2 giugno 2010

Braccianese

E ancora profumi e quel desiderio che sale, la pioggia bagna le mie scarpe di tela mentre incredulo osservo l'incessante via vai del corso, ancora una volta, di melanzane e anelletti, e sarde e finocchietto, salgono le danze e ritmi, focheggio e sparo, la mia timidezza, e non trovo le parole, il tempo che non si rimette ancora, delle scarpette al trolley e la maglietta tecnica intonsa, la casa d'edera, un "coso" dimenticato, non mi riesce di abbracciare neppure in quel di Bracciano. Lago, cigni e anatre o forse oche, il sole al Caravaggio che di lui si beffa, trentanove anni, sangue e colori, terre, chimica zero, che avesse trovato il modo della fotografia? Hopper, l'America, e diciassette per il momento non sarà autografato, lei mi osserva disgustata, il mio nuovo libro al cacao, le strade, le fila, le festeggiate, la scoperta sorprendente, pizza e Necci, tavolacci goderecci al vino, al chianti, al primitivo, poco zucchero nel tiramisù, niente gelo, così è meglio.
Spritz, eppi auar, di una telefonata non fatta, di messaggi nella notte, di umori distorti, incomprensioni e dissapori, lo scarafaggio sul parquet, l'antinfiammatorio.
Taccuini consegnati, tutina strettina, ancora libri e salto feltrinelli, aifon che sembra quasi quello dell'udito, recriminazioni, dubbi, sentori, desideri infranti, salto la caponata, salto il pollo, il gelato nella traversa di via del corso non è niente male, anche se il mio gli da ancora dei punti, poi tutto tace, mi assopisco all'imbrunire mentre rientrano i carrelli e il comandante annuncia tempo buono e ottima visibilità, cazzo di lost e chi l'ha inventato... mannaggia anche al professore. Lei non è niente distesa e perdo l'ennesima occasione per comprendere, anzi faccio di peggio e lo capisco solo a voce. E' andata così, va sempre così, l'esperienza del resto suggerisce niente aspettative. Avremo ancora tempo, con meno timidezza, qualche parola in più, mi lecco le ferite in silenzio, non c'è tom tom, è rimasto con Paolo, Mariella ci aspetta invano a Piazza Navona, non mangeremo la pizza del Roscioli, non mangeremo la bausbosa araba, in compenso lieviteranno contatti e conti e le richieste di replica, assonnato guardo la mia Nikon e l'accarezzo come fosse un cucciolo, il cucciolo in realtà arriverà a breve, maschio inaspettatamente, il genitore del genitore, avo, vovo, vozinho... recito al caramello mentre la bavarese fugge, dipingerò le stanze e sarà meglio, altro che feng shui, giro in planetaria, distribuisco auguri, mangio, dormo, mi faccio una corsetta, tiepido ricordo del tramonto sulla braccianese, reggo il moccolo a me stesso con dispensa dalle visite, triste solitario y final.

2 commenti:

Lucrezia ha detto...

...

Lucrezia ha detto...

tiepido ricordo, ho capito.