordo soltanto il peggio, dimentico facilmente i torti subiti, il peggio si annida in me stesso, a volte ho agito con consapevolezza, altre un pò meno.
E' il viaggio nella memoria che mi relega nel passato precludendomi il futuro, è il crogiolarsi nella sofferenza, intimo e sottile piacere, corrente alternata che mi accende, mi spegne, mi seduce e mi stanca.
E' il viaggio nella memoria che si ripercuote nel presente e mi fa vacillare, è finalmente aprire gli occhi e con dolore constatare.
E' il viaggio nella memoria che mi trova seduto a pensare, rimestare, ricominciare con i se.
E' solo un viaggio nella memoria, dal quale non vorrei più tornare.

22 gennaio 2008

La mia piccola odissea per il Rosae Mnemosis - 17:36/19:49




Tutto comincia quando chiedo alla gentilissima Silvia dove trovare il suo vino qui a Palermo, purtroppo non è ancora distribuito, è la sua pronta risposta, così come pronta è l'offerta di inviarmene una bottiglia, sorpreso e stupito, ma non tanto, accetto di buon grado, poi le festività natalizie, il mio viaggio a Barcelona.
La sera del 17 gennaio trovo un biglietto arancione nella buca delle lettere, qualcuno ha provato a consegnarmi un misterioso pacco celere... rifaranno il tentativo, così dice il biglietto, la sera successiva un altro biglietto dello stesso colore si materializza nello stesso posto del primo, stavolta non c'è scritto nulla, nè data, nè indicazioni di sorta, ricordando altre consegne e considerando il week-end di mezzo designo il lunedì successivo per il ritiro.
Lunedì 21, alle 14:30, appena uscito dall'ufficio, pur non sapendo affatto dove recarmi, mi dirigo all'ufficio postale più vicino a casa, l'impiegato rigira tra le mani i due biglietti, con aria sconsolata e rassegnata mi comunica che loro ancora il pacco in questione non l'hanno ricevuto, sarà meglio riprovare domani... mmmmmm.
Martedì 22, stavolta alle 13:30 sono all'ufficio postale, c'è una donna allo sportello, che con aria ancora più sconsolata del primo mi dice che francamente non sa come aiutarmi, un collega zelante prova su internet, alla ricerca del pacco perduto... scopro così che il servizio di posta celere in realtà è affidato ad una non meglio identificata società di cui le poste si servono, l'impiegata comincia a recitare una triste litania: l'azienda non è più quella di una volta, si stava meglio quando si stava peggio, non ci sono più le mezze stagioni ribadisco io e finalmente ottengo un numero di telefono al quale rivolgermi o in subordine l'indirizzo della società, si, diavolo, però la stessa non si trova a Palermo, bensì a Villabate, comune limitrofo, però considerando che io vivo esattamente dall'altra parte e ci saranno almeno venti chilometri di distanza propendo per il telefono.
Ore 15:30, ho appena finito di pranzare e decido di chiamare la ditta di spedizioni, voce registrata, musica di sottofondo e segnalazioni varie su numeri di telefono a pagamento, sito web, ecc... penso che siano in pausa pranzo (ma quanto dura la pausa pranzo?). Sul famigerato "pizzino" arancione scorgo un numero verde, lo compongo fiducioso, call center delle poste, niente da fare, il tipo ci prova ma non cava un ragno dal buco, comincio a disperare, internet, trovo la società, digito il mio bel numero di spedizione, risulta che il pacco proviene da Empoli e che hanno provato varie volte a consegnarmelo...nessuna indicazione sul da farsi, provo una poco credibile operazione di contatto con la quale dovrei ricevere notizie in merito via sms o e-mail... attendo, intanto provo le pagine gialle e comincio a chiamare tutti i numeri esistenti, la solita musica, gli operatori sono occupati ma se voglio posso provare un numero a pagamento per soli 15 centesimi al minuto e tra l'altro senza scatto alla risposta... decido che forse è il caso di provare la macchinetta mangia soldi, come prevedevo, digitare uno se..., digitare due se..., il tempo scorre inesorabile e nessuno mi risponde, il mio cellulare è muto e la mia casella di posta sta facendo la muffa.
17:36 sono in auto, dopotutto sono soltanto venti chilometri, dimentico delle targhe alterne e della chiusura improvvisa del parco della Favorita che generano il caos... guardo mestamente le cifre digitali sul cruscotto, tra l'altro non conosco nemmeno l'esatta ubicazione della famigerata società... il tempo non aspetta ed io sono bloccato nel traffico, 17:59 mi dico che posso farcela, mi guardo intorno, la gente sembra rassegnata, sto ascoltando la radio, non sono abituato al traffico e cerco di non pensarci, d'improvviso mi sbuca davanti un furgoncino bianco, la scritta laterale mi sembra di conoscerla, ma sì è proprio un furgoncino della ditta che sto cercando, in un lampo il colpo di genio, sono già le 18:28, ho letto nel sito che le consegne si effettuano sino alle 19:00, se uno più uno fa due, il tipo ha finito le consegne e sta rientrando in sede... lo seguo molto fiducioso.
Sono talmente convinto del fatto mio che non mi accorgo che invece il furgoncino gira per una traversa laterale , continuo a seguirlo, e dopo dieci minuti capisco che sta tornando in città, diavolo, mi prende la disperazione, sono costretto ad invertire il senso di marcia e ricominciare quasi da zero.
Mi dico che non ce la farò, ecco Villabate, cerco la stazione ferroviaria nei cui pressi dovrebbe essere ubicata la ditta, mi fermo e chiedo ad un passante, stazione ferroviaria qui a Villabate? Non esiste più da anni... o porca miseria, e adesso? Però la stazione di Villabate in realtà è quella di Ficarazzi dice lui... ok, va bene, ma come la raggiungo???? Sempre dritto, la prima a sinistra, poi subito a destra, il ponte, il semaforo giallo intermittente, poi subito a destra e sempre dritto, facile a dirsi... ma lei sa per caso dove si trovi la via Picasso? Anche da morto vieni a tormentarmi, è davvero un destino infame il mio.... ma questa è tutta un'altra storia... 18:48, seguo le indicazioni, e neanche a dirlo, mi perdo, la lancetta del serbatoio punta pericolosamente verso lo zero... anche questa, non ho certo il tempo per fermarmi ad un distributore.
Il vecchio che vende ortaggi e frutta per strada mi dice che non è della zona, leggo Ficarazzi su un cartello e mi fiondo, comincio a sentire l'istinto prendere il sopravvento, non so nemmeno dove mi trovo, ma sento che sono nella direzione giusta, 18:57, cavolo, cavolo, non mi chiuderanno sul naso, vedo una traversa più larga, guardo la targa stradale, e il mio volto s'illumina, Via Pablo Picasso, eureka! Entro trafelato nell'ufficio, 18:59, bingo! L'impiegato guarda il suo orologio, penso mi voglia buttare fuori, ma deve aver notato la mia aria contrita e disperata, prende i miei biglietti arancioni e sparisce, l'attesa si prolunga e già penso che del pacco non ci sarà traccia... finalmente un altro impiegato mi chiama per nome con in mano una busta, ci dispiace per il contrattempo, si è trattato soltanto di un errore, le hanno lasciato degli avvisi sbagliati... si, ok, ma il pacco c'è? Si, si, quello si, uff, le ultime perplessità svaniscono, una firma e finalmente entro in possesso del tanto agognato oggetto del desiderio, non oso aprirlo, lo adagio sul sedile della mia auto, una targhetta sbiadita recita Villa Petriolo, è lei, si, è lei, la mia bottiglia di Rosae Mnemosis, mi sento felice come un ragazzino e fumo una sigaretta liberatoria.
19:49 casa, finalmente, apro la bella scatola, la bottiglia è sana ed avvolta da una carta in cui si legge di fiabe raccontate, di sorelle, di rose, di desideri, di conquiste.
Grazie Silvia, il primo passo è stato immortalare la bottiglia a cui farà seguito, chiaramente, la degustazione, credo che sceglierò l'abbinamento con il filetto all'arancia e pepe rosa di Bian.

15 gennaio 2008

quel viaggio a ritroso nel tempo

Forse era soltanto gelosia, o forse invidia della bellezza del non sapere, eppure calciavo forte, con cattive intenzioni, suppongo adesso, lui sorrideva sempre, bardato di tuta, ginocchiere, guantoni, troppo grandi per permettergli anche di muoversi, ma lui sorrideva, sempre, anche quando restava legato ad aspettare, senza dire nulla, senza obiettare, senza aspettarsi nulla, neanche di fronte alle pistole che ci venivano puntate, neanche una lacrima, ho sempre scambiato per forza la sua sensibilità, del resto non ho mai capito niente veramente, rigiravo tra le mani quel flaconcino e mi chiedevo con ostinazione perchè il contagocce fosse stato spinto a forza al suo interno, sempre poche parole, ma quelle poche parole mi restituivano con molta chiarezza le sue notevoli capacità. Che fosse il codino o la barba lunga, o la Parigi delle sue foto, gli occhiali scuri che mi negavano lo sguardo, le troppe sigarette, o di quella volta che gli dicevano, "mangiami, mangiami", gli anni di lontananza e le lettere in sordina, verità nascoste e domande senza risposta, cercavo tra le nuvole il colore della mia terra lontana, mentre la vita si prendeva tutto e il tempo non ci aspettava, echi lontani di gesta andate, di solitudini, di fasti e clamori, di risa perdute, di infanzie negate, gli amori, gli amori, persi nel vuoto di una stanza, tele disperate e richieste d'aiuto, di quelle corse del mattino e dei cornetti appena sfornati, di qualche cinema e di tutti i libri non letti. Del dolore della verità che a tutti i costi non si vuol sapere, di tutti i traumi e le sconfitte, del desiderio che muore ogni giorno, dei momenti di odio, di delusione e di tristezza, di una richiesta disperata.
Il desiderio sopito di quel viaggio insieme che non è mai venuto, delle promesse e del distacco, dell'indissolubile amore fraterno.
La paura dell'ignoto ci rende sgomenti e solidali, insieme a tutte le domande alle quali cerchiamo frenetiche risposte, la lotta continua, la lotta è sempre dura, i grandi occhi incorniciati da folte ciglia mi osservano, scrutano la mia ignoranza, da tempo hanno smesso di credermi, un fremito attraversa la mia schiena e un dolore che non conosco mi spinge a piegarmi in avanti, mi osserva incredulo e le mie parole si perdono nel vento, gli tendo una mano, ma come sempre è tardi, anche questa volta capisco in ritardo, anche questa volta perdo la mia occasione.
Lentamente il giorno fa il suo ingresso, ho aperto gli occhi già da un pò, preparo il mio solito caffè e accendo la mia prima sigaretta, la notte è stata tormentata, tra gli acufeni che non mi lasciano un momento e i pensieri sparsi e intrisi di un dolore nuovo, la luce filtra tra le tende, i fogli sparsi in giro riaccendono il mio interesse e la voglia di sapere, vorrei essere lontano, perdermi tra la gente, non farmi riconoscere, l'ennesima fuga, l'ennesimo non-ritorno vagheggiato, a volte le battaglie si vincono da soli, ma una guerra è un'altra storia, troverò la forza, quel coraggio perduto, non perchè debba, solo perchè voglio.

12 gennaio 2008

Lo scopino nella candeggina


Le lacrime scendono lente sul volto di Tami, nel suo itaspainglese riesce a dirmi che spera ci vedremo presto, la Estación de França sembra essere rimasta quella del 1929, un tuffo nel passato che rimanda ad antichi fasti, ad antichi dolori, anche se della dittatura franchista non sembra più esservi traccia, Barcelona si sveglia in questa fredda mattina di dicembre accarezzata da un tiepido sole, lentamente percorro a piedi i pochi chilometri che mi riportano a casa, Peppe e Valerio dormono ancora, il natale ce lo siamo lasciati alle spalle, fumo disteso sul letto, la finestra aperta rimanda echi di bambini in festa, un velo di tristezza, non mi lascia l'immagine degli occhi di Tami ora sorridenti ora mesti e tristi.
Adriana mi ha salutato con molto affetto, sorridente e lanciata verso i suoi nuovi traguardi, Valerio maledice se stesso, la sua presunzione, i suoi errori, avrei voluto trovare parole diverse, mi riconosco adirato e incapace, piccoli momenti di tensione, d'incomprensione, anneghiamo i dissapori nell'ennesimo vodka lemon, dopo guardiamo tutto con più serenità, ci ritroviamo, torniamo a sorridere, uno sguardo, niente più parole, avremo tanti giorni ancora e la maniera di riparlarne.
La Rambla si porta via il sorriso, ancora una volta, scende una pioggia fine e traditrice, il Montjuic sembrava aspettarci, Mirò è preso d'assalto, gli invasori parlano la lingua italiana, straziano tutto quello che trovano sul loro cammino, impietosamente, vanno a caccia di souvenir, di un briciolo di memoria, lui è sepolto qui vicino, ne avverto la presenza, ci perdoni maestro.
Non siamo stati capaci nemmeno di una telefonata, Santiago non è a un tiro di schioppo, ma le telecomunicazioni oggi fanno miracoli, il piacere è rimandato ancora una volta, la paura regna sovrana e incontrastata, Agustìn, perdonaci anche tu.
Pablo Ruiz Picasso è morto, è morta l'arte, viva l'arte. Divoro i passi, la frenesia mi assale, voglio nutrirmi, voglio ingozzarmi, voglio scoppiare di piacere, gli occhi pieni, il cuore impazzito, mi fermo soltanto quando lo vedo, lui è lì, mi guarda, sembra dirmi morirai anche tu, non sai quando, ma accadrà e nessuno saprà cosa avresti potuto fare, stupido, vigliacco, insulso essere, i colori si sciolgono, lentamente debordano dai quadri e mi cingono in una morsa sottile, le dita di pane sembrano prendersi gioco di me, che figlio di puttana, ti ho amato dal primo giorno, con la tua maglietta a righe e le mani sporche di colore, per le tue stramberie e le tue donne, e ti ho odiato perchè non ero lì, mi resta una foto rubata, i tuoi occhi, gelidi, spietati, accusatori, mi fa male ammetterlo, ogni giorno di più, perchè m'inchiodi alla verità.
Sudore, accanimento, oltraggi alla libertà, e la stramaledetta teleferica è già chiusa, sento svanire il tempo, il sole sta per scomparire dietro i monti, il freddo si fa intenso e i giorni sono andati via, paella da dimenticare, chuleton da ricordare, la crema catalana, il pub di Simone, Sorriso, Catalunya, il piattello e il santa diña chileno, è stato solo un momento, mi sono distratto e adesso questo bel flacone di candeggina resterà inutilizzato.
Gaudì, Aldo Rossi ed anche Bonvicini, sagrada, segrate e le strip, ancora lei, l'ignobile, irriverente con la falce, monumenti ai caduti e caduti dai monumenti.
La moka l'ho portata da casa, non ho saputo resistere, il caffè della mattina è l'unica sacralità che riconosco, la prima sigaretta, le prime luci, il porto olimpico e il park Guell, il barrio gotico, la ciudadela, la condoneria con i suoi oggetti bizzarri.
La diagonal e le corti inglesi, non c'è, inutile insistere, ancora non c'è, vive nella nostra immaginazione, Valerio lascia stare, smettila di bere, Peppe pensieroso, un sorriso, ritrova la parola, gli ultimi dodici secondi, dodici acini sentenziano la fine, in ritardo prendo ad ingozzarmi, recupero, taglio il traguardo in tempo, siamo nel 2008, verso un goccio di candeggina, lo scopino ringrazia.

17 dicembre 2007

Del prossimo e di altri ancora

L'alba del 20 mi vedrà alle prese con valigie e quant'altro, non è tanto il viaggio in se, è partire con mio figlio dopo tanti anni che mi rende ansioso e allo stesso tempo eccitato.
Ricordo la luce nei suoi occhi all'annuncio di un viaggio, un bambino di 11 anni che pativa la mia assenza, i primi anni della separazione da sua madre, un bambino che attendeva con trepidazione l'incontro estivo dopo i mesi passati in città diverse e nei quali si comunicava mediante appassionate lettere che dilatavano il tempo e trasformavano gli stati d'animo in cui avveniva la scrittura.
Momenti intensi in cui si cercava di recuperare il tempo perduto, ma quel tempo lo rimpiango ancora, contro la mia volontà mi sono perso tanti istanti che avrei voluto per sempre conservare nel mio cuore, ma non potrò mai dimenticare i suoi sguardi, intensi, carichi di significato, profondi, se qualcuno al mondo mi conosce fino in fondo, quello è proprio mio figlio.
Le vicissitudini della vita ci hanno diviso e riunito tante volte, gli anni delle medie passati a Firenze, gli anni del liceo a Palermo, l'università a Firenze prima e Palermo ancora una volta, occuparmi di lui a "puntate" non ha certo minato il nostro rapporto, adesso viviamo ognuno per conto proprio seppur nella stessa città, e finalmente saremo insieme per un momento di svago che giunge necessario dopo mesi, se non anni, di intenso lavoro e sacrificio, che se non ci ha, alla fine, regalato le soddisfazioni che pensavamo, per lo meno ci ha permesso di essere uniti e solidali, regalandomi la possibilità di sposare un suo progetto e condividerne l'entusiasmo.
Barcelona non ci è estranea, ma l'abbiamo vissuta in solitaria e in momenti diversi, ambedue affascinati dalla Spagna e con la medesima voglia di viverla in maniera diversa, con quella strana idea che spesso torna a fare capolino e che anche in questo caso ci vede solidali.
Spesso i volti delle persone conosciute non si ricordano più, si perdono nel vento le parole, gli anni cancellano amicizie e amori, certi ricordi si mantengono vivi nella memoria del cuore, certi altri li lasciamo andare e a volte la paura non ci fa proseguire nel cammino della conoscenza, non credo si possa spiegare a parole il legame che unisce un padre a un figlio, e forse non serve farlo, è quando gli sguardi si incrociano e toccano le corde del cuore, quando non servono parole, quando percepisci le storie anche senza che nessuno te le racconti, quando il tempo della condivisione ti regala la certezza di avere raggiunto quel momento altissimo che non a tutti è dato di conoscere e che a volte qualcuno t'invidia, è in questi momenti che capisci e non ti resta che ringraziare la vita per averti concesso il sentimento più bello.

13 dicembre 2007

il mio piccolo viaggio alla scoperta della cuccìa

La mia cuccìa in solitaria alle sei del mattino, lume di candela, due bicchierini di grappa per far finta di non essere solo ma non li ho bevuti mi sembrava carino metterli nella foto, un discreto lavoro alle spalle, ma neanche tanto faticoso, grano, ricotta, scorzetta d'arancia candita, cannella, cioccolato fondente, e qui ho esagerato 99%, qualche filo di zuccata, aroma di vaniglia, sa molto di arabo in questa veste ma è tutta siciliana.

01 dicembre 2007

Di un viaggio interrotto

Da bambino detestavo la crema di ricotta, della cassata siciliana amavo soltanto il pan di spagna e il verde marzapane.
Alcuni dei miei pomeriggi di studente del liceo li dedicai ad alcune visite, in compagnia di Francesca, presso l'ospedale psichiatrico il quale credo da poco non si chiamasse più "manicomio". L'imponenza del luogo m'incuteva timore, a volte non visto mi aggiravo tra le sale deserte, sbirciavo fuori dalle finestre le immense solitudini, tornavo nella mia casa luminosa piangendo, ma non sapevo mai il perchè, soltanto mi facevo carico di qualcosa più grande di me mentre i miei compagni andavano a dare calci ad un pallone improvvisato nella polvere delle strade con gli zaini a far da porte.
E' un pomeriggio di quelli che voglio ricordare, quella volta a noi si era unito anche Michele, a lui il calcio non era mai piaciuto, sembrava una missione la nostra o l'espiare colpe che non ci appartenevano, la sala grande e luminosa riecheggiava di musiche e danze, la ragazza prese la mia mano e m'invitò al ballo, non lo avevo mai fatto prima, avevo diciannove anni credo e gli ultimi passati nella mia stanzetta ad ascoltare rock e vagheggiare di un amore mai conosciuto fino ad allora.
Lei aveva uno sguardo felice in tutta la sua sofferenza ed io mi lasciavo trasportare, fino a quando non arrivarono le pastarelle alla ricotta, si illuminò ancor di più e mi rese partecipe della sua generosità, le sue mani indugiavano ora sull'una ora sull'altra, cercava soltanto di scegliere la migliore per me, quando me la portò alla bocca era così contenta che non ebbi il coraggio di rifiutare, dopotutto io la ricotta la detestavo ancora, la crema mi si sparse per il viso, e un'altra e un'altra ancora, il ballo proseguì per qualche minuto, fino a quando le robuste braccia di un infermiere non la portarono via, la festa era finita, i suoi occhi di colpo persero la luce le sue braccia tese ed imploranti mi dipinsero tutta la solitudine, il buio prese forma e la musica cessò, restai al centro della grande stanza mentre le lacrime si mescolavano alla crema, non una parola nel ritorno a casa, la sera era già scesa e si sentivano soltanto i nostri passi, ognuno perso nei suoi pensieri e incapace di dargli vita.
Quella credo fu l'ultima volta che mi recai in quel posto o forse nel tempo l'ho rimosso, era stato per via della legge 180 del 1978 figlia di Basaglia che avevo potuto avere quell'opportunità, ma anche il mio impegno politico, l'incontro con Francesca.
Quest'episodio dimenticato è tornato alla luce negli anni un paio di volte, quando vidi un film su Basaglia, quando mi recai in quell'ospedale oggi tanto cambiato per tirare anch'io calci ad un pallone nel campo attiguo, oggi riaffiora leggendo Roveredo e ne parlo con Giulia che il libro mi ha consigliato. Le stesse lacrime rigano il mio volto, ma non si mischiano alla crema, quella crema alla fine ho imparato ad apprezzarla e continuo a dare calci ad un pallone. Avrei dovuto versare meno lacrime e darmi più da fare, non ne ho avuto la forza forse, o forse mi è mancato il coraggio.

29 novembre 2007

Di quel viaggio che sento alla fine

Dell'immagine di un ragazzino strappato alla scuola, del precoce lavoro, della capacità e della fermezza, dei sacrifici nel tempo, della fiducia nel dormirmi accanto mentre guidavo silenzioso fumando un'altra sigaretta di nascosto, di una macchina da guerra, la sua guerra a lungo combattuta e persa soltanto in un piovoso mattino di aprile, quando ti svegli e non sai più chi sei e l'immagine di te è lontana dal tuo corpo, del come mi sorprendeva destandosi dal sonno nel mio esatto momento di crisi, di tutte le volte che "ti conviene girare di là...", della capacità assoluta di mantenere la calma anche quando il più stolto pontificando sulla propria ignoranza ti prendeva in giro senza sosta e della verità nascosta nel guadagno quotidiano, di tutte le mattine alle cinque, delle risate e delle canzoni stonate, della velleità di attore e delle reali capacità riconosciute, del caffè delle mie mattine da studente che nelle sue mani sembrava un elisir, del suo essere diverso da me e tanto simile nello specchio delle mani, delle sue mani in cui rivedeva quelle del padre, degli scontri mai sopiti delle ideologie, della benzina che mi faceva di nascosto, delle assenze patite nel lavoro lontano da casa, della manualità trasmessa, della capacità d'inventarsi l'impossibile, e del suo sguardo assente di oggi.
Dei suoi racconti semplici e accorati e delle mie lacrime nascoste e silenziose, del suo dolce sorriso e dello stupirsi delle mutazioni, dell'incoraggiamento costante e di tutte le avversità, delle sue lacrime di rabbia e d'impotenza, del riciclarsi nella vecchiaia, del mai abbattersi e dei miei viaggi al finestrino e della felicità di un bambino, della solita insalata verde o del cappuccino della sera, delle valigie colme e delle valigie trafugate, dei viaggi milanesi e delle stradine pugliesi, di una sicilia amata e contemplata, del non riconoscermi più, di quello che è mancato e di quello che è stato, della generosità non riconosciuta e della derisione, dell'invidia e del disprezzo, di un articolo di giornale, dei morti ammazzati e delle morti naturali, delle amicizie perdute e degli allori dimenticati, di quel piede martoriato e dei chilometri viaggiati, di un'infanzia presto dimenticata e dei fratelli perduti.
Del suo sguardo assente di oggi, dei capelli disordinati e delle rasature approsimate, dei suoi occhi profondi che non ricordano più.
Della mia rabbia e della mia impotenza, delle mie fughe vigliacche e dei pianti solitari, delle foto distratte e della foto da militare, delle melenzane fritte nell'acqua sotto le bombe e delle cassate siciliane, della difesa a oltranza della specie e della sua dimenticanza, degli occhi attoniti dei miei fratelli e della disperazione di mia madre.
Del suo sguardo assente, del suo non parlare, degli abbracci mancati e di quelli che non ci saranno, di quei calci sbilenchi a un pallone o del pranzo domenicale, delle sue parole taglienti e del disperante congedo finale.

27 novembre 2007

Giulia corre

La strada è in salita, Giulia è in ritardo, il sole è già scomparso all'orizzonte, gli ultimi raggi si riflettono nelle acque dello stretto, Giulia non ci pensa due volte, compone il numero e alla risposta ricomincia la polemica, sta quasi correndo, la voce è affannata, ma non smorza la sua dolcezza, il suo accento frammisto di romano e napoletano, o almeno così percepisco, Giulia va sempre all'attacco, indomabile e sicura, sono davvero timido?
Giulia è un lampo nel cielo, ascolta sempre con grande interesse fa sue le storie che le racconto, non è mai superficiale, non dimentica mai nulla, le piace ascoltare, le piace capire.
Giulia nella sua mansarda, la tisana e la "bastarda turca", non finirà mai quel libro.
Mario anche oggi non ha letto il programma, sono tutti da Emanuela, è là che è diretta anche lei.
Un lampo nel cielo stellato, no, il freddo non vuole saperne, è caldo anche oggi, le lenticchie prendono colore tra un pò faranno compagnia al riso e poi un cucchiaio di olio della mia terra.
Giulia è possessiva, Giulia chiede, attraversa luci ed ombre, Giulia è solo in cerca di conferme.
Quanti piatti, le posate, non ha voglia, non ancora, l'acqua è pronta Giulia tace.
I capelli, così corti, camomilla e piumone, Giulia ascolta sempre, Giulia non mi parla di se, attende le mie domande.
Giulia corre sempre, cerca se stessa, cerca qualcosa, cerca qualcuno.
Odore di buono nell'aria, un sorriso, apro piano la finestra, un leggero tepore si diffonde nella stanza, arriverà l'inverno?
Giulia sta dormendo, lo sento, la mia tisana è pronta, guardo un'altra foto, faccio una scansione delle parole dette, come spesso accade dimentico di collegare il cervello e le parole vibrano indisturbate, fluttuano nell'aria, colpiscono, feriscono, maledetto stupido.
Morfeo non mi raccoglie, sfoglio stancamente le pagine di un nuovo libro, aspetto con fiducia che mi trascini con se, guardo ancora fuori della finestra, silenzio a tratti rotto dall'ennesimo rientro, fumo un'altra sigaretta, so che non dovrei, il cerchio alla testa me lo sconsiglierebbe, il fumo azzurrino è l'unica cosa che mi piace, per il resto comincio a detestarle.
Giulia anche lei gli occhiali sul naso, parla dei suoi bambini, del piacere tutto infantile e innocente di costruire e un attimo dopo distruggere tutto, liberazione, evasione, quante volte avresti voluto fare lo stesso e non hai più l'età.
Giulia e i suoi pranzicene, sempre allo stesso orario, una botta e via ci si ripenserà domani, il gusto perduto del riflesso dei fuochi sul tuo viso, vapori andati, nascosti in ricordi ancestrali, ricordi di bambina nella mano di tuo padre, non c'è, forse non ci sarà nel timido sguardo sorpreso di chi si sente osservato.
Giulia corre, Giulia corre sempre, Giulia non sa fermarsi, non vuole, non può, ancora affanno e richieste a se stessa, all'amico di sempre.
Ciao Giulia, dormi serena, Parigi, la Senna e la Banlieue, il Grande Arche e il suo autore danese nell'unico progetto in vita, soffi di luce, aroma di caffè, un'altra notte è andata, piacevole e insolito tepore di novembre, si annuncia primavera si direbbe, nel mio cuore è ancora inverno inoltrato, nel cuore di Giulia è sempre estate.


26 novembre 2007

Quando non ti resta nient'altro imbastisci cerimoniali sul nulla e soffiaci sopra. (Corman McCarthy)

Salar de Uyuni - Bolivia 04.08.2005

Non te lo aspetteresti mai, nemmeno in una città come la mia, quel benedetto autobus che dovrebbe riportarci a Sucre forse non esiste, forse si cela nella nostra immaginazione, il cervello annebbiato dal freddo intenso, la ragazza cortese, neanche poi tanto, ci ripete ossessivamente che arriverà, sono talmente stanco che non ho la forza di chiedermi perchè la gente che aspetta con noi in quello che sembra l'ultimo posto al mondo, abbia così tante coperte, giacconi, cappelli e sciarpe. Finalmente come in un miraggio appare il nostro autobus, talmente sgangherato e cigolante che quasi viene voglia di andare a piedi.
Cerco di non pensare, mi rannicchio nel mio posto e cerco di dormire, gli spifferi gelati mi ridestano, mi guardo in giro e capisco, gli uomini e le donne sono avvolti nelle loro coperte, intabarrati fino all'ultimo capello, la notte scende silenziosa il bus arranca e il freddo a poco a poco diventa insostenibile, cerco di muovere i piedi e disperatamente di frenare gli spifferi usando le tendine lacere e consunte, tentativi inutili, in un flash rivedo il salar, l'immensa distesa di sale 12000 kmq che si perdono a vista d'occhio, il sole caldo che si riflette nel sale, l'isla del pescado e i suoi infiniti cactus, il frugale pasto consumato in compagnia di quattro allegri ragazzi argentini. Mi volto a guardare Peppe, lo sento maledire il mondo, e ho l'immagine netta della fine. Approfitto di una breve sosta per capire se il sangue circola ancora dentro un corpo che non sento più, non riesco nemmeno ad urinare tale è il freddo.
Il gelo attanaglia ormai la mia mente, mi sento perduto, uno sguardo verso i miei vicini, due vecchietti che erano con me alla stazione, dormono, avvolti nelle loro coperte, tante, sento che non ce la farò, la disperazione m'induce a pensieri maligni e la tentazione di rubargliele si presenta in me con orrore, capisco che i pensieri non sono più pensieri, capisco a cosa può portare la disperazione, riprendo a battere i piedi, cerco di muovere le braccia, tutto inutile, non voglio nemmeno immaginare quanti gradi ci siano all'esterno, so bene della forte escursione termica, so bene che il termometro sarà sotto lo zero, ma mi dico che non posso cedere, non posso davvero finire così.
Non c'è davvero granchè da fare, m'impongo di dormire per dimenticare la sofferenza, il tempo non passa mai, e dormire quando senti la lama sottile del gelo farsi strada tra i vestiti e colpirti a morte, diventa un'impresa ardua, impossibile.
Non avevo mai provato una sofferenza simile prima, è davvero qualcosa che non si può raccontare, nonostante il piumino, il pile e la maglietta "tecnica".
Non so come ci ritroviamo sbattuti per strada alle quattro del mattino, siamo a Potosì, la coincidenza, già pagata, per Sucre in realtà non esiste, in Bolivia può capitare anche questo, ma quando mi rifugio sotto un porticato e il freddo sembra affievolirsi, tutto scompare nel nulla, gli spettri della morte svaniscono, e la bellezza di Sucre, raggiunta dopo molteplici complicazioni, mi restituisce il desiderio del viaggio e la forza di dimenticare.

19 novembre 2007

Santiago del Cile 11.01.2003

Santiago si offre a me in tutta la sua bellezza, cammino disperdendo lo sguardo, mi fermo ad osservare le case basse che via via degradano, case povere rispetto a quelle viste sulle colline (il nuovo rifugio dei ricchi, in mezzo a loro da qualche parte Pinochet continua a pontificare nonostante tutto….) vengo assalito dai profumi, dai colori, dai visi distesi delle persone che incontro, “questa terra è la mia terra”, mi sento così a mio agio, che quasi ne sono sconvolto, chissà, se credessi alla reincarnazione sarei propenso a pensare di essere stato in un’altra vita proprio un cileno.
Decidiamo di dirigerci verso il quartiere “Bellavista”, visiteremo la “Chascona” (la casa di Pablo Neruda) , il Museo delle belle arti e tutto ciò che potremo.
Il nostro cammino riprende, infaticabile, so dove siamo diretti, so che resterò meravigliato davanti alla casa di Pablo Neruda, saprò dopo quanto mi avranno colpito le sculture di Nunèz.
Il cielo è sereno, il freddo intenso della mattina ha lasciato posto ad un caldo asfissiante, maledetta escursione termica, siamo costretti ad uscire da casa imbacuccati e poi a svestirci frettolosamente mentre il sudore ci cola copioso dalla fronte. Vorrei che il tempo si fermasse, vorrei non dovere tornare in Italia, vorrei continuare a parlare con le persone, vorrei immaginare la mia vita diversa.
Il museo è magnifico, la struttura simile al nostro liberty, forse più vicino in realtà a quello francese, l’immensa copertura a vetri lascia che il sole colpisca le sculture rendendole più reali, ma sono figure fantastiche, il buon Nunèz utilizza ogni sorta di materiale, dal ferro al legno, alla paglia e al fango, ricordano i tanti muri che ho visto per le vie di Santiago, traspare dalle sue opere la passione, la sofferenza, l’immensa dimestichezza con le tecniche più disparate, stiamo a guardare a bocca aperta e ripenso ad Agustin che ce lo aveva preannunciato, ma lo stupore di fronte a tanta suggestione è inevitabile, scattiamo foto a ripetizione, non abbiamo fatto altro in questo viaggio, le nostre foto, con il grandangolo o lo zoom, tutto per cercare di fermare il tempo, d’immortalare e riuscire a trasmettere queste emozioni.
Adesso il caldo è davvero insopportabile, cerchiamo un posto dove poter mettere qualcosa sotto i denti, dove bere una birra fresca, ci aggiriamo furtivamente per il quartiere di Bellavista, la strada è tutta un susseguirsi di locali, dai pub alle trattorie, alle semplici bettole, cerchiamo una soluzione che stia nel mezzo.
Addento con voracità la mia tortilla, cavolo, l’insalata è zeppa di cipolle, non mangio mai le cipolle crude, cerco di scartarle, ma l’aroma intenso ha pervaso pomodori e quant’altro, il caffè non ci consola, abbiamo chiesto un “corto italiano” con la speranza che la tazza piccola che ci viene offerta sia foriera di un buon espresso, ma no, davvero non capisco, grandi produttori e pessimi baristi…
L’aria prende a raffreddarsi, il sole comincia il suo declino, guardo le Ande lì sullo sfondo di questa bellissima scenografia, le vette innevate, suppongo sia proprio perché il vento accarezza le cime che giunge a noi talmente gelido.
Il tassista ha l’aria rilassata, noi credo proprio di no, ci chiede dove portarci, sicuro del fatto mio pronuncio: Herrera mildossientooccianciados, certo che lui abbia capito e fiero di essermi imposto; si aveva capito, non so perché abbia poi girato in lungo e in largo senza trovare la destinazione, sino a quando non mi decido a dargli con fermezza le indicazioni del caso, altro carico di autostima… e Giuseppe gongolante.
E’ giunta sera, preparo il mio giaciglio di fortuna, quattro o cinque coperte mi faranno da materasso, un lenzuolo e un cuscino il resto. Non riesco a prender sonno, domani prenderemo l’aereo del ritorno, non riesco proprio a chiudere occhio, in un lampo le immagini del viaggio si frappongono tra me e la parete della stanza, rivedo mentalmente le diapositive, affranto per quelle che volevo fare e non ho fatto, felice per quelle casuali. La gatta continua a graffiare la porta, vorrebbe entrare, dopo tutto questa stanza sino al mio arrivo era la sua dimora personale, non me la sento di dividere il mio letto improvvisato, forse più tardi le aprirò, le palpebre lentamente cominciano a socchiudersi, cerco di abbandonarmi al sonno vinto dalla stanchezza, la resistenza che pongo è figlia del diniego, non voglio, non voglio, percepisco gli ultimi lamenti, la gatta, la mano scivola su un fianco, l’ultima notte cilena sta per andare, un breve sussulto, apro gli occhi, dalla finestra aperta la luna fa il suo ingresso, mi scappa un sorriso, buonanotte Santiago, arrivederci. Apro la porta la gatta felice viene a sistemarsi tra le mie coperte.

17 novembre 2007

El Tatio 07.01.2003

Ci vogliono i turni per riuscire a svegliarci in tempo e far parte della "spedizione", tre ore di viaggio dal deserto di Atacama, arrivando a quota 4321 mt., lo spettacolo che si offre ai nostri occhi è a dir poco affascinante, non è ancora giorno, fa un freddo bestia e ancora insonnacchiati non ci rendiamo perfettamente conto di cosa ci troviamo davanti, dai piccoli geyser a quelli più grandi ad un'autentica piscina naturale dove i più coraggiosi s'immergono felici di scrollarsi il freddo patito, Jorge con molta disinvoltura mette a cuocere le uova intere direttamente dentro l'acqua bollente di un piccolo geyser insieme ai brik del latte che poco dopo ci sembreranno una manna dal cielo, tra i fumi e gli schizzi continuo a tirar foto che resteranno per sempre nella mia memoria, tra i Lama, le Biscachas e il piccolo Zorro che con disappunto suppongo non arriverà a stasera, mi lascio trasportare dalla fantasia e dalle emozioni. il freddo via via che scendiamo verso Calama lascia il posto ad un caldo afoso e umido, un caldo che ti si appiccica addosso e ti fa sentire già a casa.

16 novembre 2007

La selva amazzonica 13.07.2005

Iquitos resta, a malincuore, soltanto l'occasione veloce per riprenderci dal viaggio in aereo. Alcune ore di viaggio in auto ed il successivo trasbordo in barca ci scodella, attraverso affluenti vari, in quello che pensiamo essere il cuore della selva amazzonica, è già buio e facciamo fatica ad orientarci, ci accompagnano due ragazzi del luogo, nessun lodge, nessuna capanna, il nostro hotel a cinque stelle è una palafitta aperta su tutti i lati, un giaciglio di coperte ed una zanzariera a proteggerci dagli insetti. Una settimana a diretto contatto con la natura ancora incontaminata, immersi nel verde e circondati dall'acqua. Ci laviamo nel rio, con qualche timore per la presenza di piranha, coccodrilli e quant'altro, sembra quasi di ottemperare ad un qualche rito tribale, ci si lava i denti con l'acqua torbida e marroncina, restiamo affascinati dal silenzio, dalla fitta vegetazione, dallo scorrere silenzioso dell'affluente, è svanito il caldo, non sentiamo l'umidità, ci lasciamo lentamente trasportare dalle emozioni, il sorriso delle donne e dei bambini che vivono in una delle tante comunità presenti lungo i fiumi, ci ripaga della fatica e dei disagi tutti occidentali. Il curandero che sentiamo cantare in una notte stellata, induce timore, rispetto, ed un sorriso beffardo all'indirizzo dei tre ragazzi svizzeri che a caccia di emozioni si ritrovano a vomitare anche l'anima. Quando le cibarie scarseggiano ci ritroviamo a pescare e mangiare i piranha, chi l'avrebbe mai detto.
I giorni passati in quell'angolo sperduto di mondo, ci indurranno a nuovi pensieri...

Che brasile? 26.07.2007


Il fumo della sigaretta sale lento, percepisco il freddo e maledico di aver lasciato il pile in hotel. Santa Teresa, il bondes (tram) in salita, i ragazzini che saltano a bordo, ci guardiamo intorno stralunati non sembra neanche che poco sotto scorra la grande metropoli con le sue bellezze, le sue contraddizioni, le frotte di turisti.
E' sempre così, corriamo a rifugiarci lontano dai clamori, col gusto dell'avventura e il desiderio di saperne di più.
Il giorno che a poco a poco svanisce, la stanchezza, la metro più pulita che tu abbia mai visto e ti domandi se davvero sei tu, come sembra, il peggiore in arnese.

05 novembre 2007

Il mio primo giorno qui


Ci eravamo lasciati alle spalle Iguatzù e le poderose cascate che abbracciano tre paesi.

La Quebrada sarebbe stata tutta un'altra cosa, ma in questo giorno che segna il mio ingresso qui, la mente è distolta dalle immagini di un film, violente, crude, e troppo vere, della Cambogia, della Cecenia, del Sudafrica, del Pakistan, l'elenco potrebbe continuare, affido le mie inutili parole a un diario che ancora non so se prenderà forma.